WEN -FRATELLI – Alessandra – Ada Ascari

Ricordo quando mi è stato detto che mamma mi avrebbe dato una sorellina -o un fratellino, perché allora mica si sapeva prima-, non ne sono stata molto contenta. Ero figlia unica da ormai quasi dieci anni e mi trovavo bene nel ruolo di principessa viziata a coccolata. Nonna Iride mi chiamava principessa, ed io lo ero, per tutti, difficile abdicare per un pezzetto di bimba urlante. Io sbalzata di colpo dal piedistallo dei privilegi allo sgabello della sorella maggiore, sgabello scomodo, pieno di responsabilità. Eppure quel pezzetto di bimba che arrivava come una sorpresa di Pasqua dal ventre tondo di mia madre è stato il più bel regalo che la vita potesse farmi. L’ho amata immediatamente, ma nello stesso tempo ne sono stata ferocemente gelosa, lei era il sassolino che andava a incastrare l’ingranaggio ormai rodato degli affetti familiari, era colei a cui tutto era permesso, era la personcina dispettosa a testarda che mi stava perennemente attaccata alla gonna, era quella che mi ha fatto per la prima volta sgridare da mio padre -il mio idolo- perché me la solo dimenticata ai giardinetti. Ma io avevo le amiche con cui parlare, mica potevo guardare quello che faceva la piccola, a tredici anni cominci a pensare ai ragazzi, mica a fare da balia a tua sorella! Cresceva ed era sempre lì incollata a me, mi guardava, mi imitava, mi seguiva… Ho vissuto con sollievo quando me ne sono andata via per studiare all’Università, lei avrebbe potuto godersi appieno mamma a papà io la mia libertà. E invece mi mancava, ma soprattutto ne diventavo sempre più gelosa. Lei era ancora a casa, si godeva i privilegi, era diventata lei la figlia unica che io era stata prima. …e me ne sono allontanata, chilometri di distanza, anni di distanza, che in adolescenza sono lustri, abitudini diverse, interessi diversi. Come era potuto succedere? Era successo! Io di qua, lei di là dall’Appennino, io lontana e lei presente quando nostra mamma ci ha lasciato, io sofferente e chiusa dagli avvenimenti della vita e dell’amore e lei aperta e allegra con i suoi amori spregiudicati, i compagni che cambiavano, io che non capivo.

Fino alla morte di nostro padre, ha fatto il bello e il cattivo tempo, poi si è ricordata di me.

Io sola, lei sola, ci siamo riavvicinate, piano piano, io sola, lei con un nuovo compagno, quello definitivo. Mi figlio che le assomiglia, nella bocca carnosa e sorridente, lei senza figli, ma con tanta voglia di dare amore ai figli del suo compagno.

Ho passato le estati degli ultimi 20 anni a casa sua, nella casa che aveva sistemato come voleva, una piccola casa che per me era il Paradiso. Quando partiva per una vacanza mi chiedeva di andare da lei per non lasciare la casa disabitata -abitava su una piccola strada secondaria di montagna- ed io felice andavo, e non solo quando partiva, ma anche quando c’era e piano piano sono diventata gelosa per altre cose, la sua serenità conquistata, il suo essere sempre presente.

Gli anni si sono annullati, i 10 che ci dividevano erano diventati mesi, eravamo solo due donne che si capivano e si volevano bene. Fino a quattro anni fa quando mi ha detto che aveva un brutto tumore, che avrebbe voluto lottare e guarire perché non voleva morire alla stessa età della nostra mamma. Invece a sessantadue anni se ne è andata, stessa età, stesso destino. Io sono rimasta sola, questa volta davvero sola, con domande a cui non so rispondere, con perché che risuonano vuoti, con l’abisso a cui mi affaccio e di cui non vedo il fondo. Non sono più gelosa di lei, ma sono arrabbiata con lei perché se ne è andata troppo presto, troppo in fretta, senza salutarmi mentre io correvo nella tormenta per raggiungerla. Avrei voluto tenerle la mano ed invece non ho fatto in tempo. Addio sorellina.

di Ada Ascari

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