Il regno del ragno: Il nostro viaggio all’eterna ricerca di noi stessi – Michele Ventrone legge Carlo Menzinger

“Il regno del ragno” è il secondo libro della trilogia “Via da Sparta”, opera dello scrittore fiorentino Carlo Menzinger di Preussenthal. Aracne, in una situazione di tranquillità momentanea, partorisce Lucius, dandoci quindi il nome del suo amico romano Lucius Sestus. A Lacedemone arriva intanto il Polemarco Generale Archidamo Stamatis, marito di Cliternestra e padre di Nymphodora, padrona di Aracne. L’ufficiale chiede alla moglie il finanziamento della guerra che Sparta sta per portare ad oriente contro Nippon-Koku, l’altro grande impero del momento. Cliternestra accetta e si forma così un contingente formato da Archidamo (in veste di Polemarco Generale), Lucius Sestus (in veste di memoriografo della guerra), Lisandro (in cerca di gloria dopo l’umiliazione della sua cattura da parte degli iloti) e Spartaco. Quest’ultimo è un Enomotarca, un capo insomma, che ha straordinarie doti di guerriero.

Ad un certo punto Cliternestra, con parere favorevole di tutti, vuole convogliare a nozze Spartaco e Nymphodora. Si scatena così un putiferio poiché la ragazza spartiata non vuole assolutamente sposare Spartaco, essendo tra l’altro ancora innamorata di Doukas. Nymphodora elabora uno stratagemma: accetta il matrimonio a condizione che Cliternestra metta a disposizione una nave per lei. Una volta ottenuta questa, e qualche tempo prima di sposarsi, Nymphodora scappa insieme ad Aracne, che è ancora desiderosa di raggiungere i regni scandinavi dove trovano luogo pace e uguaglianza, per se e per suo figlio Lucius. Alle due, ormai amiche per la pelle, si aggiungono anche Doukas, Giuseppe, ovviamente Lucius e anche Igmunde, un umile scandinavo arrivato come ilota a Lacedemone. La traversata dell’oceano sembra andare per il meglio finchè la nave viene spazzata via da un’onda anomala, che fa naufragare e dividere il gruppo. Nymphodora e Aracne si ritrovano su un’isola e dall’incontro con un gruppo di bambini e educatrici ne nasce un dilemma esistenziale. Si scopre che quei bambini non sono altro che “donatori”, ossia non servono altro ad essere sventrati per donare i loro organi ai guerrieri feriti in guerra. Tra l’altro le educatrici non sanno niente della vita, si credono vecchie anche se hanno solo sedici anni, e la loro vita è basata solo sul fatto che ogni luna piena arrivano dei “dottori” a prelevare qualche bambino che donerà gli organi. Una di loro, chiamata (bambini ed educatrici non hanno nomi) “Seconda educatrice” o “La ragazza che si credeva vecchia” è assalita da dubbi esistenziali favoriti dal fatto che sull’isola sono sbarcati questi naufraghi, avendo creduto nell’esistenza dei soli dottori. A questa educatrice sono dedicati almeno due, tre capitoli in cui la ragazza si pone innumerevoli domande esistenziali che prima non si era mai chiesta. A poco a poco, con l’aiuto di Aracne e Nymphodora, troverà solo parte delle risposte. L’autore vuole far capire che siamo solo una parte di un vastissimo universo e che di esso ne sappiamo una parte irrisoria. Solo ponendoci domande possiamo trovare delle risposte, ma queste saranno pur sempre vaghe e, a volte, inesaurienti.

Intanto Spartaco dall’altra parte del mondo ha la notizia del naufragio di Nymphodora e corre a soccorrerla, seguito dal fedelissimo Lisandro e da Lucius Sestus. Aracne ritrova il suo bambino Lucius che aveva perso nel naufragio e i tre aspettano ora la venuta dei dottori. Questi, capendo la pericolosità della scoperta dell’isola dei donatori da parte dei naufraghi, li fanno prigionieri. Tratterranno con loro, però, solo Aracne, mentre tutti gli altri saranno liberati e salvati grazie all’arrivo di Spartaco.

Nell’ultimo capitolo scoperta agghiacciante: i “dottori” spiegano ad Aracne che lei non è altro una generatrice di mutanti in quanto, da piccola, con manipolazioni genetiche era stata adibita a questo ruolo. Quindi di conseguenza Lucius non è altro che un mutante, un fututo guerriero con geni in grado di farlo resistere alle temperature polari e quindi da impiegare nelle guerre per la conquista del nord.

Sparta ovunque, tutto è di Sparta, tutto è per Sparta, anche la vita di persone che avrebbero desiderato tutt’altro.

Insomma altro capolavoro di Carlo Menzinger, dove si incastra tutto alla perfezione come un vero romanzo, con il di più che in esso trovano spazio vaste riflessioni facendo sorgere domande anche a chi vive in un mondo totalmente e fortunatamente diverso. Ed ora, mirino sul terzo libro della saga, che si chiamerà “La figlia del ragno”.

di Michele Ventrone

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