WEN – FIGLI – Cicogna – Luigi De Rosa

Il viaggio era stato lungo, e le sue ali erano affaticate. Volare da un luogo ad un altro era difficile, ma mai quanto spostarsi tra un continente caldo e uno molto più freddo. Tra l’Africa e l’Europa preferiva di gran lunga la prima: c’erano molte meno zone abitate dagli esseri umani ed era molto più calda. Odiava il freddo, e per questo ogni volta che il clima diventava insopportabile e le giornate sempre più corte partiva per il continente caldo che stava a sud, e tornava nei luoghi dove i suoi genitori lo avevano messo al mondo e istruito al volo solo in primavera. Ma anche in quella stagione l’Europa continuava ad essere fredda, quindi non appena arrivava subito si metteva in cerca di un posto che fosse ben riscaldato. E per quanto odiava ammetterlo, in questo gli umani gli davano un’ala. Avevano una strana usanza: ogni volta che nasceva un bambino non solo facevano fumare quei grossi alberi di pietra che si trovavano in cima ai loro nidi da esseri umani, ma vi depositavano vicino già molti ramoscelli caduti per aiutarla a creare il rifugio per le sue uova. I suoi genitori avevano cercato di spiegarle questa usanza umana: a quanto pare quelle creature bipedi erano talmente stupide da ritenere che le cicogne portassero fortuna, e questo solo perché tornavano a casa in primavera. Alcuni tra i più giovani ed ignoranti della loro specie ritenevano persino che fossero proprio le cicogne a portare i bambini ai genitori. Ah! Questa poi! Loro, le cicogne, popolo del cielo, che si preoccupavano di permettere alla razza umana di continuare ad esistere portando i loro pulcini. E’ vero che le cicogne sono dei genitori straordinari, in quanto impiegano pochissimo tempo ad insegnare ai loro piccoli a volare e cavarsela da soli, ma di certo questo non le spingeva ad aiutare i genitori di altre specie. Ma i suoi gli avevano detto di lasciar perdere il lato patetico della storia, e di raccoglierne solo i vantaggi. E lei lo fece.
Quando vide un camino da cui usciva del fumo, circondato da rami, foglie e altri mezzi per creare un nido, cambiò l’inclinazione delle ali e planò su quell’abitazione umana. E si mise al lavoro. Fabbricò un nido bello grosso che circondava interamente quella costruzione umana da cui usciva il fumo, e così potè godersi il caldo e difendersi dal vento primaverile che continuava a sferzare i cieli come se l’inverno non volesse lasciare il posto alla stagione successiva. A volte pensava che le cicogne dovevano rimanere in Africa più a lungo, ma il richiamo della primavera era troppo forte, anche per una freddolosa come lei.
Dopo essersi posata sul nido tentò di mettersi a dormire, ma si era dimenticata di dove si trovava: non poteva dormire se anche gli umani non si fossero messi a loro volta a dormire, e dato che il cielo era ancora illuminato dal sole e che si trattava di creature dìurne, avrebbe per forza dovuto aspettare la notte. Mentre tentava di rilassarsi, vide due esemplari di umani che camminavano nel terreno grigio sottostante: uno era chiaramente al crepuscolo della sua vita, visto che aveva la pelliccia grigia e rugosa, mentre il secondo doveva essere uno dei piccoli, perché era molto più basso dell’esemplare anziano e sembrava che necessitasse di aiuto per camminare perché teneva la sua zampina attaccata a quella dell’anziano. Quando il piccolo alzò la testa e la vide, gli puntò contrò la zampina libera e iniziò a saltellare.
<Nonna! Nonna guarda! C’è una cicogna!>
L’esemplare anziano guardò in alto e la vide anch’egli. <Hai visto quanto è bella? Sai questo che significa?>
L’esemplare cucciolo iniziò a saltellare ancora più velocemente. <Vuol dire che ora ho un fratellino! Vero nonna?>
<O una sorellina, tesoro. Ti ricordi quando stamattina il tuo papà ha detto di aver portato la mamma all’ospedale? Era per andare a prendere il bambino che la cicogna aveva portato>
“Portato? Ospedale? Ma per cosa l’avevano presa? Per un piccione viaggiatore? Per un corriere degli umani? Mah”.
La cicogna, disgustata da questi discorsi, si volse dall’altra parte e cercò di far finta che quegli esemplari se ne fossero andati. Ma non ci riuscì, perché quando i due entrarono nella casa dove lei aveva scelto di costruire il nido, si udirono urla ed esclamazioni ancora più forti, e purtroppo la volatile sentì frasi come “Avete visto cosa ha portato la cicogna?”
Ogni volta che lo sentiva gli si arruffavano le piume.

La cicogna bianca: grande, elegante e maestosa - Lipu Onlus

Di Luigi De Rosa


Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

Una opinione su "WEN – FIGLI – Cicogna – Luigi De Rosa"

  1. Bello, credevo fosse un “cicogno” all’inizio e che per questo non credesse alla leggenda che i cuccioli d’uomo son portati da loro. Ma mi sbagliavo, è una cicogna e nella mia fantasia l’ho sempre pensata contenta per quel ruolo di supermamma che gli umani le attribuiscono.. potrebbe essere invece che non le vada giù.. bello bello,

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