WEN – FRATELLI – Fratelli diversi – Camilla Cosi

“Non ci pagano per star con le mani in mano, prima finiamo meglio è”. Bruno tramesta tra i ferrivecchi nella cantina di quell’appartamento vista Duomo, in vendita da mesi. “Claudio, datti una mossa, voglio una birra”.

Lo spilungone non ascolta. Piegato sulle ginocchia, fruga affannosamente nell’ultimo cassetto di una madia che puzza di umidità.

Bruno si avvicina alle sue spalle e con la mano destra lo scuote “Mi hai sentito, oh! dico a te!”

“Eh aspetta un attimo” Claudio incrocia le gambe e si siede sul pavimento. Spalanca il palmo “Quanti di questi possono esistere, uguali identici, al mondo?” allungando il braccio e mostrando l’oggetto.

“Fammi vedere” si infila gli occhiali, la penombra trae in inganno “migliaia? Dove l’hai trovato?”

“Tra la carta da giornale”.

Bruno si infila la giacca “Portalo dall’orafo, andiamocene”.

Claudio si alza in piedi “leggi”.

Bruno si aggiusta gli occhiali e legge le incisioni sui due pendenti di forma circolare sui quali sono ritratti due angioletti “Claudio sull’uno, Alessio sull’altro”.

“Secondo te quanti ne saranno stati fatti così?”

“Che ne so, lascia il pendente con il tuo nome, togli l’altro e tienilo, non dobbiamo per forza dire che l’abbiamo trovato! Ma andiamo, se faccio tardi mia moglie si incazza e voglio una birra”.

Claudio infila il bracciale nella tasca dei jeans, si guarda intorno, roba di nessun valore. “Di chi è questa cantina?”

“Non lo so!” dirigendosi alla porta.

“Chi ti ha chiamato per sgombrarla? Bruno, è importante!”

Bruno afferra il cellulare “Guarda, il tizio dell’agenzia immobiliare di Piazza de ‘Ciompi”.

Claudio fissa il cellulare “Chiamalo e chiediglielo”.

Bruno si tira i calzoni su in vita “Ma che t’importa?”

Claudio estrae di scatto il bracciale “Questi due nomi del cazzo, Claudio e Alessio…” dondolando il monile davanti agli occhi di entrambi “questo era il braccialetto di mia madre”.

Claudio continua a chiedersi se questa storia è una follia, se è il momento giusto per riaccorciare le distanze, non sa come spiegare, ma gli eventi seguono il loro corso, ha deciso di non opporre resistenza. Si incammina verso l’osteria “I quattro soldi”, che ha cambiato gestione perché Osvaldo ha quasi cent’anni. Claudio accavalla le gambe, dondola il piede sinistro. Un brivido alle spalle quando la porta si apre e una folata di vento freddo dicembrino avvolge l’ambiente. L’uomo entra, saluta con un sorriso la ragazza dietro al bancone, si avvicina, è invecchiato e ingrassato. Continuando a fissare il pavimento, si siede davanti a lui, alza il mento e i loro sguardi si incrociano. Alessio appoggia il cappello sul tavolo “Ciao”. Claudio porta l’indice sinistro alla bocca e si strappa le cuticole dell’unghia fino a sanguinare “Come vedi, non ho perso il vizio”. “Lo vedo” risponde l’altro. Claudio estrae il bracciale dalla tasca “E’ quello della mamma, vero?”

“Dove l’hai trovato?” Alessio osserva l’oggetto mentre un crampo gli sveglia lo stomaco. Afferra il menù per concentrarsi su altro.

“Nella tua cantina, da quanto abiti lì?

“Non abito lì, un investimento, ma lo vendo, mia figlia sta all’estero”  fingendo di leggere i piatti del giorno.

“Tua figlia?”

“Tua nipote, sì, sta all’estero”.

“Non sapevo..”

“Immagino, è dal funerale del babbo che non ci vediamo…” una smorfia sul lato sinistro della bocca.

“Senti, volevo…”

“No, Claudio, lascia stare” Lo interrompe “Non so come sia finito in cantina quel bracciale“.

“Posso tenerlo io?” Trascinando con l’indice il bracciale sul tavolo in legno, da destra a sinistra, da sinistra a destra.

“Fai come ti pare” risponde Alessio cercando con lo sguardo la cameriera.

“Alessio, non voglio niente da te, non pensare che..” scuotendo la testa.

“Ci sono dei soldi del babbo da parte“ lo sguardo di Alessio lo trafigge “sono in banca, posso accompagnarti“.

“Mi dispiace ma io non ero..” Claudio balbetta, quel vizio, sopraggiunto quando era un bambino, non riesce proprio a governarlo.

“Ti ho detto che non importa, l’importante è che tu stia bene”.

“Non potevo restare come se nulla fosse…ma alla fine, sono tornato”. Claudio si passa entrambe le mani sul volto, si stropiccia gli occhi, la sua pelle è arrossata.

“Bene”. Alessio non dice mai ciò non pensa, Claudio lo sa. Se dice “bene” significa che è d’accordo.

“Vi porto qualcosa?” La ragazza giocherella con la penna e il taccuino mentre dalla cucina arriva l’odore di lampredotto bollito.

“Mangi con me?” chiede Alessio.

Claudio fa cenno di sì.

di Camilla Cosi

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