WEN – GENITORI – Naufragio – Carlo Menzinger

La montagna d’acqua s’avventò in corsa sulla nave. La prua si sollevò verso il cielo, come se l’Odissea tentasse la disperata impresa di arrampicarsi per quel mare improvvisamente divenuto verticale.

Nella cabina i viaggiatori urlanti furono sbattuti contro la parete di fondo, mentre getti d’acqua la invadevano da tutte le parti. Per un attimo interminabile la barca parve resistere in quella posizione improbabile e quasi riuscire a risalire di qualche metro la superficie mortale, poi perse l’equilibrio e si rovesciò all’indietro con la chiglia all’aria, subito sommersa dal passaggio dell’onda anomala, impotente come una tartaruga riversa sul dorso. Mentre il mare la sommergeva, la barca si spaccò in quattro pezzi.

Gli abitanti della cabina rotolarono sott’acqua più volte, l’uno sull’altro, tra le macerie della barca, mentre l’abitacolo si capovolgeva e staccava dal resto della nave. Aracne evitò per miracolo il colpo di una grossa trave che roteava su di lei. Giuseppe fu stordito da un’altra che si era staccata dal tetto. Nymphodora fu risucchiata fuori dall’acqua assieme a Ingmunde. Aracne fece appena in tempo a far riparare il piccolo Lucius in un baule, che un’onda la scagliò in mare. I marinai, all’esterno, furono spazzati via.

Finalmente l’onda passò sopra di loro e si allontanò, lasciando l’oceano alle sue spalle insolitamente calmo. Uno dietro l’altro, alcuni frammenti della nave tornarono a galla.

Alcuni marinai sopravvissuti nuotarono verso un tavolato galleggiante e vi si aggrapparono.

Aracne emergendo li scorse in lontananza, ma di loro non le importava. Si guardò invece attorno disperata gridando:

  • Lucius. Lucius. Per gli Dei, dove sei piccolo mio. Lucius.

Sentendo le grida Nymphodora si girò e nuotò verso di lei.

  • Lucius – ripeté l’ilota – Nymphodora hai visto il mio bambino? Hai visto Lucius?

Nymphodora scosse a fatica la testa. Le pareva già un miracolo essere viva. Che cosa ne era stato degli altri? Dov’era il suo Doukas? Chi poteva essersi salvato? Difficilmente Lucius. Come poteva avercela fatta un bambino così piccolo? Pensava non fosse possibile, ma non disse nulla e cercò di abbracciare la sua serva per confortarla, cercando a sua volta conforto, ma Aracne non badava a lei, mentre i suoi occhi continuavano a perlustrare il mare. Dopo poco Aracne si staccò dalla padrona e si mise a nuotare disperata, alla ricerca del figlio. Nymphodora le andò dietro.

  • Stai calma, non sprecare le forze – le gridò, ma Aracne non la ascoltava. Aveva visto un corpo galleggiare. Lo raggiunsero. Era Giuseppe, svenuto. Nymphodora, lo schiaffeggiò per rianimarlo, ma il gesuista non sembrava volersi risvegliare. La ragazza allora, sorreggendogli la testa con una mano e cercando di tenersi a galla con l’altra tentò una respirazione bocca a bocca. Giuseppe, sussultò, sputò un getto d’acqua e riaprì gli occhi, spaventato.
  • Mio Dio! – esclamò riprendendosi – che ne sarà di noi?
  • Cerchiamo qualcosa cui attaccarci per non affogare – ordinò Nymphodora, la sola dei tre che sembrasse aver mantenuto la propria lucidità.

Per fortuna c’erano molti relitti e riuscirono a raggiungerne uno abbastanza grosso da sostenerli tutti. S’issarono strisciandoci sopra.

  • E gli altri dove sono? – chiese Giuseppe, aggrappandosi.
  • Abbiamo visto alcuni marinai, ma poi le correnti li hanno allontanati – rispose Nymphodora.
  • Lucius – riprese a gridare la madre. Nymphodora avrebbe voluto gridare il nome di Doukas, ma un po’ ne sentiva l’inutilità, un po’ aveva come un groppo in gola che le bloccava il grido. La disperazione la stava attanagliando, ma il suo carattere forte la portava a reagire. Forse Doukas, il bambino e gli altri erano morti, ma loro erano vivi e dovevano cercare di restarlo. Non sarebbe stato facile e non dovevano sprecare energie.
  • Lucius è nelle mani della misericordia di Dio – Nymphodora udì Giuseppe cercare di confortare la disperata Aracne.

A quelle parole Aracne si mise a piangere, ma continuò a ripetere tra i singhiozzi il suo grido strozzato:

  • Lucius. Lucius. Lucius.

Nymphodora li fissava con sguardo vitreo.

Estratto dal romanzo “Il regno del ragno“, per la saga “Via da Sparta” di Carlo Menzinger di Preussenthal.

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