WEN – LUSSURIA – Uno dei volti della lussuria – Miriam Ticci

Oscilla un ragno sul suo filo instabile, “Io son quel ragno” penso e guardo Menelao, il mio sposo novello, avvolto nel sonno di chi con lussuria più e più volte ha invaso la mia fortezza inerme, come un affamato mai sazio torna a mangiar la sua fame: io sono quel cibo. Appagato alfine, mi ha sorriso “La mia vergine sposa!” e di botto s’è consegnato a Morfeo, mentre io riflettevo “Cos’è la verginità?” e guardavo quella piccola chiazza di sangue aggrumato tra il pube e le cosce.

MITOLOGIA. Elena la più bella.... - Il Sapere Storico | Facebook

Diversi anni prima, quand’ero con un piede ancora nell’infanzia e uno nell’adolescenza, un altro uomo, agli occhi miei già un vecchio, mi parlò della verginità.

Danzavo nel pronao del tempio di Artemide Orthia e chiedevo alla dea clemenza nella cerimonia della fustigazione pubblica “Non scorticare con lo scudiscio rituale la bella schiena liscia e setosa dei miei due fratelli Castore e Polluce!”

A un tratto una mano mi tappa la bocca ed un’altra mi blocca le braccia, via al galoppo “Corri, Teseo, corri con lei, io ti copro le spalle!”, gli ulivi e la piana di Lacedemonia scorron lontano come rena tra le dita mossa dal vento. Io, ragazza spartana, scalcio e mordo come una mula, un grido di dolore e rabbia del mio rapitore, un colpo al mento ed esanime  m’affloscio, bionda corolla di narciso china sul suo stelo pregna di pioggia. Quando riapro gli occhi, da un pertugio intravedo un paesaggio straniero, una distesa di ulivi stinti e là in fondo un alto monte grigiastro. La stanza all’interno spoglia: un giaciglio e, stranamente, uno specchio basculante con i lati della lastra di bronzo arcuati per  riprender la figura riflessa sia di fronte sia di lato. Entra un vecchio “Sono Teseo, re di Atene, e, quando tra un anno sarai in età da marito, tu diverrai la mia sposa, fino ad allora rimarrai qui nella fortezza di Àphidna sotto la custodia di mia madre Etra”.  

Mi gira intorno ed io maledico la mia bellezza, che accende negli uomini quella scintilla di libidine frenata solo dalla reverenza verso mio padre Tindaro, che ora, ahimè, non c’è lì a proteggermi.

“Solo un assaggio, principessa Έλενα Èlena!”. Mi pone nel punto focale dello specchio, nello specchio il mio sguardo è fermo sul suo, il suo corpo alle mie spalle, la sua mano sinistra tacita i miei occhi e la destra fa scivolare a terra la mia veste di bambina, poi poggiata sulla mia nuca costringe la mia schiena ed il busto a piegarsi a squadra: Teseo è ἐραστής un amante ed io, sebbene femmina, ἐρώμενος un amato, un cinèdo, non più ἡ κόρη la fanciulla, non più, mai più. Con un suo fremito di piacere la mia tortura finisce, io mi raddrizzo, gli occhi asciutti distaccati e fieri dallo specchio fissano di nuovo i suoi fino a farli abbassare, ma prima mi dice “Tranquilla, sei ancora vergine”, poi abbandona la stanza.  

Oh Zeus, padre di noi mortali, ma la verginità non è forse l’innocenza dei pensieri, il candore del sentire, l’onestà dell’agire? No, io non sono più vergine, né fanciulla e come potrò sposare quest’uomo che con la forza bruta della sua lussuria mi ruba l’età più bella, quella dei primi innocenti sospiri furtivi e fugaci?!   

Uno scalpitìo concitato di cavalli, ” Èlena, siamo qui, sono Pollùce, rispondi!” io volo piangendo tra le braccia sicure dei miei fratelli, “Teseo è partito per un’altra delle sue col fido compare Piritoo; siamo giunti in tempo!” “In tempo per cosa, Castore?” vorrei chiedergli, ma ora sono nel mondo degli adulti e delle loro menzogne e confermo “Sì, siete giunti in tempo” e poi taccio.

Così taccio anche davanti al mio sposo, che s’illude d’essere stato il primo uomo della mia vita e si vanta a bassa voce col fratello e con gli amici di aver posseduto la vergine Elena ben sette volte nella prima notte nuziale. “Lussuria!” fanno da controcanto gli altri maschi con sorrisi accattivanti e complici.

“No, questo è solamente uno dei volti della lussuria: il vostro di maschi dominanti: egoista arido predatorio, che annota “quante volte” ed ignora l’intensità e il vicendevole abbandono all’amore”. La verità è che io il mio primo uomo ancora l’aspetto, quello che avrà cura del nostro ἔρος amore e per il quale io farò follie, costi quel che costi!

Miriam Ticci

4 pensieri riguardo “WEN – LUSSURIA – Uno dei volti della lussuria – Miriam Ticci

  1. Salve, sono Miriam, l’autrice di questo racconto, che, tra l’altro, narra del primo rapimento di Elena di Sparta, giovanissima, per mano di Teseo e Piritoo, entrambi vedovi in cerca di una nuova sposa.
    Tutti oggi sono a conoscenza di Elena, moglie di Menelao, “rapita” da Paride, della mela d’oro con scritto “Alla più bella”, della guerra decennale di Troia etc…, ma non tutti sanno di questo primo rapimento, che, invece, era noto agli antichi Greci sia tramite la lettura di vari testi, a partire dal J’accuse contro Elena e la successiva palinodia di Stesicoro (VII-VI a. C.) e proseguendo fino all’Encomia di Elena di Isocrate (V-IV a.C.) sia tramite la pittura vascolare su crateri attici, pelikai e hydrie. Anche i Romani antichi conoscevano l’evento, che viene citato, tra gli altri, da Ovidio nelle Heroides XVII e da Plutarco in Vite Parallele 1. Teseo e Romolo; grazie a quest’ultima opera, l’episodio si trasmise anche al primo Rinascimento in Italia, come testimoniano alcuni cassoni nuziali dipinti del XV secolo, fiorentini e veronesi.
    Il mio racconto, però, aldilà di questo singolo episodio, attraverso gli occhi di Elena allarga lo sguardo su temi quali la verginità, l’amore e la lussuria e rivendica anche per la donna la reciprocità e consensualità dell’atto, traguardo ancora non del tutto acquisito, a giudicare da episodi di cronaca nera perennemente attuali. La narrazione si chiude con un accenno al bipolarismo di Elena, fonte di bellezza, ma anche di guerra e distruzione, qui giustificati, egoisticamente, in nome dell’amore e della libido.
    In alcune sequenze riporto situazioni “scabrose”, ma ritengo di averlo fatto, o per lo meno ho provato a farlo, con distacco e misura, concedendo poco o nulla al voyeurismo.
    Una curiosità: nell’incipit Elena si immedesima in un ragno; uno scrittore d’oggi, Carlo Menzinger, senza che io lo conoscessi nella sua produzione letteraria, già dal 2017 nella sua saga ucronica “Via da Sparta”, poneva come protagonista Aracne, ispirata al personaggio di Elena: “comunanza di visione” come l’ha ben definita lo scrittore stesso!

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  2. Ciao zia,
    ho letto con molto interesse il tuo racconto.
    Non conoscevo la storia di questo primo rapimento ma al di là della storia in se, la riflessione che ne scaturisce è interessante.
    L’uomo alcune volte mira alla quantità, al vanto con i suoi simili senza tenere conto dell’importanza di un gesto, di una azione, specialmente quando questa coinvolge altre persone.
    Specialmente se il momento che ne scaturisce potrebbe essere pieno di significati importanti per uno dei protagonisti.
    Una delle cose che cerco di insegnare alle mie due ormai quasi ex bambine, è l’importanza di trovare la persona giusta da tenersi accanto il più possibile.
    Una persona che miri alla qualità e non alla quantità
    Una persona che quando ti guarda negli occhi non li abbassi per la vergogna di aver fatto un qualcosa di sbagliato
    Una persona che parli e comunichi
    Una persona che veda nella propria compagna il suo mondo di sicurezze e di esperienze accrescitive qualunque sarà la loro età, perché insieme si cresce sempre
    Lo auguro a loro , le mie figlie, come a tutte le donne del mondo.

    Oggi purtroppo lèggiamo di tutto dalla cronaca
    E la preoccupazione per un padre come me non è poca
    Ma confido che anche altri padri e madri insegnino le stesse cose ai loro figli
    In modo da creare una società più rispettosa di tanti valori che forse oggi ci siamo un po’ dimenticati .
    Brava zia mi hai stimolato la riflessione

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  3. Questo racconto mi ha fatto ripensare alla recente lettura de Il canto di Penelope di Margareth Atwood preceduto temporalmente e idealmente dalla Cassandra di Christa Wolf. In fin dei conti l’ambito della storia che queste opere sviluppano è lo stesso, ma non si tratta solo di questo. Quello che accomuna gli scritti è anche il punto di vista alternativo degli avvenimenti epici, il punto di vista dei personaggi femminili.
    E l’esplorazione che affronta questo racconto è particolarmente convincente nel presentare il personaggio di Elena in maniera diversa dalle stesse Wolf e Attwood che la considerano fondamentalmente frivola e superficiale.
    Il prequel delle vicende omeriche, cioè il recupero della vita di Elena adolescente rende in maniera assolutamente verosimile la sua psicologia e i suoi più noti comportamenti successivi.
    E facendo questa nuova luce sul personaggio lo porta verso un inatteso riscatto. Perché, anche se la lussuria non si distacca dalla figura di Elena, quello a cui essa aspira è quel genere d’amore che, anche se profondamente sensuale, non può che collocarsi agli antipodi.
    Il racconto, quindi, sviluppa bene il tema della lussuria proprio perché si conclude con la sua negazione in nome della sperimentazione di rapporti tra sessi più nobili, più profondi, più “democratici”.
    E alla fine come biasimare l'”egoismo” di Elena se non si lascia sfuggire quello che ha da offrirle il bello e delicato Paride?
    La storia è davvero interessante, lo stile asciutto, visto l’argomento, e impeccabile.

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  4. Del racconto mi piace soprattutto lo spostamento del punto di vista : Elena la lussuriosa vittima della lussuria altrui…il tutto narrato con un garbo da cui traspare l’intima partecipazione che l’autrice riesce a comunicare al lettore. Brava Miriam!

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