WEN – FIGLI – Bisogno di sentirsi madre – Rocco Giuseppe Tassone

Un fresco mattino di fine inverno, nell’aria un dolce profumo di fiori appena spuntati, in lontananza la maestosità del mandorlo mentre un’edera restava al suo amaro destino.

Il sole emanava i primi tiepidi raggi e superbo si specchiava, come un bella fanciulla, nelle acque dello zampillo di villa De Belli.

Qualche rosa fiorita si cullava ad un lieve alito di vento fissandoti con gli occhi di brina.

Il paesaggio divenne ancora più superbo quando si aprì la veranda e venne fuori, come una grazia, donna Camilla. Indossava una vestaglia porpora accompagnata con delle strisce di peluche.

Donna Camilla aveva, si e no, ventotto anni, snella e alta, con una bellissima e voluminosa chioma nera che le cadeva sulle spalle spaziose. Gli occhi maliardi, un po’ allungati, di colore celo-estivo che davano un’espressione sempre triste a qual volto giovane ma non più vivo.

Avevo sentito delle voci in paese ma volevo sbagliarmi, non volevo credere. Uno spillo così…

La natura era stata con ella molto magnanima ma… ma la bellezza non è tutto, non basta a rendere felice una donna.

Camilla si sedette sul muretto della piccola vasca ed osservava con un certo

Cosa mangiano i pesci rossi.

interesse i pesciolini rossi che si rincorrevano l’un l’altro senza capire il perché. La mente di donna Camilla, a questo punto, andò lontano, i suoi pensieri varcarono ogni confine. Voleva essere un insignificante pesciolino, essere libera di vagare per il mondo da mare a mare sempre in balia al proprio destino che come una vampata di rossore le si infondava nell’animo distruggendo l’essere d’una donna alla quale, la nostra protagonista, credeva di somigliare ma non di appartenere.

A tal ricordo gli occhi le si riempirono di lacrime e lentamente solcarono le rosee gote e ritornava a fantasticare senza alcuna fede ma tra le fronde del grande salice una sola strega  si sagomava e poi scompariva, rideva, faceva schiamazzi, poi la elogiava proprio come fa una zingara quando bussa alla tua porta, ma presto la faceva cadere nella sua dura realtà.

Ad un tratto, con un gesto frettoloso, mandò via i capelli davanti agli occhi e si chinò per contare i piccoli pesciolini.

“ Com’è possibile? Uno, due, tre… quindici, sedici, diciassette. Diciassette? Diciassette? Fino ieri erano sedici, ma… uno, due… diciassette.”

Un rumore di passi richiamò la sua attenzione, era il cavaliere De Belli.

“ Ti sei svegliata presto stamane, eh! “

“ Senti Antonio hai forse comprato qualche altro pesce ieri? “

“ No. Perché? “

“ Mi fai un favore li conti assieme a me? “

“ Ma Camilla… – sei forse pazza stava per aggiungere ma per non far dispiacere alla donna si mise anche lui a contare – uno, due,  tre, stai fermo – disse ad un pesce che continuamente si muoveva – sta fermo, uno due, non ti muovere, tre… uffa! Senti cara, per me è da pazzi stare qui a contare queste bestie, vieni andiamo in casa a prendere il caffè.”

“ Ho capito, ho capito! Vattene, vattene…”

“ Ma cara…”

Donna Camilla, ormai fuori di se, si allontana di qualche metro e scoppia a piangere.

“ Camilla, che ti succede? Cosa ti tormenta? “

“ Nulla, nulla. “

“ Dai parla, confidati. Se posso far…”

“ No Antonio, non puoi, non puoi. “

“ Ma dimmi, santo cielo,almeno che hai. Non sei più felice con me? Dimmi che ti manca, io, io… “ 

“ Tutto e niente, tutto e niente… “

“ Abbiamo la casa grande come tu sognavi. Il giardino, gli amici, dimmelo che ti manca, per amor di Dio dimmelo. Il denaro… “

“ No, il denaro non esiste, no Antonio il denaro non è niente, è vanità che si perde nel vuoto, profumo che si spreca nell’aria, neve che si scioglie ai raggi del sole. No, non è di denaro che ho bisogno! Non posso comprare la mia felicità col tuo denaro. Guarda, guarda lassù nel cielo, ci sono le rondini che stanno tornando da chi sa dove, e perché? Perché! Per potersi procreare, per ricostruire i nidi sotto le grondaie d’una casa, pazientemente a pizzico di fango, ma non per loro, loro possono vivere altrove ma il ricovero serve per dare vita a nuova vita, capisci? Guarda, guarda in fondo al viale c’è un agave, da tempo si prepara ad un evento importante e fra poco fiorirà e per essa sarà la fine, ma essa è contenta poiché sa di aver dato alla vita una nuova vita, una nuova se stessa, capisci, capisci – scotendo fortemente il marito – non ho bisogno del tuo denaro, è solo un potere inerme, ho bisogno di essere vera donna, di sentirmi madre! “   

di Rocco Giuseppe Tassone           

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