Presentazione di “Due passi indietro” – Saltino, 9 agosto 2020

Domenica 9 agosto 2020, alle ore 16, presso il Centro Polivalente Saltino (comune di Reggello) è stato presentato il libro Due passi indietro tra Chianti e Valdarno, di Massimo Acciai Baggiani e Italo Magnelli (Porto Seguro Editore, 2020). Sono intervenuti: Massimo Pandolfi, Maria Teresa Ghinassi, Valentina Trambusti, Silvio Pittori e Luciano Cicali (Pro Loco Saltino/Vallombrosa). Pubblico molto numeroso e interessato.

Ultimo libro della Trilogia delle radici: stavolta i nostri instancabili “cercatori di storie e misteri” si spingono fino al Chianti e al Valdarno, terra – quest’ultima – che ha dato i natali a Italo Magnelli. Tanti i personaggi incontrati e intervistati (l’artista Carmelo Librizzi, le sorelle Fineschi, il dottor Briganti, tanto per citarne alcuni) e tante le storie di guerra e di “fantasmi” raccolte, in una carrellata che parte dalla preistoria e arriva ai giorni nostri, alla scoperta di due territori che tanto hanno dato alla cultura e alla storia del mondo. L’ultimo misterioso viaggio tra scoperte e segreti.

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Su cinque racconti di Massimo Acciai Baggiani

di Massimo Seriacopi

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Foto di Patrizia Beatini

La chiarezza e il coraggio che mostra nell’esporre le proprie idee in occasione di recensioni a scritti altrui costituisce, evidentemente, un’ottima base di preparazione per gli scritti propri, nel caso di Massimo Acciai Baggiani; o forse,viceversa, è la scrittura creativa esercitata che permette a questo interessante autore di penetrare così sensibilmente nelle opere che recensisce e di proporne lucide e profonde recensioni, come si può verificare nel corso del ricco percorso di critico letterario tracciato negli anni da questo fine intellettuale e letterato.

Infatti nelle sue creazioni narrative, in ognuno dei cinque “casi” qui presi in esame, subito risaltano la limpidità compositiva ed espositiva per quanto riguarda il significante, con una raffinatezza nell’uso linguistico e nello stile mai affettata, e il coraggio di negazione di stereotipi e di soluzioni scontate, poiché anche quando Massimo propone una aemulatio o cita apertamente autori “consolidati” dalla tradizione narrativa sa percorrere strade inusitate e improntate, appunto, a una coraggiosa originalità.

I risultati? Affascinanti, sia per l’attrattiva che il godimento della lettura promette, sia per i contenuti, che molto invitano a riflettere sulle situazioni etiche, politiche, sociali che permeano l’esistenza umana (e quindi non sfugga una valenza “educativa”, nel senso etimologico del termine).

E proponiamo allora qualche osservazione su ognuno dei cinque racconti analizzati, cominciando da Che tu possa vivere in tempi interessanti, rendiconto di un percorso di vita che, oltre a proporre una meditazione sul senso dell’esistere (e sulla solitudine esistenzial, imposta e/o scelta), non rinuncia a infliggere oneste stilettate al modus operandi dell’attuale contesto sociale.

Pars destruens e pars construens arrivano allora a convivere felicemente: alla critica sociale si affianca una esemplarità di pensiero e di itinerario esistenziale che insegna, che fa desiderare di essere migliori, come quando ci si innamora, perché questo lo scrittore dimostra di essere, un innamorato di alti e nobili ideali che si augura, evidentemente, di sapere condivisi e di vedere realizzati nella loro applicazione concreta.

Inversione gravitazionale applica egregiamente la tecnica dello straniamento e del ribaltamento del punto di vista: in una compagine sociale nella quale per darci sicurezza si tende all’omologazione, vogliamo provare, propone tra le righe Massimo, a vedere cosa succede se ribaltiamo completamente il punto di vista, l’ottica dalla quale osserviamo il mondo? Certo sarà difficoltoso muoversi, specie all’inizio, in un contesto così radicalmente ribaltato; ma se poi scopriamo che è meglio tuffarsi nella vertigine che non abbracciare un vuoto travestito da ineluttabile richiesta delle convenzioni, rinunciando così alle proprie pulsioni verso l’eterno e l’infinito, invece che condurre un esserci senza vera vita che ci rinchiude in una dimensione asfittica?

E ancora, in Le mappe lunari, una invitante esaltazione delle passioni, la scoperta del proprio daimon, lo scontro con un destino che sembra voler troncare le nostre aspettative, e il titanico slancio verso quello che dobbiamo, e ripeto dobbiamo, realizzare di noi, se la vita ha un senso, se gliene vogliamo dare uno, pur conoscendo i nostri limiti, le nostre fragilità, il nostro punto d’arrivo alla fine.

E poi il corrosivo racconto L’ultima e la prima goccia, degno di un’operetta morale di leopardiana memoria (quella del Dialogo di un folletto e di uno gnomo, per intenderci), per riflettere sul fatto che su questo pianeta siamo ospiti, troppo spesso non rispettosi e nocivi nei confronti di chi ci dà sostentamento, e non padroni che diventano un cancro per l’ambiente; incalzante e lucidissima, la narrazione rivela grande efficacia.

Per concludere, Nadia e Ultimino (La gente nei tuoi occhi), gustosa presentazione di un futuro distopico forse non così lontano o irrealizzabile e del confronto tra allucinazioni (che però portano verso una speranza, come il nome russo della protagonista etimologicamente suggerisce) e condizioni reali (a volte più allucinanti delle allucinazioni), tra disagio nel contatto con la moltitudine e volontà di comunicazione vera con “l’altro da sé”, ma con la considerazione, anche, che la breve e difficile esistenza umana non ci lascia presagire un buon finale, e che proprio per questo al nostro “volo di farfalla” dobbiamo impegnarci a dare un senso che altruisticamente si apra verso la solidarietà.

Di tutti questi elementi le narrazioni di Massimo Acciai Baggiani si sostanziano e su tutto questo indaga con tali strumenti letterari regalandoci così utile e piacevole sapientemente miscelati.

Il Precipizio

Di Massimo Acciai Baggiani

il precipizioCol suo secondo romanzo Marcovalerio Bianchi si conferma un narratore di grande spessore, e non mi riferisco solo allo spessore dei suoi libri (corposi ma scorrevoli): dopo Le cinque vite di Simone Bosco (2017) Marcovalerio, fiorentino, amico di vecchia data, si è cimentato con un romanzo di tipo realistico, ambientato per lo più a Milano, che racconta la caduta e la successiva nuova ascesa di un industriale vittima di un raggiro ad opera della moglie infedele che con un piano criminale gli porta via tutto il patrimonio. Il titolo, Il precipizio, riassume bene l’idea alla base, un “precipitare” sempre più in basso prima della risalita.

Detta così non sembra giustificare le 562 pagine dell’opera: in realtà succedono tante cose e i colpi di scena non mancano di certo. La psicologia del protagonista, l’ingegner Giacomo Perotti, è ben approfondita e dinamica: da figlio di papà, abituato a vivere nella bambagia, si ritrova catapultato in un mondo a lui ignoto, quello di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, per tornare poi nel suo mondo con un nuovo bagaglio umano e una maturità che fa rientrare Il precipizio tra i bildungsroman o romanzi di formazione. Se nella prima opera Simone Bosco vive ben cinque vite diverse, il nostro Giacomo ne vive in un certo senso due: quella prima della caduta nel “precipizio” e quella dopo il tragico evento.

Ho letto questo romanzo con grande interesse ma non senza una certa sofferenza viste le tematiche sociali che mi stanno molto a cuore. La tesi sostenuta, che condivido in pieno, riguarda la grande povertà dal punto di vista umano che si trova nel mondo dei ricchi, come se quantità di denaro posseduto e ricchezza interiore fossero inversamente proporzionali. Giacomo non fa eccezione: all’inizio è un personaggio piuttosto frivolo, interessato più al sesso e a godersi la sua posizione di privilegiato, anche se mostra dei lati sensibili – come quando prende le difese della cuoca maltrattata dalla prima moglie, Helga, per una piccola sbadataggine, e interviene alla cena per arginare le odiose invettive del marchese ospite contro il mondo operaio. Tuttavia solo quando si troverà dall’altra parte inizierà a comprendere le difficoltà dei poveri – gli unici che, dopo la caduta, si comporteranno gentilmente con lui: ma fino a che punto? Quando riavrà indietro il suo patrimonio e i cattivi saranno puniti, diventerà un filantropo, o almeno rinuncerà al lusso per accontentarsi di uno stile di vita più sobrio? Parrebbe di no: la natura delle persone non cambia così radicalmente, Giacomo riprenderà la vita di prima, pare che la sua disavventura gli abbia insegnato meno di quello che il lettore sperava… (almeno io come lettore).

Non è cattivo Giacomo, anche se non è certo un eroe senza macchia. Se le donne che conosce non sono dei modelli di fedeltà, neppure lui lo è, anche se si dichiara innamorato della seconda moglie Elisa (quella che lo pugnalerà alle spalle), qualche scappatella se la concede sempre volentieri, è fatto così.

I personaggi più generosi e più autentici li troviamo nelle “classi basse”. Le persone altolocate sono dominate infatti dall’avidità e dall’ipocrisia: la corsa al denaro e al potere è tutto. Mi viene in mente un accostamento con due romanzi letti tempo fa: Fiorirà l’aspidistra di George Orwell e Papalagi di Tuiavii di Tiavea, a cui ho dedicato un articolo [1]. Nel romanzo di Orwell il protagonista, Gordon, ha un rapporto ambivalente col denaro: di totale rifiuto ma anche di bisogno. È presente un marcato masochismo, riscontrabile anche in Giacomo Perotti che, dominato dall’orgoglio, pur di nascondere le sue condizioni miserabili alla ex moglie e ai figli, si priva di denaro che farebbe molto più comodo a lui. Quanto al romanzo-saggio di Tuiavii (in realtà un falso letterario di Erich Scheurmann), questa folle adorazione del denaro è descritta benissimo e non c’è da aggiungere altro. Confesso che il mio totale disprezzo per il lusso e la mia idea romantica di fedeltà in amore mi impediscono di provare una totale simpatia per Giacomo, che pure mostra molti lati positivi: non si arrende mai, affronta con determinazione e ottimismo tutte le difficoltà e le tragedie, e certo ho fatto il tifo per lui nella sua rivincita degna di un novello Conte di Montecristo.

Il precipizio è un romanzo ad ampio respiro, che abbraccia oltre cinquant’anni di vita del protagonista – si sente la lezione delle grandi storie russe dell’Ottocento – attraverso gli eventi storici dell’epoca che arrivano a toccare il nostro Giacomo (come il tristemente famoso tsunami del 2004 nel sud est asiatico, dove perde i genitori) oppure i molteplici personaggi secondari con cui viene in contatto (c’è anche un accenno alla strage dell’Heysel). Dietro l’opera si vede chiaramente un enorme lavoro di ricerca e documentazione; interessanti a tal proposito le notizie storiche sui navigli di Milano [2] e il capitolo marinaro sulla traversata dell’Atlantico in barca. Questo vale anche le per località più esotiche in cui è ambientata la storia (la Thailandia, l’America Centrale). Per quanto riguarda la parte più finanziaria, Marcovalerio si è avvalso della consulenza di un esperto, Carlo Menzinger, non a caso citato in fondo al libro tra i ringraziamenti. Carlo ha pure lui dedicato un articolo a questo libro [3]. Non si ripeterà mai abbastanza che un buon libro è fatto di tanta, tanta ricerca preparatoria.

Dunque un romanzo corale, in cui moltissime vite si intrecciano (come d’altronde avviene anche nella vita reale) e gli eventi si combinano in un sapiente meccanismo narrativo che porta al meritato lieto fine. Un’opera seconda alla cui presentazione, nel dicembre 2019 all’Antico Caffè a Firenze, ho fatto da relatore con grande piacere [4].

Firenze, 6 agosto 2020

presentazione precipizio

Bibliografia

Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Acciai Baggiani M., La battaglia contro il denaro, in «Le stanze di carta»

[2] Milano, a differenza dell’autore, non mi ha mai affascinato come città; la ricordo soprattutto perché ci viveva il mio caro amico prematuramente scomparso Alessandro Rizzo.

[3] Menzinger C., Le disavventure di un imprenditore, nel suo blog

[4] https://www.youtube.com/watch?v=Q-53Zxbv1GI

WEN – FUOCO – Il fuoco – Marcella Spinozzi Tarducci

Ho riacceso il fuoco che amavi,

ho bruciato i ciocchi aridi e scabri

che abbracciavi portandoli stretti

e lentamente al camino.

 

È divampata la fiamma calda,

invano ti ha cercato nel buio

per accenderti i sogni

che hai consegnato all’oblìo.

 

Il crepitìo non ha ridestato i tuoi sensi

come sempre accadeva.

Sul fondo è rimasta la cenere

dei tuoi pensieri,

dei miei pensieri.

 

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Poesia inedita di:

di Marcella Spinozzi Tarducci

Tutti i diritti riservati

6° WEN – 5 e 6 SETTEMBRE: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “TERRA”

Continua l’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo“, “Là fuori”, “Acqua” e “Fuoco”.

Vi invitiamo ora a continuare a scrivere e a inviare i vostri racconti e poesie.

 

Il nuovo tema, come il precedente, ispirato ai quattro elementi, è:

TERRA”.

Molte possono essere le accezioni del termine: il nostro pianeta, il suolo, la terra dei campi, l’elemento primigenio…

 

I temi per questi mesi, infatti, sono legati ai segni zodiacali corrispondenti alle date del WEN e ai relativi elementi:

  • 4 e 5 luglio: Acqua – Cancro
  • 1 e 2 agosto: Fuoco – Leone
  • 5 e 6 settembre: Terra – Vergine
  • 3 e 4 ottobre: Aria – Bilancia

 

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 29 AGOSTOall’indirizzo:

 

blogautori.gsf@gmail.com

 

Sabato 5 Settembre saranno pubblicati i racconti e domenica 6 Settembre le poesie.

 

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Chi volesse iscriversi, può trovare qui come farlo.

La Terra si è formata molto in fretta - Focus.it

WEN – FUOCO – Requiem per un manoscritto di fantascienza dato alle fiamme – Massimo Acciai Baggiani

Nessuno saprà mai del neonato amore
tra la principessa marziana e l’eroe terrestre,
né delle avventure di Tixor, il nettuniano saggio
che sventò la distruzione delle lune di Giove.
Tuguxar è morto davvero e più non risorgerà
dalle brume di Titano che l’inghiottirono
alla fine del capitolo tredici.

Il mistero delle dodici sfere di Kylidhon
mai nessuno svelerà in un impossibile seguito,
così le origini del Re Selenita nessuno più canterà.
Chi mai ricorderà gli aforismi di Yughand
e del fido servo Ghulthon, l’atlantideo,
ancora attuali dopo diecimila anni cosmici d’oblio?

E che dire dell’avventura nel Gran Mare Ghiacciato
dove perse la vita l’esercito di Hujvorg e una mano l’Imperatore?
Il nobile sacrificio del comandante Cosby
non susciterà commozione ne mancanza.
Le nevi di Xethyxan e la melodia di vento di Flytaira
cancellate nel rogo iniquo, così come le mappe
del pianeta Yrgorr, solcato da mille fiumi d’argento e d’oro.
I mondi di tenebra, i mondi di sabbia e i mondi argillosi
dove riposano le spoglie degli eroi,
percorsi da insetti giganti e da farfalle-aeroplano,
sprofondano nell’oblio della fiamma.

L’Autore chiuse tutto in un cassetto.
Gli Eredi non amavano i libri
e disprezzavano la fantascienza,
regno del possibile.
Cinque anni di lavoro
alimentarono cinque minuti il camino
in una gelida serata di gennaio.

WEN – FUOCO – Verranno giorni di fuoco e di passione – Carlo Menzinger

Verranno giorni di fuoco e passione

Verranno giorni radiosi e squillanti

Verranno giorni vivaci e vibranti

Non ti spegnere nel grigio

Non affogare nelle nebbie

Non ti annullare nella notte.

Suggi energia alla terra

Suggi moto dal vento

Suggi esplosioni dal sole.

Cavalca onde di futuro

Cavalca puledri di luce

Cavalca un sogno di vino

Ulula all’alba che emerge dalla melma

Ulula al domani che si strappa dal passato

Ulula all’esistenza che ti dipingi di dolore.

 

Firenze, 14/10/2001

Alba africana a Sant'Andrea: il sole è una palla di fuoco

Versi tratti da “Sangue blues” di Carlo Menzinger di Preussenthal

WEN – FUOCO – Annegare il fuoco – Carlo Menzinger

Un fuoco

Fiamme possenti

Percorrono la tua anima

Lava incandescente che cola

E tutto invade

E, dentro di te, rimane solo il deserto

In cui tutto è immoto

In cui tutto brucia

Poi

Piccola

Lieve

Leggera

Un’unica umida goccia

Scivola giù dall’orizzonte dell’occhio

Un’altra la segue

E un’altra ancora

Un rigagnolo

Un torrente

Un fiume

Un oceano salmastro

Che il fuoco smorza

Che l’ardore spegne

Che il dolore annega.

A questo servono le lacrime.

 

Firenze, 10/12/2003

 

Da “Sangue blues” di Carlo Menzinger di Preussenthal

 

WEN – FUOCO – Terra di spighe e di piaghe – Antonino Impellizzeri

Sotto un sole che attanaglia pesante

la terra riarsa avvampa polverosa

e sui mezzadri si scaglia rovente

già  sfiancati dalla zappa gravosa

 

I feudi biondeggianti rantolano

aspettando la roncola sfiniti

ma le vampe atroci li sconcertano

si vestono di lutto i ciclopi assopiti

 

Svelte le lingue di Efesto avanzano

divorando l’oro delle gemme gialle

e imperiose le  vestali danzano

 

Terra svestita di spighe e di piaghe

lasciandoti ebano e fumo alle spalle

ardi urlando come un rogo di streghe.

Fiamme Che Bruciano Il Campo Di Stoppie Del Grano Fotografia Stock ...

Sonetto contenuto nella silloge “Fino alla carne viva” (di prossima uscita con Eunoedizioni) di Antonino Impellizzeri

 

WEN- FUOCO – Fuoco – Carlo Bramanti

Lievi cadono
tre foglie d’oro
ogni notte
dal ramo sporto
della luna
sul dorso del drago
che dorme in me.
E il lago,
il mandorlo già in neve,
la luna stessa
mi rasserenano.
Tutto ciò che guardo
non brucia più.
di Carlo Bramanti
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