WEN – LUSSURIA – Lussuria – Renato Campinoti

Quando Letizia, quella ragazzina di poco più di quindici anni, gli chiese se poteva accompagnarla a casa, don Carlo sentì che avrebbe dovuto risponderle di no, non poteva andare incontro ad una tentazione come quella, lui che da giorni non riusciva a togliersi dalla testa la voglia di sesso che lo stava perseguitando da ogni dove. In fondo era giovanissimo, non aveva ancora superato i trentuno anni, ed era stato consacrato prete da due.

Letizia, per quanto giovanissima, era già sviluppata come una ragazza, con una carnagione bianchissima e splendente, con un petto formato e con quelle gonnelline sempre sopra il ginocchio che non lasciavano immaginare niente, ogni volta che si abbassava per qualunque ragione.

Avrebbe dovuto dirle di no, don Carlo. Ma come faceva? Era già quasi buio e non poteva mandare via Letizia da sola a piedi in quella zona del paese dove c’era soltanto qualche casa sparsa e molta campagna. Così le rispose di si, certo che la poteva accompagnare. Un attimo che prendeva le chiavi della macchina e sarebbero partiti.

Era primavera avanzata, da alcuni giorni la temperatura stazionava sopra le medie stagionali. Nell’auto faceva caldo, ma non c’era bisogno di tirarsi su la gonnellina come fece Letizia appena si fu seduta dalla parte del passeggero. Carlo non voleva guardare, soprattutto non voleva immaginare niente. Ma non riusciva a guardare e non sapeva come fare a non immaginare. A un certo punto ebbe l’impressione che la ragazzina facesse a posta a toccarsi da quelle parti con quelle mani piccole e bianchissime che chissà che effetto avrebbero potuto fare su di lui. Forse non aveva fatto quei movimenti, forse don Carlo se li era solo immaginati. A un certo punto quel povero prete, quel giovane uomo, fu preso da un giramento di testa. Si accorse che stava sudando e non sentì neppure che Letizia gli stava chiedendo se voleva fermarsi. Tutto gli girava intorno. Gli sembrò che quelle parole che aveva sentito confusamente fossero una specie di invito della ragazza a fare qualcosa, a toccare quelle gambe, a fare qualcosa, insomma, che lo calmasse. Così si fermò, si avvicinò a Letizia. Era soprattutto confuso, le si avvicinò e la ragazzina sembrò stare al gioco. Poi, quando Carlo le mise una mano sulla coscia scoperta, Letizia gli gridò: «Cosa sta facendo don Carlo?», quindi aprì la porta e cominciò a correre verso casa, che ormai non si trovava molto distante.

Don Carlo non sapeva cosa fare. Il giramento di testa non c’era più, anche i bollenti spiriti si erano calmati. Ma ora che sarebbe successo? Letizia avrebbe raccontato ai suoi genitori quella scena, quella cosa stupida e vigliacca che l’aveva mosso a metterle le mani sulla coscia? Chiuse gli occhi e appoggiò le mani e la testa sul volante dell’utilitaria. “Giovane prete non resiste alla tentazione e mette le mani addosso alla minorenne che stava riaccompagnando a casa”, vide già i titoli a caratteri cubitali del giornale locale. E poi vide le conseguenze. Il vescovo che lo rimuoveva dall’incarico della Parrocchia. Il consiglio che gli dava di andare per un periodo in una qualche missione in Africa, per non tornare mai più dalla vergogna.

Alla fine, sempre più confuso e impaurito, si risolse ad andare a casa, in Parrocchia, ad affrontare una notte che sarebbe stata sicuramente senza sonno.

Passarono i giorni e non succedeva niente. Don Carlo stava lentamente ritrovando un po’ di serenità. Gli era sembrato che il ringraziamento per aver accompagnato a casa la figlia, che la madre di Letizia gli rivolse quando, dopo alcuni giorni, venne a riprenderla alla fine della riunione parrocchiale, fosse sincero e senza nessun sottinteso. Evidentemente, quella maledetta sera la ragazzina aveva deciso di non raccontare niente ai genitori di quanto accaduto poco prima nella sua auto.

Ma non fece in tempo a tirare un sospiro di sollievo per come sembrava si mettessero le cose, che si dovette accorgere che la punizione per quel suo gravissimo errore sarebbe stata ancora più dura.

Letizia, infatti, non solo non disse niente ai genitori, ma si inventò perfino la storia che don Carlo l’aveva voluta accompagnare perché stava diventando buio, nonostante avesse fretta di passare da una vecchia parrocchiana a portarle non ricordava bene cosa di tanto urgente. Per questo, appena in vista della casa, l’aveva lasciata andare ed era corso da quella anziana donna.

Letizia si guardò bene dal raccontare a nessun adulto, poliziotto, giornalista o semplice fedele che fosse. Ma non riuscì a trattenersi con l’amica del cuore. Naturalmente ingrandendo un po’ la faccenda («pensa che ha provato a infilarmi la lingua in bocca…si io l’ho lasciato fare, mi piace come uomo quel prete. Poi mi ha messo la mano sulla coscia e ha cominciato a  salire…si, si me l’ha toccata…allora gli ho detto di smetterla e sono corsa verso casa) e imponendole, sotto giuramento, di non raccontarlo a nessuno.

Fu così che in pochi giorni la cosa passo di bocca in bocca a tutti i ragazzi che frequentavano la parrocchia, e anche a qualche adulto.

Una mattina di quella stessa settimana don Carlo ricevette una telefonata del segretario del Vescovo che, senza nessuna spiegazione, gli intimò di presentarsi al cospetto del superiore nel primo pomeriggio, alle quindici precise.

Data l’urgenza, lui che di solito accordava udienze anche importanti a non meno di una settimana, più facilmente a dieci giorni di tempo, don Carlo capì al volo che si trattava di quella cosa lì e si presentò, umile e pronto verso qualunque cosa il Vescovo gli avesse proposto.

Ci fù una pesante romanzina, qualche alzata di voce anche da parte del superiore, ormai in là con gli anni. Poi il Vescovo, forse considerando l’età di quel gjovane prete, assunse un atteggiamento più conciliante, raccontando a don Carlo come quella del sesso fosse stata, in gioventù e anche oltre, una trappola per tutti i preti. C’era chi non riusciva a frenarsi, facendo danni gravi alla Chiesa medesima («Non vedi da quante inchieste, condanne per pedofilia, per lussuria e roba del genere è afflitta oggigiorno la Santa Chiesa? E quanto è difficile anche per il Santo Padre estirpare questa insidia permanente») e chi invece «riesce a frenarsi e capisce che il buon Dio, insieme a questo precetto insuperabile per noi preti, ci ha dotato di una fervida fantasia che ci permette di soddisfare le angosce del sesso, peccando, ma senza ricorrere a danni a soggetti terzi. Ora tu prendi atto di tutto questo e non provarti più ad alzare le mani su nessuna femmina o ragazzino che sia. Regolati come ti ho detto. Confessati di qualche atto impuro e non ti succederà niente.» Rinfrancato da tale atteggiamento don Carlo baciò l’anello del Vescovo, lo ringraziò della clemenza dimostrata e si avviò verso la porta. Quando stava per uscire, il Vescovo gli fece segno di avvicinarsi di nuovo. «Se tu avessi difficoltà a superare da solo questi problemi, rivolgiti a questo psicologo per qualche seduta. E’ bravissimo per queste faccende.» Il giovane prete prese il biglietto da visita che il Vescovo gli consegnò, ringraziò ancora e uscì.

Pochi giorni dopo, preso di nuovo dalle sue angosce, don Carlo era seduto nello studio di quel medico, aveva finito di raccontargli tutto quello che gli stava capitando e la grande difficoltà a superare da solo le tentazioni sempre più ricorrenti. Lo psicologo lo guardava con attenzione. Poi gli disse poche parole.

«Sarai perseguitato a lungo da queste tentazioni. Ti consiglio di dotarti di strumenti, film, riviste e tutte le diavolerie che circolano oggi giorno ed esercitare da solo il sesso quando ti farà perdere la testa. Troverai sempre un prete che ti capirà e ti assolverà  davanti a Dio. Cerca tuttavia di evitare di mettere le mani sulle ragazzine o sui ragazzini. Se proprio non ce la fai, vestiti in borghese, assicurati che nessuno ti riconosca e vai a spendere un po’ del tuo obolo sui viali che conosci. Ma non farlo più di una, due volte all’anno, altrimenti potrebbero riconoscerti e sarebbe la fine della tua meravigliosa missione di prete.»

Don Carlo rimase stupito dalla franchezza con cui gli aveva parlato quell’uomo. Gli domandò se c’era un modo più intimo, personale, per superare quelle angosce.

Il dottore lo guardò con comprensione, e riprese a parlare.

Preti con figli e figli con padri sacerdoti - Una ferita aperta nel cuore  di molti e della Chiesa - La Luce di Maria

«Vedi, questa è una faccenda che ha impegnato schiere di teologi, di Cardinali e, soprattutto di Papi. Nel Medio Evo sai come la faccenda veniva risolta e nascosta al popolino. Oggi, di quando in quando, di fronte a scandali giganteschi, si è cercato di far credere all’opinione pubblica che la Chiesa avrebbe saputo risolvere da sola questi problemi. Si, qualche vecchio Cardinale è stato punito. A qualcun altro è stato addirittura tolto lo status vescovile. Ma non si risolverà mai questa faccenda. E sai perché? Perché fino a quando rimarrà l’obbligo del celibato per i preti nessuno potrà mai risolverlo. Il sesso è una funzione naturale delle persone, soprattutto giovani come te, e nessun precetto riuscirà mai a superare la forza dirompente della natura. E sai perché molti preti o Cardinali sono accusati di pedofilia? Perché se comprimi una funzione della natura, il sesso in questo caso, quella funzione si ripresenta in forma distorta e malata, di lussuria appunto, facendo danni che, giustamente, all’umanità appaiono come crimini. E tu, se hai capito quello che ti ho detto, applicalo a te stesso e non avrai più bisogno di tornare da me.»

di Renato Campinoti

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