WEN – FIGLI – Io, mamma e Lo Scemo – Terza Agnoletti

Lo Scemo crede di parlare con me, mentre guardo giù nella strada, per vedere se arriva Carlo. Ma che vuole questo cretino? Mamma gli ha detto: “Per favore, Marcello, parla tu con Dario, intanto che mi vesto.” Mica era nuda! Era pronta da due ore, tutta in ghingheri. E’ andata a rifarsi il trucco, ci mette più tempo che può, perché Lo Scemo, mi faccia il suo discorsetto. Che gliene importa se studio o no? Non è mica mio padre! E’ soltanto l’ultimo fidanzato della mamma, il fidanzato scemo. Prima di lui c’è stato Quattrocchi e poi Stanga, Il Molliccio, Trombetta e poi… Ho perso il conto.

Come fa mamma a non vedere che razza di imbecilli rimorchia? Sarà stato così anche mio padre?  Mi prende la paura: stupida la madre, imbecille il padre, io come diventerò?

Lo Scemo con il suo racconto è arrivato a quando si accorse che se non faceva i compiti ci rimetteva e cominciò a studiare da matto, per farsi promuovere.

Mi domanda: “Hai capito?” Gli rispondo: “Non lo so”, che è la verità, ma lo lascia secco. Gli sta bene.

Dalla curva vedo spuntare Carlo. “Salutami la mamma, – dico allo Scemo – io vado a fare un giro.” e scappo.

 Vado incontro al mio amico in bicicletta.

“C’è la tua mamma alla finestra, non la saluti?”

“Lasciala perdere. Ha un fidanzato nuovo di zecca, esce con lui, vanno a cena fuori.”

“E tu?

“E’ tutto pronto. Quando ho fame, torno a casa e mangio.”

“Vieni a cena da me. Si ride un po’.”

“Quando lo sa, mi sgrida.”

Ma Carlo insiste. Mi porta a casa sua per avvertire e poi si riparte. Abbiamo deciso di salire fino al primo paese, in collina. E’ un bel pomeriggio non troppo caldo.

C’è un gruppo di ragazzette della nostra età a sedere su un muro basso, vicino a una gelateria. C’è una biondina che suona il clarinetto nella banda del paese e sogna di fondare un complesso. Conosce tutte le canzoni che piacciono a me, abbiamo quasi gli stessi gusti. A un tratto ci mettiamo a cantare in coro Yesterday. Da principio stoniamo di proposito, ma la biondina ci mette a posto, fa trovare a ognuno la tonalità giusta e tira fuori una bella esecuzione. Si ferma gente a sentirci!

 “Andiamo! Si è fatto tardi!” dice Carlo

La cena è buona. La mamma e il papà di Carlo scherzano per tutto il tempo. Vado via alle dieci, ma non ho voglia di rincasare. Quando finalmente arrivo, trovo i due fidanzati che mi aspettano. Mamma: “Dove sei stato?  E’ quasi mezzanotte!” “Sui viali a guardare le signore in vendita!”  Lo Scemo calmo calmo: “Ti sei divertito?” Lo guardo bene, dritto negli occhi. “Quelle signore mi fanno schifo! E quelli che ci vanno insieme mi fanno più schifo di loro!” “Quelli fanno schifo anche a me, – dice Lo Scemo – invece le signore mi fanno pena.” “Bah! – commento, guardando mamma – Hai un fidanzato di buoni sentimenti, meglio per te! Buona notte!” Due belle statuine mi fissano, mentre me ne vado.

Giro la chiave lentamente, entro in casa senza rumore. Mi piace fare il ladro in casa mia, spero di rubare qualche segreto. Li sento parlare. Lui dice: “Dagli più fiducia! Se prima era bravo e ha cominciato a fare acqua quando è arrivato il professore nuovo, non è tutta colpa sua. Domanda ai suoi compagni che cosa succede in classe.” “Nessuno si lamenta. E’ peggiorato soltanto lui!” “Domanda come tratta il tuo figliolo. Forse non lo sa prendere per il verso giusto.” “E chi lo sa prendere per il verso giusto? Io non ci riesco più!” e piange.

Ho rubato un segreto, ma non mi dà soddisfazione. Invece di parlare dei fatti loro, parlano di me e non mi piace. Torno alla porta d’ingresso, la riapro, la faccio sbattere, butto lo zaino per terra e sento mamma che mi domanda: “Sei tu?”  “No, sono un altro!” rispondo e entro in salotto. Sorridono tutti e due della battuta scema. Lei mi fa: “Ho parlato con il tuo professore. Non piace neanche a me, è scostante e antipatico, ma non ci possiamo fare niente. Finché non torna la signora Righini, ce lo dobbiamo tenere. Mi ha detto che lunedì ti interroga in Storia, per farti rimediare. Ti farà qualche domanda generale su tutto il programma. Preparati bene!”

Le conosco le domande generali di quello lì! E’ capace di chiedere come si chiamava il cognato della zia della regina Teodolinda e poi di prenderti in giro perché non sai rispondere.

Io prometto. Oggi è venerdì. Per essere pronto lunedì dovrei studiare tutto il pomeriggio domani e tutto il giorno domenica. Non è possibile, non ce la farò. Dico: “Domenica a mezzogiorno andiamo a trovare la professoressa all’ospedale.” “Tutta la classe?!” “No, in quattro: io, Carlo e due femmine:” “Bravi! Portale anche i miei saluti. Voleva bene anche a me: mi ascoltava e aveva sempre una parola buona. Chissà se riprenderà servizio, prima che finisca l’anno scolastico!” E allora glielo dico, perché non si illuda: “Non torna. Ha detto la mamma del Rivetti, quella che sa sempre tutto, che va in pensione.” Mi abbraccia e si mette a piangere. Piango anch’io. Duriamo un bel po’, tutti e due, poi mamma mi dice: “Chiedi a Carlo se ti aiuta a studiare. Io domani lavoro fino a tardi, non ti posso dare una mano.”

Carlo non riesce a farmi studiare. Non tengo a mente niente.  Suonano. E’ lo Scemo. “Mamma non c’è!” “Lo so. Fammi entrare lo stesso” Ma che vuole? Si mette a tavolino con noi e ci fa studiare. E’ matto, oltre che scemo! Non ha nulla di meglio da fare? Prende appunti, fa gli schemi, me li fa ripetere quattro o cinque volte. Insomma, viene l’ora di cena e abbiamo fatto fuori più di mezzo libro. Mi sono chiarito le idee, comincio a capire qualcosa. Questo è scemo nella vita, ma di Storia ne sa abbastanza.  E’ scemo a mettersi con una donna che ha un figlio come me. La nonna l’ha detto anche l’altro ieri: “Un uomo come si deve non si mette con una divorziata che ha un ragazzo di tredici anni. Sono problemi.”

Lo Scemo dice a Carlo: “Telefona a casa che resti qui a cena. Andiamo a preparare qualcosa di buono, per fare una sorpresa a Teresa.” Sa anche cucinare. Fa lo chef, ci dà gli ordini, ci sorveglia, ci fa ridere. Arriva mamma: tavola apparecchiata, profumo di buono, cucina in ordine. Sembra di essere una vera famiglia.

Dopo cena Lo Scemo dice: “Domattina torno a farti ripetere un’altra volta, così nel pomeriggio ti riposi e ti svaghi. Mi raccomando: sopporta le prese in giro di quella specie di professore, fai finta di non capire, non gli rispondere. Ti provoca per farti reagire male.” Mamma è allibita. Salta su Carlo: “Il signor Marcello ha ragione. Il professore l’ha presa con Dario fino dal primo giorno, cerca sempre di confonderlo e di fargli fare brutta figura.” Mamma mi guarda con le lacrime agli occhi.  “Non mi hai detto niente…Mi raccomando morditi la lingua! Rispondi all’interrogazione, fagli vedere che sei superiore!”

Speriamo che non mi venga un vuoto di memoria!

Andiamo a festeggiare in collina, speriamo di trovare le solite ragazze sedute su quel muro. Stamattina il professore mi ha spellato. Tutta la classe era a bocca aperta, perché mi faceva domande sul programma di tre mesi fa e io rispondevo.

Ieri, quando siamo andati a trovare la Righini, non stava male, anzi era allegra. Ha chiesto notizie di tutti e noi le abbiamo detto qualche bugia per non parlare dei miei problemi. Mi ha domandato della mamma. Ho risposto: “Ha un nuovo fidanzato!” “Che non ti piace…” “Non lo so..” “Non stare sempre sulla difensiva, dagli un po’ di fiducia!” Ho promesso, ma non so se mi poso fidare di uno Scemo. Però, nel vedere la Righini che non stava tanto male, mi sono sentito meglio anch’io. In terza tornerà. Non abbiamo solo un’interrogazione da festeggiare!

All’improvviso mi si affianca Lo Scemo. Pedala forte, o forse ha messo il rapporto giusto. Dice: “Salve, ragazzi!” e ci stacca. Lo ritroviamo davanti alla gelateria con un cono in mano. “Venite, offro io!”

Le ragazze sono sul muretto, la mia biondina mi sorride. Lo Scemo ha trovato una chitarra, si mette a suonare e canta una canzone allegra, con molto ritmo. Poi la fa cantare a noi. Fra lui e la biondina istruiscono il coro. Viene fuori perfino la gente dalle case e sono applausi.

E’ il gran giorno, si sposano. La nonna voleva che mi vestissi da cerimonia, come uno che si mette in maschera. Per fortuna Lo Scemo ha preso le mie difese, mi ha portato lui a scegliere un insieme sportivo, da persona civile. E’ lì sulla sedia. Ma io non ho voglia di mettermi in ghingheri. In casa c’è gente, c’è confusione. Mi infilo la tuta vecchia e sgattaiolo fuori, tanto la cerimonia è alle undici. Sono appena le otto. Prendo la bicicletta e vado in collina. Sto a sedere sul muretto e guardo il panorama.

Ecco Lo Scemo, con la macchina lustra e il vestito nuovo. Non si mette a sbraitare, scende e mi dice: “E’ tardi, vieni:” “E la bicicletta?” “Nel cofano:” Lascia il coperchio messo aperto, legato con una corda. Mi fa salire dietro, parte e mi dice: “Cambiati, non c’è tempo di tornare a casa.” Ha portato tutta la mia roba. Intanto che faccio le contorsioni, lui telefona a mamma: “L’ho trovato, arriviamo.”

Non sopporto il compagno di mia mamma: che fare? - 10eLOL

Il padre di Carlo porta via la bicicletta, tanto starò una settimana con loro, mentre gli sposi vanno in viaggio di nozze.

 Andiamo al ristorante. Il pranzo è all’aperto, sto poco a sedere, preferisco girellare qua e là. Incrocio la nonna, che mi domanda: “Portano anche te a Parigi?” “Me? E che sono scemi?” “Allora dove ti lasciano?” “Da Carlo, dal mio amico.” “ Perché tua madre non ti ha lasciato da me? Questa me la lego al dito.” Ho promesso di non rispondere male al professore, ma della nonna non mi ha parlato nessuno, perciò le faccio una bella scena, a voce alta, perché senta parecchia gente: “Me l’hai chiesto se stavo volentieri con te? Non sono mica un pacco postale, che si mette dove fa più comodo!” Poi scappo, perché l’ho fatta grossa. Ma dovreii tornare indietro a litigare di brutto, perché la sento che dice: “Tutto suo padre!” No, questo no, com’è mio padre non lo so, ma io sono io, sono Dario e basta.

Mi abborda una signora: “Sono la mamma di Marcello. Non so se ho il diritto di fare la nonna, spero proprio di sì, perché non ho altri nipoti. Sono sicura che ti affezionerai al mio figliolo.” Faccio un sorrisino alle buone intenzioni di questa vecchia mummia e scappo. Io non mi voglio affezionare a nessuno, non riuscite a capirlo?! Non mi voglio affezionare a uno che poi ci lascia, come fece mio padre. Chi deve far coraggio a mamma, se va male anche questa volta? Mi chiudo in un bagno a piangere. Poi mi calmo e penso: “Una settimana con Carlo! E in estate Carlo verrà una settimana al mare con noi. C’è qualcosa di buono anche in un matrimonio disgraziato, un matrimonio a tre: io, mamma e Lo Scemo!”

di Terza Agnoletti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: