WEN – SCHIZOFRENIA – Incubo della ragione – Alessandro Lazzeri

“In fondo a un canale senza scarpe né gonna.” “Bionda dall’apparente età di venticinque anni” Un breve flash d’agenzia turbò Stefano, che si fermò un attimo e ascoltò meglio quello che diceva la radio. Tra una canzone e una pubblicità questa notizia lo colse di sorpresa. Avvertì un certo disagio, si accese la pipa e immaginò la scena. Lo colse quasi un brivido di piacere al pensiero del delitto. Un pensiero ignobile che scacciò in un attimo. Perché era turbato così ambiguamente? Il pensiero era già altrove ricordava la serata trascorsa al Blue bar dove aveva incontrato Katia. Avevano parlato, bevuto parlato e… poi non ricordava altro.
Stefano aveva ormai da qualche tempo dei vuoti di memoria, che gli creavano qualche difficoltà anche nel lavoro. In Biblioteca mentre consultava un manoscritto seicentesco, si era ritrovato in una sorta d’inestricabile labirinto mentale, quasi un incubo da cui era uscito con difficoltà. Era successo spesso che il tempo della ricerca si dilatasse e lo avvolgesse facendogli dimenticare lo scorrere delle ore. Spesso il custode della biblioteca gli diceva: dottore dobbiamo chiudere, facendolo trasalire.
Da quando viveva da solo in quella piccola città del Nord, era cambiato. Le nebbie gli davano una strana sonnolenza da cui si svegliava soltanto quando di sera andava al solito bar in cerca di compagnia. Nelle nebbie delle sue serate c’erano spesso degli incontri femminili. Erano per lo più ragazze dell’Est che con poche pretese accettavano la sua compagnia strana e, forse, affascinante.
Stefano aveva il colorito pallido dello studioso che contrastava con una buona forma fisica, coltivata negli anni giovanili, che l’assunzione di troppo alcool non aveva ancora rovinato.

Si era alzato presto quella mattina, e sorseggiando un caffè guardava la pianura che si stendeva fino all’orizzonte, cercando di pensare a quel che aveva da fare. Sentiva lo stomaco bruciare, e mentre la mente si perdeva in fantasticherie, il suono del telefono lo svegliò dal torpore. Era l’editore che gli ricordava la scadenza del suo lavoro. Stefano imprecò mentalmente. Ogni pressione lo irritava, anche se sapeva che questo era il suo lavoro, o perlomeno, l’attività che del lavoro aveva una rendita senza troppi obblighi. Non sopportava le limitazioni e un giorno all’improvviso se ne era andato da casa, aveva lasciato il lavoro al giornale ed era partito verso il Nord, dove si era fermato in una cittadina dove scriveva per un piccolo editore una serie di guide sulle bellezze turistiche della regione.
Si stava stancando delle ricerche in biblioteca, preferiva il momento della stesura delle sue note, quando cominciava a elaborare il libro. Adesso era arrivato alla fine della sua guida, forse non doveva più controllare niente nella Biblioteca Civica, anche se in quel luogo aveva trovato qualcosa di curioso, una storia di delitti avvenuti alla fine dell’Ottocento, che pur nel linguaggio controllato, lasciava intendere crudeltà e violenze. Stefano era affascinato da questa storia, e spesso invece di controllare la precisione del suo lavoro, (dietro lo stile da guida per il viaggiatore, amava fornire con esattezza e precisione le informazioni storiche e artistiche), fantasticava su quei delitti insoluti di oltre cento anni prima.
Un contadino aveva trovato in un campo un corpo scarnificato di un neonato. Aveva chiamato i carabinieri che avevano trovato un altro corpo interrato: era quello di una giovane donna. Successivamente altri due piccoli corpi erano venuti alla luce. Questo evento, come riferiva il libretto che Stefano aveva trovato, era rimasto un mistero che l’autore aveva tentato inutilmente di risolvere, ipotizzando una soluzione intrigante.
“La strage dei figli del peccato” era il titolo del libro, ma di là dall’apparente moralismo, lo scrittore ipotizzava dietro i delitti, una storia di prostituzione e di aborti all’ombra del vicino convento di monache. Attraverso relazioni dei carabinieri e indagini dell’autore s’ipotizzava che i bambini morti fossero il frutto dell’amore mercenario di una suora.
D’altra parte in questo paesino del profondo Nord Stefano aveva captato in un cattolicesimo più formale e più sentito di quanto non fosse nella sua Toscana, un‘atmosfera morbosamente più dedita all’idea di trasgressione, un vero e proprio gusto del peccato che era particolarmente estraneo al suo spirito laico. Turbato e attratto da questa lettura Stefano aveva cominciato ad avere degli strani incubi. Vedeva, quasi ogni notte, il ritrovamento dei corpi, l’interramento in piccolissime casse, e una cerimonia religiosa quasi clandestina, dove un frate gigantesco e nero alternava scarne parole di pietà a violenti anatemi contro la peccatrice che pure era “sposa di Cristo”.

Era ossessionato e attratto da quelle immagini che puntuali gli erano compagne nel suo sonno agitato e disturbato. Improvvisamente una notte si era svegliato sudato e febbricitante, provando un malessere fisico che gli aveva impedito di riprendere sonno. Poi sul far dell’alba avevano suonato alla porta, interrompendo le sue fantasticherie.
Il grande inquisitore dell’incubo, lo chiamava per nome e cognome e lo invitava a seguirlo. Turbato e incuriosito lo aveva docilmente seguito e si era ritrovato nell’ufficio della stazione dei carabinieri, dove era stato accusato per l’omicidio di Katia Brunner, una ragazza croata di venticinque anni. Stefano vacillò e dalla sua mente annebbiata il ricordo improvviso di mani insanguinate e di un volto di donna addormentata gli fece varcare la porta di quei sentieri di follia che da sempre era riuscito a fatica a non percorrere.

di Alessandro  Lazzeri

ECCO LA GENTE DI DANTE!

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“Gente di Dante” è l’antologia di racconti del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma quale morte, se il suo ricordo ancora riesce a destare emozioni, scatenare fantasie, generare narrazione?

La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia.

L’iniziativa ha trovato tanti seguaci: ci siamo voltati e la “gente” era ormai una piccola folla. Tanti autori, tante idee diverse, tanta inventiva, tante chiavi narrative, dalla storia, all’ucronia, alla creazione fantastica. Il GSF ha così voluto soddisfare gli amanti di generi letterari diversi, ma soprattutto rendere omaggio al grande poeta fiorentino, alla sua opera poliedrica, non dimenticando che fu il primo scrittore di genere fantastico nella nostra lingua e che fu uomo oltre che artista. Da questa molteplicità le due anime dell’antologia:

La suggestione della storia

L’incanto della fantasia.

Ed eccovi allora, in attesa che sia pubblicato, per cominciare a farvi un’idea l’indice del volume:

Prefazioni

Un nuovo modo di far parlare Dante – Massimo Seriacopi

Vivo tra i vivi, con questi racconti – Paolo Ciampi

Introduzione dei curatori– Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Parte 1: La suggestione della storia

  1. Il ghibellino – Fabrizio De Sanctis
  2. L’arte della guerra – Luca Anichini
  3. Io sono la Pia – Caterina Perrone
  4. La zara di Campaldino – Giorgio Smojver
  5. Due Cavalieri – 11 giugno 1289 – Gianni Marucelli
  6. L’amicizia rivoluzionaria – Luca Lunghini
  7. Maestri e opere – Gabriele Antonacci 
  8. Segreti e bugie nella famiglia Alighieri – Renato Campinoti
  9. L’ospite illustre – Maila Meini
  10. Due esuli a confronto – Barbara Carraresi
  11. Il breve soggiorno lucchese di Dante Alighieri – Brunetto Magaldi
  12. L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati – Paolo Ferro
  13. Corso Donati, il Barone – Roberto Mosi
  14. Sotto il Ponte Rubaconte – Milena Beltrandi
  15. La conversazione – Giovanni Paxia
  16. La vendetta de lo Alighieri – Sergio Calamandrei
  17. L’ultimo sogno di Dante – Antonella Bausi
  18. L’occultista ascolano – Cristina Gatti

Parte 2: L’incanto della fantasia

  1. O se il mio cor avesse immaginato – Nicoletta Manetti
  2. Io sono colei di cui nessuno mai parlò – Antonella Cipriani
  3. L’infante Dante- Manna Parsì     
  4. Campaldino 2021 – Alessandro Lazzeri
  5. Il sabato di San Barnaba – Pierfrancesco Prosperi
  6. De abdicatione – David Ferrante
  7. Bieiris, Dante e Margherita – Rosalba Nola
  8. Un inizio divino – Samuele Mazzotti 
  9. Il poeta e il cavaliere – Bruno Vitiello 
  10. Notte di metà settembre – Francesco Russo
  11. Dante ed io – Miriam Ticci
  12. Viaggio nel tempo – Terza Agnoletti
  13. Il barattiere – Fabio Ferrante
  14. Il Paradiso è un attico al 6° piano – Francesca Tofanari e Oliva Cordella
  15. Ready Infernum Player – Silvia Alonso
  16. I canti perduti – Carlo Menzinger di Preussenthal
  17. Lettere postume di Dante Alighieri – Massimo Acciai Baggiani
  18. Con occhi di bragia- Donato Altomare

Appendice

A casa di Dante – a cura dell’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante.

L’antologia sarà edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati.

Oltre agli autori hanno collaborato al volume i curatori Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal, il Comitato Editoriale, composto oltre che dai curatori, da Massimo Acciai Baggiani, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Cristina Gatti, Chiara Sardelli e i consulenti storici Alessandro Ferrini e Massimo Seriacopi. L’immagine di copertina suggerita all’editore è di Daniela Corsini.

Questo volume fa parte dei progetti editoriali promossi dal Gruppo Scrittori Firenze, costituitosi nel 2016 quale Associazione Culturale.

Dalla sua fondazione, il GSF ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta persone alle varie attività. Tra le attività promosse dal GSF vi sono premi letterari e artistici, quali “La Città sul Ponte” e “Artwork”, presentazioni e incontri letterari, corsi di scrittura, gruppi di lettura, reading, iniziative turistiche e artistiche, spettacoli teatrali e vari momenti conviviali (www.grupposcrittorifirenze.it,   https://grupposcrittori.wordpress.com/). Con i suoi autori il GSF ha realizzatole antologie collettive Vista da noi (Porto Seguro ed., 2016); Squi-Libri (Porto Seguro ed., 2017); Je t’aime…Moi non plus (Porto Seguro ed. 2017); La gioia di vivere (ALA ed., 2019); Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871, (Carmignani ed., 2021).

WEN – COVID-19 – La città della salute – Alessandro Lazzeri

Non c’era la solita fila davanti allo sportello dell’ASL. Me ne sono un po’ sorpreso. Le rare volte che ho necessità di prenotare un’analisi debbo pazientare almeno quaranta minuti. Forse è sciopero, mi sono detto o, magari ho sbagliato orario. Mi sono avvicinato e un’impiegata mi ha accolto con un gran sorriso. Lei è il primo! Ah il primo della giornata, ho replicato. No, della settimana, sembra che nessuno si ammali più, ha detto la ragazza. Ho preso il certificato e me ne sono uscito per riprendere la macchina che avevo lasciato in un parcheggio vicino. Avevo dimenticato del tutto l’episodio, quando la mattina successiva sono andato in un noto ed efficiente istituto d’analisi cittadino e ho letto la sorpresa in una giovane segretaria che mi ha chiesto cortesemente se fossi malato. Un po’ seccato dalla domanda ho affermato che dovevo semplicemente fare alcune analisi di routine. Vista la mia contrarietà, “Mi scusi,” ha farfugliato “ma non abbiamo praticamente clienti da una settimana”.

La cosa mi ha incuriosito e volendo soddisfare questa mia volontà di capire, ho telefonato al direttore di una nota azienda farmaceutica, per la quale avevo curato l’ufficio stampa d’alcuni congressi medici.” È una tragedia,” ha detto il dottor C. “non si ammala più nessuno, le farmacie sono vuote e i nostri prodotti, anche quelli più seri rimangono invenduti. Se continua così, saremo costretti a ridurre il personale.”

Attonito di fronte a queste parole, ho chiesto al mio caposervizio al giornale di poter capire questa cosa. La notizia non era ancora uscita sui quotidiani. Ho intervistato il professor Torrenti dell’Università di Firenze, che ha confermato le mie impressioni. All’ospedale fiorentino di Careggi non si ricoverava più nessuno da tempo, a parte i feriti in incidenti stradali. Nei bar e nelle strade si parlava oramai più di questo che della Fiorentina. Ho deciso di uscire con questa notizia, in pratica ho, per così dire, ufficializzato una realtà, ormai nota a tutti i cittadini. La notizia pubblicata sul mio giornale è stata ripresa dalla stampa nazionale. Le televisioni hanno curato infiniti servizi, e lo stesso ministro della sanità ha tenuto una conferenza stampa, dove questo stato di salute dei cittadini fiorentini è stato collocato in una media nazionale di malattie stagionali e non, che, per così dire, pareggiava l’assenza di malattie nella nostra area. La notizia accresceva di un bel po’ il mito di vivibilità che Firenze, nonostante i problemi d’inquinamento, traffico e troppo turismo, riusciva a conservare nell’immaginario collettivo. I fiorentini vivevano questo stato di benessere pressoché assoluto come un ulteriore omaggio del Fato ai fortunati che nascevano e vivevano a Firenze.La felicità non poteva durare o, meglio, non doveva durare, erano problemi d’ordine pubblico. Da qualche giorno vivevo con scarsa attenzione questa realtà che proprio io avevo ufficializzato e mi occupavo degli eventi culturali sempre particolarmente numerosi a Firenze, quando un pomeriggio al giornale il capo mi ha chiamato e mi ha detto che il ministro della sanità voleva vedermi il giorno successivo. La mia pigrizia a muovermi proprio alla fine della settimana fu vinta oltre che dalle parole del collega anche da una certa curiosità per il colloquio dell’indomani.

Arrivato al ministero abbastanza innervosito, fui ricevuto subito dal Ministro che amabilmente m’invitò a rilassarmi e introdusse subito il problema delle non malattie dei fiorentini, elaborando un astratto e confuso discorso sui “mass-media”, che mirava a identificare in me il responsabile di una pericolosa turbativa. Per il momento accolsi con sarcasmo il discorso, in puro politichese e in pessimo italiano, che l’affannato ministro mi faceva. Poi mi accorsi che non c’era molto da scherzare. Il Ministro mi stava in qualche modo minacciando, io avrei dovuto smentire e rettificare il mio articolo. All’obiezione che la mia modesta voce era stata amplificata dai colleghi dei più autorevoli “media “, mi fu detto testualmente che se io avessi fatto la prima mossa, il resto sarebbe venuto da sé. Abbastanza perplesso della faciloneria del Ministro e orgoglioso e polemico come ogni fiorentino, feci per alzarmi e andarmene, quando la porta si aprì e due collaboratori del Ministro mi convinsero, puntandomi una pistola, a sedermi e ad ascoltare. “Caro signore, io la capisco e per rispettare la sua professionalità le faccio un regalo, le rivelo come andrà a finire questa storia, anche se, purtroppo non potrà scriverne”. Teso fino allo spasimo, ero tentato di aggredire i “gorilla” e scappare, ma resomi conto dell’alto rischio dell’azione, mi rilassai e m’imposi di ascoltare.

” In questo momento” continuò il Ministro “Firenze non sarà più la capitale della sanità, ho dato disposizione di inquinare l’acquedotto della città. Ma, non si preoccupi, ho semplicemente fatto inserire dai miei collaboratori una vasta gamma di virus che riporteranno a Firenze un livello di malattie pari a quello delle altre città. I più sfortunati moriranno ma saranno nella media nazionale, i più prenderanno le solite epidemie e i soliti disturbi, che contribuiscono a rendere equilibrato il rapporto tra la salute e la malattia. E perché le racconto questo, perché non lo potrà e non lo vorrà mai scrivere, Lei ha una famiglia e deve pensare alla loro salute… “.

di Alessandro Lazzeri

Terni, poste e farmacie: ancora troppe file Fotogallery Angelo Papa
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