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PARTE LA SECONDA FASE DI “GENTE DI DANTE” L’ANTOLOGIA PER I 700 ANNI DALLA MORTE DEL POETA

Scrivo per segnalare che con il 31 marzo 2021 si è conclusa la prima fase per la pubblicazione dell’antologia “Gente di Dante”, che riunisce racconti del Gruppo Scrittori Firenze sui personaggi del tempo e delle opere di Dante Alighieri, per ricordare i 700 anni dalla morte del nostro concittadino.

In questi mesi abbiamo così ricevuto davvero tantissime ottime prove narrative, che ci hanno stupito per l’elevata qualità, la creatività e la varietà. Non solo racconti prettamente storici ma anche opere che spaziano in vari campi del fantastico, di cui Dante, in Italia, è stato il sommo iniziatore.

Nel frattempo, abbiamo anche avuto la disponibilità del Gruppo Editoriale Tabula FatiSolfanelli a pubblicare il volume con una delle sue case editrici.

Tocca ora a noi curatori (Caterina Perrone e Carlo Menzinger) e al resto del comitato editoriale (Acciai, Campinoti, Carraresi, Gatti e Sardelli) svolgere l’opera più ingrata della selezione delle opere migliori e davvero siamo in imbarazzo nel decidere quali escludere per non rendere quest’antologia eccessivamente lunga. I racconti interessanti sono così tanti che potremmo dover uscire in due volumi!

Passeremo quindi a correggere i testi contattando gli autori selezionati. Raccoglieremo prefazioni e postfazioni. Sceglieremo la copertina. Tutto con l’obiettivo di poter avere i volumi in mano per settembre, il mese della ricorrenza che celebriamo.

Speriamo così di poter aggiungere questo volume alla serie sempre più lunga di pubblicazioni del GSF:

  • “Vista da noi” (Porto Seguro ed., 2016), antologia di narrativa dedicata alla città di Firenze;
  • “Squi-Libri” (Porto Seguro ed., 2017), antologia al femminile sui generi letterari d’avanguardia;
  • “Je t’aime…Moi non plus” (Porto Seguro ed. 2017), antologia di racconti al maschile;
  • “La gioia di vivere” (ALA ed., 2019), un progetto artistico, che coniuga la scrittura e le arti visive, la narrazione, la pittura e la fotografia;
  • “Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871”, (Carmignani ed., 2021), antologia di narrativa e saggistica dedicata a Firenze negli anni in cui fu capitale d’Italia.

A questi volumi si dovrebbe poi aggiungere, nel 2022:

  • “I luoghi dell’abbandono”, volume fotografico dedicato a luoghi dimenticati della Toscana che hanno fatto la storia, con testi descrittivi e narrativi. 

A tutti coloro che hanno partecipato inviandoci i loro racconti o anche solo provando a scriverne, va il nostro ringraziamento.

A loro e a chi ci legge i migliori auguri di buona Pasqua e l’augurio di poterci incontrare tutti assieme, liberi o quasi da preoccupazioni sanitarie, quando uscirà l’antologia.

Carlo Menzinger di Preussenthal

www.menzinger.it

14° WEN – 1 e 2 MAGGIO 2021: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “LUSSURIA”

Continua l’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo“, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola” e “Accidia”.

Vi invitiamo ora a continuare a scrivere e a inviare i vostri racconti e poesie.

Questo ciclo del WEN è dedicato ai sette peccati capitali:

Ira.

Avarizia.

Invidia.

7 Peccati Capitali

Superbia.

Gola.

Accidia.

Lussuria.

Dopo aver scritto di tutti gli altri peccati, si chiude il ciclo e attendiamo contributi che parlino di:

LUSSURIA”.

La lussuria è un vizio inteso come l’abbandono alle proprie passioni o anche divertimenti di natura generica, senza il controllo da parte della nostra ragione e morale. Viene erroneamente intesa solo sul piacere sessuale, ma può riferirsi in generale a ogni forma di scherzo, riso o divertimento smodato.

E dopo? Finito questo ciclo se ne vorrebbe fare uno dedicato alla famiglia con temi come “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati” e “Parenti”.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 24 APRILE 2021 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 1 Maggio saranno pubblicati i racconti e domenica 2 Maggio le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi per il 2021, può trovare qui come farlo e saremo lieti di accoglierlo tra noi.

WEN – ACCIDIA – Il padre dei vizi – Zorzetto

L’ozio è il padre dei vizi

e lo zio del nulla,

il vuoto dell’anima,

il non operare.

L’ira

adirata e funesta:

<<troppa poltraggine,

non va bene,

sempre in festa.>>

L’invidia dice:

<<la pigrizia è un peccato>>,

e lui:

<<non invidiare, hai scordato?>>

L’avarizia

gli da’ ragione:

<<spreca il tempo,

non dargli scampo>>.

La gola dice:

<<almeno mangia>>,

e lui:

<<così si riempie la pancia,

mi metti all’ingrasso;>>

e lei:

<<meglio di stare allo spasso>>.

La superbia:

<<vedi come mi do da fare?>>

e lui:

<<prova, e vedi come

così bene

si può stare>>.

La lussuria:

<<scherza, ridi,

vivi le tue passioni,

vivi nel divertimento>>;

e lui:

<<troppo stress!

troppo movimento>>.

morale:

l’ozio è un gran male

universale;

la pigrizia

quando è troppa, s’intoppa.

Liberati dalle emozioni: Ozio....Il padre dei vizi

di Zorzetto

WEN- ACCIDIA – Sola isolata qui fuori dal mondo – Miriam Ticci

Sola isolata qui fuori dal mondo

Perché sto bene, non mi fo problemi?

La mia vita la gusto fino infondo:

Delle spighe di grano i dolci semi

Che indorano di sé il nostro campo

L’aria lucente i cieli sereni

Il cuore che sussulta ad ogni inciampo

Tutto è rondine in cielo che garrisce,

Rondine, instancabile volatrice - La Rivista della Natura

con un sol verme io felice campo.

Osservo già Dicembre che finisce,

 “D’oro del sole goditi la chioma”

Il pettirosso sul pruno squittisce.

Poi mi rivolgo al mio caro idioma,

Che leggendo e scrivendo m’accompagna

E dell’umanità mi dà l’aroma

E in essa totalmente lui mi bagna;

Così ora su ora il tempo mio

Quieto trascorre e null’altro agogna.

E la figlia che t’ama? E il lieve brio

Delle amicizie? E l’eco del mondo?

Sono importanti, sì, lo so anch’io,

(Arianna, t’amo e l’affetto è profondo),

Ma lasciatemi stare ancora un poco

Sola isolata qui fuori dal mondo.

di Miriam Ticci

WEN – ACCIDIA – Vivere veramente – Carlo Menzinger

Sono stufo di voi

Sono stufo del vostro pigro volteggiare

Indaffarati corvi neri

Indaffarati senza scopo

Sono stufo dei vostri tristi sorrisi impiegatizi

Sono stufo delle vostre chiacchiere

Affogate in un sorso di caffè

Marrone mota immota

Vorrei il radioso volo arcobaleno

Di angeli solari

A tingere il cielo di poesia

A rischiarare il giorno di vita

Sono stufo delle finzioni incravattate

Sono stanco dei discorsi vani

Di ambiziosi progetti

Cancellati dal primo rigirar di poltrone

Sono stufo delle astruse costruzioni finanziarie

Dell’affastellarsi di covenants nati defunti

Dei contratti enciclopedici dagli infiniti rimandi

Sono stufo degli inutili inglesismi

E dei falsi tecnicismi

Per inventare professionalità di cartone

Sono stufo dei completi grigio asfalto

Per mimetizzarsi sul selciato

Delle teste rasate

Delle mascelle linde di peli

Agogno lo svolazzare di mantelli multicolori,

Lunghe barbe fluenti e criniere leonine.

Agogno il libero dispiegarsi della parola e del pensiero.

Agogno lo sforzo di vivere la vita

E non il vano vivere per le tasche altrui

Da moderni schiavi stipendiati

Vorrei danzare nel sole

Pensare a me

Balla coi corvi, il mistero in volo | Cooperazione

Pensare a te

Pensare a quello che conta per noi

Pensare a quello che conta per la vita.

Dimenticare le auto e lo smog

Dimenticare i giornali e le TV

Dimenticare la carriera e il successo

Dimenticare la tecnica e il metodo

Dimenticare la professionalità e lo stile.

Vivere per vivere

Vivere la vita

Vivere

Vivere veramente.

Firenze, 25/09/2007

da “Schiavi part-time” di Carlo Menzinger di Preussenthal

WEN – ACCIDIA – Voi la chiamate accidia – Francesco Guglielmino

Voi la  Chiamate Accidia,

Ma non avete  visto  crollare i vostri  sogni  sotto ai vostri piedi,

Non  avete   visto  i vostri cari   allontanarsi per sempre dalle  vite,

Non avete  toccato  ancora il fondo:  la tristezza e la solitudine!

di Francesco  Guglielmino

WEN – ACCIDIA – Estate schiacciata – Carlo Menzinger

Proprio in questo giorno,

che il giorno dell’inizio avvicina,

la mia estate mi si schiaccia,

formica distratta

per le vie affollate del centro

sotto Natale

quando ci s’insegue

lanciandosi regali

nella speranza

di riafferrare il tempo disperso

con un soffio

nel vento, mettendo soldi

dove altro è mancato.

La mia estate mi si schiaccia

tra l’urlo d’un Prometeo iracondo

contro un giovane Dio ostile

e che non comprende,

non comprende i giochi dell’uomo;

tra il rantolo sordo d’Edipo,

che sputa via i suoi occhi

sanguinolenti d’infamia

non commessa;

tra il pianto di Antigone

sul cenere muto insepolto,

insepolto come i nostri pensieri,

che dovrebbero esser morti

ma che sempre il tramonto risvela

e getta in bocca agli avvoltoi

che annerano il cielo

d’una notte che già s’annuncia

più tetra di altre;

tra la rabbia di Medea

e il disgusto di Ippolito fuggente

per un ratto non fatto

d’amori paterni

e la follia bacchica

della testa del figlio infitta

sulla punta della lancia. Orgiastica,

non quella di Serse,

quella con cui pauroso s’allena

in casa senza arricchire

la grande fatica di ricchezza

del progenitore-fantasma,

invocato e revocato,

avvocato d’un incertezza

che non conosce confini

di tempo e di luogo

nel passato ripreso e stravolto,

sconvolto in un gioco

ognora più ardito

per vincere la noia,

l’apatia seraleggiante e sonnolenta,

che fa chiudere gli occhi

davanti al teleschermo,

ciarliero compagno di stanchezza

solatia e muta.

La mia estate mi si schiaccia

sulla faccia pallida di sole,

non colto e lasciato

appassire in altri vasi lontani

dove turisti pigri gettano

monetine e illusioni

cartacee e fittizie

come il proscenio

d’uno studio per film d’infimo grado

dove si consumano amori

appassionati e sempre identici a sé

e cavalieri dagli ampi cappelli

sparano la loro anima

in un saloon affollato di puttane rosa

Gli studenti più bravi d'Italia sono a Pompei: record di 100 alla maturità

che “il mattino ha veduto

sulla scala in posa”.

Dilegua il sogno

cessa lo spettacolo

la mia estate mi si schiaccia

tra versi antichi e matematiche infinitesimali

algoritmi, logaritmi, algebre, funzioni

irripetibili dello stesso oggetto

del desiderio irrealizzato

e vanescente in una nebbia leggera

piena di piccioni spaventati da un petardo

lanciato dal duomo

ingrigito dallo smog

di vecchi signori ex-operai

che fumano la pipa

seduti in riva al mare

attorno a una cassa di cartone

giocando a scopa

sotto un maestrale sottile

che increspa il mare

ma non lo fa biancheggiare,

lo lascia cosi

profondo tremulo specchio

dell’infinito

e delle nostre speranze

di sonno.

Roma, 04/07/1983

da “Schiavi part-time” di Carlo Menzinger di Preussenthal

WEN – ACCIDIA – Accidia – Giovanna Olivari

La tua accidia

m’acceca

m’uccide

m’avvince

mi cinge

mi stringe

lenisce – dicevi- le mie

ulcere da stress.

L’accidia illude

e tradisce.

L’ozio – dicevi- è

rivoluzionario.

Non il tuo.

Quell’indolenza,

quella tua assenza

Grandi ali di marmo bianco greco - Parco archeologico del Colosseo

di desiderio per alcunché,

per chicchessia, pure per te

t’hanno isolato,

esiliato,

t’hanno ingessato la morbidità,

pietrificato la vacuità.

Piuma di marmo

alla pioggia e al sole.

Gigante tra lillipuziani

con le tue mani

interminabili

fili

hai annodato

la tua rete

la tua prigione,

inesorabile.

Io non sarò con te

nella palude Stigia.

Non mi volterò

quando m’invocherai

con il dolce flauto dell’ozio.

Non diverrò statua di sale.

Io

non mi volterò.

di Giovanna Olivari

WEN -ACCIDIA – Sostegno agli accidiosi (limerick) – Oscar Montani

Convinto perdigiorno di Pomezia

“Lo Stato mi dà uninezia,

però qui ve lo dico

lavorar sarà fico,

ma, io a lavorar? E’ na’ facezia!”

di Oscar Montani

Lavoro come "scansafatiche professionista", non è uno scherzo

WEN – ACCIDIA – Nascere uomo – Carlo Menzinger

Oh Iuppiter,

dovevi proprio partorirmi uomo?

Quanto avrei preferito nascer Dio,

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onnipotente e pigro,

immortale e sazio.

O anche nascer vulcano

e sputarvi addosso la mia anima immonda.

Oh, quanto avrei voluto esser incosciente!

Chi fu?

Chi fu quel Dio burlone

che generò la faticosa stirpe dell’uomo?

Chi fu?

Chi fu quell’uomo stolto

che vomitò la faticosa società del mondo?

Chi mai mi fece uomo

e lavoratore e pazzo e virtuoso?

Certo fu Bacco, ebbro d’ambrosia.

Perdono a Bacco scherzoso

che non mi fece poi troppo schifoso…

Roma, 01/02/1984

da “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal

WEN – ACCIDIA – L’inattivo – Luigi De Rosa

Perché andare a scuola? Insegnano solo roba inutile che nel mondo reale non aiutano per niente a trovare lavoro. A che cosa serve il Teorema di Pitagora? O sapere che nel 1492 Cristoforo Colombo ha scoperto l’America? Tanto non gli hanno dato nemmeno il suo nome.
E perché quindi andare a lavorare? Tanto il lavoro non c’è a causa della crisi, e poi lo danno solo agli immigrati. Quindi perché dannarsi?
Queste erano le parole che affollavano la mente di Giulio, mentre cercava di trovare dieci scuse per rimanere a giocare alla Playstation 4, dov’era impegnato nel Multyplayer di Fortnite. Ci giocava da sei ore, cioè da quando si era alzato dal letto. Il tempo di fare colazione ed era davanti al Joystick.
L’unica pausa che aveva fatto era per andare a pranzo, ed era stata una seccatura perché oltre al cibo in cucina c’erano anche i suoi genitori che gli rompevano le palle sul fatto che stava sempre davanti alla tv. “Non sto davanti alla tv! La tv è spazzatura! Non c’è niente di bello da vedere. Io gioco con la play” diceva sempre ai suoi, che però nonostante fossero nel 2021 non percepivano la differenza tra i due.
Giulio sentiva i soliti discorsi ormai da un anno, cioè da quando aveva perso l’anno scolastico a causa delle troppe sospensioni per la sua condotta inadeguata (era solito rispondere male ai professori) e da quando si era rifiutato di andare a fare il lavapiatti nel ristorante di suo zio come “punizione” per tale risultato. Quando suo padre gli aveva detto che avrebbe passato l’estate al ristorante di suo fratello, Giulio gli aveva risposto che l’estate lui voleva passarla al mare, ma il padre gli aveva detto che per il fatto di essere stato bocciato lui non avrebbe sborsato un soldo per farlo divertire. Giulio non l’aveva affatto presa bene, perché non era colpa sua, ma dei professori stronzi che pretendevano sempre che fosse lui a rispondere alle domande, anche quando non era interrogato. Anzi secondo lui suo padre doveva essere orgoglioso di lui perché non si era piegato alla tirannia di una casta di insegnanti che giocavano a fare gli dèi dell’Olimpo. E invece oltre al fatto di essere stato oggetto di vessazioni non aveva neanche potuto godersi l’estate.
Non avrebbe mai passato le giornate più calde in un luogo pieno di vapore per l’acqua calda, e non gli interessava se in questo modo non avrebbe guadagnato, perché lui non era un materialista che spendeva tutti i soldi che aveva in cazzate, ma solo vitto, alloggio. Era indipendente, e si prendeva solo quello che i genitori in quanto tali avevano l’obbligo di dargli. Loro dovevano pensare alla sua felicità, e la sua felicità si basava sul giocare ai videogiochi col multiplayer insieme ad australiani, svizzeri, libanesi e chissà quanti altri sconosciuti che non aveva mai visto in faccia. Ma poi chi erano loro per dirgli di studiare o di lavorare? Lui era giovane e doveva godersi la vita.
Quando ebbe finito di mangiare tornò in camera e tornò a sparare contro qualsiasi cosa il suo mirino inquadrasse. Si era talmente immerso nel gioco che quando sua madre entrò di prepotenza nella stanza e nel suo campo visivo, Giulio d’istinto le puntò contro il joystick come se il mirino nel gioco potesse sparare anche lei. La cosa non passò inosservata alla madre che si piazzò davanti alla televisione scatenando la reazione del ragazzo, ma nonostante le sue proteste dovette mettere di nuovo in pausa e svogliatamente mettersi ad ascoltare la donna che l’aveva messo al mondo.
“Questa cosa non può andare avanti” gli disse la madre incrociando le braccia e guardandolo con lo sguardo tipico di una donna a cui giravano le scatole.
“Infatti. Finché non ti togli da davanti alla televisione non posso giocare” disse Giulio ridendo.
La madre reagì prendendo il telecomando e spengendo la tv, ma lui non se ne preoccupò perché anche con la tv spenta la play rimaneva in funzione.
“Dico sul serio Giulio! Ascoltami! Hai mollato la scuola e ti rifiuti di trovare un lavoro.Ma cosa pensi che siamo a tua disposizione? Che questa casa sia il tuo albergo personale? Hai 17 anni e senza neanche un diploma non riuscirai mai a trovare un lavoro”
“Ma tanto non lo troverei uguale, quindi perché sforzarmi? Alla televisione dicono che gli italiani lasciano la casa dei genitori quasi a quarant’anni, perciò ho altri vent’anni per andarmene no?” disse lui ridendo.
Ma la madre non sembrava disposta a concedere nemmeno un sorriso al figlio. “D’ora in avanti ti darai da fare. Se ti rifiuti di andare a lavorare da tuo zio allora lavorerai qui! Ogni volta che te lo dirò farai le pulizie, laverai la macchina di tuo padre, porterai fuori i cani dei vicini e andrai dai tuoi nonni per fare le commissioni che a causa dell’età non riescono più a fare”
Giulio sbuffò. “Te lo puoi scordare”
La madre questa volta sorrise. “Bene. Da oggi puoi anche evitare di venire a pranzo e cena perché non ti preparerò più niente da mangiare. E ogni volta che andrai in bagno per cagare ti porterò via qualcosa da questa camera: cellulare, playstation, tv e qualsiasi cosa ti permetta di rinchiuderti qui dentro a farti i cazzi tuoi!”
Giulio si alzò di scatto. “Ma vaffanc…”
La madre lo schiaffeggiò così forte da lasciargli l’impronta della mano sulla guancia. “Non ti permettere! Sono tua madre. Anche i carcerati fanno qualcosa nell’ora d’aria, e quindi anche tu dovrai metterti a fare qualcosa d’ora in avanti!”
E detto questo se ne uscì come una tempesta.
Giulio si lasciò cadere all’indietro. Era come se la madre gli avesse appiccicato del fuoco sul viso. Lei proprio non voleva capire. Non riusciva a capire quale fosse il punto, il problema di fondo.
Lei era stata giovane in un altro periodo, e quindi non poteva sapere quanto fosse moritficante mettersi in gioco in un mondo come quello che li circondava in quegli anni. Dove c’è molta più concorrenza, e quindi si chiedono standard più alti che in passato. Giulio non sapeva questa cosa perché l’aveva vissuta sulla pelle: aveva 17 anni e non si era nemmeno diplomato, ma lui conosceva persone che si erano laureate, o che avevano vissuto per decenni facendo lo stesso lavoro che poi, tutt’un tratto, si era volatilizzato, e non riuscivano più a trovarne un altro. E tutto questo gli metteva paura, e solo a pensarci. Come avrebbe reagito una volta che, completati gli studi, si fosse trovato nello spietato mondo del lavoro dove rispetto al passato, e questo erano stati i suoi genitori a dirglielo, non c’era alcuna certezza?
Il letto, i pasti preparati da mamma e papà, la playstation erano invece molto più comodi e rassicuranti. Non doveva fare altro che alzarsi la mattina e passare tutta la giornata a mangiare e giocare, da solo nella sua stanza o fuori con gli amici. Perché avrebbe dovuto abbandonare questo stato di benessere e mettersi a pensare ad una cosa così deprimente come il futuro incerto dopo anni di sacrifici, forse inutili, di studio? A meno che…
Giulio pensò ad una cosa che gli avevano insegnato a scuola. Spense quindi la playstation e si mise a letto fissando il soffitto.


Uscì di camera all’ora di cena, quando l’odore di funghi e tartufo gli fece capire che la madre aveva preparato di nuovo una variante vegeteriana dello spotolak (che lui non aveva mai capito che roba fosse, ma a quanto pare di solito era servita con la carne). Si presentò in cucina come se la madre non gli avesse mai stampato la cinquina sul viso e prima che la madre, come di consueto, prendesse il mestolo e iniziasse a servire lui ed il padre, la anticipò e servì lei per prima.
La donna rimase così stupita che rimase in silenzio mentre lui le serviva una porzione abbondante di cibo fumante, e così fece il padre, che non aveva mai visto il figlio fare qualcosa per la madre, nemmeno un gesto così piccolo.
<Ho chiamato lo zio questo pomeriggio. Inizierò a lavorare per lui dalla prossima settimana> disse per rompere il silenzio che stava diventando fastidioso. A quel punto i genitori si guardarono, poi guardarono il figlio e poi tornarono a guardarsi. <Perché?> fu la domanda spontanea del padre.
<Perché ho capito cosa devo fare. Lavorerò nel suo ristorante per conoscerlo meglio, poi userò i social network, dove passo molto tempo oltre alla playstation, per svolgere attività di promozione. Con i soldi che guadagnerò andrò alle serali e prenderò un diploma, tanto da avere almeno questo titolo di studio. Che ne dite?>
La madre sorrise. <Vedo che il ceffone ti ha fatto bene. Eppure stavo così male dopo avertelo dato>
<In realtà…> iniziò Giulio, che aveva una gran voglia di togliere la soddisfazione alla madre. <…mi è semplicemente venuta in mente una cosa che mi hanno insegnato a scuola. Otium!>
<Cioè mi stai dicendo che sei stato senza far niente finché non ti è venuto in mente qualcosa di utile?> chiese il padre, che conosceva il concetto che era tipico della cultura greca di epoca classica.
<Già. Invece di stare a far niente per niente, mi sono messo a far niente per qualcosa di utile. Bello no? Se potessi, lo trasformerei in un lavoro> e detto questo cominciò a mangiare.

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