WEN – LUSSURIA – Polonaise – Rocco Tassone

            Attraversando la veneziana la rossa luce del tramonto, in una sera d’estate calabrese, illuminava a chiazze ardenti la camera da letto.

            Il lenzuolo di seta sagomava un flessibile corpo che sinuosamente si muoveva al motivo della Polonaise di Chopin.

            La fresca seta si rotolava stringendo il suo contenuto da farlo traboccare come la soffice spuma dal bicchiere.

            Soffocato un sospiro a ritmo incostante accompagnava un dolce gemito d’amore.

            E tra la penombra i merletti ed i pizzi restavano muti!

            Polonaise era una giovane donna stimata ed amata. Anche la natura era stata fin troppo magnanima dando ad ogni curva la giusta piega ed ad ogni neo il suo pregio.

            Gli occhi felini, velati da un incognito desiderio, spesso vagavano nel vuoto segnando con le labbra un enigmatico  sorriso.

            Sul lavoro era un simbolo: pronta a qualunque novità e situazione.

            Molti uomini restavano affascinati ma Polonaise apparentemente lontana da ogni sentimento con un sorriso chetava gli istinti sprofondando dolcemente nella sua solitudine.

            Il suo io, profondamente segnato da un’insaziabile nascosta passione, conviveva con una struggente storia d’amore.

            In ufficio spesso si ritirava in bagno solleticata da un pungente fuoco che improvvisamente si impadroniva del corpo e di ogni ragione della povera donna e quando usciva era una vampata di rossore che piano piano sbiadiva mentre l’affannoso respiro ritornava alla normalità.

            Poi la sera, rifiutando ogni svago con gli amici, correva a casa,

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qualcuno ansioso l’aspettava: la sua perversione.

            Si tuffava nel suo morbido letto lasciando che il suo corpo, accarezzato dalla penombra al suono delle note polacche, scivolasse sulla seta e con essa perdersi in struggenti e narcisistiche visioni.

            Solitudini interrotte da mille fuggitivi immagini di corpi avvinti e desideri timidamente nascosti alla luce ma focosi al silenzio ed all’atonia della seta.

            E tra la penombra i merletti ed i pizi restavano muti ad ascoltare passionali respiri che si accavallavano a soffocate parole, al cigolio del letto e a pensieri di freschi ruscelli montani: magari spegnessero il fuoco che bruciava anima e corpo!

            Poi quella sera il lenzuolo di seta, dopo aver rotolato in grande confusione, finì con l’irrigidirsi e un sonno profondo portò con se ogni segreto amore.

            E tra la penombra i merletti ed i pizzi restavano muti mentre Polonaise libera dalla sua ossessione si volò nell’aria finalmente parca! 

Prof. Cav. Rocco Giuseppe Tassone

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