WEN – FRATELLI – Gemelli – Luigi De Rosa

Erano sopravvissuti a molte avventure. Erano partiti con Giasone sulla nave Argo per recuperare il Vello d’Oro, e si erano distinti nella spedizione salvando più di una volta l’equipaggio al punto che in Grecia ora erano venerati come protettori dei naviganti. Dopotutto come poteva essere altrimenti per i due figli di Zeus?
Avevano poi combattuto contro re Teseo di Atene, il celebre vincitore del Minotauro, che aveva osato oltraggiare la patria Sparta rapendo la loro bellissima sorella Elena. Avevano ucciso molti nemici e preso molti schiavi, e nessuno era riuscito a infliggere ai due fratelli nemmeno una ferita, tale era la loro grande abilità guerriera. Polluce era abile nel corpo a corpo, tanto da essersi costruito una grande fama di pugile, mentre Castore guidava i cavalli come se fossero parte di lui come un Centauro.
Per questo Polluce non poteva credere che adesso suo fratello, il gemello con cui aveva condiviso ogni singolo momento della sua vita, da quando era uscito dall’uovo partorito da sua madre Leda ingravidata dal loro divino genitore Zeus in forma di cigno, con cui non aveva mai litigato, con cui si era costruito un nome in tutta l’Ellade, stesse morendo.
Per una dannata ferita alla coscia da cui sgorgava sangue come acqua da un fiume in piena. La ferita era troppo profonda ed estesa per essere bloccata, e suo fratello Castore si faceca col passare dei minuti sempre più pallido e freddo.
E questo solo per un paio di capi di bestiame. Quando i due figli di Zeus avevano litigato per le bellissime Leucippidi coi gemelli Idas e Linceo erano riusciti a risolvere la questione. Dato che Idas era stato così fortunato da sconfiggere il divino Apollo in una contesa amorosa, i due Dioscuri avrebbero ottenuto le figlie di re Leucippo. E i due fratelli rivali avevano accettato, forse riconoscendo le ragioni dei figli di Zeus.
Ma quando si erano alleati per rubare delle vacche, Idas e Linceo, che Polluce non si era reso conto ma provavano un grande rancore per la sconfitta nella precedente contesa, li avevano ingannati divorando tutti gli animali grazie ad un banale trucco. Mai due Dioscuri non potevano accettare un simile affronto, non loro che erano figli del “Padre degli Dèi”. Così Castore aveva bersagliato i nemici di dardi mentre Polluce, sapendo che la mira del fratello era tale da non dover temere per la sua vita, li affrontava nel corpo a corpo. Ma per quanto fosse forte Polluce era comunque solo un semidio e non una divinità. Non poteva essere ovunque e in qualsiasi momento. E così mentre Linceo, ferito gravemente da una freccia di Castore, riceveva da lui il colpo di grazia, Idas si era diretto assetato di sangue verso l’arciere.
Castore non era abile come il fratello ad usare la spada e i pugni, e così quel maledetto Idas era riuscito a ferirlo alla coscia prima che lui, Polluce, che in quanto più forte avrebbe dovuto proteggere il fratello, potesse ucciderlo e spedirlo nell’Ade.
Ora poteva solo stare lì, fermo, impotente nonostante la sua mole e forza fisica, a guardare mentre la vita si allontanava dal corpo di Castore poco a poco.
“Non temere per tuo fratello. Una volta che il suo corpo mortale avrà cessato di vivere, i Greci lo venereranno più di quanto non abbiano fatto quando era in vita”
La voce di suo padre Zeus, che lo guardava dal monte più alto della Grecia, non gli dava alcun conforto. Ogni greco spera di morire gloriosamente in battaglia per vivere per sempre nella gloria, ma quella non era stata una battaglia, ma solo un litigio per delle vacche.
“Ho sempre vissuto al suo fianco, fin da prima della nostra nascita. Quanto tempo mi resta da vivere padre? Per quanto dovrò rimanere separato da mio fratello?” disse con le lacrime così copiose da renderlo cieco.
“Ci sono cose che nemmeno una divinità può conoscere o controllare. Il Fato di tuo fratello è stato questo. Tu avrai il tuo” disse la voce paterna.
“Ma io non voglio un destino diverso da quello di mio fratello. Lasciaci insieme padre, tu puoi farlo. Fai in modo che io Castore non dobbiamo mai separarci. Per l’eternità”
La voce si ammutolì. E Polluce non poteva dargli torto. Stava chiedendo al proprio padre di privarsi di due figli allo stesso tempo. Sapeva che la sua era una scelta egoista, una scelta dettata dalla paura. Non voleva conoscere l’ignoto di una vita senza il gemello. Non voleva accettare che anche suo padre Zeus, il Padre degli Dèi, soffrisse per la perdita. L’universo di Polluce era sempre stato quello in cui lui e Castore stavano insieme. Una vita senza di lui non riusciva a concepirla.
E la voce tornò a parlare.
“Non puoi chiedermi di farti morire figlio mio. Non posso farlo come padre, e nemmeno come divinità, perché nemmeno il signore di tutti gli dèi può decidere di restituire o togliere la vita in modo arbitrario, se non privandotene con la violenza. E nemmeno posso restituire la vita a Castore, poiché ormai ha fatto il suo tempo”
Polluce si irrigidì. Non credeva possibile che nemmeno suo padre potesse fare qualcosa.
“Ma posso fare in modo che nessuno dei due debba lasciare questo mondo. Ma come hai detto tu, Polluce, sarà per l’eternità”.
“Non chiedo altro”
Un lampo di luce lo accecò, lo scaraventò in alto e l’unica cosa che vide fu che anche il corpo di suo fratello veniva a sua volta sollevato. Vide il mondo diventare sempre più lontano e piccolo, e più la vista del mondo si allontanava più suo fratello sembrava rinsavire. Castore sbattè più volte gli occhi, accorgendosi che il sudore, sangue e lacrime non li avvolgevano più. Istintivamente si portò una mano alla coscia, e si rese conto che la ferita era scomparsa, e che tutto il suo corpo sembrava più flebile. Ma la cosa non sembrò toccarlo quanto la vista di suo fratello al suo fianco. “Polluce!”
I due si abbracciarono. “Non sto morendo. Com’è possibile? Cosa mi è successo? Cosa ci è successo?” disse guardandosi intorno per la prima volta. Erano immersi nel buio più totale, interrotto però da numerose stelle che sembravano molto più vicine di quando non le guardavano sdraiati al suolo. “Non lo so” confessò Polluce. “Ho chiesto a nostro padre di farci restare insieme”
A quel punto quel vuoto dove i due gemelli sembravano galleggiare si riempì di una grande voce. “Polluce, come da te richiesto ho fatto in modo che tu potessi rimanere insieme a tuo fratello nonostante la vita terrena lo stesse abbandonando. D’ora in poi veglierete suoi vostri fratelli e sorelle greci sotto questa nuova forma”
Castore e Polluce si guardarono costernati. “Intendi dire che siamo degli dèi ora?” chiesero all’unisono. Non sapevano come sarebbe stato trasformarsi in divinità, anche se non si apsettavano che sarebbe accaduto in quel modo.
“No. Vi ho trasformati in stelle. D’ora in avanti, come voi ai vostri tempi avete condotto la nave Argo attraverso le distese d’acqua del nostro mondo, i marinai si orienteranno guardando le vostre stelle. Così potrete vegliare su coloro che credono in voi. Insieme. Non abbandonerete mai questo modo, ma per l’eternità ne farete parte”.

Potenza ed il mito di Castore e Polluce.


di Luigi De Rosa

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

Una opinione su "WEN – FRATELLI – Gemelli – Luigi De Rosa"

  1. Bello! Il potere dei greci di dare spiegazioni alle cose della terra.. e del cielo. Grazie, non ho studiato storia così profondamente, ma mi appassiona molto.

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