WEN – ANTENATI – Antenati – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

Andrea guidava sotto la pioggia con un senso di inquietudine. Non si sarebbe certo messo in viaggio con quel tempo se non si fosse fidato del meteo, che prevedeva tempo nuvoloso ma senza precipitazioni. Invece le precipitazioni c’erano eccome! Sembrava che stesse precipitando tutto il cielo sul tettuccio della sua Bravo nera; la pioggia era tanto violenta che più volte era stato costretto a fermarsi lungo la strada di campagna, in qualche piazzetta o slargo, in attesa che la visibilità tornasse accettabile. Che tempo da lupi, pensò sconsolato. Per fortuna la sua meta non era molto lontana: la chiesa di Sant’Andrea a ***. Non sapeva nulla del suo omonimo santo a cui era intitolato il luogo di culto, in compenso conosceva bene il prete, abbastanza almeno da chiedergli come favore di poter consultare l’archivio parrocchiale per la sua ricerca genealogica.

Andrea amava frequentare gli scaffali del libero scambio: qui aveva trovato un libro sulle ricerche delle proprie radici familiari; un procedimento scientifico che lo aveva appassionato man mano che scorreva le pagine, fino a fargli prendere quella decisione. Avrebbe scritto un libro sui propri antenati, se ne avesse trovati di notevoli o abbastanza pittoreschi. Non sapeva quasi nulla della sua famiglia, a parte che entrambi i rami, materno e paterno, erano originari del Casentino. I suoi genitori erano scomparsi durante un’escursione nelle foreste casentinesi quando lui era piccolo, quindi era stato cresciuto dagli zii a Sesto Fiorentino. Ricordava poco dei suoi genitori, le notizie arrivavano soprattutto dalla zia Giulia, sorella di sua madre. Sapeva che erano amanti del trekking tanto da farne una professione; erano entrambi guide esperte. Lui invece era un tipo da città, odiava gli insetti e non aveva senso dell’orientamento: certo non aveva ereditato da loro l’amore per i boschi e per l’esplorazione.

La chiesetta di montagna apparve quasi all’improvviso nella notte precoce creata dal maltempo, alla fine di una mulattiera adatta al suo fuoristrada. La pioggia continuava a scrosciare, accompagnata da qualche lampo e tuono lontano. Andrea prese l’ombrello, sapendo che sarebbe stato quasi inutile sotto quel diluvio, ma d’altronde non gli andava di aspettare in macchina e far tardi all’appuntamento. Con rassegnazione aprì la portiera e fece una corsa fino alla piccola tettoia. Il portone di legno era chiuso. Prese il batacchio e diede vari colpi, finché venne ad aprire un uomo in abito talare, con una folta capigliatura più da rocker anni Sessanta che da ministro di Dio. Dimostrava una cinquantina d’anni e aveva una barbetta di qualche giorno che spuntava dalla mascherina chirurgia.

«Buonasera, sono Andrea Guidi, ci siamo sentiti ieri al telefono, avevamo appuntamento alle 16» disse dopo aver indossato a sua volta la mascherina e aver salutato con un cenno del braccio destro, sostituto pandemico della stretta di mano.

«Buonasera, sì. Un cognome importante da queste parti. È un discendente…?»

«… dei Conti Guidi? È quello che spero di scoprire con le mie ricerche.»

Appena Andrea mise piede in Chiesa, passando davanti a quello strano prete, riuscì a scuotersi di dosso un po’ dell’acqua che l’aveva letteralmente inzuppato e cominciò a dare uno sguardo intorno. Poi guardò l’altro in faccia: «Come ha detto di chiamarsi… ?»

«Non l’ho detto, per la verità, mi chiamo Guido… Don Guido per la precisione. A proposito della sua ricerca sui Conti Guidi, ha scoperto qualcosa di interessante… qualche traccia, insomma che l’ha spinta a venire fin quassù, in questo paesino sperduto?»

«Qualcosa di molto preciso, ancora no, se parliamo di tracce che possano riguardare il mio nome, la mia casata insomma. Però… »

«Però?…», lo incalzò Don Guido

«Però, contrariamente a molte teorie sulla scomparsa della dinastia dei Guidi, che dopo aver dominato mezza Italia nell’alto medio evo, si sarebbe via via estinta al tempo dei Medici fiorentini, ho trovato tracce di più recenti studiosi che farebbero continuare la casata, anche se in veste dimessa, non più Conti per intenderci, fino ai giorni nostri. E guarda caso, secondo uno di questi topi di biblioteca, ci sarebbero tracce che portano fino ad un personaggio che pare proprio il ritratto del nonno di mio nonno!»

«Bella questa! Non ci crederà, ma anche io ho fatto una scoperta simile. Io mi chiamo Guido, ma non Guidi. Il padre di mia madre era un Guidi, poi, col matrimonio… però ho trovato su un recentissimo libro sulla storia di questi un tempo potentissimi Conti, una teoria, che parrebbe ben documentata, che porterebbe la continuità di questa famiglia fino ai giorni nostri.»

«Chissà che alla fine non si scopra di essere parenti», aggiunse in tono scherzoso Andrea, mentre si scuoteva un po’ del bagnato dalla piega dei pantaloni.

Visto che il prete non apprezzò o non capì la battuta Guido rimediò dicendo di essere curioso di poter visitare quella chiesetta, rimasta intatta, anche se un po’ rovinata, per così lungo tempo.

Nonostante la poca illuminazione dovuta, secondo don Guido, alle scarse risorse di cui la Chiesetta disponeva, le cose che Andrea riusciva a intravedere erano tutte ammirevoli. Perfino parti di affreschi risalenti al periodo protocristiano e miracolosamente conservatisi fino ad oggi. Ma la cosa che colpì particolarmente Andrea fu un quadro di una particolare luminosità, nonostante il semibuio, e di rara bellezza, una Trinità con una Madonna particolarmente ispirata e un bambino ormai fuori dai canoni rigidi della pittura pregiottesca.

«Ma questo è un autentico capolavoro!» esclamò Andrea, rimasto imbambolato di fronte alla suggestione di quel quadro.

«Chi è l’autore?»

«E’ attribuito alla scuola di Giotto. C’è chi dice che sia proprio del Maestro!»

«E con un valore di questo genere, lei mi parla di Chiesa povera, don Guido?»

Il prete ebbe un attimo di incertezza, poi si decise a dare la risposta che quell’ospite aspettava.

«Il quadro non è della Chiesa. Questa casa del Signore è la custode di questo tesoro. Ma le carte ritrovate relative alla proprietà parlano di un quadro appartenuto dalla fine del mille e duecento ai Conti Guidi e ora di proprietà di chi saprà dimostrare di essere il legittimo erede di questi illustri antenati. Si faccia coraggio, continui le sue ricerche. Ci potrebbe essere un boccone così ghiotto a compensare la sua fatica».

«Se è per questo, anche lei si trova nella mia stessa situazione, in quanto alle probabilità…»

Ma Don Guido non lo lasciò neppure finire:

«Per me non esiste nessuna chimera del genere. Io sono un uomo di Chiesa e, nel caso dovesse risultare questa discendenza, non potrei che lasciare il quadro dove è, nella disponibilità della Chiesa. Lei, piuttosto, non è curioso di vedere cosa ho trovato nel libro di cui le ho parlato?»

«Sì certo, sarei curioso davvero di poterlo leggere. Ce l’ha qui con sé?»

«No, ce l’ho nella casetta che ho affittato su in paese. Ora ho delle funzioni da sbrigare. Se torna qui domani, più o meno a quest’ora, sarò felice di farle scorrere tutte le pagine che vorrà del mio libro.»

Presi gli accordi per rivedersi il giorno dopo, Andrea approfittò della minore intensità della pioggia per recarsi alla macchina e andare alla ricerca di una pensione, albergo, b&b o quello che si trovasse nelle vicinanze di quella Chiesetta.

Quando, la sera seguente, Andrea sbattette più volte il batacchio della porticina della Chiesetta, rimase meravigliato di trovare tutto aperto e nessuno che si facesse vivo. Poi, dalla semioscurità vide baluginare qualcosa, una lama di coltello che, in mano ad un individuo, stava per affondare il colpo su di lui. Ma quel prete, ora in abiti civili, non aveva messo in conto l’agilità di Andrea che riuscì a schivare il fendente e a colpire con paio di pugni ben assestati quella specie di prete. Poi chiamò immediatamente il maresciallo e il suo giovane appuntato che stavano appostati fuori della Chiesa. La perquisizione della piccola cripta portò alla luce il cadavere del vecchio prete che da qualche giorno era scomparso dalla vista.

«Bravo giovanotto!», si complimentò il maresciallo una volta messo in manette quel tipo. «Appena mi ha raccontato la sua esperienza con questo finto prete, ho capito che qualcosa non quadrava. Questa storia degli antenati e della proprietà del quadro era una leggenda che il prete, quello vero, andava diffondendo ai quattro venti. E ha finito per farci rimanere impigliato questo povero gonzo che è salito fin quassù, ha ucciso don Mario, il prete vero della Chiesetta e non si aspettava di vedere arrivare lei a insidiare la sua possibile discendenza.»

Mentre i due carabinieri portavano verso l’auto di servizio quel tipo che sognava la facile ricchezza con la proprietà del quadro giottesco, il Maresciallo volle aggiungere ancora qualcosa all’indirizzo di Andrea:

«Lei è un tipo sveglio e non è cascato nella trappola di questo delinquente. Ma mi permetta un consiglio. La ricerca di propri antenati nella famiglia dei Conti Guidi del Casentino è una favola che va avanti da troppo tempo. Senza portare da nessuna parte. Se ne faccia una ragione anche lei e si accontenti della gratitudine che le dobbiamo con quello che ci ha fatto scoprire.»

Andrea prese atto di queste parole e ringraziò a sua volta il Maresciallo per avergli creduto e, in qualche modo, salvato la vita. Ma sulla faccenda degli antenati non disse niente. Qualcosa continuava a frullargli per la testa.

Firenze – Sesto Fiorentino, 29 fruttidoro ’29 – Giorno delle Ricompense del ’29 (15-21 settembre 2021)

Per WEN ottobre 2021 (Antenati)

Castello dei Conti Guidi (sec. XIII) | Comune di Poppi

Pubblicato da segretidipulcinella

Direttore di Segreti di Pulcinella (www.segretidipulcinella.it)

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