WEN – FIGLI – Figlio di due mondi

Eleonora spesso guardando Adam non riusciva a credere che fosse figlio suo. Figlio di Paolo, Fanfa e suo.

Figlio dei laboratori della Xiwang e della genetica, pensava in quei momenti, più che davvero figlio suo.

Come credere che quell’immane chimera che sulla Terra avrebbe pesato oltre quattro tonnellate, con due terzine di zampe, una criniera piumata, quel volto umano sormontato d’antenne fosse sangue del suo sangue, frutto del suo DNA? Eppure, lo amava. Eppure, voleva un gran bene a quella creatura che ragliando la chiamava mammele e che chiamava mammanfa la grande ippolusta che lo aveva partorito. Fanfa era una creatura trisessuata, primitiva e semplice, ma capace di forti moti d’affetto e di incrollabile amicizia, sia verso la propria tartavalva, il simbionte che l’accompagnava, sia verso le altre ippoluste, sia verso di lei, Adam e Paolo. Non era un caso che suo marito e lei l’avessero scelta per metter su quella strana famiglia e iniziare una nuova razza di chimere metà umane, metà fruchtabariane. Eleonora voleva un gran bene a quell’enorme creatura caracollante, che non si poteva neppure definire umana, vista la clorofilla che le scorreva nell’intrico di micelio che sostituiva in lei il sistema sanguigno. Adam, il primo centauro, come amavano chiamarlo per via di quel busto semi umano sul lungo corpo ippopotamesco, aveva micelio, vene e arterie e nella sua carne scorrevano sangue e clorofilla. La mescolanza tra razze tanto aliene era un autentico prodigio di cui persino una biologa come lei non smetteva di meravigliarsi. Eppure, quella era la sola strada. Le modeste modifiche genetiche apportate a lei e a suo marito consentivano loro di vivere su Fruchtbar ma tutto era così difficile per gli umani. Riuscivano a respirare, ma a volte dovevano prendere rinforzi d’ossigeno. Il cibo locale doveva essere trattato chimicamente per renderlo commestibile e, soprattutto, quel mondo senziente, continuava a guardarli con sospetto.

Non era così con Adam. Le chimere erano perfettamente adattate alla vita su quel pianeta e nel contempo erano il solo modo per trasmettere parte del DNA e della cultura umane, ora che la Terra lontana stava ormai morendo, assassinata da loro stessi. Non avrebbero commesso lo stesso errore su Fruchtbar: non avrebbero cercato di adattare il mondo a loro. Questa volta sarebbe stata l’umanità ad adattarsi al pianeta.

Adam correva felice nella radura assieme alla sua mammanfa. Fructbar era un mondo così rigoglioso che la giungla pareva ricoprire quasi tutta la terraferma, ma creature immense come gli ippolusti avevano bisogni di spazi aperti, che si creavano loro stessi, brucando senza sosta quell’intrico di creature che solo a prima vista si potevano definire vegetazione ma che erano una mescolanza di cose inimmaginabili sulla terra, non catalogabili né come piante, né come animali o funghi.

Eleonora a volte correva con loro, ma si stancava presto e, soprattutto, non era in grado di raggiungere la loro velocità da cavalli da corsa al galoppo. Ugualmente vederli caracollare così, li riempiva di gioia, per loro, per sé e per il futuro della razza umana che rappresentava suo figlio.

di Carlo Menzinger di Preussenthal (saga di “Fuchtbar“).

Una opinione su "WEN – FIGLI – Figlio di due mondi"

  1. Non ho letto molto del fantascientifico, ma in quel poco ho sempre riscontrato l’uso di vocaboli tipici del modo di essere umano, che mi facevano chiedere perchè se erano alieni avevano parti umane? Nei tuoi racconti invece, faccio fatica a capire di cosa si parla, perlomeno sono cose strane come strani devono essere gli alieni. Ma posso immaginarla come voglio la tartavalva e il simbionte. Fantastico,!!

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