27° WEN – 3 e 4 SETTEMBRE 2022: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “SICCITÀ”

L’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, continua  dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo”, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati”, “Parenti”, “Coniugi”, “Sogno”, “Incubo”, “Visione”, “Ossessione”, “Schizofrenia” e “Follia”.

Dopo una breve pausa estiva, riprenderemo a settembre con un nuovo ciclo di temi legati all’ambiente e all’ecologia: “Siccità”, “Carestia”, “Inquinamento”, “Surriscaldamento”, “Desertificazione”, “Biodiversità”, “Sostenibilità”, “Riciclo”, “Salute”, “Equilibrio ecologico”.

Occorre pensare ai problemi del mondo prima che bussino alla nostra porta. Speriamo che riflettere e parlarne possa aiutarci a cambiare le cose, che spesso dipendono da semplici gesti quotidiani, da piccole scelte individuali.

L’acqua potabile è una risorsa fondamentale. L’acqua è alla base della vita stessa della nostra economia. In questi giorni si parla molto della carenza d’acqua. Per il prossimo WEN attendiamo allora contributi che parlino di:

SICCITÀ”.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • Possibilmente inviate i vostri lavori in formato word.
  • Se avete immagini che possono illustrare il vostro testo, potete inviarle in formato jpeg.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 26 AGOSTO 2022 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 3 settembre saranno pubblicati i racconti e domenica 4 settembre le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui (l’abbonamento costa € 15,00) e saremo lieti di accoglierlo tra noi. I soci del GSF possono partecipare anche ai nostri progetti di antologia, far parte della giuria del Premio La Città sul Ponte, avere agevolazioni per i nostri corsi di scrittura, aderire ai gruppi di lettura e molto altro.

Anche se non è un’iniziativa del GSF, vi vorrei segnalare anche la possibilità di partecipare a un’antologia di genere fantastico che parla di viaggi spaziali, telepatia e teletrasporto: il Progetto “Dal Profondo”, che, tra le altre cose affronta, come questo ciclo di WEN, le tematiche ambientali.

WEN – FOLLIA – Cibernetic Lovers – Carlo Menzinger

Abbatterò il firewall
Il firewall del tuo hardware
Abbatterò la dura cortina
Di password e username
Dietro cui ti celi
Dietro cui ti veli.
E mi lascerai accesso alla tua home page
E mi lascerai entrare nel tuo web space.
Sarò l’hacker del tuo software
Sarò il virus che non potrai fermare
Penetrerò nei tuoi più reconditi link
Ti insegnerò i piaceri dell’interconnessione
Ti farò provare l’ebbrezza dell’ISDN
I sussulti di un modem on line
Sarò la tua interfaccia
Sarò il tuo provider d’amore
Non potrai fare a meno del mio software
Navigheremo assieme nel web senza fine
Ci perderemo oltre i confini della rete.
E chatteremo e griderai
E scaricherò in te il mio file
E altri ne vorrai
E ci scambieremo romantiche e-mail
E non ci sarà più antivirus
Antivirus che possa tenermi lontano
Lontano dal tuo software
Maledettamente addolcito e folle
Folle di megapassione vibrante
Folle di gigamore elettrizzante
E scannerizzerò la tua anima
La riprodurrò sul mio palmare
La terrò nel mio CD ROM
Ne farò uno screensaver
che cancellerà ogni mio pensiero
e che insistentemente tornerà
tornerà ad apparirmi sul monitor.
Tu, tu sola luce per la mia web cam,
Tu, tu solo led per la mia notte!

Firenze, 05/09/03

Il racconto è tratto da “Sangue blues” di Carlo Menzinger di Preussenthal. Porta un simile titolo anche la e-tragi-commedia in cinque atti “Cybernenetic Love”, scritta con Simonetta Bumbi e pubblicata nel 2007 da Liberodiscrivere Edizioni nella raccolta “Parole nel Web”.

WEN – FOLLIA – L’Istituto – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

«È anche una sorta di esperimento sociale» gli aveva detto Antonio qualche giorno prima, quando gli aveva parlato per la prima volta dell’Istituto.

«Mah, non saprei, è tutto così misterioso… stiamo parlando del manicomio dei personaggi letterari, giusto?» aveva ribattuto, scuotendo la testa.

«Non chiamarlo “manicomio”, è una casa di riposo per persone benestanti come noi, dove gli ospiti possono vivere una vita soddisfacente lontani dalle pene del mondo. Sono felici, te lo posso assicurare. Un amico di mio cugino ci ha messo suo figlio, che crede di essere Dorian Gray, e si è trovato benissimo. Passa le giornate conversando con altri ospiti che si credono personaggi della stessa epoca storica – Anna Karenina, Sherlock Holmes, eccetera – in allegra conversazione, prendendo il tè, leggendo e praticando i passatempi adeguati al diciannovesimo secolo.»

«Ovviamente non hanno un “altro” Dorian Gray…»

«Ovviamente. Quel posto è già stato preso.»

«E se se ne presentasse un altro?»

«Lo rifiuterebbero. La coerenza prima di tutto, questa è la regola dell’Istituto. Naturalmente i dottori sono tutti laureati in letterature comparate e hanno consulenti esperti in storia e letteratura mondiale. Basterebbe poco per infrangere quella fragile illusione…»

«Mi pare un po’ difficile da gestire.»

«Sono dei professionisti, e dove c’è da mettere qualche pezza ci pensa l’ipnosi.»

«Non credo che mio fratello sia ipnotizzabile. Da quando ha avuto quell’incidente a cavallo e si è convinto di essere il Capitano Nemo…»

«Non ti devi preoccupare, ti dico. La settimana prossima posso accompagnarti a visitare l’Istituto. Sono curioso anch’io di vedere come funziona in pratica.»

«Quindi ogni padiglione ricostruisce una precisa epoca storica… deve essere molto grande!»

«Enorme direi! Una vera e propria città, moderna all’esterno e antica all’interno, come un gigantesco set cinematografico. Alcuni padiglioni sono arredati in modo futuribile, per accogliere i personaggi di Asimov o di Philip Dick.»

Giulio sorseggiò il suo tè al limone, pensieroso, quindi posò la tazzina sul tavolino, sotto al gazebo, e guardò intensamente il suo interlocutore.

«Sempre un manicomio è: gli ospiti non si possono muovere liberamente tra i vari padiglioni, tantomeno uscire dall’Istituto.»

«Certo, sarebbe uno shock: immagina di uscire dal tuo solito percorso e trovarti in un’epoca futura, o passata. L’unico che può visitare più padiglioni è il Viaggiatore del Tempo wellsiano, per ovvi motivi, senza contare i vari viaggiatori del tempo epigoni; ma solo quelli letterari, quindi non troverai un Marty McFly o un dottor Brown.»

«Immagino quindi che quando andrei a trovare Ilario dovrei vestirmi come un damerino vittoriano.»

«O come un dandy, un tipetto elegante». Antonio scoppiò in una risata che smorsò la tensione accumulata. Non era suo interesse convincere l’amico, che in fondo compativa per la disgrazia che aveva avuto in famiglia, ma era animato da affetto sincero e volontà di essere d’aiuto.

«Allora, non sei curioso anche te? Non desideri vedere com’è organizzato l’Istituto? Alla peggio avrai buttato un paio d’ore; parlare col Direttore sarà molto istruttivo e assolutamente senza impegno.»

Giulio buttò giù in un sorso il resto del tè, ormai tiepido.

«Mi hai convinto, quando sei libero la prossima settimana?»

Ci siamo accordati con Antonio per questa mattina per andare insieme a fare visita a mio fratello in quell’Istituto, che a me continua a sembrare una sorta di manicomio “specializzato”. Staremo a vedere.

Siamo così arrivati all’ingresso. L’uscere, vestito da dottore, o così mi sembra, ci chiede se lo devono cercare loro, mio fratello, o se preferiamo andare da soli nella direzione del padiglione del Capitano Nemo.

«Noi vi consigliamo di avviarvi da soli. E’ l’occasione di visitare un luogo non comune», ci dice accentuando queste ultime parole, quasi a fare riferimento al luogo “letterario”.

Fatte poche decine di metri ci imbattiamo prima di tutto nel padiglione del nipote dell’amico di Antonio, quello di Dorian Gray e di Anna Karenina, per intenderci. Ci sono un paio di dottori che ci accolgono con dei gran sorrisi e ci informano sulle condizioni di salute del giovane che cerchiamo, come fossero dei medici veri e non dei letterati in grado di corrispondere a ogni eventuale richiesta o confronto da parte dei personaggi immaginari. «Vedrà che il nipote del suo amico si trova benissimo con noi… non gli facciamo mancare niente, neppure la compagnia di altri personaggi del suo tempo». Noi ammicchiamo e ci sorprendiamo a vedere l’impressionante somiglianza tra la faccia del giovane e quella che abbiamo visto illustrata tante volte sulle copertine del libro di Oscar Wilde. E la faccia presenta delle gote lucidissime a significare che per lui il tempo non trascorreva mai. «Chissà se da qualche parte conserva il ritratto con la sua faccia che viene attaccata dal tempo», mi sorprendo a dire all’amico che mi accompagna. Ma la cosa che ci meraviglia ancora di più è la donna che conversava con lui e che, non ci voleva tanta fantasia, aveva una faccia e una fisicità in tutto simili a quella di Anna Karenina stampata sul libro di Tolstoj. Per non parlare del bellissimo vestito a colori sgargianti e ben stretto in vita a valorizzare ancora di più la perfetta linea di quella giovane signora. Il personale di sorveglianza ci guarda con un sorrisino sulla faccia che pare dirci «visto che somiglianza, eh?»

Noi preferiamo tirare diritto, sempre in direzione del padiglione di Capitano Nemo e compagni. Fatti pochi metri ci troviamo di fronte ad un nuovo, grandioso edificio dove ci sembra di scorgere una faccia che abbiamo già visto al cinema. Ci avviciniamo e ci accorgiamo che quell’uomo sta continuamente declamando la stessa frase: «Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare…». Allora ci accorgiamo che è lui, il cacciatore di androidi di Philip K. Dick e che il geniale Ridley Scott ha portato sullo schermo da par suo. Avvicinandoci ancora, ci accorgiamo che colui che sta ascoltando il sermone è uno che assomiglia in tutto e per tutto al dottor Bowman di “2.001 Odissea nello spazio”, il quale, forse, vorrebbe raccontare anche la sua di storia, della battaglia fra la macchina/computer e l’uomo cui è costretto a far fronte. Ma l’altro continua nella sua tiritera come un forsennato e non fa parlare nessuno.

Decidiamo di tirare diritto e, soprattutto, di cominciare a cercare Ilario, mio fratello.

Ci guardiamo intorno per cercare qualcuno del personale cui chiedere dove lo possiamo trovare, ma sembra che i ”medici” e gli “infermieri” si siano tutti volatilizzati. Non solo, ma poco più avanti scorgiamo un capannone dove non sembra esserci nessuno dei pittoreschi personaggi del luogo.

Finalmente vediamo un camice bianco più avanti. Ci affrettiamo per raggiungerlo e più ci avviciniamo più sono sorpreso. Ora che sono quasi in presenza non ho più dubbi: si tratta proprio di Ilario, vestito da dottore dell’Istituto.

«Che ci fai con questo camice addosso?», mi viene immediatamente di chiedergli.

«Come che ci faccio?», mi risponde con due occhi apertissimi mio fratello.

«Ho superato tutte le prove e adesso tocca a me fare il dottore. Vedrai tra poco, quando arriverà il mio medico vestito da Capitan Nemo! Sono giorni e giorni che mi sta facendo la corte! Non vedeva l’ora di prendere il mio posto! Siete fortunati a venire di Domenica! E’ il giorno in cui, chi supera l’esame passa alla funzione di infermiere o di medico e gli altri, secondo i personaggi che si liberano, subentrano loro. Se avete un po’ di pazienza lo potrete vedere anche in questa parte dell’istituto il cambio dei personaggi. Anzi, fermatevi e guardate come si comporta il nuovo Capitan Nemo. Non riuscirà mai a interpretarlo come ho fatto io finora! Aspettate e vedrete!»

Io e Antonio ci guardiamo negli occhi e cominciamo a incamminarci verso l’uscita.

Ci basta quello che abbiamo visto!

WEN – FOLLIA – Manicomio Pirandello – Luigi De Rosa

«Ne sei sicuro?» chiese il contadino Batà.
«Assolutamente. Me l’ha detto l’impiegato uscito fuori di testa che hanno portato due giorni fa. Appena mi ha visto mi ha indicato e ha detto “Tu sei uno di loro”» disse l’imperatore.
«E io cosa c’entro?»
Enrico IV si strofinò le mani e poi fissò il suo interlocutore dritto negli occhi. «Il piano è che tu crei il diversivo della nostra fuga. Quando avrai uno dei tuoi attacchi… quando avrai… come si chiama?»
«Male di Luna»
«Ecco… quando avrai il Male di Luna tu attirerai verso di te tutti i medici permettendo a me e agli altri la fuga»
«E quindi ti aspetti che io me ne resti qui a marcire? Se vuoi scappare vengo con te»
«Infatti anche tu scapperai. Vedi, una volta che avrai attirato l’attenzione su di te non dovrai fare altro che mettere tutti quanti fuori gioco e poi ci seguirai>
«La fai facile. E dove scapperesti una volta uscito da qui?»
«Non dove. Da chi»
Il contadino non sembrava capire.
«L’uomo responsabile di tutto questo. L’uomo che ci ha fatto finire in questo posto»
«È stata mia moglie a farmi ricoverare qui perché non voleva essere sposata con uno come me»
«Sì, ma chi le ha messo in testa quest’idea? Te lo dico io. L’Autore. La persona che ha creato le nostre vite mettendole su carta»
Batà fece una faccia rassegnata. Sapeva che un uomo che si vestiva come un sovrano del passato potesse essere pazzo, ma quando l’uomo gli aveva detto che in realtà fingeva per non essere incriminato di tentato omicidio aveva pensato di non essere l’unico sano di mente chiuso in quel sanatorio. Ma ora quello stesso tizio gli stava dicendo che le loro vite erano state scritte. Aveva sentito discorsi simili in chiesa, ma Enrico IV voleva incontrare di persona questo autore, come se fosse un uomo in carne e ossa, e non l’Onnipotente. Era sicuramente un folle.
L’imperatore sembrava aver intuito i pensieri del siciliano, perché interruppe il silenzio. «Ascolta, quel ragioniere, Belluca, quello internato per aver parlato di “un treno che fischiava” ha detto che il nostro autore ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura e che partirà per il Nord Europa a breve. Mi ha detto di averlo visto in una sua visione. È la nostra unica possibilità per mettere di nuovo in sesto le nostre vite»
«E chi ti seguirebbe? Oltre al tizio del treno?»
«Verrebbero con noi anche Vitangelo Mostarda, lo schizofrenico che dice di essere “Uno, nessuno e centomila”, e il cinematografaro, Serafino Gubbio, quello che è finito sui giornali per aver ucciso l’attrice russa e che poi è sopravvissuto all’attacco della tigre. Non si era più ripreso, ma quando gli ho raccontato la storia che mi ha riferito Belluca è sembrato tornare un po’ in sé»
«E come faremo a raggiungere questo “Autore”? Se fuggiamo ci metteranno le guardie e i militari addosso»
«Un falsario di nome Mattia Pascal ci procurerà dei documenti falsi che ci permetteranno di girare liberamente per il Regno. Ci resta solo sapere quando potremo scappare. Quando ci sarà la prossima luna piena?»
«Tra due settimane. Non è una cosa piacevole, Enrico. Potrei fare del male a qualcuno»
«E non pensi al male che l’Autore ha fatto a noi? Ci ha fatto vivere delle vite per poi togliercele e renderle leggibili per i suoi lettori. Non è giusto. Dobbiamo riprenderci il nostro destino»
Due medici lì accanto si guardarono e sorrisero.
«Forse dovremmo smettere di far leggere ai pazienti i testi di Pirandello. L’esperimento sta avendo una svolta drammatica, troppo pirandelliana»
«Peccato. Speravo che leggere libri sulla follia e sull’identità li avrebbe aiutati»

26° WEN – 2 e 3 LUGLIO 2022: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “FOLLIA”

L’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, continua  dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo”, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati”, “Parenti”, “Coniugi”, “Sogno”, “Incubo”, “Visione”, “Ossessione” e “Schizofrenia”.

Si conclude ora il ciclo di temi dedicato alla “Mente”, con argomenti come:

  • Sogno,
  • Incubo,
  • Visione,
  • Ossessione,
  • Schizofrenia e
  • Follia.

Per questo WEN attendiamo contributi che parlino di:

FOLLIA”.

E dopo questo ciclo? Riprenderemo a Settembre per parlare di Ambiente. I temi potrebbero essere “Inquinamento”, “Surriscaldamento”, “Desertificazione”, “Carestia”, “Siccità”, “Biodiversità”, “Sostenibilità”, “Riciclo”, “Salute”, “Equilibrio ecologico”.

Cominciate a preparare il materiale!

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI
    (con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).
  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • Possibilmente inviate i vostri lavori in formato word.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 24 GIUGNO 2022 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 2 luglio saranno pubblicati i racconti e domenica 3 luglio le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui (l’abbonamento per il 2022 costa € 15,00) e saremo lieti di accoglierlo tra noi. I soci del GSF possono partecipare anche ai nostri progetti di antologia come quello in corso sulle “donne immaginarie”, far parte della giuria del Premio La Città sul Ponte, avere agevolazioni per i nostri corsi di scrittura, aderire ai gruppi di lettura e molto altro.

Anche se non è un’iniziativa del GSF, vi vorrei segnalare anche la possibilità di partecipare a un’antologia di genere fantastico che parla di viaggi spaziali, telepatia e teletrasporto: il Progetto Dal Profondo, che molto ha a che fare con i temi della mente trattati in questo ciclo di WEN.

Assieme a Massimo Acciai Baggiani ho scritto il romanzo “Psicosfera” (Tabula Fati, Maggio 2022).  Lo presenteremo alla Biblioteca Buonarroti (Viale Guidoni 188, Firenze) questo 7 giugno alle ore 17,30 assieme a “Suggestioni fiorentine nella narrativa di Carlo Menzinger” di Chiara Sardelli e a un nuovo progetto di antologia per il quale stiamo cercando autori interessati a partecipare con propri racconti.
Psicosfera” è un romanzo che ci parla di forme di vita alternativa, del potere della mente e della confusione tra realtà e sogno.
Suggestioni fiorentine” ci accompagna attraverso i luoghi iconici e storici di Firenze.
La nuova antologia “Dal profondo”, ancora tutta da realizzare, dovrebbe raccogliere racconti inviati dai lettori di “Psicosfera”, che da tale romanzo si saranno fatti ispirare per creare loro storie che parlino del sogno e del potere della mente e magari di viaggi oltre la superficie della Terra, verso le sue profondità o verso lo spazio esterno.
Mi piacerebbe potertene parlare in quest’occasione.
Ciao, Carlo

www.menzinger.it

WEN – SCHIZOFRENIA – La voce della coscienza – Luigi De Rosa

Perché non dovrei farlo?
Perché è sbagliato
Dimmi cosa lo rende sbagliato
Colpire un qualsiasi essere vivente senza alcun motivo ma solo per divertimento è sbagliato
Ma come faccio a capire che è sbagliato se non lo faccio?
Perché se colpisci, rischi di ferire o di uccidere. E questo è sbagliato. Una cosa a cui dovresti arrivare anche da solo
Ma io sono da solo
Ah davvero? Allora con chi stai parlando? Guardati intorno amico. Non c’è nessuno qui.
E tu chi sei allora?
Sono la parte di te stesso che non vuole compiere il gesto che hai in mente
E perché non vorrei compierla?
Perché anche se i tuoi familiari ti hanno chiuso in questo posto isolato e pieno di persone in camice bianco che ti riempiono di medicine, tu non vuoi fare del male a nessuno. Nemmeno al povero grillo che tieni stretto nella mano
Fa’ un sacco di chiasso. Io sono stufo di sentire rumori. Mi rimbombano nella testa
Ti hanno chiuso qui dentro perché senti voci nella tua testa, ma stai sentendo me in questo momento perché non vuoi veramente uccidere questo povero grillo. Lascialo andare e sarai libero dal rumore.
(il grillo viene liberato e saltella via)
Ecco. L’ho liberato! Contento adesso?
……………..
Eri l’unico con cui potevo parlare. Adesso non ho nemmeno più te



25° WEN – 11 e 12 GIUGNO 2022: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “SCHIZOFRENIA”

L’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, continua  dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo”, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati”, “Parenti”, “Coniugi”, “Sogno”, “Incubo”, “Visione” e “Ossessione”.

Il ciclo di temi in corso è dedicato alla “Mente”, con argomenti come:

  • Sogno,
  • Incubo,
  • Visione,
  • Ossessione,
  • Schizofrenia e
  • Follia.

Per questo WEN attendiamo contributi che parlino di:

SCHIZOFRENIA”.

La schizofrenia è caratterizzata da psicosi (perdita del contatto con la realtà), allucinazioni (false percezioni), deliri (falsi convincimenti), linguaggio e comportamento disorganizzati, appiattimento dell’affettività (manifestazioni emotive ridotte), deficit cognitivi (compromissione del ragionamento e della capacità di soluzione dei problemi) e malfunzionamento occupazionale e sociale.

Cominciate a preparare il materiale anche per il prossimo appuntamento.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • Possibilmente inviate i vostri lavori in formato word.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 27 MAGGIO 2022 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 11 Giugno saranno pubblicati i racconti e domenica 12 Giugno le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui (l’abbonamento per il 2022 costa € 15,00) e saremo lieti di accoglierlo tra noi. I soci del GSF possono partecipare anche ai nostri progetti di antologia come quello in corso sulle “donne immaginarie”, far parte della giuria del Premio La Città sul Ponte, avere agevolazioni per i nostri corsi di scrittura, aderire ai gruppi di lettura e molto altro.

Anche se non è un’iniziativa del GSF, vi vorrei segnalare anche la possibilità di partecipare a un’antologia di genere fantastico che parla di viaggi spaziali, telepatia e teletrasporto: il Progetto Dal Profondo, che molto ha a che fare con i temi della mente trattati in questo ciclo di WEN.

WEN – OSSESSIONE – Il nemico viene sempre da Occidente – Luigi De Rosa

Durante il Periodo delle Torbidi, l’esercito polacco era riuscito ad arrivare fino a Mosca.
Napoleone, Imperatore dei francesi, aveva utilizzato la sua Grande Armata, composta da soldati provenienti da tutti i territori conquistati, per attaccare la Russia ed era riuscito ad arrivare, anche se trovandola completamente bruciata, a Mosca.
Nel 1918, con il Trattato di Brest-Livovsk, la Germania era riuscita ad imporre al governo russo di cedere quasi tutti i territori della parte europea dell’impero zarista, e nel 1942, con l’Operazione Barbarossa, aveva violato il Patto di Non Aggressione stretto con l’Unione Sovietica arrivando a poche decine di km da Mosca.
Tra il 1989 e il 1991 con il crollo del Blocco Sovietico la Russia aveva perso ulteriori territori, inclusa l’Ucraina, culla dell’impero russo.
Il nemico era sempre giunto da Ovest.
L’Occidente era riuscito a sottrarre in un modo o nell’altro territori alla Russia, e così facendo il più grande paese del mondo, che un tempo confinava con la Germania e l’Austria ed aveva i suoi confini nel cuore dell’Europa, si era ritrovato relegato in “periferia”.
Ma all’Occidente questo non bastava. Voleva anche usare l’Ucraina, dove i russi avevano visto la loro nascita, come base contro Mosca.
Era inaccettabile. E lui, Igor Pavlovich, l’avrebbe impedito.
Aveva ascoltato per giorni il suo amato Presidente parlare di come i fratelli ucraini fossero sottomessi ad un governo fantoccio di matrice nazista e che andavano liberati. I tedeschi, che avevano cercato di sottrarre l’Ucraina alla Russia sia ai tempi della Grande Guerra e poi della Grande Guerra Patriottica, erano però riusciti a piantare in quel fertile paese il seme del nazismo, che ora lavorava con gli Americani, i più occidentali dei nemici, per accerchiare la Russia.
Lui, Igor Pavlovich, avrebbe aiutato il Presidente a liberare gli Ucraini dal dominio dei nazisti.
Lui avrebbe aiutato il suo leader a fare di nuovo grande la Russia. La sua patria aveva bisogno di lui.

WEN – OSSESSIONE – Ossessione – Massimo Acciai Baggiani & Renato Campinoti

Il giornalista ascoltava la ragazza visibilmente in imbarazzo, senza il coraggio di guardarla negli occhi per non leggervi i segni della follia. D’altronde quello che se stava raccontando era già folle, senza ombra di dubbio.

«Dunque» disse l’uomo quando il fiume di parole che lo aveva investito era diventato un rivolo e poi si era asciugato del tutto «Mi faccia riassumere la situazione: lei dice che ogni notte viene visitata da… insomma da…»

«Alieni» ripeté la ragazza, che a quanto pare non aveva paura a usare le parole «esseri di altri mondi.»

«Alieni, già… e questi alieni fanno l’amore con lei, tutte le notti, contro la sua volontà…»

«All’inizio era un vero e proprio stupro» disse lei ricominciando a piangere «mio dio che paura ho avuto, che mi facessero del male, che mi friggessero il cervello con qualche sonda, che mi vivisezionassero lì in camera mia, che mi costringessero a fare cose indicibili… ma volevano solo fare sesso con me: lo fanno proprio come noi, anche se il loro “coso” è diverso da quello degli uomini, per forma e colore. Eppure in qualche modo è stato possibile.»

«Ma come erano questi alieni? Somigliavano ai Grigi, ai Rettiliani o ai Nordici?»

«A nessuno di questi. Mi sono documentata sa? Ho letto molti libri sui cosiddetti incontri ravvicinati. Immagino ci siano tante razze nell’universo, è così grande, ci sono così tanti pianeti… ma quelli che sono venuti da me non assomigliano a ET o a quegli omini con la testa enorme, anzi non sono nemmeno umanoidi. Non hanno una testa, delle braccia e delle gambe. Sono più simili a un blob verde, fluido, semiliquido… disgustoso.»

«Dunque sono lontanissimi non solo dall’uomo, ma anche dalle altre specie terrestri; non assomigliano a nessuna forma di vita conosciuta…»

La ragazza si fece pensierosa.

«Forse un po’ alle amebe, ma grandi più di un uomo. Riuscivano però a passare da sotto la porta e dalle serrature, come se fossero liquidi. Era del tutto inutile chiudermi a chiave, quindi alla fine ci ho rinunciato.»

«Mi ripeta, quando sono iniziate queste visite?»

«Sei mesi fa; saranno sei mesi precisi il prossimo mercoledì.»

«C’è una cosa che proprio non mi torna, mi scusi: se sono così diversi da noi, perché desideravano accoppiarsi con lei? E soprattutto: come hanno fatto a metterla incinta?»

La ragazza si accigliò, asciugandosi le lacrime a un fazzoletto di carta.

«Lei non crede a una sola parola di quanto le ho raccontato finora, vero?»

«Non ho detto…»

«Eppure è tutto vero, com’è vero che temo il rapimento di mio figlio, quando sarà il momento del parto. Lo porteranno nella loro astronave, non so cosa vogliano fargli, vorranno probabilmente studiarlo come una cavia. È troppo orribile! No, non voglio pensarci. Non so come sarà mio figlio, neanche se sarà umanoide, ma non voglio lasciarlo a degli esseri così…»

«Così…?»

«Così schifosi!», urlò quasi la ragazza, ricominciando a piangere. Il giornalista del quotidiano locale si rese conto che c’era qualcosa di terribile in quelle parole, di folle soprattutto. Così, si limitò a prendere nota delle cose che quella poveretta gli aveva detto e la lasciò andare. Lei, attorniata a questo punto da uno stuolo di rappresentanti della comunicazione (s’erano affrettati perfino i ragazzi dei vari blog cittadini specializzati in “senzazionalismo” (come recitavano alcune delle testate che li rilanciavamo sia su facebook che su twitter e tik tok), riuscì a malapena a farsi largo e abbandonare quella saletta troppo stretta e anche un po’ pericolosa in tempo di Covid. Ma non fece in tempo a soffermarsi un attimo nel corridoio che l’avrebbe portata all’uscita dalla sala stampa dell’ordine dei giornalisti, che fu fermata da uno di quei giovani di un blog rivolto ai più giovani, agli adolescenti in particolare. La faccia di lei e lo sguardo erano tuttora quelli di chi è invaso da una specie di messaggio subliminale, di un folle, insomma. «La prego», le si rivolge il giovane del blog, indirizzando la telecamerina del suo cellulare verso la faccia di lei, «ripeta alcune delle cose che ha detto in sala stampa, anche per noi giovani. Non immagina la curiosità che sta circolando nelle scuole, negli ambienti sportivi giovanili, su questa faccenda del sesso con gli alieni…». Il ragazzo riuscì a trattenere la risata che gli sarebbe salita spontanea sulla bocca al solo pronunciare quella frase. Ma fu fortunato. La ragazza lo guardò come in trance, e ripetè pari pari quello che poco prima aveva detto al più quotato giornalista, ben conosciuto nell’ambiente cittadino. Il ragazzo stette attento a non sbagliare la ripresa di tutto il fisico di quella ragazza, abbastanza in carne e sufficientemente formosa per suscitare gli appetiti dei suoi coetanei. Perfino la pancetta, che ormai si notava a tendere la stoffa della minigonna piuttosto audace che indossava, rendeva ancora più intrigante l’effetto che quella ripresa doveva produrre sui suoi abituali visitatori.

A questo punto la ragazza, convinta di avere seminato quei petulanti personaggi che, in forme diverse, sembravano reinventare la figura di altri tempi del “paparazzo”, imboccò con decisione il portoncino che la portava fuori da quella ressa in cui, incautamente, si era fatta rinchiudere.

Ma non fece che pochi passi che fu fermata da un paio di persone, un uomo e una donna, che si qualificarono come i rappresentanti della radio locale più seguita in città, i quali non intendevano farsi sfuggire l’occasione di far sentire la voce della “ragazza del sesso con gli alieni”, come ormai cominciavano a chiamarla. Lei, ancora presa dal sacro furore che l’aveva portata a raccontare in quella forma esplicita ciò che, da alcuni mesi le capitava ogni notte, disse loro chiaramente che non ne poteva più di ripetere quelle cose. Li guardò con una faccia che alla donna sembrò davvero strana e ossessionata da quella storia di sesso “alieno”. «Possibile che questa pensi di raccontarci che fa sesso con questi strani esseri ogni notte da più di sei mesi? O è matta, o ci prende per i fondelli», pensò tra sé, senza tuttavia azzardarsi a pronunciare un discorso del genere. La cosa era ormai montata in città e il mestiere imponeva di fare ascoltare dal vivo la voce di questa strana protagonista. «Non ci deluda, signorina», fu quello che disse, squadrandola meglio da vicino e provando perfino un po’ di invidia per un fisico niente male di quella mezza pazza. Ancora una volta la ragazza tentò di sottrarsi all’altoparlante che già le stavano sottoponendo e alle domande con cui la incalzavano. Lei stava muta e respingeva, come poteva, le richieste di parlare. E tentò di incamminarsi per la sua strada. Il giornalista, che aveva sudato le classiche sette camicie per portare la radio ai massimi ascolti in città, non intendeva certo farsi snobbare dalle riprese sui social di quei ragazzini che l’avevano intervistata. Così buttò giù l’ultima carta. «Signorina, se fa un bel racconto come poco fa anche per noi, le possiamo dare almeno cento euro per il suo disturbo». La ragazza lo guardò come avrebbe potuto fare una nobildonna offesa da una offerta in denaro. Ma il giornalista non si fece intimorire e raddoppiò l’offerta fino a duecento euro. Quando, non scoraggiato dallo sguardo allucinato della ragazza, le offrì quattrocento euro e tirò fuori, aiutato dalla collega, le monete promesse, ottenne anche lui il suo bel racconto, condito dei particolari già dichiarati sul “coso” degli alieni e quant’altro su quello che succedeva ogni notte nella sua camera.

Convinta di aver esaudito il desiderio di notizie di tutti, la ragazza si avviò finalmente a imboccare la strada di casa. Ma si illudeva. La tv locale, che aveva speso fior di centinaia di migliaia di euro per costruire il più bello e tempestivo dei notiziari cittadini e non solo, non intendeva per nessuna ragione farsi sfuggire l’occasione di far parlare quella che quel giorno era l’autentica protagonista della cronaca locale. La ragazza fu rincorsa da una vera e propria troupe che la circondò e la costrinse ad aspettare la famosa giornalista addetta alle cronache più vivaci e piccanti sui fatti cittadini. Istruita dal giornalista della radio, non mise tempo in mezzo, anche perché tra non molto doveva montare il servizio per l’edizione della sera, e offrì cinquecento euro alla ragazza per l’intervista e il racconto di prassi. A settecento la ragazza cominciò a rispondere alle domande, con particolari («quando riescono a penetrarmi, la materia del “coso” tende a consolidarsi come quello degli umani»), che non aveva dichiarato a nessuno degli intervistatori precedenti. La giornalista avrebbe emesso gridolini di gioia, se non fosse stato sconveniente per la serietà del servizio.

Ora era finito sul serio quel vero e proprio assedio. Affrettò il passo verso casa e si meravigliò lei stessa che più nessuno la stesse seguendo.

Quando finalmente aprì il portone del palazzo di casa sua, trovò ad aspettarla una signora, che già altre volte aveva avuto modo di lamentarsi con lei.

«Io non voglio certo dirle come deve comportarsi, signorina», attaccò appena furono vicine, «le chiedo solo di pregare quegli energumeni che tutte le notti entrano nel suo appartamento di fare…quello che fate, con un po’ di discrezione, senza tutti quei mugolii e quei sospiri ad alto volume che sveglierebbero perfino un morto…la prego signorina. La sua è una vera e propria ossessione. Qualche volta, per piacere, resista e ci lasci una sera in pace!»

Vista l’ora, la ragazza sembrava solo avere fretta di rientrare in casa per mangiare qualcosa e prepararsi per la serata che l’aspettava. Così tirò fuori un paio dei biglietti da cento euro che aveva riscosso dai giornalisti e li allungò a quella signora.

«Ognuno ha l’ossessione che si ritrova, signora. Se ne faccia venire una anche lei!» E si incamminò verso il piano superiore, a casa sua, nel più assoluto silenzio.

24° WEN – 7 – 8 Maggio ’22

IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “OSSESSIONE”

L’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, continua  dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo”, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati”, “Parenti”, “Coniugi”, “Sogno”, “Incubo” e “Visione”.

Il ciclo di temi in corso è dedicato alla “Mente”, con argomenti come:

  • Sogno,Incubo,
  • Visione,
  • Ossessione,
  • Schizofrenia e
  • Follia.

Per questo WEN attendiamo contributi che parlino di:

OSSESSIONE”.

Ma cominciate a preparare il materiale anche per i prossimi appuntamenti.
Le regole sono sempre le stesse:
RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI
(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • Possibilmente inviate i vostri lavori in formato word.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 29 APRILE 2022 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com
Sabato 7 Maggio saranno pubblicati i racconti e domenica 8 Maggio le poesie.
Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui (l’abbonamento per il 2022 costa € 15,00) e saremo lieti di accoglierlo tra noi.

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