WEN – FIGLI – Lui e Zoe – Silvia Taccagni

Lui non era lì da molto, qualche mese, non di più e per tutto il tempo non aveva fatto altro che poltrire.

Si crogiolava in una sorta di nullafacenza, sia di giorno che notte, perché in realtà non c’era molto da fare.

E nonostante il posto fosse tranquillo e lo stare lì procurasse un profondo piacere, lui era pervaso da un forte stato d’ansia.

“Quando verrà il momento?” si domandava. “Mi sembra di essere qui da sempre e ancora non siamo a nulla!”.

A dire il vero non sapeva di preciso cosa stesse aspettando, ma era certo che qualcosa stava per succedere e non vedeva l’ora.

Era li per quello.

Ogni tanto metteva la mano tesa alla fronte e scrutava l’orizzonte, cercando qualcosa oltre quell’immensità d’acqua.

 Ballettava, sgambetta, preso dalla medesima frenesia che ha un bambino in gelateria, mentre aspetta di avere tra le mani il suo frappè.

“Su dai, sarebbe anche l’ora” pensava.

Però niente e così tornava a sonnecchiare.

Ma il suo sonno era agitato, l’ansia lo tormentava.

Zoe viveva molto vicino a lui, ma non si erano mai visti.

Anche Zoe attendeva da un po’.

“Quando sarà il momento?” si diceva.

“Non ce la faccio più ad aspettare. Non vedo l’ora”.

La notte non riusciva a dormire perché l’ansia che aveva addosso la faceva sentire pesante anche fisicamente come quando ci si inzuppa da capo a piedi sotto il temporale.

Di giorno passeggiava per la casa, contando i passi per non pensare, ma senza riuscirci.

Lui continuava a sgambettare.

“Ma quanto dovrò aspettare ancora?”

E poi si perdeva a contare le sue dita che fluttuavano nell’acqua.

E di nuovo sgambettava, sempre più forte, come quando un ciclista inizia la sua fuga.

E, mentre lui sgambettava, Zoe camminava da una stanza all’altra, cercando di pensare ad altro, ma senza successo.

“Non ho più voglia di aspettare, ma quando sarà il momento?”

E, mentre Zoe camminava nervosamente ormai in preda al panico e lui sgambettava freneticamente, qualcosa cominciò a muoversi; tutto tremava.

Zoe in un primo momento pensò a un terremoto, ma appena ebbe realizzato, fu sopraffatta da un’alternanza di emozioni; gioia, perché si rese conto che finalmente era arrivata l’ora e paura, perché non sapeva cosa l’aspettava.

Allo stesso tempo, l’acqua intorno a lui iniziò a oscillare, tanto da fargli credere che si trattasse di uno tzunami ed un misto di terrore e gratificazione si fece strada nella sua mente e nel suo cuore.

“Sarà adesso il momento?” pensava lui.

“Ma quando passa questo terremoto?” pensava Zoe.

Sembrava che il mondo stesse per finire, ma poi tutto si fermò di colpo.

Lui non riusciva a tenere gli occhi aperti per la forte luce.

Zoe non riusciva a tenere gli occhi aperti per la spossatezza.

E, come quando al supermercato, riusciamo a agguantare il pacco di biscotti che si trova proprio sull’ultimo ripiano dello scaffale, adesso lui e Zoe, provavano un’intensa sensazione  di soddisfazione, che si trasformò in infinita dolcezza nell’esatto momento in cui lui, Diego, fu posato dolcemente tra le braccia di mamma Zoe.

20 cose che rendono indispensabile la propria madre!

di Silvia Taccagni

Una opinione su "WEN – FIGLI – Lui e Zoe – Silvia Taccagni"

  1. Stupendo! Grazie, leggendo ho vissuto l’attesa, capito il momento, e pensato a ciò che sembra reale, e chi può dire di no, abbiamo vissuto anche Massi ed io, tantissimi anni fa. e l’emozione che deve dare un racconto è arrivata. Bellissimo

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