WEN – FRATELLI – Tatiana, sorella mia carissima – Miriam Ticci

Che afa questo 16 agosto 1944 con gli Anglo-Americani entrati or ora in Firenze e “li Tedeschi lurchi” coi fascisti sul monte Ceceri, in ritirata. Prima di andarsene, però, i crukki hanno lasciato al Giglio un regalo d’addio degno di loro: il brillare di migliaia di mine e scompaiono così per sempre palazzi antichi, i bei ponti sull’Arno, tutti tranne Ponte Vecchio (anche all’ignominia c’è un limite!)

Ero a letto a casa mia…un satiro ignorante mi tira l’utero fino a farlo sanguinare…un dolore assassino, maligno: è così che ha inizio una nuova vita?

Ledina mia, non ci sono né la levatrice né i nostri uomini di casa; verrà la Croce Rossa per portarti in Maternità; a partorire dovrai andarci da sola, fatti coraggio, Leda!

Un uscio in orizzontale su due capre di legno traballanti, un pagliericcio con spunzoni secchi e duri che mi bucano sedere e schiena; il satiro ignorante mi strappa ancora utero e intestini…un colpo secco più forte degli altri: la merda cade giù a terra sul pavimento insieme alla placenta acquosa e venata di sangue, la bambina invece viene raccolta in un panno e poi, tagliato il cordone ombelicale,  lavata e fasciata.

Come la chiamiamo la bambina? Tatiana?! Un nome bellissimo, per una bellissima baby! Va battezzata subito, sai, siamo in guerra… Noi saremo le sue madrine rituali: siamo due puttane e avere noi come madrine porta fortuna! Avrà una vita lunga e felice! Gesù bambino, aiutaci tu!

Vieni tesoro mio, sei davvero una meraviglia e come succhi forte! Ad un tratto…un pianto disperato incessante…controllo e…a capo in giù, col suo pungiglione piantato fino in fondo nelle tenere carni, le sei nere zampe divaricate ed il ventre rosso vinaccia tirato come membrana di tamburo, scorgo con disgusto una laida cimice. Ecco fatto, sei finita! Ora, parassita schifoso, ti schiaccio tra le mie dita; è inutile che ti agiti a pancia all’aria, schianta e ridammi il sangue rubato!

Svelte svelte donne, tutte in piedi! Prendete con voi una coperta per il freddo e scendiamo giù, insieme ai vostri neonati, nei rifugi anti-aerei! Tu, Leda…spicciati! Sei troppo debole?!  Guarda che ti lasciamo qui a morire! Contenta te…ecco la bambina…Addio! Mai saluto fu più involontariamente profetico!

Stelle e bengala serpeggianti in cielo, tuoni e fulmini artificiali in terra, paiono i fochi di san Giovanni, ma il 24 giugno l’è un dì che l’è passato, queste son bombe! Che nottata, Tatiana, non me la scorderò finché campo! Intanto mi avvolgo ancor più stretta intorno a te. Buonanotte Tatiana adorata!

Oddio che tragedia! Che orrendo delitto! La strage degli innocenti! Una bomba scoppiata qui nei pressi ha centrato il rifugio anti-aereo: tutti morti, grandi e piccini! La strage degli innocenti! Tu, Leda, e tua figlia Tatiana siete le uniche superstiti! Ringrazia Iddio per voi, ma chiedigli anche…come abbia potuto permettere un’ecatombe simile!

Io guardo te, creaturina innocente e serena, e rivedo in noi tutti quei morti, tutto quell’amore distrutto e piango e ti abbraccio e ti copro di baci.

Respiri affannati, letti distanziati ma collocati nello stesso stanzone. Una voce sommessa sento che parla di…coronavirus19, di ecatombe di vecchi in questo 2020!…Tatiana dov’è? È morta –lo ricordo bene– di edema polmonare conseguente a cancro nel 1982 il 2 di giugno, aveva trentotto anni, una bella famiglia, un bambino di non ancora dodici anni, Stefano, che l’adorava e che lei adorava. Senza vergogna avevano detto: “Noi saremo le sue madrine rituali: siamo due puttane e avere noi come madrine porta fortuna! Avrà una vita lunga e felice!”. Che stronzata…eppure da millenni fingon di trarre auspici veritieri, aruspici chiromanti o puttane che siano!

“La Leda come sta?”La Leda delira e, prima dell’ultima crisi respiratoria, si credeva una puerpera in Maternità, povera vecchia, alla sua età. È tra la vita e la morte questa quasi-centenaria, ma ha il fisico sano e non sappiamo ancora se, alla fine di questa guerra del covid19, sarà nel novero dei vivi o dei morti. Vedremo.”

Di Miriam Ticci

N.B. Riadattamento dal racconto “Πάθει μάθος, ὕβρις o cos’altro ancora?”

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