WEN – FIGLI – Cosa vuol dire essere adulti – Arianna Zeta

Per mia nipote, Benedetta, sono più che una zia: sono la mamma.

La vice, ad essere precisi, perché di mamma ce n’è una sola…peccato che la sua sia altrove.

Morta, ad essere precisi.

Un brutto incidente. Così brutto che non le ho mai raccontato tutto.

Ma lei stessa non ha mai voluto conoscere i dettagli, è stato sufficiente quanto le ho riferito.

Non voglio sapere altro, mi ha detto, ti credo. La cosa importante è che tu resti al mio fianco, ha chiesto in lacrime. Ci sono ancora tante cose che devo ancora apprendere.

 (credits Jerome Sessini – Magnum Photos – Contrasto)

Cucciolotta di mamma…e come avrei potuto dirle di no. La nipote prediletta e per di più sedicenne, poco più che bambina.

E io ovviamente le ho insegnato tutto quello che conoscevo e lei mi hai ricambiato con un’attenzione e una dedizione senza pari.

Finché un giorno mi ha detto di essere pronta e mi ha illustrato il suo piano.

Da una parte ero orgogliosa e dall’altra ero timorosa per quanto manifestava di voler attuare.

E dentro di me pensavo che, se dovesse mai esistere un aldilà, sua madre sarebbe stata fiera di noi due.

Ma c’era un ma.

Non starai rischiando troppo a fare tutto da sola? le chiesi.

Benedetta in un primo istante non rispose, si limitò a scrutarmi con un’aria indagatrice, severa.

Mi hai insegnato tutto quello che c’era da imparare e io, credo, di aver appreso tutto alla perfezione, è stata la sua risposta. Per esserne sicura, tuttavia, devo passare dalla teoria alla pratica. Ho compiuto vent’anni, sono una Upperteen, mi ricordò, e a questa età posso anche correre il rischio di poter sbagliare.

Annuii –  la mia cerbiatta era diventata più che maggiorenne -, e sentii dentro la mia testa agitarsi tanti pensieri: orgoglio, gioia, paura e…ammirazione.

Sì ammirazione, perché adulti vuol dire essere in grado di assumersi le proprie responsabilità, compreso il rischio di poter sbagliare. In altre parole fallire la missione che ha come obiettivo eliminare la persona che aveva ucciso sua madre, un’agente speciale infiltrata in una banda di narcotrafficanti.

di Arianna Zeta

(racconto, uscito per l’antologia curata nel 2019 dalla libreria Piave di Roma: “La libertà di sbagliare”.)

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