WEN – GENITORI – La colonna sonora – Nicoletta Manetti

Bella figlia dell’amoooo-ooo-reee…

La romanza del ‘Rigoletto’, conosco le parole, canto insieme a Toscana Classica. Non c’è traffico stamani sulla Firenze-mare. Schiaccio l’acceleratore e la sensazione è quella di un volo in apnea. Adoro la musica che mi da il ritmo nel fare cose.

Ho sempre pensato che ci vorrebbe una colonna sonora di sottofondo alle nostre giornate. Sfido che gli attori sono tutti belli! Metti ‘Giù la testa’ o ‘Mezzogiorno di fuoco’ quando arriviamo a un appuntamento e vedi che figurone.

Il cono di luce gialla che inquadra LUI sulla poltrona. LUI prima era il nonno, poi mio padre. La poltrona è la stessa, la vecchia frau di cuoio, la stessa, come l’ombra trinata delle tende e il quadro della villa di Grumaggio. Anche le stesse note volano e si arrampicano sulla libreria, alta fino al soffitto, si infilano nella gola nera del caminetto, giocano con le gocce del lampadario di Murano.

In macchina, invece, il babbo metteva le cassette di Fausto Papetti. Voleva dire che eravamo in vacanza. La colonna sonora della vacanza. Le metteva a tutto volume, forse per non sentire la voce della mamma, appesa come un uccellino alla maniglia di sicurezza: attento di qua, attento di là! Poldo, da dietro, teneva le zampe sulla spalla del babbo e le orecchie sventolavano dal finestrino. L’inizio della vacanza: Fausto Papetti e le orecchie bionde di Poldo a veleggiare al vento.

Schiavo son de’ vezzi tuo-ooo-iii…

120 sul tachimetro… 130… brava la mia vecchia cavallina, brava… dai che gli faccio una sorpresa a tutti e due…

La sagoma scura del castello di Serravalle incombe sulla destra. Babbo, è abitato quel castello? Gli chiedevo sempre. No, non lo vedi, è diroccato! Sempre razionale LUI.

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Ma con la musica no, con quella giocavamo. In realtà facevamo una cosa più importante: con LUI, grande, forte, la mia ‘colonna’, scrivevamo la ‘colonna sonora’ della mia vita.

Amo, come lui, i giochi di parole.

Verona. I biglietti per lo ‘Schiaccianoci’, regalo per l’esame di quinta elementare. Partimmo la mattina presto. Conoscevamo ogni nota dello Schiaccianoci, noi due. Ci facevamo gli indovinelli battendo il ritmo di un brano con la forchetta sulla tovaglia: Trepàk! Flauti in canna! Fata confetto!

L’Arena immensa, trapuntata di fiammelle, il respiro trattenuto per ore, l’autografo di Carla Fracci da incollare nel diario e far vedere alle amiche di danza a ottobre.

Eccolo laggiù il baluginìo del lago di Massaciuccoli. Quante volte LUI mi ha portato a visitare villa Puccini.

Io preferivo Mimì. LUI la Tosca, e allora impostava un vocione: Tosca! Nel tuo cuor si annida… SCARPIA!

Parcheggio nel vialetto sotto il pino; trovo la mamma, piccina sotto la veranda, legge. Il babbo è di sopra, è sempre di sopra LUI, sul terrazzo. Alzo la testa, vedo spuntare i suoi lunghi piedi: Ciao babbo! grido, ma non risponde. Forse perché la musica che sta ascoltando è più forte:

Bella figlia dell’amoooooo-ooo-reee

di Nicoletta Manetti

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