Renato Campinoti legge “Oliva Denaro” di Viola Ardone

Dopo il successo meritato del primo libro di Viola Ardone, “Il Treno dei bambini”, non mi sarei aspettato che il secondo potesse essere ancora più bello di quello. Oliva Denaro è infatti un libro che, si potrebbe dire, la piglia ariosa per ricordarci cos’era il nostro Paese soltanto pochi decenni fa. Si, perchè, Viola Ardone ci parla del meridione, della Sicilia più precisamente e in essa, di un paesino di provincia, dove è difficile nascondere niente o nascodersi. Tuttavia sarebbe limitativo riferire le perle di saggezza che la madre di Oliva sparge a piene mani nelle conversazioni con la figlia, come qualcosa di limitato a quell’area e alla provincia. “La donna è una brocca, chi la rompe se la piglia” è il motivo dominante di tutta questa storia, così come, per farla sentire in colpa di fronte al maschio: basta uno sguardo, basta un sorriso, femmina che sorride ha detto si”. In sostanza, tutto il libro è dedicato al periodo antecedente il rinnovo del diritto di famiglia e il superamento degli articoli 544 e 587 del codice penale, quelli che facevano del matrimonio riparatore il modo per l’estinzione dei reati, pefino di quelli che oggi diremmo di stupro, così come attenuavano di molto il delitto (oggi diremmo femminicidio) quando veniva catalogato come “delitto d’onore”. Stupende le pagine, da questo punto di vista, del colloquio di Oliva e del padre con l’amico maresciallo dei carabinieri che spiega loro come sia sostanzialmente impossibile, con questi articoli vigenti, ottenere giustizia dai tribunali italiani, da quelli siciliani ancora meno.. “La signorina dovrà provare che non è più fisicamente integra come lo era prima, e anche di non essere stata consenziente alla fuiti’na, come è spesso consuetudine da noi”, dice loro il maresciallo Vitale. Al che, in primo moneto, Oliva capisce che “il processo lo devono fare a lui, non a me…”. Ma sarebbe limitativo vedere solo questo aspetto, pur centrale, in questo bellissimo romanzo. Intanto c’è, continuamente, il rapporto tra Oliva e il padre che rappresenta di per sè, uno degli aspetti più delicati e godibili del romanzo. Di fronte alle difficoltà della legge, per fare ottenere giustizia alla figlia, anche quando, più avanti, la figlia vorrà trovare una sua strada, la riflessione del padre è tuttavia amara e non certo consolatoria: “Non ti ho voluto consegnare ad un uomo prepotente ma ti ho persa lo stesso, in un modo diverso…Perchè è forse destino dei genitori perdere i figli. La cosa buona che un padre può fare è mettersi da parte e lasciare andare”. Di questo libro andrebbero ricordati tanti altri personaggi, a cominciare dalla maestra Rosaria, troppo moderna e libera per quei tempi, al cui posto arriverà il maestro Scialò che non farà altro che invitare le ragazze all’obbedienza, sempre e comunque. L’altra grande protagonista del libro, discreta ma presente, è Liliana, che raggiungerà gli obbiettivi che si era prefissata, compreso farsi eleggere deputato e partecipare alla riforma del codice Rocco. Ma tutte le donne di questo romanzo dimostrano ancora una volta che, se messe in condizione di lottare, sanno cambiare senso alla propria vita e andare nella direzione desiderata. Brava Viola Ardone, anagramma  di Oliva Denaro!

di Renato Campinoti

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