WEN -FRATELLI – Un affetto condito di rancore – Terza Agnoletti

Tua moglie è accanto a me, chiusa nel suo bozzolo di dolore, il viso affilato, lo sguardo perso, lontana. Ti stanno operando e noi aspettiamo. Le pareti hanno una leggera coloritura verde. Dicono che il verde sia riposante. Come facciamo a riposare dall’angoscia che ci divora?

Intanto, fratello, la mia mente è percossa da immagini del passato. Ricordo come mi maltrattavi quando eravamo bambini. Tu, il maggiore, mi tormentavi giocando con il mio nome. I nostri genitori incoscienti per compiacere il vecchio nonno mi chiamarono Gregorio come lui e tu: Gre, Gre, Ranocchio! Pianti da parte mia, risate da parte tua. Però dai bulli di fuori mi hai sempre difeso, hai fatto a botte e ne hai anche buscate. Ti ho voluto bene, di un affetto condito di rancore.

Ora, se te ne andassi, se ne andrebbe con te una parte cospicua della mia vita. Eppure…

Ti ricordi di Alessia, il mio primo amore? Avevo quindici anni, ero un adolescente e tu un giovane adulto. Amavo Alessia, di quell’amore che è una rivelazione, una scoperta di te stesso, di come è grande la tua anima, il tuo spirito, il tuo cuore. Credevo che ricambiasse: c’eravamo baciati, cioè l’avevo baciata e non mi aveva respinto. Vi sorpresi nudi, avvinghiati sul tappeto del salottino, quel pomeriggio in cui il resto della famiglia era fuori e io avrei dovuto stare dal mio amico. Invece ero lì per prendere qualcosa che avevo dimenticato Vedo le tue natiche e il volto di lei dall’espressione estatica, il resto dei vostri corpi non mi appare.

Un grido e una fuga. All’ora di cena ero ancora latitante. Nostro padre mi cercò dappertutto e mi trovò rannicchiato su una panchina nel parco. Pensava che fossi impazzito. Tu spiegasti l’arcano. Mi dissero che Alessia non meritava il mio affetto e neppure il tuo. Non la vedemmo più, ma il dolore rimase e ne soffro ancora. Però ti voglio bene: non ci lasciare! Voglio parlare con te di questi episodi. Per liberarmene, per godere a pieno delle volte in cui mi hai aiutato nello studio e nel lavoro.

Anche da adulto, però, sono stato imbrogliato da te. Ti sei appropriato di una bella sommetta che mi spettava. Volevo comprare una macchina, invece l’hai comprata tu, con i miei soldi e non hai capito che avevo capito. Te l’ho perdonato: sei stato più bravo di me e in fondo erano soltanto soldi, non era il mio primo amore.

Tua moglie non ce la fa più. Sono in piedi. Si alza anche lei, mi abbraccia, appoggia la testa alla mia spalla e piange. Singhiozza piano.

Quando mi ha telefonato stanotte non capivo le sue parole. Ho afferrato …incidente..

ho dovuto domandare più volte: Chi?  Dove? Finalmente l’ho raggiunta qui, al pronto soccorso. Volevo rimandarla a casa: i bambini sono soli, ma lei non ti vuole lasciare. Ho chiamato sua madre che venisse a prendere la chiave. Ancora non è arrivata.

Non ci lasciare! Abbiamo bisogno di te, con tutte le tue contraddizioni. Faremo una bella litigata e ci abbracceremo. Coraggio, fratello!

Ero sano, in 48 ore sono finito in terapia intensiva", la lotta contro il  Covid di Pacielli. "Proteggetevi e fate attenzione"

di Terza Agnoletti

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