Passeggiate fiorentine col GSF: la Congiura dei Pazzi

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Oggi, finalmente una calda giornata di maggio.

Francesco Casalini, guida turistica certificata, ci ha accompagnato per le vie del Centro, sulle orme di una potente famiglia, I Pazzi, artefice della famosa Congiura, in cui perse la vita Giuliano, fratello di Lorenzo Il Magnifico.

Partendo dalla Basilica di San Lorenzo – luogo di sepoltura della famiglia Medici – ampliata per opera di Cosimo de’Medici, giungiamo accompagnati dal suono delle campane, in Piazza del Duomo. Affiancando Palazzo Portinari Salviati – acquistato nel 1456 da Jacopo Salviati, marito di Lucrezia de’Medici – si giunge in via del Proconsolo, dove troneggia il Palazzo Pazzi, costruzione esemplare dell’architettura del Rinascimento. Fu proprio Jacopo de’Pazzi che fece demolire la precedente costruzione per realizzarla nell’attuale versione, come motivo di rivalità con le grandi famiglie del tempo, in particolare con i Medici. Il Palazzo fu detto anche della Congiura, perché è qui che venne organizzato il complotto della famiglia Pazzi con l’appoggio del papato, della Repubblica di Siena, del Regno di Napoli e del Ducato di Urbino.

Francesco ci descrive in modo molto dettagliato i vari passaggi della congiura, di come il primo tentativo, che prevedeva l’uccisione per avvelenamento durante un banchetto, di fatto fallì (a causa della sciatica di Giuliano che non si presentò) e di come invece andò a buon segno parzialmente, la domenica del 26 aprile 1478 nella Chiesa di Santa Maria del Fiore, con la morte di Giuliano e il ferimento di Lorenzo, che riuscì a rifugiarsi nella sagrestia.

Proseguiamo il cammino, sotto un cielo azzurro pezzato di nuvole bianche, fino a Piazza della Signoria, dove si svolse la vendetta de’ Medici. Proprio qui Jacopo de’Pazzi, credendo di ricevere il consenso dai fiorentini al grido Libertà, sarà invece assalito dal popolo stesso. Migliore sorte non l’ebbero gli altri congiurati, impiccati e fatti penzolare dalla terza finestra del Palazzo. Jacopo fu gettato in Arno.

Sembra di vederli davvero quei corpi sospesi a una corda che pende dal pilastrino dell’elegante bifora, col popolo in piazza che acclama e approva le loro morti.

Oggi, come allora in quelle miti giornate di maggio, la piazza è gremita. Non voci che acclamano la morte, ma brusii di uomini, donne e bambini che riscoprono la libertà di passeggiare in compagnia, anche se con i volti coperti da una mascherina.

Termina in Piazza del Duomo la nostra passeggiata, un cammino nel tempo, dal passato al presente, due ore di cultura, curiosità e aneddoti (uniti alla lettura di carteggi e testimonianze dell’epoca) trascorse in allegria e piacere. Un modo diverso di vivere la nostra città. Grazie alla competenza, capacità e preparazione della guida. Grazie al nostro gruppo animato dalla voglia di stare bene insieme.

di Antonella Cipriani            

Domenica 9 maggio 2021  

             

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