WEN – GENITORI – Genitori – Milena Beltrandi

-Posso aiutarti? Non ti agitare, è normale, siediti un attimo, ti sentirai subito meglio. – disse la presenza all’uomo.

-Sì grazie, solo un attimo, non capisco come sono finito qui. – rispose; lei sorrise.

-Lo dicono tutti, torno più tardi.

L’uomo si guardò intorno, era confuso, sconsolato. L’ultimo ricordo che aveva risaliva alla sera precedente.

Sua moglie si era coricata e lui aveva controllato che porte e finestre fossero chiuse prima di raggiungerla. Era stato bevendo l’aranciata fresca che aveva sentito un malessere indefinito, un forte giramento di testa. Il suo pensiero era corso subito a lei, il pacemaker si era messo a ronzare: il momento era quindi giunto? Si chiese se avesse il tempo per un ultimo saluto. Avvertì il vuoto del battito per un istante che gli sembrò eterno. Si voltò verso la camera: ce la poteva fare.

-Ho il cuore che fa il matto, forse è giunta la mia ora. – le disse dopo che l’aveva svegliata entrando.

-Vieni a letto sei solo stanco, ci penseremo domani. – le aveva risposto, ma lui era caduto a sedere sul pavimento, le disse che ce l’avrebbe fatta da solo ad alzarsi e aveva chiuso gli occhi. Per un momento aveva pensato che non fosse la fine. Era stato lì che aveva perso la cognizione del tempo e si era ritrovato da solo.

Era in ospedale? O era semplicemente: altrove?

Lo capì quando la presenza tornò al suo fianco.

-Sono morto vero? Non sento né fame né dolore, sono in Paradiso? – chiese.

-Piano, una cosa alla volta. No, non sei in Paradiso e sì sei morto.

-Oddio, ho lasciato sola mia moglie, si è rotta il femore da poco, come farà senza di me? – gli occhi dell’uomo si riempirono di lacrime,

-Non preoccuparti, ci sarà chi penserà a lei: avete figli, saranno loro a provvedere ai suoi bisogni.

-Non come farei io, noi siamo sposati da 65 anni, le figlie hanno la loro vita, la loro famiglia.

-Non hai fiducia in loro? – gli chiese invitandolo a seguirla. Lentamente l’uomo prendeva coscienza del luogo: il sentiero era costeggiato da fiori da una parte e di erbacce e ortiche dall’altra.

-Adesso seguimi: questo sentiero è la tua vita- gli disse,

 -Cosa? Non capisco, mi sono sempre comportato da buon cristiano, anche se non frequentavo più la chiesa. – ammise l’uomo. In quel momento un piccolo cespuglio di fiori emerse dal terreno e esplose il suo profumo intorno, l’uomo sorpreso lo indicò alla presenza.

-Andiamo per gradi! – rispose lei – senti il profumo di quella rosa! – concluse. Lui provò e la guardò estasiato. Vide se stesso giovane prigioniero in Germania tra gli internati italiani, condotti al lavoro, uscire dalla fila per aiutare una ragazzetta tedesca pallida e magra a cui era caduta una cesta di legna, vide il soldato tedesco spingerlo in riga usando il calcio del fucile, risentì il dolore sulla costola e il calore della gratitudine della giovane.

-E’ stato un gesto gentile per chi ti aveva chiesto aiuto, hai rischiato e non ti sei girato dall’altra parte. Ogni fiore contiene un gesto che ha dato calore, come hai visto. Ogni volta che qualcuno si ricorda di te e di ciò che hai fatto, in questo sentiero nasce qualcosa, un fiore se è un bel gesto, una erbaccia se chi l’ha subito ha sofferto. – Incredulo, l’uomo riprovò con una viola, meravigliandosi di come fosse facile chinarsi, nonostante l’età.

Il profumo gli mostrò un giovane in bicicletta, un contadino abituato al lavoro dei campi, uno di tanti che non conosceva ma la cui riconoscenza emanava calore. Allora, giovane militare di guardia alle saline di Stato, di nascosto dai superiori, regalava un sacchettino di sale pulito alla gente del posto che, per povertà, si accontentava di raschiarlo dai para schizzi delle ruote dei camion usati per il trasporto.

-Per scoprire cosa custodiscono le erbacce, ti basterà sfiorarle. Qui troverai gli scatti d’ira, i torti che hai fatto, i tuoi errori, insomma. Quando sarai alla fine del sentiero potrai entrare nell’Eden e incontrare parenti e amici più stretti: i tuoi genitori ti aspettano con ansia.

-Mamma, papà! – sussurrò l’uomo!

-Dovrai rispondere a una domanda però. – spiegò la presenza. L’uomo scosse la testa sconsolato, la fila delle erbacce era lunga e pensò a quante persone avesse offeso col suo brutto carattere. Ma poco più in là un altro cespuglio di fiori sbocciò profumatissimo.

-Guarda, ancora qualcuno ti pensa. – disse lei indicandolo.

-Staranno piangendo al mio funerale. – dedusse l’uomo.

-Il tempo non esiste qui! È qualcuno che ti ama davvero. È sempre più difficile vedere spuntare fiori da questo punto in là. – spiegò e svanì.

L’uomo rimasto solo annusò fiori e sfiorò erbacce, rivisse le sensazioni vissute da altri per le sue azioni. L’amore infinito provato alla nascita delle figlie lo consolò. Seguì la scia della famiglia, sicuro di trovare solo fiori, non era così sereno per il rapporto con gli amici o i colleghi sul lavoro. Si accorse che non sempre l’essere certo di fare la cosa giusta era stato percepito come tale e, a volte, aveva fatto soffrire profondamente chi doveva proteggere. Si accorse che qualcuno aveva patito per le sue parole e altri per la sua assenza. Toccando una pianta di ortica scoprì quante parole inutili aveva dette, parole che avevano umiliato e offeso anche chi gli era vicino. Si pentì di averle pronunciate, di aver agito spesso senza pensare.

Vide un fiore tra le erbacce, lo toccò sorpreso e sentì una voce:

-Sono il fiore “Nonostante tutto”, sono come il quadrifoglio: raro. Nonostante tutto sei amato, hai fatto un buon lavoro laggiù, molti ti ricordano con affetto. Dimmi: hai capito qual è il compito più difficile del mondo?

Rispose: -Essere genitori! – e la porta dell’Eden si aprì.

Di Milena Beltrandi

Benvenuti in Paradiso | best5.it

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