WEN – FRATELLI – La preferita – Serena Taccagni

Non sono stata la preferita dei miei genitori nemmeno per un attimo in tutta la mia vita, non è una cosa bella da dirsi, ma è la verità e non posso mentire. Non lo sono stata nemmeno per un secondo, né quando ho vinto la gara di atletica, né quando mi sono trovata il primo lavoro per pagarmi l’università, né il giorno della mia laurea. Quando ero più piccola mi fissavo davanti allo specchio, a qualsiasi specchio, pure nelle vetrine, e mi chiedevo se esistevo, se avevo un corpo fisico o mi sentivo soltanto. Lo chiedevo anche a scuola, quando alzavo la mano e la maestra mi invitava con lo sguardo a parlare, e le dicevo piano “Allora mi vede?”. Mi prendevano per pazza, non nel vero senso della parola pazza, ma ero per tutti un po’ bizzarra, strana, e molti dei miei compagni pensavano che quello fosse un modo per mettermi in mostra, per voler essere al centro dell’attenzione. Un po’ era pure vero, perché almeno una volta nella mia vita sarei voluta stare al centro di qualcosa, una qualsiasi cosa, un posto, un luogo, un cuore, preferibilmente quello dei miei genitori, ma in sostituzione mi sarei accontentata anche di quello di qualcun altro, e in mancanza del cuore, mi sono aggrappata a tutto quello che ho trovato, o meglio, a tutti quelli che ho incontrato durante il mio movimentato percorso che mi ha portato dalla prima adolescenza all’inizio dell’età adulta. L’invito, da parte dei miei genitori, per quel bellissimo viaggio di Natale, arrivò a mia sorella e non a me. Molteplici furono le spiegazioni, tra cui il fatto che lei era stata lasciata dall’attuale fidanzato e si doveva distrarre, nessuna mi convinse, se non la mia unica verità, che ormai conoscevo fin troppo bene. Fui parcheggiata a casa dei nonni nel fine settimana, mentre il resto del tempo lo trascorrevo a casa da sola, tra la scuola, il divano e la cucina. Ricordo che organizzai anche qualche festa ben riuscita, ricordo anche le brevi telefonate dei miei e l’elenco di tutte le cose belle che c’erano al di là del cavo, dal caldo al mare cristallino. Poi ho iniziato a pensare che quella immensa sfortuna, di essere la seconda e di essere sempre messa da parte, è stata, per me, la più grossa, smisurata, fottutissima fortuna che potessi avere. È per questo non amore, che oggi io lavoro, viaggio, respiro, vivo e mia sorella e i nostri, più suoi, genitori, riposano per sempre in un aereo in fondo al mare cristallino.

di Serena Taccagni

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