LA FIGLIA DEL RAGNO: FUGA VERSO UN MONDO – Michele Ventrone legge Carlo Menzinger

ATTENZIONE SPOILER.

Terzo libro della saga “Via da Sparta” e altro capolavoro di Carlo Menzinger di Preussenthal (editore Porto Seguro). In “La figlia del ragno” possiamo assistere al coronamento del sogno di Aracne, la protagonista che, dopo innumerevoli peregrinazioni, riesce a trovare il luogo in cui ha sempre voluto vivere. Si tratta dei Regni Perieci, l’attuale Scandinavia, raggiunti sfuggendo alle mostruosità e atrocità di Sparta. Non è la sola a realizzare i propri sogni. Ci riusciranno, infatti, Lucius Sestus, l’amico fidato, che riuscirà così a sfuggire agli abominevoli riti della Catarsi; Nymphodora e Doukas, che, ad un certo punto, ne avranno abbastanza per abbandonare Sparta; Igmunde, che riuscirà a sottrarsi alla schiavitù di Sparta per ritornare nella sua terra, e altre figure ancora, le quali anche loro saranno felici di lasciare Sparta.

In breve un riassunto. Aracne, rapita dai “dottori”, viene portata in un rifugio dove sono collocate le cosiddette “figlie del ragno” (il ragno sta per Sparta), donne che subiscono manipolazioni genetiche allo scopo di procreare mutanti ossia guerrieri fortissimi in battaglia. Una notte, però, gli amici di Aracne, Lucius Sestus in primis, riescono a rapirla insieme al piccolo Lucius, Ophelia (altra “figlia del ragno”) e sua figlia Metrodora. Lucius li riporta da Nymphodora, Doukas, Spartaco e Lisandro. Il gruppo però è costretto a separarsi e questi ultimi quattro ritornano a Lacedemone (capitale di Sparta). Qui Nymphodora, essendo ammessa la poligamia, accetterà di sposare Doukas (il solo che amava) e Spartaco, a patto che l’alta società, compresa la madre Cliternestra e la madre del guerriero, avesse finanziato il progetto “Città verticale”. Questo era un progetto innovativo, contrastato da tutta Sparta, basato sulla costruzione di case non sottoterra, come era d’uso, ma sopra, come sempre sognato da Nymphodora e Doukas. Sarà però un fallimento, perché queste case saranno assegnate solo a iloti. La conseguenza sarà che, una volta costruite e consegnate ai nuovi residenti, saranno distrutte da un’esplosione organizzata per mano di spartiati: moriranno molti iloti, e Nymphodora e Doukas abbandoneranno così delusi e disgustati Lacedemone. Intanto Aracne, Lucius Sestus e la comitiva raggiungono finalmente i Regni Perieci. All’inizio sono disillusi perché sono costretti a rispettare una quarantena su un’isoletta. In seguito sono liberati e sono ammessi nell’entroterra, la Norvegia. Gli scandinavi spiegano ai nuovi ospiti varie diversità con Sparta. Aracne capisce così di aver finalmente raggiunto la terra dove ha sempre sognato di esistere, per se e per i suoi figli. La vita in questi regni è molto simile a quella che viviamo ogni giorno e l’autore fa capire chiaramente quanto siamo fortunati se la paragoniamo alla bruttezza di Sparta: Sparta non è ovunque, e fortunatamente. Il gruppo però non si ferma qui e decide di spostarsi in Svezia, patria di Igmunde. Proprio lo scandinavo sarà il fortunato a sposare Aracne, ottenendone anche un figlio, Sonis. Un giorno la comitiva è spaventata dall’arrivo di alcuni spartiati. E’ però solo spavento che si tramuterà in gioia quando questi spartiati si identificheranno in Nymphodora e Doukas. Letizia immensa per tutti, anche per la nascita del bambino di Nymphodora, Liv. In seguito si aggregheranno anche Lisandro e Spartaco, con quest’ultimo che, a poco a poco entra sempre più nel cuore di Nymphodora. Tutto va verso il “vissero felici e contenti” quando il gruppo è costretto dagli abitanti locali ad abbandonare il paese perché si viene a sapere che Lucius e Metrodora sono mutanti e un rischio per loro. Poco male perché la comitiva si sposterà su un’isola, sempre nei Regni Perieci. L’ultimo assalto alla loro felicità è dato da alcuni facinorosi ai quali non basta neanche che il gruppo si sia allontanato dalla terraferma. Questi nazionalisti saranno però messi in fuga, con anche un bel gesto di Lucius Sestus, che, prima buca la loro barca consegnandoli ad un sicuro naufragio, poi però ci ripensa, va in loro aiuto e li salva accompagnandoli a riva. Quel gesto finirà col convincere tutti gli scandinavi a lasciare stare gli esuli. E’ così abbattuto l’ultimo muro tra Aracne (e non solo) e il suo sogno di libertà.

Lo stile è ottimo, l’autore, tra l’altro, inserisce anche passi e pensieri tratti da altri suoi libri, rendendo questo, probabilmente, la sua migliore ucronia. Ci insegna delle cose, ad esempio mai essere paghi dei nostri successi e dei nostri sogni già avverati, spesso tramite la bocca del sapiente Lucius Sestus, il miglior amico e sostenitore di Aracne. Che dire? Corta vita a Sparta e lunga alla civiltà di oggi! Ma attenzione: come sostenuto più volte da Carlo nel libro, niente è perfetto e si può sempre migliorare. Buona lettura di “Via da Sparta”!

di Michele Ventrone

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