WEN – FIGLI – La tutina rosa – Manna Parsì

   Cara mamma, ti scrivo qualche riga perché fra poco Irene, l’infermiera della Croce Rossa, passerà e prenderà le nostre lettere per spedirle.

   Io e Sea stiamo bene e siamo a Lampedusa, un’isola del sud Italia. Mi chiederai chi è Sea. E’ mia figlia. E’ nata due mesi fa in Libia. Frutto di una storia dolorosa e penosa che non mi va di raccontare.  L’importante è che tutte e due siamo salve e, soprattutto, che lei esista per darmi la forza per combattere e andare avanti.

   Tre giorni fa siamo partiti dalla Libia su una barca che mi sembrava ben messa. Eravamo tanti, non so dirti quanti. Ricordo che eravamo talmente ammassati che cercavo con tutte le mie forze di tenere lontano la gente da Sea per permetterle di respirare e di non essere schiacciata. La sera prima della partenza ero emozionatissima. Sono andata all’ufficio dell’Unicef per trovare un vestitino adatto per Sea. Ho scelto una tutina rosa con un orsetto sul petto. Dovevamo arrivare in Europa belle e a testa alta. Aisha, un’amica conosciuta durante il lungo viaggio, per l’occasione mi ha addirittura rifatto le ‘braid’. Finalmente, dopo tutto quello che avevamo sopportato nei mesi scorsi, una nuova linfa cominciava a circolare in noi.

   Alle cinque del mattino siamo andati verso la spiaggia, in un punto nascosto ai militari. Il mare era calmo e gli scafisti ci hanno detto che se tutto andava bene, entro sera saremmo arrivati sulla costa italiana. Io e Aisha ci siamo abbracciate per la gioia e ho dato un bacio a Sea, che dormiva beata tra le mie braccia. E’ una bambina sana e forte. Forse perché conosce già il destino che l’aspetterà. Non ho mai pensato alla circostanza che l’ha portata in questa vita, né alla conseguenza della sua nascita. Sea doveva esistere e diventare il miracolo della mia vita.  

   Non so come e quando ma all’improvviso il cielo si è annuvolato e ha iniziato a tirare un vento forte e gelido. Alcuni passeggeri dicevano che il Mediterraneo a volte fa questi scherzi e fra poco si sarebbe calmato. Ma non è stato cosi. La barca saliva e scendeva sulle onde e la gente seduta ai bordi dello scafo scivolava in acqua. Ho velocemente legato Sea al mio petto con una sciarpa e ho messo il suo documento di riconoscimento nella sua tutina rosa, nel caso che ci fossimo separate. Ho alzato lo sguardo e ho visto un’onda alta rovesciarsi sulla barca e in un istante mi sono trovata a galleggiare nelle acque senza Sea. Ho guardato intorno, ho urlato il suo nome, l’ho cercata sotto acqua, ma Sea non si trovava. Non ricordo quanto tempo fosse passato che qualcuno mi ha tirato con forza su una barca. Piangevo e mi dimenavo per liberarmi, perché mia figlia era in acqua. Mi hanno detto che dovevo stare calma e che tutto sarebbe andato bene. All’improvviso la mia vista si è annebbiata e ho perso conoscenza.  

   Mi sono risvegliata e Sea dormiva vicino a me, calma e al caldo. Irene mi ha detto: “Ecco la miracolata. Tua figlia è diventata un’eroina e la sua foto è pubblicata su tutti i giornali. E’ stato un vero miracolo salvarla. I soccorritori l’hanno trovata impigliata tra le corde di un salvagente”. Non riuscivo a controllare il mio pianto. Piangevo e ridevo. Irene ha inoltre aggiunto che sono riusciti a salvare tutti.

Anche Aisha sta bene e non mi lascia un secondo. Se tutto andrà bene potrà congiungersi con la figlia che vive al nord Italia. Sea è diventata la mascotte del campo e tanti altri miracolati come noi vengono a trovarla e le portano doni.  

    Cara mamma ora ti devo salutare. Appena potrò ti manderò una foto di noi. La strada per raggiungere i nostri sogni è lunga, ma io e Sea siamo forti e insieme ce la faremo.

Saluta tutti e dai un bacio anche ai miei fratelli.            

di Manna Parsì

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