WEN – LUSSURIA – Lo smalto perfetto – Serena Taccagni

Carla era lì concentrata a stendersi lo smalto viola sulle unghie dei piedi, e tutte le volte che se ne stava lì in bilico, con un piede sul davanzale e l’altro puntato sul pavimento freddo, sentiva quei rumori, e tutte le volte si chiedeva se avessero un’ora ben precisa, perché lei si stendeva lo smalto il sabato

5 abbinamenti e look per unghie di mani e piedi

mattina, prima di uscire per colazione, sempre verso le 10.00, e lei a quell’ora sentiva, prima lo sbattere della porta accanto, e questo le faceva pensare che lui non dormisse lì, poi il trambusto lungo il corridoio, il cigolio del materasso, lo sbattere del letto contro la parete, quella dove lei stava appoggiata di schiena col piede sul davanzale e lo smalto viola poggiato sul piccolo tavolino di fianco, e dopo un tempo breve di appena  quattro dita e mezzo di smalto, il silenzio. Lui restava a dormire? Andava via piano? Era sposato e si prendeva il sabato mattina libero con una scusa? Col passare del tempo gli incontri si intensificarono, poteva succedere che non fosse mattina, che non fosse sabato, che lei non fosse a stendersi lo smalto, che lo sbattere del letto durasse di più. Nel condominio le voci iniziarono a girare veloci, lei era “ una di quelle “ si diceva, e lui non era un solo lui, ma tanti lui, che entravano a ogni ora, in ogni giorno, silenziosi o rumorosi, lenti o veloci. Carla iniziò a immaginarseli, a letto, nudi, prima dell’amplesso o subito dopo distesi soddisfatti sopra il letto sfatto, e provava una stretta allo stomaco, era tanto che lei non incontrava qualcuno con cui condividere il tempo e il letto, e ne avrebbe avuta molta voglia. Una mattina lei le suonò il campanello, era stravolta, ansante e con gli occhi fuori dalle orbite. Non l’aveva mai vista da così vicino, era bella e sensuale anche così. Le chiese aiuto, non sto bene, le disse,  sono svenuta, sono da sola, e ho paura. Le chiese se poteva restare un po’ lì da lei. Carla la fece accomodare sul divano, e prima di poterle chiedere il suo nome, lei già dormiva. Carla la coprì con il plaid rosa e si mise a guardarla respirare. Poi curiosa scattò in piedi e si diresse all’appartamento adiacente. Era identico al suo, ma sistemato in modo molto diverso, sgargiante e profumato di vaniglia, il grande letto poggiato al muro tinto di blu e una moltitudine di abiti appesi dappertutto. Lei li carezzò e li annusò,  decise di provarne alcuni. Guardandosi nel grande specchio sulla parete opposta pensò che adesso era bellissima anche lei. Suonò il campanello, d’istinto si recò ad aprire, con indosso un attillato abito di lamè fucsia, che la faceva sembrare una sirena ammaliatrice. Si trovò di fronte un lui, moro, riccioluto che la fissava dritta negli occhi timidi. Un brivido la riportò alla realtà, lui le chiese se fosse Celeste, Certo, rispose lei decisa e lo prese per mano trascinandolo vogliosa verso il grande letto poggiato sulla parete blu, e mentre lui gli si avventò sopra ipnotizzato, lei notò come il suo smalto viola si intonasse perfettamente con le lenzuola morbide.

Serena Taccagni

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