WEN – GENITORI – Una madre di Sparta – Carlo Menzinger

Cliternestra si chinò a raccogliere le mandorle che le erano cadute in terra. Ci soffiò sopra e le mangiò. Continuando a pensare, soppesò la ciotola, mescolando con l’oscillazione le mandorle che conteneva.

Cliternestra conosceva bene le regole di Sparta, essendone una delle donne

più rappresentative, ma proprio per questo era riuscita a restare vicina alle figlie. In momenti come questo si chiedeva se non fosse meglio fare come le donne ilote. Gestire una figlia adolescente non era facile. Nymphodora Agropolis avendo quasi diciotto anni avrebbe ormai dovuto superare quella fase di ribellione, ma alla madre pareva che fosse ancora lontana dal riuscirci. La ragazza non viveva con lei ormai da undici anni, ma la madre ne aveva sempre seguito i progressi e la crescita. Ora che era praticamente una donna adulta, Cliternestra avrebbe voluto lasciarla andare per conto suo, ma quella ragazza continuava a preoccuparla. Che cosa avrebbe fatto della propria vita? I ragazzi non si rendono mai conto di quanto siano importanti gli anni della gioventù, in cui tutto del loro futuro si decide. In questo Nymphodora non faceva eccezione, ma nell’atteggiamento della figlia c’era qualcosa di più della spensieratezza giovanile e del desiderio di cambiare degli adolescenti. C’era qualcosa che lasciava la donna inquieta e pensierosa.

Cliternestra inclinò la ciotola e fece cadere una decina di mandorle nel palmo della mano sinistra e poi da lì le fece scivolare un po’ per volta di nuovo nella ciotola. Se solo si potesse riportare indietro così anche gli anni trascorsi, pensò.

Il suo sguardo cadde su uno scarafaggio che attraversava la stanza e rimase a fissarlo finché scomparve in un buco della parete.

da “Il sogno del ragno“, primo romanzo della saga “Via da Sparta” di Carlo Menzinger di Preussethal, ambientato in un mondo contemporaneo dominato dalla città greca.

Nota: Il nome Cliternestra è l’evoluzione dell’antico Clitennestra.

WEN – GENITORI – Madre e figlia- Silvia Taccagni

Si girò un po’ nel letto, sprofondando nel tepore delle coperte. “Goditi ancora un attimo questo paradiso, mia cara, che tra poco inizia il bello” si disse, mentre infilava la testa sotto il cuscino.

Ma non riuscì a rilassarsi; di li a poco avrebbe sentito quella vocina delicata e ancora un po’ assonnata, da essere quasi impercettibile.

Infatti, dopo qualche minuto, eccola che la chiamava. Aspettò un paio di secondi seduta sul bordo del letto, stropicciandosi gli occhi e solo dopo il terzo richiamo, quando iniziava a mugolare, entrò nella sua camera.

“Eccomi, tranquilla, sono qui” le disse.

Infilò la mano tra i cancellini del letto e le fece una carezza aggiustandole i capelli.

Poi le dette un bacio sulla fronte.

“Adesso andiamo a fare colazione, ma prima ci cambiamo, sarai tutta bagnata”, le sussurrò all’orecchio.

Lei le regalò uno dei suoi più bei sorrisi che le scaldò il cuore.

Erano proprio questi piccoli particolari che la riempivano di soddisfazione e che non le facevano rimpiangere di aver lasciato temporaneamente il suo lavoro per occuparsi di lei finché ce ne sarebbe stato bisogno.

 Al tavolo di cucina,mentre facevano colazione,la brontolò un po’,perché non aveva mangiato niente; aveva solo giocato, tuffando i biscotti nel latte.

“Guarda che se non mangi un po’ al parco non ci andiamo” le disse con tono

Come abituare neonato a dormire nel lettino - Letto Montessori

severo. Allora lei mangiò un paio di biscotti.

Una volta arrivate al parco la lasciò vicino allo scivolo insieme agli altri e lei si sedette su una panchina. E, mentre parlava con qualche nonna ed un paio di mamme, la teneva d’occhio.

Dopo qualche ora erano di nuovo a casa.

Si sedettero a tavola per il pranzo che,come al solito,non fu per niente breve,a suon di “apri la bocca che arriva l’aereoplano”.

Poi si misero a giocare.

Naturalmente lei sparse in giro tutti i suoi ninnoli, dedicandosi ad ognuno di loro per non più di cinque minuti, come faceva sempre.

Una volta perso interesse per quei passatempo, la cambiò di nuovo. Adesso,pulita e profumata di talco,si appoggiò al divano e si addormentò profondamente, come se le avessero fatto un’anestesia totale.

La guardò e sorrise; ”Che meraviglia,a quell’età dormirebbero anche sui sassi” pensò.

Aveva appena finito di sistemare tutto il disordine che c’era che lei era di nuovo sveglia.

Le preparò una cena leggera ma nutriente e, dopo essersi sedute a tavola, interpretò di nuovo il ruolo del pilota di aereo mentre la imboccava.

La vide stanca,per l’intensa giornata appena trascorsa;così si sedettero sul divano a guardare in dvd quel cartone animato che lei adorava. “Finalmente ci rilassiamo un po’ “ pensò.

Lei le si appoggiò addosso a dimostrazione di tutto il bene che le voleva.

Poi,dopo l’ennesimo cambio della giornata,le infilò il pigiama,quello rosa con tutti quei fiocchetti disegnati,la mise a letto,le rimboccò le coperte e le cantò quella dolcissima canzone della buona notte che sua nonna le cantava quando era bambina.

Lei,in pochi minuti,era già tra le braccia di Morfeo.

Prima di uscire dalla sua stanza,infilò di nuovo la mano tra i cancellini del letto e le accarezzò i capelli.

E, mentre le baciava la fronte, le sussurrò “Buona notte mamma. Ti voglio bene”.

Di SIlvia Taccagni

WEN – GENITORI – Vale un Perù – Terza Agnoletti

Mette in ordine la cucina e intanto mi parla in un italiano stentato misto a uno spagnolo che non è proprio castigliano puro. E’ venuta in Italia da poco a fare la badante perché le due figlie possano frequentare l’università. La maggiore è iscritta al primo anno di medicina, l’altra è ancora al liceo o alla scuola che in Perù corrisponde al nostro Liceo.

Mi racconta che la prima figlia è molto brava, s’impegna anche troppo, si alza perfino alle tre di notte per studiare. La minore, invece, si accontenta di raggiungere la sufficienza e ciò la preoccupa.

Il marito è venuto in Italia anni fa, anche lui come badante e qui ha un’altra donna. Non contribuisce alle spese della prima famiglia, tuttavia ha chiesto per lei il ricongiungimento familiare, poiché sono separati di fatto, ma legalmente ancora sposati.  L’ha fatto perché lei l’ha sollecitato. Dentro di me traduco: ricattato e mi sembra giusto.

Mi dice che in Perù insegnava matematica.

Da noi gli insegnanti lamentano di non essere pagati abbastanza. Come vengono retribuiti in Perù?

Continua a lucidare le pentole con un impegno esagerato. Immagino che il lavoro manuale plachi l’ansia. Con il movimento rapido delle mani esprime il desiderio che il tempo scorra veloce: un anno, due anni, tre anni… Tornerà dalle sue ragazze che ora vivono con la nonna. Tutte donne, tutte cellulare dipendenti. Basteranno i piccoli concentrati di tecnologia a tenere saldi gli affetti, nonostante la lontananza? Non oso domandarlo e non voglio neppur sapere perché il padre non si interessa al futuro delle figlie. Forse è convinto di avere esaurito i suoi compiti perché ha aiutato la madre a trovare un lavoro.

Sono tanti i modi di essere genitori. Questa peruviana me ne rappresenta due assai diversi fra loro: da un lato spirito di sacrificio e dall’altro indifferenza. Non riesco a stabilire se invece la realtà è mediana fra i due estremi. Forse lo capirò in seguito, intanto la lascio parlare. Un tempo si usava dire, di persona o cosa pregevole; Vale un Perù. Ma era un ricordo di spagnoli colonizzatori. Quanto vale davvero il Perù e questa madre che me lo rappresenta?

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di Terza Agnoletti

WEN – GENITORI – La colonna sonora – Nicoletta Manetti

Bella figlia dell’amoooo-ooo-reee…

La romanza del ‘Rigoletto’, conosco le parole, canto insieme a Toscana Classica. Non c’è traffico stamani sulla Firenze-mare. Schiaccio l’acceleratore e la sensazione è quella di un volo in apnea. Adoro la musica che mi da il ritmo nel fare cose.

Ho sempre pensato che ci vorrebbe una colonna sonora di sottofondo alle nostre giornate. Sfido che gli attori sono tutti belli! Metti ‘Giù la testa’ o ‘Mezzogiorno di fuoco’ quando arriviamo a un appuntamento e vedi che figurone.

Il cono di luce gialla che inquadra LUI sulla poltrona. LUI prima era il nonno, poi mio padre. La poltrona è la stessa, la vecchia frau di cuoio, la stessa, come l’ombra trinata delle tende e il quadro della villa di Grumaggio. Anche le stesse note volano e si arrampicano sulla libreria, alta fino al soffitto, si infilano nella gola nera del caminetto, giocano con le gocce del lampadario di Murano.

In macchina, invece, il babbo metteva le cassette di Fausto Papetti. Voleva dire che eravamo in vacanza. La colonna sonora della vacanza. Le metteva a tutto volume, forse per non sentire la voce della mamma, appesa come un uccellino alla maniglia di sicurezza: attento di qua, attento di là! Poldo, da dietro, teneva le zampe sulla spalla del babbo e le orecchie sventolavano dal finestrino. L’inizio della vacanza: Fausto Papetti e le orecchie bionde di Poldo a veleggiare al vento.

Schiavo son de’ vezzi tuo-ooo-iii…

120 sul tachimetro… 130… brava la mia vecchia cavallina, brava… dai che gli faccio una sorpresa a tutti e due…

La sagoma scura del castello di Serravalle incombe sulla destra. Babbo, è abitato quel castello? Gli chiedevo sempre. No, non lo vedi, è diroccato! Sempre razionale LUI.

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Ma con la musica no, con quella giocavamo. In realtà facevamo una cosa più importante: con LUI, grande, forte, la mia ‘colonna’, scrivevamo la ‘colonna sonora’ della mia vita.

Amo, come lui, i giochi di parole.

Verona. I biglietti per lo ‘Schiaccianoci’, regalo per l’esame di quinta elementare. Partimmo la mattina presto. Conoscevamo ogni nota dello Schiaccianoci, noi due. Ci facevamo gli indovinelli battendo il ritmo di un brano con la forchetta sulla tovaglia: Trepàk! Flauti in canna! Fata confetto!

L’Arena immensa, trapuntata di fiammelle, il respiro trattenuto per ore, l’autografo di Carla Fracci da incollare nel diario e far vedere alle amiche di danza a ottobre.

Eccolo laggiù il baluginìo del lago di Massaciuccoli. Quante volte LUI mi ha portato a visitare villa Puccini.

Io preferivo Mimì. LUI la Tosca, e allora impostava un vocione: Tosca! Nel tuo cuor si annida… SCARPIA!

Parcheggio nel vialetto sotto il pino; trovo la mamma, piccina sotto la veranda, legge. Il babbo è di sopra, è sempre di sopra LUI, sul terrazzo. Alzo la testa, vedo spuntare i suoi lunghi piedi: Ciao babbo! grido, ma non risponde. Forse perché la musica che sta ascoltando è più forte:

Bella figlia dell’amoooooo-ooo-reee

di Nicoletta Manetti

WEN – GENITORI – A metà circa – Serena Taccagni

Sono in udienza e il mio cellulare continua a vibrare, deve essere importante se va avanti così da quasi un’ora. Scosto appena la toga per guardare il display: Clara. Avrebbe atteso, come ho fatto io per metà della mia vita. Svuotata l’aula mi decido a rispondere, se non altro per mettere fine a questo brivido che mi importuna il fianco. Alfio è in ospedale privo di conoscenza da quarantotto ore, ictus irreversibile, andato per sempre, secondo Clara. La mia reazione è la

Mano nella mano anche in ospedale, la storia della coppia di 90enni che  sconfigge il Covid a Prato

stessa da anni; riaggancio. Salgo in auto. Rientro a casa dopo aver preso i piccoli da scuola. Luisa ha preparato uno dei suoi pranzetti degni di un re, ed io è così che mi sento a casa mia, lei è una donna meravigliosa e ogni giorno che trascorro qui, mi sembra di essere in paradiso. Abbasso gli occhi sul contorno nel piatto e mi vedo seduto, bambino a un’altra tavola, spoglia, il ricordo di un odore acre mi trafigge le narici, sembrano broccoli. Sempre broccoli. Broccoli a colazione, broccoli a pranzo, broccoli a cena. Andavano finiti tutti, in ogni modo. Mio padre non ammetteva repliche e mia madre piena di alcool e lividi, si muoveva per la cucina come uno zombie. Non ho memoria della sua voce, non ho memoria di un suo sorriso, fredda e scostante da sobria, nei miei primi anni di vita, inesistente da sbronza. Bere era il suo modo per non sentire mio padre. Era il suo modo per lasciarlo fare fino a quando la sua rabbia si fosse placata. Io un modo non ce lo avevo, anzi per il solo fatto di essere al mondo, la sua rabbia aumentava, in un crescendo che mi lasciava distrutto, in mezzo alla disperazione e affogato nella rassegnazione.

Dopo pranzo mi decido, salgo in auto e arrivato davanti al parcheggio mi fermo un attimo per prendere un’ultima boccata d’aria leggera. Percorro il lungo corridoio a rilento, a ogni passo vorrei tornare indietro, ma non lo faccio. Il perché non lo so. Ho solo sentito un gusto dolciastro in bocca e mi sono ricordato che una volta, avrò avuto circa cinque anni, piangevo forte, volevo la caramella che stava per mangiare mia madre. Lei mi ha fissato, l’ha scartata, l’ha data a mio padre e lui me l’ha messa in bocca. Con questa unica immagine di affetto impressa nella mente, entro nella grande camera. Lui steso, intubato, bocca semiaperta, sembra un piccolo sacco vuoto. Lei seduta sulla poltrona mano sulla sua, piagnucolante e ricurva. In silenzio mi avvicino. Provo un’immensa rabbia, ma una volta accanto al letto, sento crescere una gran pena. Asciugo una lacrima dalla guancia di Carla, è pur sempre mia madre, e col fazzoletto del taschino tampono la bocca di Alfio, in fondo è pur sempre mio padre.

Di Serena Taccagni

ECCO LA GENTE DI DANTE!

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“Gente di Dante” è l’antologia di racconti del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma quale morte, se il suo ricordo ancora riesce a destare emozioni, scatenare fantasie, generare narrazione?

La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia.

L’iniziativa ha trovato tanti seguaci: ci siamo voltati e la “gente” era ormai una piccola folla. Tanti autori, tante idee diverse, tanta inventiva, tante chiavi narrative, dalla storia, all’ucronia, alla creazione fantastica. Il GSF ha così voluto soddisfare gli amanti di generi letterari diversi, ma soprattutto rendere omaggio al grande poeta fiorentino, alla sua opera poliedrica, non dimenticando che fu il primo scrittore di genere fantastico nella nostra lingua e che fu uomo oltre che artista. Da questa molteplicità le due anime dell’antologia:

La suggestione della storia

L’incanto della fantasia.

Ed eccovi allora, in attesa che sia pubblicato, per cominciare a farvi un’idea l’indice del volume:

Prefazioni

Un nuovo modo di far parlare Dante – Massimo Seriacopi

Vivo tra i vivi, con questi racconti – Paolo Ciampi

Introduzione dei curatori– Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Parte 1: La suggestione della storia

  1. Il ghibellino – Fabrizio De Sanctis
  2. L’arte della guerra – Luca Anichini
  3. Io sono la Pia – Caterina Perrone
  4. La zara di Campaldino – Giorgio Smojver
  5. Due Cavalieri – 11 giugno 1289 – Gianni Marucelli
  6. L’amicizia rivoluzionaria – Luca Lunghini
  7. Maestri e opere – Gabriele Antonacci 
  8. Segreti e bugie nella famiglia Alighieri – Renato Campinoti
  9. L’ospite illustre – Maila Meini
  10. Due esuli a confronto – Barbara Carraresi
  11. Il breve soggiorno lucchese di Dante Alighieri – Brunetto Magaldi
  12. L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati – Paolo Ferro
  13. Corso Donati, il Barone – Roberto Mosi
  14. Sotto il Ponte Rubaconte – Milena Beltrandi
  15. La conversazione – Giovanni Paxia
  16. La vendetta de lo Alighieri – Sergio Calamandrei
  17. L’ultimo sogno di Dante – Antonella Bausi
  18. L’occultista ascolano – Cristina Gatti

Parte 2: L’incanto della fantasia

  1. O se il mio cor avesse immaginato – Nicoletta Manetti
  2. Io sono colei di cui nessuno mai parlò – Antonella Cipriani
  3. L’infante Dante- Manna Parsì     
  4. Campaldino 2021 – Alessandro Lazzeri
  5. Il sabato di San Barnaba – Pierfrancesco Prosperi
  6. De abdicatione – David Ferrante
  7. Bieiris, Dante e Margherita – Rosalba Nola
  8. Un inizio divino – Samuele Mazzotti 
  9. Il poeta e il cavaliere – Bruno Vitiello 
  10. Notte di metà settembre – Francesco Russo
  11. Dante ed io – Miriam Ticci
  12. Viaggio nel tempo – Terza Agnoletti
  13. Il barattiere – Fabio Ferrante
  14. Il Paradiso è un attico al 6° piano – Francesca Tofanari e Oliva Cordella
  15. Ready Infernum Player – Silvia Alonso
  16. I canti perduti – Carlo Menzinger di Preussenthal
  17. Lettere postume di Dante Alighieri – Massimo Acciai Baggiani
  18. Con occhi di bragia- Donato Altomare

Appendice

A casa di Dante – a cura dell’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante.

L’antologia sarà edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati.

Oltre agli autori hanno collaborato al volume i curatori Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal, il Comitato Editoriale, composto oltre che dai curatori, da Massimo Acciai Baggiani, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Cristina Gatti, Chiara Sardelli e i consulenti storici Alessandro Ferrini e Massimo Seriacopi. L’immagine di copertina suggerita all’editore è di Daniela Corsini.

Questo volume fa parte dei progetti editoriali promossi dal Gruppo Scrittori Firenze, costituitosi nel 2016 quale Associazione Culturale.

Dalla sua fondazione, il GSF ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta persone alle varie attività. Tra le attività promosse dal GSF vi sono premi letterari e artistici, quali “La Città sul Ponte” e “Artwork”, presentazioni e incontri letterari, corsi di scrittura, gruppi di lettura, reading, iniziative turistiche e artistiche, spettacoli teatrali e vari momenti conviviali (www.grupposcrittorifirenze.it,   https://grupposcrittori.wordpress.com/). Con i suoi autori il GSF ha realizzatole antologie collettive Vista da noi (Porto Seguro ed., 2016); Squi-Libri (Porto Seguro ed., 2017); Je t’aime…Moi non plus (Porto Seguro ed. 2017); La gioia di vivere (ALA ed., 2019); Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871, (Carmignani ed., 2021).

Il Novecento raccontato da Andrea Torracchi

Di Massimo Acciai Baggiani

Il 9 giugno 2021 si è svolta la prima presentazione Tremilaseicento giorni di storia dell’amico Andrea Torracchi, al Torrino di Santa Rosa, lo stesso giorno e nello stesso luogo in cui ho presentato il mio nuovo libro, Strani casi al tempo del covid. È stata una piacevole coincidenza quella di trovarci insieme alla presentazione delle novità del mese della Porto Seguro Editore, tanto più che sono stato io ad indirizzare Andrea presso l’editore con cui collaboro come editor.

Questo libro, un manuale di storia del Novecento, nasce dalle dispense di prof di Andrea, docente di lettere presso l’ISIS Pietro Gobetti – Alessandro Volta a Bagno a Ripoli, che raggiunge ogni giorno dalla sua Pistoia. Confesso di non essere un cultore di questa materia; il libro l’ho letto da profano, anche se nel mio piano di studi universitari comparivano esami di storia e comunque un po’ di cultura extra da autodidatta me la sono fatta negli anni, e con piacere ho notato che non si tratta di un arido testo scolastico, simile a molti altri, piuttosto dalle pagine del corposo volume emerge la passione e l’amore per la disciplina. Il testo è pieno di riferimenti interdisciplinari e ha un taglio piuttosto divulgativo; l’autore inoltre sfora i limiti cronologici del cosiddetto “secolo breve”, partendo dalla fine del XIX secolo e arrivando al primo decennio del XXI; un “prolungamento” necessario a comprendere il tempo presente, il mondo pre-pandemia che sembra oggi così lontano, scoprendo che anche le pandemie non sono mancate nel passato…

Firenze, 18 giugno 2021

Bibliografia

Torracchi A., Tremilaseicento giorni di storia, Firenze, Porto Seguro, 2021.

L’Antologia “Accadeva in Firenze Capitale” del Gruppo Scrittori Firenze inizia alla grande all’Istituto Geografico Militare

Giovedì 10 giugno 2021, con la regia del Generale Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare, che ha mostrato una spiccata conoscenza del periodo storico di Firenze e un’attenta lettura dei racconti degli scrittori, non poteva avere battesimo più eccellente l’Antologia di racconti sul periodo di Firenze Capitale a cura del Gruppo Scrittori Firenze. Dopo l’apertura dell’on. Giuseppe Matulli, ora Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza, che ha sottolineato l’omogeneità dei riferimenti presenti nei pur differenti temi trattati dai racconti e il contributo apportato dalla presenza dell’IGM, vero lascito alla città di quel periodo, ha portato il saluto della municipalità Luca Milani, Presidente del Consiglio Comunale di Firenze, che ha rilevato il valore di questa antologia, che copre un vuoto di attenzione a un periodo per molti versi decisivo della storia cittadina. Ha quindi parlato della breve ma intensa storia del Gruppo Scrittori Firenze la sua Presidente Cristina Gatti, ideatrice di questa antologia, scrittrice essa stessa con un racconto e curatrice insieme a Sergio Calamandrei del bel risultato ottenuto, sia nei contenuti che nella cura redazionale. Quest’ultima grazie anche all’impegno della casa editrice Carmignani, rappresentata alla serata. La sfilata, per così dire, degli scrittori dei 14 racconti presenti nell’antologia, accompagnata dalle belle illustrazioni proiettate grazie alla raccolta fotografica che Calamandrei, profondo conoscitore di questo periodo storico, ha messo a disposizione della serata, hanno reso palpabile la trasformazione urbana e sociale della Firenze di quel periodo: la vita salottiera di alcune dame dei personaggi più in vista, i disagi patiti dal popolo fiorentino, spesso sfrattato dal centro storico per accogliere gli oltre trentamila travet piemontesi, la presenza di personaggi illustri come Dostoevsckij, Giovanni Pascoli, Giovanni Fattori e il gruppo dei Macchiaioli, la famiglia Stibbert, le visite di Mazzini e Garibaldi ospitati da Giuseppe Dolfi, perfino Bakunin e tanti altri che hanno finito per creare l’impressione, nella bellissima e austera Sala De Vecchi dell’IGM, di essere tornati nel mezzo delle discussioni accese (e mai terminate!) sugli sventramenti del centro storico della città, sulla nascita dei viali, del Piazzale Michelangelo, insieme all’avvio delle Società di Mutuo Soccorso e delle prime forme di organizzazione delle classi lavoratrice, moltiplicate dai tanti lavori pubblici. Conclusa da una spiritosa lettura della Presidente Cristina Gatti, sul carattere dei fiorentini (che, diversamente dai Piemontesi, accolsero con entusiasmo l’ingresso a Roma dei Bersaglieri e il conseguente trasferimento della Capitale) la serata ha dato l’impressione di essere solo l’inizio di un cammino che questa antologia vuol fare dentro la città di Firenze.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sanctis; Seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger di Preussenthal, Vincanzo Maria Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

“Accadeva in Firenze capitale” all’istituto Geografico Militare – di Antonella Cipriani

Accadeva oggi 10 giugno, in un pomeriggio in cui l’estate pare incerta a

mostrare tutto il suo splendore, nella grande sala De Vecchi dell’Istituto Geografico Militare,la prima presentazione del volume “Accadeva in Firenze Capitale” ed. Carmignani 2021, ultima creazione letteraria del Gruppo Scrittori Firenze.

Il bellissimo locale a tre navate, dal soffitto a volte sorretto da colonne in pietra serena, ha accolto il numeroso pubblico, che ha aderito con calore e interesse all’evento. Altrettanto cordiale è stata l’accoglienza da parte dell’Istituto, con i saluti iniziali del Comandante Generale Pietro Tornabene, che ha condotto sapientemente l’evento insieme ai curatori Cristina Gatti e Sergio Calamandrei.

L’antologia curata (e questa è proprio la parola giusta) da Cristina Gatti – presidente del GSF – e Sergio Calamandrei, ci offre un panorama della Firenze all’epoca in cui fu Capitale, nel breve intervallo di appena sei anni, in cui la città visse un ruolo che portò grandi cambiamenti da molti punti di vista: sociale, relazionale, urbanistico, architettonico…

La bellezza di questo libro, una raccolta di quattordici racconti, più un saggio di Andrea Cantile e le prefazioni del Generale Tornabene e di Giuseppe Matulli, sta proprio nel riportarci a quel passato, così poco conosciuto, studiato appena nei libri scolastici.

Gli autori, ognuno col proprio stile, voce, genere, competenze, sensibilità, immaginazione, curiosità, riescono a catapultarci nella Firenze del tempo attraverso le loro storie, regalandoci una visione storica, culturale, artistica, vivace, colorata, intima della nostra città.

Ecco allora Gigi Porco, alla cui Osteria tiravano a fa tardi i Macchiaioli e non solo; e poi il salotto letterario di due dame influenti, Emilia Peruzzi e Marie Laetitia Wyse Bonaparte, contrastanti e rivali; la sparizione al Bargello del famoso David di Donatello, frutto della fantasia dell’autore; il lustrascarpe curioso affetto da una forma d’artrite deformante e il conte Brassaire; il convoglio Ippogrifo su cui si incontrano uomini illustri  come Lorenzini, Pacini, Pacinotti; l’inaugurazione dell’imponente statua di Dante al centro di Piazza Santa Croce con i commenti discordanti dei fiorentini; Beppe Dolfi, il fornaio fondatore della Costituzione della Fratellanza Artigiana; Fredrick Stibbert e la sua collezione che arricchì la città; Dostoevskij che visse a Firenze, confinato nelle mura della piccola casa insieme all’affettuosa moglie; la domestica di Eleonora Corsini; la visione ucronica della città, se Poggi non l’avesse trasformata per adattarla al ruolo di Capitale; un resoconto storico dettagliato e preciso dell’entrata a Roma dalla breccia di Porta Pia; e per concludere il giornalista che nella sua storia riesce a ricollocare e raccogliere le vicende e i personaggi di tutti gli autori, un lavoro davvero interessante e abile.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sancis; seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger, Vincenzo Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

Gli scrittori – che non sto a nominare, tanto li troverete nell’antologia che spero leggerete – sono sfilati sul palco uno ad uno, a presentare le loro opere, a svelarci il segreto dietro la loro creazione artistica, la motivazione, la spinta che li ha portati a scrivere “quella storia” e non un’altra.

Anch’io ho letto il libro e ho apprezzato proprio questa varietà di voci, ognuna

con il proprio timbro, diverse ma tutte ugualmente capaci di creare curiosità ed emozione. L’ho proposto anche nel nostro gruppo di lettura, rivelandosi un ottimo testo per la discussione e la riflessione.

Le ore sono volate in un clima piacevole e divertente. L’evento si è concluso in bellezza per alcuni di noi che hanno avuto anche l’opportunità di visitare la biblioteca dell’Istituto – sede storica dal 1865 – un salone circondato da libri e carte geografiche, arricchito da mappamondi, affreschi (lunette raffiguranti momenti di vita dei frati Serviti), preziosi manoscritti risalenti perfino al 1400, atlanti geografici, riviste… ho scoperto che è possibile visitarla su prenotazione. Ve la consiglio.

Come vi raccomando la lettura di “Accadeva in Firenze Capitale”, un modo divertente per rispolverare la storia e riscoprire il passato della nostra città senza annoiarsi.

di Antonella Cipriani

Il vento contro

Di Massimo Acciai Baggiani

Con piacere ho assistito alla presentazione del libro della cara amica Vittoria Zedda presso il Torrino di Santa Rosa, giovedì 10 giugno, nell’ambito del Porto Seguro Show. La casa editrice riprendeva l’attività dopo la lunga pausa del Covid, presentando un numero enorme di autori, tra cui Vittoria, sotto un cielo che minacciava pioggia ma che alla fine è stato clemente. Vittoria ha parlato dei testi racconti in Il vento contro e altre storie, raccontandosi al pubblico: si tratta infatti di un libro fortemente autobiografico, pur se nella trasposizione romanzata. I testi sono molto variegati: dal romanzo breve che dà il titolo alla raccolta, al raccontino brevissimo, alla sceneggiatura teatrale (ma da cui si potrebbe trarre un film). Penso in particolare a testo di chiusura, La vita nascosta delle jane, il testo che mi ha colpito di più. Il rapporto dell’autrice con la sua terra d’origine, la Sardegna, è spesso conflittuale: una terra che non è stata gentile con le donne, spesso sottoposte ad angherie di uomini prepotenti, e lei giustamente non vedeva l’ora di andarsene, convinta che altrove la condizione femminile fosse diversa. Dal libro non a caso traspare questa vocazione femminista, questo mondo bistrattato che alza la testa e chiede di essere rispettato. È stato un piacere per me scrivere la prefazione e indirizzare Vittoria presso Porto Seguro, dove lavoro come editor (ma non sono stato io a correggere il libro); le auguro tutto il successo che merita e che seguano altri libri di narrativa, oltre che di poesia, ugualmente straordinari.

Firenze, 11 giugno 2021

Bibliografia

Zedda V., Il vento contro e altre storie, Firenze, Porto Seguro, 2021.

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