Passeggiate fiorentine col GSF: Il Bargello

Continuano le visite del Gruppo Scrittori Firenze insieme alla guida Francesco

Bargello

Casalini: oggi, sabato 15 maggio, visita del Bargello, primo Museo Nazionale dedicato alle arti del Medioevo e del Rinascimento.

Iniziato nel 1255 per adempiere alla funzione di palazzo del Capitano del Popolo, divenne poi sede del Podestà, e successivamente del Bargello nel 1574, sotto Cosimo de’ Medici, capo delle Guardie o di Piazza, incaricato agli arresti e alle condanne capitali. Ospitò le carceri fiorentine. Solo intorno al 1840 col trasferimento del carcere alle Murate, il Bargello cambiò volto per trasformarsi gradualmente nell’importante museo di oggi.

Suggestivi gli stemmi che adornano le facciate del cortile interno a testimonianza del passaggio dei numerosi podestà.

Entriamo nella prima sala al piano terra e ci incantiamo subito di fronte

Bacco, Michelangelo

all’affresco giottesco della Madonna col bambino e oranti che raccomanda Amore e Carità. Basta volgere lo sguardo ed ecco il Bacco di Michelangelo (1497), scolpito a soli 22 anni, dal volto giovane, ebbro e dall’andamento vacillante e instabile. E ancora di Michelangelo Il Tondo Pitti, il David-Apollo, il ritratto di Bruto, suggestivi per la loro maestria.

Curioso il busto in bronzo ad opera di Daniele da Volterra che riproduce fedelmente il volto di

Danuele da Volterra, Michelangelo Buonarroti

Michelangelo eseguito alla sua morte col calco, in cui si apprezza anche la frattura del setto nasale, di cui Francesco ci narra la storia.

Tante e ancora interessanti le altre opere della sala: Apollo e Giacinto, Cosimo I, Perseo di Benvenuto Cellini; Il Mercurio volante (1580) del Giambologna nel suo dinamico ed elegante slancio che punta il dito verso l’alto, a indicarci la strada per la conoscenza, sospinto da Zefiro ai suoi piedi.

Si esce dalla sala e il sole ci accompagna sulla gradinata che ci conduce al verone decorato dove troneggiano gli animali bronzei del Giambologna, per lo più volatili, provenienti dalla villa di Castello.  

Si entra nel salone Donatello dove si possono ammirare i suoi due splendidi

Donatello, David

David, uno giovanile in marmo drappeggiato da vesti (1408), uno bronzeo nudo con solo l’elmetto e i calzari (1440), bellissimo.

A fianco il David del Verrocchio (1472), dall’ atteggiamento fiero, che calpesta la testa di Golia.

In questa sala, si ammirano le celebri formelle sul Sacrificio di Isacco, opere di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, partecipanti al concorso per la realizzazione della porta del

Battistero di San Giovanni, entrambe vincenti, ognuna col proprio stile, quella del Ghiberti più compatta e raffinata, quella del

Brunelleschi, più dinamica e forse più espressiva del dramma.

Si prosegue percorrendo la sala del Bruzzichelli, la sala delle Maioliche, le sale di Della Robbia, la sala degli Avori, rubando con gli occhi le meraviglie di un

Dante Alighieri

passato nemmeno troppo lontano. Una visione merita la cappella di Maria Maddalena con la sagrestia, di cui restano frammentari affreschi di pittori della bottega di Giotto, dove sulla parete di fondo nella rappresentazione del Paradiso, si distingue la figura di Dante, che regge un manoscritto, la Commedia. Una triste storia si lega però a questo luogo, in cui sostavano i carcerati per rivolgere l’ultima preghiera prima di andare al patibolo.

Il Bargello si arricchisce quest’anno anche di una mostra dedicata a Dante, dove sono esposti più di cinquanta manoscritti dell’epoca, un tesoro inestimabile, settecento anni di storia, così ben conservata.

Purtroppo il tempo è tiranno, vola, soprattutto quando c’è tanto fascino intorno. Molte cose ci sfuggono, occorrerebbero giorni e giorni per approfondire e godere di tale bellezza.

È l’ora di pranzo ed è tempo di salutarci. Firenze fuori da quelle mura secolari ci attende, pronta ad accoglierci con il suo presente e le sue necessità.

15 maggio 2021

di Antonella Cipriani

Passeggiate fiorentine col GSF: la Congiura dei Pazzi

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Oggi, finalmente una calda giornata di maggio.

Francesco Casalini, guida turistica certificata, ci ha accompagnato per le vie del Centro, sulle orme di una potente famiglia, I Pazzi, artefice della famosa Congiura, in cui perse la vita Giuliano, fratello di Lorenzo Il Magnifico.

Partendo dalla Basilica di San Lorenzo – luogo di sepoltura della famiglia Medici – ampliata per opera di Cosimo de’Medici, giungiamo accompagnati dal suono delle campane, in Piazza del Duomo. Affiancando Palazzo Portinari Salviati – acquistato nel 1456 da Jacopo Salviati, marito di Lucrezia de’Medici – si giunge in via del Proconsolo, dove troneggia il Palazzo Pazzi, costruzione esemplare dell’architettura del Rinascimento. Fu proprio Jacopo de’Pazzi che fece demolire la precedente costruzione per realizzarla nell’attuale versione, come motivo di rivalità con le grandi famiglie del tempo, in particolare con i Medici. Il Palazzo fu detto anche della Congiura, perché è qui che venne organizzato il complotto della famiglia Pazzi con l’appoggio del papato, della Repubblica di Siena, del Regno di Napoli e del Ducato di Urbino.

Francesco ci descrive in modo molto dettagliato i vari passaggi della congiura, di come il primo tentativo, che prevedeva l’uccisione per avvelenamento durante un banchetto, di fatto fallì (a causa della sciatica di Giuliano che non si presentò) e di come invece andò a buon segno parzialmente, la domenica del 26 aprile 1478 nella Chiesa di Santa Maria del Fiore, con la morte di Giuliano e il ferimento di Lorenzo, che riuscì a rifugiarsi nella sagrestia.

Proseguiamo il cammino, sotto un cielo azzurro pezzato di nuvole bianche, fino a Piazza della Signoria, dove si svolse la vendetta de’ Medici. Proprio qui Jacopo de’Pazzi, credendo di ricevere il consenso dai fiorentini al grido Libertà, sarà invece assalito dal popolo stesso. Migliore sorte non l’ebbero gli altri congiurati, impiccati e fatti penzolare dalla terza finestra del Palazzo. Jacopo fu gettato in Arno.

Sembra di vederli davvero quei corpi sospesi a una corda che pende dal pilastrino dell’elegante bifora, col popolo in piazza che acclama e approva le loro morti.

Oggi, come allora in quelle miti giornate di maggio, la piazza è gremita. Non voci che acclamano la morte, ma brusii di uomini, donne e bambini che riscoprono la libertà di passeggiare in compagnia, anche se con i volti coperti da una mascherina.

Termina in Piazza del Duomo la nostra passeggiata, un cammino nel tempo, dal passato al presente, due ore di cultura, curiosità e aneddoti (uniti alla lettura di carteggi e testimonianze dell’epoca) trascorse in allegria e piacere. Un modo diverso di vivere la nostra città. Grazie alla competenza, capacità e preparazione della guida. Grazie al nostro gruppo animato dalla voglia di stare bene insieme.

di Antonella Cipriani            

Domenica 9 maggio 2021  

             

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“Passeggiate fiorentine: Palazzo Pitti e dintorni” con il Gruppo Scrittori Firenze

Oggi finalmente, dopo ben due rinvii causa maltempo, ce l’abbiamo fatta.

Una piacevole camminata che da Porta Romana ha toccato vari punti della città – Piazza della Calza, Via Maggio, Piazza della Passera, Via Toscanella, Via dello Sprone, Ponte Santa Trinita, Palazzo Pitti – alla scoperta di curiosità e aneddoti, che spesso non si trovano sui libri di storia, ma sulle testimonianze lasciate da storici e critici del tempo. Francesco Casalini, guida turistica specializzata, appassionato di storia rinascimentale, grazie alle sue accurate ricerche sui cronachisti dei secoli passati, ce le ripropone in tutta la loro suggestiva particolarità e bellezza.

È così che oggi ho scoperto che, all’inizio di Via Romana, dove oggi sorge un centro commerciale, nel Cinquecento c’era lo Spedale dello Spirito Santo o del “Piccione” (dalla colomba che compare sull’antico portale) luogo di ricovero per il viandante che poteva rifocillarsi e riscaldarsi ad un fuoco sempre acceso; e che il numero 1702 sul portone della facciata di un palazzo dirimpetto a Pitti non è l’anno di costruzione dell’edificio, ma il numero civico dell’abitazione secondo un sistema ideato dai francesi; e che quel dipinto a carboncino, nascosto tra il loggiato destro di Pitti, è il ritratto di Vittorio Emanuele II, disegnato da una guardia, forse per ammazzare il tempo, apprezzato assai dal re che lo promosse di grado.

Queste e tante altre storie hanno arricchito la mia giornata e di chi, come me, ha partecipato, soci del Gruppo Scrittori ma anche amici e conoscenti, che ringrazio per la loro adesione. Spero di replicare in futuro questi momenti di cultura, socializzazione e condivisione. Abbiamo in programma altri itinerari interessanti:

  • Piazza Duomo e dintorni
  • Piazza SS Annunziata
  • I ponti sull’Arno

E se ci sarà richiesta e interesse, Francesco ci proporrà una passeggiata alla scoperta degli scrittori francesi che hanno vissuto o soggiornato a Firenze. Vi invito a curiosare nel suo sito www.guideinflorence.it o sulla sua pagina di Facebook o Instagram guide_in_florence.it  

Seguite le nostre iniziative, come Gruppo Scrittori Firenze, sul sito www.grupposcrittorifirenze.it ,  sulla pagina Facebook GSF gruppo scrittori firenze o su questo stesso blog.

E nella speranza di rivederci presto, Covid permettendo, vi aspetto alle prossime iniziative.

Antonella Cipriani

Firenze, 25/10/2020

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