WEN – FRATELLI – Il mondo oltre il muro – Milena Beltrandi

-Cosa fai qui tutto solo? – chiese al fratellino quando finalmente lo trovò.

-Voglio andare via da qui, voglio vedere cosa c’è oltre questo muro.- rispose questi amareggiato. Passava giornate intere a guardare il muro pensando al mondo fantastico che celava. Gli altri piccoli correvano incuranti dei muri, giocavano tra di loro, ruzzolavano e si rialzavano con le gambe sbucciate. A lui non piaceva più quel gioco: sì, si era divertito anche lui con suo fratello, nei giorni passati ma ora qualcosa era cambiato. La mamma era sparita subito dopo la loro nascita e questo non sembrava essere un grosso problema, anche gli altri erano soli, la presenza delle madri era stata sostituita da una lunga tavola sempre piena di cibo.

Era successo durante una gara a chi arrivava prima alla tavola e lui, suo fratello e altri piccoli, vittime dei più prepotenti, erano finiti contro il muro. Avevano visto una fessura dalla quale filtrava una luce diversa, calda e invitante, ma una mano li aveva afferrati prima che riuscissero a infilarsi nel buco, li aveva strattonati, sballottati come fossero sacchi e buttati in mezzo agli altri creando non poca confusione nel gruppo. La sensazione di quella mano contro il suo corpo gli aveva aperto gli occhi: aveva conosciuto la paura e l’ingiustizia e ogni volta che sentiva la voce dell’uomo tremava temendo di essere afferrato di nuovo. La paura gli aveva insegnato a far finta di niente, accettava il suo cibo, dormiva nel suo rifugio ma lo odiava e voleva andare lontano, soprattutto ora che suo fratello stava crescendo e presto li avrebbero divisi; c’erano solo piccoli lì, tutti più o meno della stessa età. C’era qualcosa di strano in quel posto, non voleva rimanere e non voleva andare senza suo fratello, l’unico a significare qualcosa per lui. Insieme o nulla!

Un giorno il fratello gli disse che l’avrebbe seguito oltre il muro, era pronto, aveva visto l’uomo prendere alcuni compagni che non avevano più fatto ritorno e anche lui aveva provato cosa significasse finire nella mano dell’uomo. Loro erano fratelli, dovevano stare insieme, aiutarsi a vicenda.

Il giorno nuovo, dopo una colazione abbondante, fecero un paio di giri di corsa intorno al nulla e, quando i più piccoli, sbagliando direzione si scontravano con i più grandicelli e la confusione fu totale, i due fratelli si avvicinarono al grande muro. Il fratello ritrovò l’avvallamento dal quale filtrava la luce calda, si guardarono intorno per l’ultima volta e sicuri della loro forza, si avventurarono nel passaggio. La luce li avvolse in una calda carezza mentre la brezza mattutina li invitò a proseguire.

L’erba alta li nascose durante la fuga. Scoprirono quanto più buono fosse il cibo oltre il confine e quanto più divertente fosse correre protetti dall’erba. Poi arrivò la notte e i due fratelli si accoccolarono uno accanto all’altro addormentandosi stanchi. La mattina dopo un’ombra alta li spaventò:

-E voi due da dove venite? – chiese la donna vedendoli. Allungò una mano e ne prese uno, lo ribaltò e gli soffiò dolcemente tra le gambette spostando le leggere piume gialle, poi prese l’altro e fece altrettanto:

-Oh due bei galletti! Il mio pollaio ha proprio bisogno di voi. Sarete affamati! – disse la contadina tenendo con tenerezza di due pulcini trovati nell’erba alta.

-Coraggio fate un po’ di spazio: ci sono due nuovi fratellini. – disse appoggiandoli delicatamente a terra accanto alla ciotola del cibo dove una mamma chioccia e i suoi pulcini stavano iniziando la giornata. La contadina sorrise: sapeva da dove venivano, qualche pulcino riusciva a scappare da quell’allevamento intensivo di polli ma i due fratelli erano arrivati in cima alla collina, erano stati davvero coraggiosi: sarebbero diventati due galli bellissimi.

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di Milena Beltrandi

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