WEN – LUSSURIA – Lo sciupafemmine infelice – Giuseppe Raineri

La storia si ripeteva.

Una nuova presenza aveva animato la notte di nonna.

La trovai in cucina.

Mescolava distrattamente il latte guardando la pioggia attraverso la finestra aperta.

Amava il rumore della pioggia.

«Un altro sogno?»

Bastò un lieve cenno della testa.

«Vuoi che racconti?

Mi trovavo in un posto sconosciuto, di mare perché era piatto e si udiva il caratteristico sciabordio.

Un vento forte agitava enormi tende disseminate ovunque, come un labirinto da cui cercavo di uscire con affanno.

All’improvviso un’ombra proiettata da una forte luce si è materializzata dietro un lenzuolo.

Il profilo maschile richiamava alla mia memoria qualcuno che ero convinta di conoscere ma il ricordo, per quanto mi sforzassi, stentava a riaffiorare.

L’uomo se ne stava muto e immobile, forse per concedermi il tempo necessario di evocarlo.

«Se parlo ti sarà più facile riconoscermi.»

«Edoardo, sei proprio tu? Il tono, la profondità della tua voce sono

Se questo è amore", storia vera di un ufficiale delle SS e una ragazza  ebrea ad Auschwitz

inconfondibili. Che ne è stato di te?»

«Poco prima dell’arrivo degli americani partii con la mia ultima conquista in fuga verso nord. Lei era freschissima vedova di un militare tedesco.

Non si rivelò una scelta felice, né la donna né la fuga.

Scappai da quella fanatica nazista che voleva ci suicidassimo insieme, e dai bombardamenti alleati.

Arrivai profugo a Trieste dopo un viaggio estenuante.

Lì mi sono fermato; avevo amici e denaro e dissipai entrambi in pochi anni.

Ho finito i miei giorni in un ospedale psichiatrico, tra i reietti, dopo aver consumato la mia vita concedendomi senza riserve alle passioni più sfrenate.

Il periodo migliore della mia vita l’ho trascorso quando ero amico di tuo padre.

Infransi molti tabù con il mio comportamento trasgressivo, ridicolizzando il perbenismo di una società che palesava rettitudine per salvare le apparenze.

Dietro la facciata avresti scoperto bassezze, vizi e ipocrisie di ogni genere.

Non mi sono comportato meglio di loro e non posso essere citato come un buon esempio per nessuno, ma agivo senza maschera, senza nascondermi dietro un moralismo opportunista.

Mi sono servito dell’amore senza ritegno, a volte con disprezzo.

Dell’amore che ci affascina e ci emoziona si può abusare come con tutti i buoni sentimenti che servono ad aprire varchi nelle difese di chi li vive ingenuamente.

Allora tutto diventa possibile.

Questo fa di me un essere spregevole più che l’aver vissuto una vita dissoluta.»

«Posso parlare anch’io?»

Un’ombra femminile richiamò la nostra attenzione.

Edoardo alzò lo sguardo.

«Sofia, tu qui?»

«Vi conoscete?»

«Sì.» Risposero entrambi all’unisono con un’intonazione carica di sofferenza.

«Edoardo è l’unico che mi abbia trattata con rispetto, nonostante la vita che conducevo.

Ma non era stato sempre così.

Vissi una vita agiata ma mi innamorai della persona sbagliata. Rimasi incinta e la mia famiglia non mi riconobbe come figlia e come sorella.

Persi il bambino e poi la dignità.

Mi spartì con i suoi amici, poi agli amici si aggiunsero i clienti, alla fine mi vendette.

Ti ritrovai a Trieste per caso.

Contrassi malattie che potremmo definire “professionali” e venni rinchiusa nel tuo stesso manicomio, credo per la faciloneria di medici e magistrati.

Smisi di pensare alla fuga per starti vicino fino alla fine, ma non te ne accorgesti.

Hai usato l’amore per ucciderlo, ne hai abusato per negarlo, ma con te sono stata felice.»

Le luci che illuminavano le due figure si spensero e calò il buio.

I due nulla chiesero, nulla pretesero, ma seppi molto più tardi che nonna non riuscendo a recuperarne i resti, dimenticati dal tempo e dagli uomini, pose una lapide alla loro memoria nella tomba di famiglia, dove potevano stare vicini uno nel ricordo dell’altro.

di Giuseppe Raineri

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