Cristina Gatti è Mary Shelley

Monologo teatrale recitato in occasione della presentazione dell’antologia di racconti “Le Sconfinate” al Giardino delle rose il 31 maggio 2022

Il mio nome è Mary… Mary Wollstonecraft Godwin Shelley, sono nata a Londra il 30 agosto del 1797. Sono vissuta in pieno 19° secolo. Forse è evidente, dal mio abbigliamento…
Ci furono molti cambiamenti sociali in quel tempo. La schiavitù fu abolita in gran parte dell’Europa e delle Americhe. Porto un abito nero, come vedete. É un colore che mi piace, ma è anche perché sono nata già vedova, sono nata in braccio alla morte. 
Mia madre è morta dandomi alla luce e io l’ho conosciuta e l’ho amata attraverso le sue opere. Una donna eccezionale mia madre, Mary Wollstonecraft. Le sue parole traboccavano dalle pagine, entravano in me, nel mio sangue. Mia madre mi ha insegnato l’orgoglio di essere donna. E il diritto di essere amata. Non mi è mancata mia madre, perché lei vive in me, nel mio spirito ribelle, indomito, quello che voi oggi chiamate femminista. Ma, ditemi, non avete una parola migliore per voi? Chiamatevi donne. Donne e basta.
Sono stata prima orfana, poi ho avuto i lutti dei miei cinque figli, infine vedova. Persi la prima figlia a Venezia. Anche il mio quinto figlio morì in Italia a San Terenzo, ancor prima di sapere se fosse un maschio o una femmina: era il 16 giugno del 1822, anno che poi si rivelò assai infausto, perché poco dopo persi anche mio marito. Ricordo il tentativo disperato di lui per fermare l’emorragia in una vasca piena di ghiaccio. Fu terribilmente crudele vedere l’acqua divenire rossa e sentire il mio corpo svuotarsi della vita. 
La morte mi è stata sempre compagna, sorella, il mio tormento continuo…
Ma io volevo amare, volevo vivere. E l’ho sfidata!

Sono stata fortunata. Mio padre, William Godwin, l’unico amore a me concesso alla nascita, mi ha educata, mi ha permesso di studiare. Era un filosofo, un giornalista, un uomo illuminato con idee anarchico-comuniste. Era un grand’uomo mio padre. E poi mi ha rinnegata. 
Io però lo ringrazio. Quello fu il segno del suo apprezzamento. Solo così potei capire che avevo conquistato la mia propria voce. Ricordo le sue parole: 

“Libera la mente dai pensieri e dalle parole delle altre persone Mary, e trova la tua voce!”

Io l’ho trovata la mia voce, quando decisi di andarmene da casa col mio amore. 
Mio padre mi rinnegò, così sono cresciuta. E sono stata amata.
Conobbi Percy Bysshe Shelley che avevo soltanto 15 anni. Era amico di mio padre, un suo discepolo. 
Per lui fu meraviglioso conoscere un essere di sesso femminile tanto istruito e raffinato. Una donna come me era rara in quei tempi. Mi condusse davanti alla tomba di mia madre – ancora la morte mi chiamava – e lì ci innamorammo. Queste furono le sue parole:

“… e su questo io ti sfido adesso, Mary, 
io ti sfido a fare quello che ti dice il tuo cuore
e a venire via con me
e a permetterci di trovare
aria fresca che ci riempia i polmoni
un nuovo sole che ci riscaldi il viso
e una nuova vita che valga la pena davvero di essere vissuta
insieme…”

Niente poteva arginare il nostro amore, inarrestabile, impetuoso, fuori da tutte le regole e confini, nemmeno il fatto che Percy fosse già sposato. Aveva vent’anni ed era bellissimo… Dio mio se era bello!
Provai a rifiutarlo, ma l’amore prese possesso di tutto il mio essere e fui schiava. 
Percy sapeva parlare, sapeva ammaliare, un foglietto sul mio scrittorio diceva:

“Il chiarore del sole abbraccia la terra
e i raggi della luna baciano il mare
per che cosa tutta questa amorevole tenerezza
se tu non vuoi baciarmi…”

Nessuno al mondo avrebbe potuto fermarci, noi il nostro amore e la libertà. 
Anche questo era un modo di sfidare la morte. Volli vivere e amare con tutta me stessa. 
Ma la morte seguiva i miei passi.

Fuggimmo insieme io e Percy, vagabondi prima in Francia e poi per l’Europa. La nostra non fu soltanto una fuga d’amore, di cui fummo accusati, ma la scelta naturale di chi non ha padroni. Ci apparteniamo e saremo sempre uno dell’altra perché quello che ci unisce è eterno.
Avevamo vicino a noi gli amici che condividevano gli stessi ideali. Volevamo essere i fondatori di un nuovo mondo, un mondo libero. Lord Byron, John William Polidori e Claire Clairmont la mia sorellastra che fuggì dall’Inghilterra insieme a noi. 
La mia naturale attitudine alla scrittura non si fece troppo attendere. A diciannove anni composi la prima versione del mio Frankenstein o “The Modern Prometheus”, il moderno Prometeo. La mia sfida alla morte continuava. Promoteo sfidò gli Dei donando il fuoco agli uomini. Io sfidavo la morte ridando la vita a ciò che Lei aveva preso. Lei mi toglieva un figlio dopo l’altro e io la sfidavo costruendo un uomo da pezzi di cadaveri inanimati. 
Eravamo sul lago di Ginevra, forse non tutti sanno che il mostro che ho creato era così reale che mi fece compagnia durante le notti insonni trascorse nella villa di Lord Byron. 
Byron e gli altri si complimentarono con me, ma fu un’altra donna a comprendere profondamente il significato della mia opera, mia sorella Claire. Mi disse:

“Mi ha spaventata a morte… Non è una storia di fantasmi, io lo so.
Non ho mai letto niente di così perfetto, nello spiegare quello che si prova a essere abbandonati.
Ho tremato per la rabbia del tuo mostro, ho desiderato la sua vendetta perché era anche la mia.
Mi chiedo quante anime proveranno compassione per la tua creatura tormentata più del dovuto.”

Oggi per voi sono famosa per aver creato un mostro, ma quanti conoscono le mie opere successive? Pochi sanno quanto io sia stata anche una veggente, una maga della scrittura. Forse una strega. Quanti di voi sanno che uno degli ultimi romanzi “The Last Man” parla di una epidemia che avrebbe decimato la popolazione? Mi meraviglio che nessuno di voi abbia notato questo, visti i tempi che state attraversando. 
Forse tra qualche anno se ne parlerà di più. A me non importa. 
La mia vita è stata fortunata, non crediate il contrario.
Ogni evento mi ha insegnato qualcosa, ho bevuto dal calice del dolore così tante volte. Ma la vita mi ha offerto molte consolazioni. Come mio figlio Percy Florence, l’unico che mi è rimasto, nato anche lui a Firenze (guarda Florence Nightingale) che si prende cura di me ora che la testa mi duole costantemente e le mani tremano.
La più grande consolazione però è questo! (mostra la borsetta con il cuore di Percy).
Quando il mio amato Percy nel 1822, soltanto cinque anni dopo dalla composizione del Moderno Prometeo, morì in mare, io ebbi il dono di poter conservare il suo cuore. Eccolo!  
Quei giorni a San Terenzo furono tormentati. La mia anima che sapeva intuire il futuro, come vi ho detto, era inquieta. Infatti mio marito partì con la barca a vela da Livorno e non fece più ritorno. 
Piansi e scrissi e piansi e scrissi, finché le lacrime non si asciugarono. 

“Fosti portato via dalle onde 
e ti perdesti nelle tenebre
in lontananza”

“Ora sono sola […]
Le stelle possono vedere le mie lacrime 
e i venti bere i miei sospiri, 
ma i miei pensieri sono un tesoro segreto 
che non posso confidare a nessuno”

Questa è stata la mia vita, una vita ricca, dove ogni cosa intorno a noi bruciava di ardore, oppure faceva gelare il sangue nelle vene e accelerava il battito del cuore.
 (si rivolge al marito) Anche tu hai sfidato la morte, mio amato. Questo tuo cuore – Cor Cordium come lo chiamate – non è bruciato nella pira in cui ti cremarono, sulla spiaggia di Viareggio. Ma è sopravvissuto ed è tornato da me perché io potessi prendermene cura. Byron e Trelawny me lo portarono. Ricordo che scrissi una lettera all’amica Maria Gisborne, il 15 agosto del 1822: 

“Oggi – il sole splende nel cielo – essi sono andati sulla costa deserta per compiere le ultime funzioni alle loro spoglie mortali. Hunt, Lord Byron e Trelawny. Le leggi sulla quarantena non ci permisero di rimuovere i loro corpi prima – ed ora ce lo permettono solo a condizioni di cremarli… Ho visto il luogo dove ora giace – i rami di pino indicano il luogo dove la sabbia lo copre…”

Oggi conservo questo frammento delle nostre avventure, del nostro amore, che presto, temo sarà sepolto con me. Forse questa volta, è il momento di arrendersi alla morte. 
Forse finalmente saprò cosa c’è al di là.

Cristina Gatti

I martedì delle Sconfinate al giardino delle rose

Martedì 31 maggio alle ore 18:30
al Giardino delle Rose – Firenze.
Performance & Lettura
L’Associazione GSF presenta:
I MARTEDÌ DELLE SCONFINATE. MARY E FLORENCE
A cura di Cristina Gatti e Nicoletta Manetti
Carmignani Editore 2022

“Disubbidienti, figlie di Antigone. Per amore, per vendetta, per una passione tale da scompaginare ogni regola. Donne fuori e oltre ogni schema, che hanno rotto i vetri della convenzione, non importa se nel bene o nel male. Sconfinate, letteralmente “senza confini” capaci di contenerle.
I singoli autori proporranno una versione performativa del proprio monologo. Oggi Cristina Gatti e Antonella Cipriani ci presentano i loro monologhi, “Mary” e “Florence”.

Mary Shelley (Londra 1797 – Londra 1851): Mary Godwin nasce mentre sua madre muore, per le conseguenze del parto. Educata dal padre, scrittore e giornalista politico, ne eredita lo spirito contestatore. Diviene una vera e propria femminista ante-litteram. Conosce Percy Bysshe Shelley quando ha solo quindici anni e lui venti. Fuggono in vagabondaggio per l’Europa e perdono, a Venezia, il loro primogenito. In “Frankenstein”, or “The Modern Prometheus”, scritto a soli diciannove anni, Mary dà vita ad un personaggio capace di sfidare ogni limite, così come Prometeo aveva sfidato gli dei per donare il fuoco agli uomini. Nel 1819 la morte del figlio William di soli due anni getta Mary in una grande prostrazione. Culminata quando anche Percy muore, tre anni dopo, annegato nella baia di La Spezia. Dei figli, solo Percy Florence sopravvive, e con lui, nel 1823, Mary torna definitivamente in Inghilterra, dove muore, a cinquantatré anni, nel 1851.

Florence Nightingale (Firenze 1820 – Londra 1910): nasce a Firenze da una famiglia dell’alta borghesia britannica. Infermiera e riformatrice sociale, la si può considerare la fondatrice della moderna professione infermieristica. Insegue il suo sogno, sostenuta da lei stessa definita “la chiamata divina”: aiutare e assistere le persone malate e bisognose. Con ostinazione e tenacia si oppone a ciò che la società borghese vuole fare di lei.

Galleria fotografica presentazione del 7 maggio 2022

Presentazione dei volumi Le sconfinate. Da Antigone a Amy Winehouse
Monologhi di donne che hanno fatto la differenza e Elvira, la scandalosa modella di Modigliani di Roberto Manescalchi nella cornice di “Villa Albertina” a Montespertoli.

Pomeriggio con le donne del GSF

Sabato 7 maggio 2022 alle ore 18.30 presso “Villa Albertina”, via Treceno, 104 a Montespertoli (FI) si terrà un pomeriggio musicale in compagnia delle donne.

Le sconfinate. Da Antigone a Amy Winehouse
Monologhi di donne che hanno fatto la differenza
Elvira, la scandalosa modella di Modigliani
di Roberto Manescalchi

Conducono Cristina Gatti e Nicoletta Manetti.
Letture e musica con i BBQ (Country & Rock).

Letture e musica con:
Cristina Gatti: Presidente GSF
Nicoletta Manetti: curatrice de “Le sconfinate”
Roberto Manescalchi: autore di “Elvira”
Interventi degli autori presenti.

Seguirà apericena – costo 18,00 €
Per prenotazioni: 333 1941003

Dante tra Firenze e Ravenna

Incontro d’autori al Chiaroscuro

Giovedì 14 Aprile 2022 – ore 18,00
Caffè Chiaroscuro
Via del Corso 36 R (50122 Firenze)
Paolo Ciampi e Paolo Codazzi presentano
L’incontro tra gli autori di due antologie dantesche
Gente di Dante” e “Le altrui scale
Introduce Cristina Gatti, Presidente del GSF.
Intervengono i curatori Nevio Galeati,
Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone.

Marzo 2022: tre antologie del GSF, tre presentazioni

Questo mese di marzo offre a tutti la possibilità di incontrare gli autori del Gruppo Scrittori Firenze e i loro scritti in tre occasioni:

Lunedì 7 Marzo alle ore 17,00 i curatori dell’antologia del GSF “Accadeva in Firenze Capitale” Cristina Gatti e Sergio Calamandrei la presenteranno presso la SMS di Rifredi in via Vittorio Emanuele II, 303.

Sabato 12 marzo alle ore 17,00 la curatrice dell’antologia del GSF “Le sconfinate” Nicoletta Manetti la presenta presso la Sala dei Marmi del Parterre in Piazza della Libertà.

Martedì 22 Marzo alle ore 17,30 i curatori dell’antologia del GSF “Gente di Dante” Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal la presenteranno presso la BiblioteCanova in via Chiusi 4/3 A.

EVENTO ANNULLATO

Ci scusiamo con tutti ma la presentazione di “Gente di Dante” è stata annullata. Presenteremo brevemente il volume in occasione della presentazione de “Le sconfinate”.

Si tratta delle ultime tre antologie del GSF con racconti a tema dei propri soci, edite nel 2021 e 2022. Agli eventi interverranno alcuni dei numerosi autori e sarà possibile acquistare delle copie raccogliendo le loro dediche.

Vi aspettiamo!

BEATA FELITUDINE, I GATTI DI PRO NATURA il 17 Febbraio 2022 alla Biblioteca Buonarroti

In perfetta felitudine” (Settembre 2021) l’antologia curata da Barbara Gori per Pro Natura, è un libro scritto per sostenere, con i proventi delle vendite, un gattile a Cavriglia (Arezzo), nel Valdarno.

Il volume, diviso in una parte definita “Racconti” e una di “Testimonianze” ci parla spesso del profondo legame tra gatti e umani, ma anche della grande autonomia e indipendenza di queste creature, del mistero e del fascino di cui si ammantano, apparendo a volte quasi come creature soprannaturali.

Il libro contiene numerosi contributi di autori a volte ben noti e di cui ho avuto il piacere di leggere spesso altre opere.

La narrazione d’apertura, per esempio, “Dante e Beatrice: diciotto vite spezzate” è un racconto del giallista Sergio Calamandrei che vede come protagonista il suo celebre investigatore Domenico Arturi, incontrato già ne “L’unico peccato”, in “Indietro non si può” oltre che in vari racconti. Qui Arturi indaga sull’uccisione di due gatti, che cela altri traffici.

In “Briscola” di Stefania Fineschi le giornate e, soprattutto, le notti di una ragazzina sono funestate da apparizioni di fantasmi e da movimenti da poltergeist, fino all’arrivo di un grosso gatto nero.

Gabriella Costa ne “I gatti dell’Hermitage” ci racconta come fu che i felini trovarono alloggio nella dimora di Pietroburgo e vi rimasero anche quando si mutò in museo.

Troviamo di nuovo un gatto nero, con gli occhi verdi, ne “Il gatto metafisico” di Mariangela Corrieri, compagno di una vita tra le mura domestiche, e della sua difficile avventura in campagna.

Per Pietro Mastomonaco “Il gatto della magia”, dapprima inquietante presenza, invisibile a tutti tranne che a lui, si rivela un tramite per svelare turpi delitti.

“Gli occhi di Marilù” di Iole Troccoli è il dolce amaro ricordo di un perduto compagno felino.

Maria Iorillo ci fa incontrare i gatti di Roma e la solitudine di una gattara dimenticata dalla propria famiglia.

Anche ne “L’ultimo abbraccio” della curatrice Barbara Gori c’è il doloroso addio tra un gatto e la sua padrona.

Il giornalista fiorentino Paolo Ciampi (più volte candidato al Premio Strega e autore di intense descrizioni di luoghi, viaggi e personaggi) si pone negli occhi di un gatto che osserva il padrone chiuso contro voglia in casa per difendersi dalla pandemia.

Nel racconto del sottoscritto Carlo Menzinger “La gatta impossibile” degli scavi futuribili rivelano la presenza di un impossibile piramide egizia sotterranea dedicata alla Dea-gatta Bastet. Non vi rivelò che cosa si cela al suo interno e che cosa accadrà ai gatti della città. In effetti, questo racconto avrebbe potuto essere inserito anche nell’antologia “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019).

Quello di Oscar Montani (“Ombre di gatti sulla neve”) è una sorta di meta-racconto o racconto-matrioska, con una storia dentro l’altra. La prima è quella della perdita di un gatto, nero, che scappa da una finestra malauguratamente lasciata aperta. La seconda è una storia di fantasmi felini e umani.

Alberto Pestelli ci porta con “Amsicora” nella sua amata Sardegna in cui ha già ambientato ben quattro trilogie di gialli con protagonista il fiorentino Fantini e la sua famiglia, per incontrare una gatta selvatica sarda, suo figlio e una volpe.

La “Storia del piccione trovatello e della gatta che avrebbe voluto volare” non l’ha scritta lo scrittore cileno, ma Gianni Marucelli, il presidente di Pro Natura Firenze. Come quella del sudamericano è una storia che sa di fiaba sebbene questa sia una storia vera, con una gatta che si cimenta in salti troppo arditi e un piccione capace di affezionarsi.

“Io e il fantasma” della poetessa Claudia Muscolino dà voce a una gatta che ha visioni di fantasmi felini.

Il suo contributo chiude la serie dei racconti.

Si apre quindi quello delle “Testimonianze”, in cui tanti autori hanno raccontato di proprie esperienze con i loro amici a quattro zampe, piccoli racconti anche questi non inferiori agli altri ma troppo numerosi per descriverli tutti. Non mancano neppure alcuni versi. Sono tanti ritratti di gatti, ognuno diverso dall’altro, ognuno speciale, tante vicende, tanti incontri che certo chi ama questi felini apprezzerà molto.

Chiude il volume la postfazione di Gianni Marucelli, che ha assistito la curatrice Barbara Gori nella realizzazione del volume, frutto della collaborazione tra la sezione di Firenze e quella del Valdarno dell’antica associazione ambientalista Pro Natura, di cui anche io sono socio da qualche anno.

Il libro è arricchito dalle immagini di alcuni gatti e penso che questo renderà l’antologia ancora più preziosa.

Il volume sarà presentato Giovedì 17 Febbraio 2022 presso la Biblioteca Buonarroti di Novoli (Firenze). L’evento sarà alle 17,30, con la partecipazione di Cristina Volpini del Servizio Tutela Colonie Feline. In contemporane alla mostra “Piccole Tigri”

Naturalmente, siete tutti invitati a partecipare!

I proventi della vendita del libro verranno interamente devoluti all’Associazione Pro Natura Valdarno, per la gestione del gattile sito nel Comune di Cavriglia.

Allevamento per gatti: come capire a chi affidarsi | PG Magazine

Fantascienza a Castelnuovo Berardenga

Di Massimo Acciai Baggiani

Nel secondo giorno di tre della convention di World SF Italia io e Carlo Menzinger facciamo rotta verso Castelnuovo Berardenga, nel senese, per prendere parte ai molti eventi previsti per quel sabato. È una bella giornata autunnale e la cittadina è deliziosa, con i suoi vicoli tortuosi e deserti del centro storico – che visitiamo nella pausa dopo il pranzo.

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Uno scorcio del centro storico del paese

Alle 9.30 inizia l’incontro con l’astronauta Umberto Guidoni al teatro Alfieri, sede della convention. Guidoni ci parla della vita sulla stazione spaziale internazionale, commentando un video in modo chiaro e accattivante, rispondendo poi alle molte domande del pubblico, soprattutto quelle rivoltegli dai più giovani, le generazioni che vedranno lo sbarco su Marte e la sua colonizzazione, forse da protagonisti (chissà…). Faccio anch’io una domanda riguardante le difficoltà poste dalla bassa gravità sul pianeta rosso. Ricordo che più di vent’anni fa, nel secolo scorso, durante una conferenza analoga all’università di Firenze, gli feci una domanda sulla qualità del sonno in orbita. Altri tempi, Guidoni era ancora attivo nello spazio. Prima che se ne vada riesco a presentarmi e a farmi autografare il suo libro autobiografico Un passo fuori.

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Io e Umberto Guidoni

Segue la presentazione dei finalisti del premio Vegetti del 2020 (la cui premiazione è saltata a causa del Covid) e di quest’anno. Tra i finalisti ci sono diversi autori di Tabula Fati (alcuni già conosciuti a Strani Mondi a Milano), compreso il mio amico Carlo, il quale porta in finale ben tre libri: Il narratore di Rifredi (per la saggistica), Apocalissi Fiorentine (per il romanzo) e Sparta ovunque (per l’antologia). Ciascun autore parla per pochi minuti della sua opera, stimolato dalle domande di Donato Altomare, presidente della World SF e organizzatore dell’evento.

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Gli autori di Tabula Fati

Pranziamo nel ristorante di fronte al teatro, usufruendo della card regalataci dall’associazione che ci garantisce un piccolo sconto. Siamo vicini a Siena: ci godiamo un bel piatto di pici.

Prima che ricominci il programma pomeridiano ho modo di chiacchierare a lungo con Giovanni Mongini, che vedevo per la prima volta. Si tratta di uno dei massimi esperti del cinema di fantascienza in Italia, autore tra l’altro di una serie di volumi su cui mi sono basato per preparare la mia tesi di laurea, vent’anni fa. Adesso è un simpatico signore con barba e capelli bianchi, un berretto rosso in testa e una maglietta con locandine di vecchi film. A noi si unisce un suo amico con cui parliamo di ufologia e altri misteri insoluti.

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Alcuni partecipanti alla Convention, tra cui Giovanni Mongini (col berretto rosso)

Alle 16.30 comincia l’assemblea annuale dell’associazione, con la nomina del nuovo direttivo e la relazione di Altomare. In attesa del capitolo finale della giornata – le premiazioni del premio Carità (per gli illustratori) e del Vegetti – ci viene offerto un aperitivo nel giardino del Museo del Paesaggio, a pochi metri dal teatro. Ci sono anche vari banchini con i libri portati dai soci: ho portato qualcosa anch’io, e riesco a vendere l’ultima copia de La compagnia dei Viaggiatori del tempo, forse il mio libro più importante. Altomare regala un paio di bottiglie di vino (siamo nel Chianti) ai finalisti e una penna e un coltellino svizzero a tutti i partecipanti alla convention (col messaggio sottinteso forse che ferisce più la penna della spada…).

Tra i premiati di quest’edizione ci sono molte donne, tra cui Annarita Stella Petrino per il miglior romanzo di fantascienza 2020 col suo Quando Borg posò lo sguardo su Eve. Niente premi per il mio amico, comunque contento di essere tra i finalisti (il che non è poco in effetti). Magari ci rifaremo l’anno prossimo con Psicosfera, ormai prossimo alla pubblicazione.

La premiazione termina verso le 20. Segue cena sociale al ristorante dove abbiamo pranzato, ma io e Carlo dobbiamo rientrare (la strada è lunga, impieghiamo quasi due ore per rientrare a Firenze) contenti per l’intensa e interessante giornata tra i grandi nomi della fantascienza italiana e le giovani promesse.

Firenze, 24 ottobre 2020

Bibliografia

  • AA.VV., Sparta ovunque, Chieti, Tabula Fati, 2020.
  • Acciai Baggiani M., La compagnia dei Viaggiatori del tempo, Milano, Abeditore, 2017.
  • Acciai M., La comunicazione nella fantascienza, Ariccia, Ermes, 2016.
  • Guidoni U., Un passo fuori, Roma-Bari, Laterza, 2006.
  • Menzinger C., Il narratore di Rifredi, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., Apocalissi Fiorentine, Chieti, Tabula Fati, 2020.
  • Mongini G., Mongini C., Storia del cinema di fantascienza, Milano, Fanucci, 1999.
  • Petrino A.S., Quando Borg posò lo sguardo su Eve, Chieti, Tabula Fati, 2020.

TRE PREMI PER “GENTE DI DANTE”

L’antologia del GSF – Gruppo Scrittori Firenze “Gente di Dante” (Tabula Fati, Settembre 2021), curata da Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal il 10 ottobre ha avuto l’onore di veder premiato un nuovo racconto presente nel volume. Si tratta di “Io sono la Pia”, con cui Caterina Perrone ci parla di questo misterioso personaggio femminile della Divina Commedia, la cui esatta identificazione è ancora dibattuta.

Sono così già tre i racconti presenti nell’antologia che hanno vinto dei premi.

Io sono la Pia” di Caterina Perrone il 10/10/2021, è stato il primo classificato in Categoria C della 7^ edizione del Premio Internazionale di Letteratura “Sigillo di Dante”, promosso dal Comitato della Spezia della Associazione Dante Alighieri, con la seguente motivazione: Racconto bellissimo imperniato su uno dei personaggi più tragici e misteriosi di Dante. La storia della Pia nella “Commedia” è limitata a sette versi, nei quali però è ottimamente delineato il carattere “gentile” della donna, e questo racconto ce la fa rivivere proprio così e secondo le più recenti interpretazioni: si tratterebbe di Pia Malavolti, moglie di Bertoldo degli Alberti. Appare stupenda la descrizione dei personaggi e molto accurato e documentato lo spaccato del Medioevo, tra lotte civili e vita quotidiana. Il titolo va letto calcando sulla parola “Io”, come a dire: “Sono io la vera Pia di Dante e non altre descritte nel tempo”.

L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati” di Paolo Ferro è opera vincitrice del Premio “La Città sul Ponte – 2020 del GSF, Categoria “Racconto a tema: la Toscana, terra di Storia e di storie”, già pubblicato da A.L.A: Edizioni nell’antologia del Premio “La città sul Ponte”. La motivazione del Premio è: “Ottima e dettagliata ricostruzione storica dell’autore che con maestria ripercorre, passo dopo passo, le gesta di un personaggio che fu determinante per la sorte della città di Firenze“.

Ready Infernum Player” di Silvia Alonso, il 15 Maggio 2021, si è classificato secondo per la sessione racconti inediti sull’inferno dantesco al Premio Letterario Internazionale Creati-Vita Firenze, con la seguente motivazione: Sapienzale il racconto “Ready Infernum player- l’amore che muove il sole e le altre stelle” che sa aggiornare il viaggio dantesco al tempo odierno in tono satirico, introducendo un videogame, a più livelli, al posto della struttura delle tre cantiche della Divina Commedia ma, al contempo, attuando in modo senziente una scrittura fruibile da tutti i lettori in base alla propria preparazione culturale. Quindi, vari gradi di comprensione in quanto all’interno dell’opera sono contenuti simboli e archetipi, da sempre patrimonio filosofico di vera saggezza, proprio come era per i Fedeli D’Amore di cui Dante faceva parte.” (Enrico Taddei, segretario del Premio).

Con l’occasione si ricorda che Lunedì 18 Ottobre 2021, alle ore 17,00 presso SMS – Società di Mutuo Soccorso di RifrediVia Vittorio Emanuele II, 303 (50134 Firenze), ci sarà la Presentazione dell’antologia del GSF – Gruppo Scrittori Firenze“Gente di Dante”.

Presentano Clara Vella, Arrighetta Casini e il curatore Carlo Menzinger di Preussenthal. Brevi interventi degli autori presenti

Il GSF con questo volume che comprende 36 racconti sui personaggi del tempo e delle opere dell’Alighieri, ha voluto commemorare la ricorrenza dei 700 anni dalla morte del poeta fiorentino.

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