IL SOGNO DEL RAGNO: IL SOGNO DI UN MONDO MIGLIORE – Recensione di Michele Ventrone

Via da Sparta / Il sogno del ragno” è un’opera di Carlo Menzinger di Preussenthal (2017, Porto Seguro editore). Lo scrittore di Firenze, autore di

varie ucronie, ci espone in questo libro storia greca e in particolare quella di Sparta. Si tratta di un’ucronia perfetta per comprendere come il nostro mondo sia, in realtà, molto migliore di quello che sarebbe potuto essere. Il libro si ambienta nella società contemporanea, ma che parte dall’antica Grecia, dove la rude Sparta ha avuto la meglio sulla razionale Atene. Le conseguenze sono drastiche: Sparta ha costruito un impero che si estende dall’Europa all’Africa, fino a toccare persino l’America. Quello creato da Sparta è un mondo totalmente diverso da quello di oggi. Sparta, infatti, prevalendo ha imposto i suoi usi e costumi, religione e potere. L’amore, innanzitutto, non è quello basato sul volersi bene, ma è più che altro basato sulla convenienza ed è praticamente inesistente, tanto che quello omosessuale va per la maggiore. Le persone girano nude perché i vestiti considerati inutili, con la conseguenza che le donne, soprattutto ilote (schiave), sono frequentemente vittime di abusi sessuali, considerati normali dalla società. Ciò capita all’inizio del racconto, dove la schiava Aracne è messa incinta da ragazzi di strada. Altre divergenze. I matrimoni servono solo ad assicurare stabilità all’impero in quanto gli uomini vivono solo per la guerra e per l’espansione di Sparta, mentre le donne amministrano beni e terre conquistate. L’arte, la filosofia, la meccanica, l’elettronica e i progressi della scienza sono ancora agli albori e la sola ad aver avuto un grande sviluppo è la genetica. Gli uomini, infatti, già dai primi anni di vita, sono indirizzati verso la crescita fisica volta alla ricerca della perfezione del corpo, questo ovviamente per avere la meglio nelle battaglie. E ciò avviene con metodi impensabili. I neonati gracili, innanzitutto, sono uccisi direttamente alla nascita e ogni persona, anche spartiata (nobile), al compimento dei 55 anni di età subisce la “Catarsi”, un rito che conduce alla morte. In un mondo fortunatamente solo immaginabile, la nostra protagonista, Aracne, avendo già abortito due volte per l’anormalità dei suoi feti e con la conseguenza che alla terza volta verrà uccisa, decide di fuggire da questo mondo in cerca di terre dove Sparta non è ancora arrivata. Si tratta dei regni scandinavi, lontanissimi, se si pensa che la nostra protagonista vive a Napoli, ma dove Aracne pone i suoi obiettivi. Verrà aiutata da Lucius, un romano (anche Roma è ovviamente stata sottomessa) che la nostra protagonista incontra nel suo viaggio e che le fa da “mecenate” e da “spalla”. In seguito incontra Ezechiele e Giuseppe, due dei pochi cristiani che la “buona novella” di Gesù ha contrapposto al politeismo antico di Sparta. Dopo l’incontro coi due, Aracne è quasi attonita di fronte a questa diversità e a poco a poco ne comprende il significato, il valore e la preziosità. Questi quattro affronteranno mille peripezie, perseguitati dagli spartiati, desiderosi di far valere la propria superiorità opprimendo e uccidendo iloti. Tra di questi un irene (spartiate alle prime armi), Lisandro, che cadrà nelle mani dei quattro. Poco dopo però Aracne, Lucius, Ezechiele, Giuseppe e il prigioniero Lisandro, cadono vittime dei briganti e saranno venduti sul mercato nero della capitale Lacedemone, fino ad essere acquistati da una nobile famiglia, gli Agropolis. Tra di esse c’è Nymphodora, la cui storia scorre parallelamente a quella di Aracne. Nymphodora sembra una rivoluzionaria, una illuminata, una che, pur essendo una spartiata, cerca di dare vita ad un mondo migliore, un mondo basato sull’uguaglianza e sull’amore. Nonostante la stabilità trovata e in base ai consigli di Lucius che la invitavano a non accontentarsi mai, Aracne capisce che non è ancora giunta nel mondo che sogna e in cui crede l’esistenza. Il libro ha chiaramente un seguito e la trilogia proseguirà con “Il regno del ragno”.

Lo stile è ottimo e l’autore inserisce più volte neologismi, parole inventate che hanno comunque un’origine da quelle greche e questo ovviamente rende l’ucronia più verosimile. Assolutamente da consigliare.

Michele Ventrone

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