WEN – FRATELLI – Il ciclista sconosciuto – Bruno Magaldi

Nella terza tappa del Giro di Polonia del 195.., a poche centinaia di metri dal traguardo ci fu una caduta che coinvolse tutto il gruppo impegnato nella volata.

Si rialzarono tutti, più o meno ammaccati, solo uno, Alessandro Benotti, non si rialzò.

Aveva battuto la testa.

Le sue condizioni apparvero subito critiche, i soccorsi furono tempestivi ma non ci fu niente da fare.

Alessandro Benotti era un  professionista con spiccate doti di velocista,  aveva ventisei anni, e gettandosi coraggiosamente nelle volate, aveva vinto diverse corse e tappe dei vari giri sia in Italia sia all’estero, acquistando notorietà, simpatie e  popolarità fra i colleghi ed i tifosi.

La notizia giunse al paesino delle Marche di cui era originario, lasciando increduli e costernati i suoi compaesani e  gettando i suoi familiari, annientati dal dolore, nel più cupo sconforto.

Alessandro aveva un fratello, Riccardo, più giovane, anche lui ciclista,  appena tesserato nella stessa squadra del fratello, dopo una promettente carriera da dilettante.

La madre, abbracciandolo  disperata,  lo implorò  di smetterla con  il ciclismo e Riccardo, anche lui sconvolto, glielo promise.

Comunicò poi la sua decisione ai dirigenti della squadra che, dopo qualche tempo, con ogni possibile discrezione, lo ricontattarono per invitarlo a rivedere la sua decisione.

Ma Riccardo sembrava irremovibile.

Una notte Riccardo sognò Alessandro che, in sella alla sua bicicletta gli diceva dolcemente: ”Anche Bartali, anche Coppi hanno perso un fratello mentre correvano in bicicletta. Sia Bartali, sia Coppi  volevano smettere, ma hanno poi continuato nel loro ricordo. Anche tu devi continuare per me ed ogni tua vittoria sarà anche la mia che ti guarderò dal Cielo “.

E Riccardo dopo qualche mese riprese a correre.

Ottimo passista, agile e grintoso  in salita,  era per altro fermo in volata.

Il  ricordo della tragedia del fratello, lo condizionava e quando si trovava a disputare una volata, anche con  pochi compagni d’avventura non riusciva mai a piazzare uno spunto vincente.

Dopo quasi un anno di professionismo non aveva ancora festeggiato una vittoria.

Il giro dell’Emilia era una delle ultime corse della stagione.

 Era una giornata grigia e la visibilità era molto ridotta per i banchi di nebbia che si sollevavano dai campi della pianura Padana.

A venti chilometri dal traguardo, in un finale convulso di fughe e controfughe, Riccardo si trovò davanti un corridore che con la mano gli fece segno di seguirlo.

Non lo riconobbe, la nebbia era sempre più fitta, ma Riccardo si mise alla sua ruota.

Andava forte quel ciclista senza mai chiedere un cambio e Riccardo faceva fatica a stargli dietro, anche se,  ogni tanto, rallentava per permettergli  di riprendere fiato.

Riccardo, voltandosi, mentre la  nebbia a poco a poco si diradava, si accorse che avevano fatto il vuoto ed erano rimasti soli loro due.

Superato l’ultimo chilometro si profilò infine, in fondo al  lungo rettilineo transennato, lo striscione del  traguardo.

 Riccardo cercò di superare  il compagno di fuga, sperando che con tutta la fatica che si era sobbarcato,  rallentasse un po’

Ma  lo sconosciuto  non si fece superare e  tagliò per primo il traguardo.

Anche questa volta Riccardo doveva rinviare l’appuntamento con la prima vittoria.

Ma, con sua grande sorpresa, si vide circondato dai tecnici della sua squadra che lo festeggiavano  e si congratulavano con lui  come se avesse vinto.

“Non sono io che ho vinto” si schermiva Riccardo “è lui che ha vinto!” e indicava il corridore che lo aveva preceduto,  fermo  a  qualche metro davanti a lui ed al quale nessuno sembrava far caso.

Il corridore sconosciuto si voltò verso di lui.

E Riccardo lo riconobbe,  riconobbe il volto di Alessandro che gli sorrideva. Poi il corridore sconosciuto, a poco a poco, scomparve per sempre.

Pedalare senza dolori: la flessibilità del ciclista - Cellini Training  Method

di Brunetto Magaldi

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