LA GRANDE PANDEMIA ATTESA È QUESTA? – Introduzione di Carlo Menzinger a “Strani casi al tempo del covid”

acciai baggiani massimo; campinoti renato - strani casi al tempo del covid

Massimo Acciai Baggiani e Renato Campinoti hanno pubblicato nel 2021 l’antologia di racconti “Strani casi al tempo del Covid” con Porto Seguro Editore. Mi hanno chiesto di scriverne l’introduzione che vi riporto di seguito:

Oggi, 9 gennaio 2021, leggo che i morti per covid-19 nel mondo sono stati 1,9 milioni e i contagiati 88,9 milioni. Si tratta dunque di una tragedia epocale. L’ebola aveva fatto 11.325 morti. La Sars nel 2002-2004, aveva causato 774 decessi. La pandemia influenzale “suina” nel 2009-2010 portò alla perdita di 18.449 persone. Parevano numeri spaventosi, ma questo nuovo coronavirus li fa sembrare poca cosa.

Il covid-19 è stato, però, anche un fenomeno di mutamento sociale notevole. Se l’attentato alle torri gemelle del 11 Settembre 2001, con le sue 2.977 vittime, fu indicato come evento di svolta della Storia, che cosa dovremmo dire di questa malattia?

Per quasi un anno intero (ma supereremo di certo questa soglia temporale) il mondo si è fermato e ha cercato nuovi modi di andare avanti che rallentassero la pandemia, con la consapevolezza che era il massimo possibile e che arrestarla del tutto non fosse possibile.

L’applicazione del “distanziamento sociale” come principale difesa ha fatto fermare numerose attività economiche, culturali e sociali. Alcune hanno trovato nuovi modi per ripartire e la diffusione dello smart working, con il diffondersi delle piattaforme per chat e video-chat è stata una rivoluzione che il mondo del lavoro non potrà dimenticare e dalla quale non potrà tornare indietro. Allo stesso modo mi chiedo se torneremo (e se sarà prudente farlo) a salutarci con strette di mano e abbracci. Non credo che la “toccata di gomito”, citata anche in questa raccolta, durerà a lungo, ma i saluti “espansivi” hanno forse fatto il loro tempo. Mi viene in mente mia nonna che negli anni ’60 si infuriava se qualche adulto baciava dei bambini, perché poteva contagiarli. Credo che dovremo tornare a ragionare come lei.

Fa rabbia sentire politici, giornalisti e presunti esperti definire questa pandemia come inattesa: sono decenni che il mondo scientifico ne attende una di proporzioni devastanti, con un numero di morti nel mondo tra i 30 e 100 milioni e il covid-19 sembra esserne solo un assaggio, un banco di prova per qualcosa di più grave che, dicevano gli esperti negli anni fino al 2019, non ci dobbiamo chiedere “se” arriverà, ma “quando” arriverà.

L’influenza spagnola (virus H1N1) tra il 1918 e 1920, con una stima di 500 milioni di contagi, fece 50 milioni di morti, in un mondo che viaggiava molto meno e aveva solo 2 miliardi di persone (1 su 4 si ammalò). Un virus con le stesse caratteristiche in un mondo assai più interconnesso e con 7,8 miliardi di abitanti, si ritiene che potrà portare, come si scriveva sopra, almeno 100 milioni di morti, pur in presenza di forme di igiene e di attenzione sanitaria assai maggiori di allora.

Renato Campinoti nel suo racconto “Quanti siamo?” fa parlare alcuni virus, che si vantano dei morti e dei danni da loro stessi provocati, in una carrellata storica sulle principali pandemie del passato. Tocca, in questa storia, ai virus salvare il pianeta dal suo più grave flagello, l’uomo. È per questo che si danno tanto da fare a infettarci perché, come dice Corona (così si fa chiamare nel racconto il coronavirus del covid-19) in “Quanti siamo?”: “Ho calcolato, all’ingrosso, che se dovesse continuare il tipo di sviluppo e di inquinamento che stava avvenendo fino a pochi mesi fa, tempo venti, trenta anni ci saremmo giocati definitivamente il pianeta! Ho visto cose, in mezzo agli oceani, che non potete neppure immaginare! Interi atolli di plastica che hanno già fatto sparire centinaia di razze marine! Sui ghiacciai eterni ci sono ormai migliaia di ettari di terreno erboso, gli animali di quelle zone, dall’orso alle renne a i microorganismi, stanno sparendo come razza. Il buco dell’ozono è pericolosamente vicino a diventare una falla enorme che non permetterà più all’atmosfera di difenderci dai raggi dannosi e letali.”.

In un mondo in cui la perdita di biodiversità, dovuta anche ai fattori elencati nel racconto, ha assunto ritmi inaccettabili, l’uomo rimane il miglior habitat per i virus. Il più grave errore sarebbe pensare che debellato il covid-19 si possa stare tranquilli e tornare alle abitudini di prima.

Potremo difenderci solo cambiando radicalmente vita, rinunciando a tante forme di socialità e, soprattutto, prestando la massima attenzione alla cura del nostro pianeta. Le pandemie virali si combattono con un ambiente naturale sano e, prima di tutto, curando la salute degli animali negli allevamenti e di quelli selvatici che entrano in contatto con questi. I virus si adattano e passano da una specie all’altra con grande facilità, assumendo presto forme che i precedenti vaccini non riconoscono. Un’epidemia tra i polli, va curata prima che passi all’uomo. Vaccinarsi sarà importante per difenderci e fermare questo coronavirus, ma per le prossime pandemie dovremo avere strategie assai più ampie, oppure decidere di trasformarci in tanti hikikomori, come fanno alcuni personaggi di questa antologia, rinunciando del tutto a ogni forma di contatto fisico con gli altri!

Se gli hikikomori si rinchiudono in casa, anche altri personaggi si dimostrano non meno ipocondriaci, come l’anziana signorina Norina, rispettosissima di ogni regola, che si trasforma quando si ritrova senza mascherina.

In altre storie assistiamo alle difficoltà della convivenza forzata, dovuta al lockdown, con strani coinquilini e vicini chiassosi, come nella vicenda dell’asessuale e della ninfomane bloccati nel medesimo appartamento o lo strano incontro in ospedale tra l’uomo timorato di Dio e la satanista o la babysitter alle prese in un appartamento con la bambina spericolata.

Ci sono anche, in questo volume, i problemi lavorativi, quelli di sempre, ma accentuati forse da una situazione di forte stress generata dal diffondersi della malattia.

E poi ci sono i giustizieri tipo il “Controllore” o lo “Sceriffo”, che si sentono in dovere di andare in giro a punire chi non rispetta i DPCM e le regole anti-covid, fino all’estremo dei vecchietti, che mi fanno pensare ai “compagni di merende” nella vicenda del mostro di Firenze, che uccidono le coppiette appartate senza mascherina tra i boschi di Monte Morello.

Ogni tanto le storie si tingono di giallo e compaiono la poliziotta Caterina e la sua “suggeritrice”, la vecchia Cesira, presi in prestito dal romanzo di Campinoti “Caterina non mollare”.

Il covid-19 è un fenomeno che fa pensare e scrivere molto. Lo stesso Massimo Acciai Baggiani nel 2020 ha già partecipato sull’argomento, con me, all’antologia “Racconti ai tempi del coronavirus” (Booksprint Edizioni) e nel 2021 entrambi dovremmo uscire, con un racconto ciascuno, in un’antologia edita da Tabula Fati che riprende il tema del contagio usando personaggi o ambientazioni di altre opere degli autori.

Acciai, Campinoti e io facciamo tutti parte del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, sul cui blog, abbiamo accolto tantissimi racconti e poesie nei quali tanti autori, compresi noi stessi, raccontavano le loro versioni della pandemia. Alcuni di questi racconti furono poi oggetto di un reading organizzato tra le prime due Fasi dell’epidemia, quando pareva che la battaglia fosse quasi vinta, e alcuni li ho ritrovati qui.

Parlare di questi mesi di svolta, credo sia utile e importante, sia per lasciare una testimonianza non tanto di eventi specifici, ma del clima, dell’atmosfera e delle sensazioni di questo drammatico 2020. Raccolte come questa, dunque, credo potranno restarne come importanti documenti a memoria di un periodo difficile della storia italiana e mondiale.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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