Renato Campinoti legge “Le sconfinate”, l’antologia del Gruppo Scrittori Firenze

Un’idea brillante, un risultato all’altezza delle aspettative

È stata senz’altro un’idea brillante quella che ha portato Nicoletta Manetti a proporre a 14 scrittori e scrittrici di dedicare un racconto a una donna che, a suo modo, ha sconfinato dai tradizionali canoni “femminili”. Si va così da Antigone che il “colto” (e bravissimo) Roberto Mosi rievoca da par suo nel racconto iniziale, fino alla  attuale Amy Winehouse, che un giovane e talentuoso Saimo Tedino ci fa percepire nella parte finale della sua straordinaria ( e dannata!) carriera. Dico subito che l’intuizione di Nicoletta, prontamente adottata e promossa dal Gruppo Scrittori Firenze, ha trovato nell’antologia un esito di sicuro successo e di grande godibilità. Merito sicuramente degli autori e delle autrici, ma merito anche della curatrice per le direttive che hanno portato tutti a non accontentarsi di personaggi  ordinari, ma di andare alla ricerca di figure, forse considerate in qualche caso “minori” nel panorama artistico tradizionale, ma di sicuro coerenti con l’idea di “sconfinate”, intese oltre e fuori dai confini ordinari, che voleva essere, ed è stata, alla base dell’antologia. Si incontra così, dopo l’Antigone di Mosi, l’indubbia sconfinata per eccellenza rappresentata da Cleopatra nella versione niente affatto banale di Caterina Perrone, per arrivare subito alla “vampira” per eccellenza, quella Elisabetta Batori, la più prolifica assassina seriale della storia, con cui il bravissimo giallista Fabrizio De Sanctis si diverte e ci fa divertire un sacco. Si passa quindi al godibilissimo pezzo che Cristina Gatti ci regala su Mary Shelley, l’inventrice di Frankenstein, con la sua vita di lotte femministe e di sfortune familiari che riesce tuttora ad affascinare i suoi lettori.

È la più brava  e sensibile delle infermiere di Firenze, nonché abile e qualificata scrittrice, Antonella Cipriani, che si prende cura di Florence Nightingale, per portarci a conoscere quella che viene considerata l’inventrice della moderna figura dell’assistente sanitario, che in lei nasce come una vera e propria vocazione divina, una “chiamata” che la porta a rifiutare ogni altra scelta, dal matrimonio ai figli, per dedicarsi in maniera “sconfinata” alla sua vocazione. Andrea Zavagli sceglie di ricordarci la breve e intensa vita di Marie Duplessis, colei che, col suo fascino, si accompagna a uomini abbienti e che poi, colpita dalla tubercolosi, morirà ad appena 23 anni e finirà per ispirare Giuseppe Verdi per la sua Traviata.

Marco Tempestini ci fa conoscere Camille Claudel, una delle prime e affermate (solo postuma) scultrici che, innamorata dello scultore Auguste Rodin, più grande di 24 anni, riuscirà tuttavia a realizzare opere che daranno uno spirito nuovo al mondo della scultura. Il prezzo che pagherà sarà quello di passare ben trenta anni della sua vita in due manicomi, inseguita dalle manie di persecuzione e dall’odio-amore per Rodin.

Nicoletta Manetti, la curatrice, sceglie di parlarci di Suzanne  Valadon, una pittrice talentuosa, che visse nel periodo dei grandi impressionisti francesi. Con alcuni di loro, a cominciare da Toulose Loutrec, ebbe storie sia di modella che di amante. Sarà il grande Degas a riconoscere il notevole talento di Suzanne che sarà anche la prima donna alla Société Nazionale des Beaux -Artes. Ci sarà poi anche una storia con Andrè Utter e altre disavventure che la porteranno, nonostante la ricchezza, a una morte solitaria. 

Di Marina Cvetaeva, la grande poetessa russa che ebbe la sfortuna di imbattersi nella rivoluzione sovietica, ci parla Gabbriella Tozzetti, fino all’esito del suicidio di Marina.           

Una attenzione non superficiale suggerisco di dare al racconto che Nicola Ronchi parla di Leonarda Cianciulli, passata alla storia come la “saponificatrice di Correggio” per aver ucciso le sue vittime sciogliendole nella soda caustica. E’ anche un racconto molto strutturato e, come costume di Nicola, con spunti psicologici diffusi sul personaggio.

Di Tina Modotti, pioniera della fotografia, rivoluzionaria in Messico, in Unione Sovietica e in Spagna, scriverà l’epitaffio Pablo Neruda e ci parla di lei il bel racconto che le dedica Andrea Zurlo, col rimpianto di una morte a soli quarantasei anni. 

Sarà Gabriella Becherelli, insegnante di Discipline Pittoriche e grafiche al Liceo Artistico di Firenze, lei stessa autrice di numerose mostre, a far dialogare tra loro due delle più note eroine del femminismo e dell’arte grafica: Frida Kahlo e Artemisia Gentileschi, con la competenza e il fascino che riesce  a trasmetterci.                                                                     

Pieno di passione e di maestria narrativa il racconto che Silvia Zanotto ci fa di Violette Leduc, un’altra “bastarda” che si riscatterà solo parzialmente con la scrittura di libri pieni di passione e amarezza verso una famiglia che non l’ha saputa apprezzare e, per di più, non le ha dato il fascino di cui avrebbe avuto bisogno per far innamorare Simone De Beauvoir, di cui lei è follemente innamorata.                                                                                                 

Tocca a Manna Parsi farci apprezzare le difficili battaglie della giovane Forough Farrokhzad nella società iraniana degli anni cinquanta/sessanta per affermare il ruolo della donna e, al tempo stesso, contribuire al rinnovamento della letteratura persiana del 900. Purtroppo morirà in un incidente stradale a soli ventitré anni. 

Chiude la raccolta il bel racconto di Saimo Tedino su Amy Winehouse di cui ho detto all’inizio e che contribuisce sicuramente a valorizzare anche la qualità letteraria dell’antologia. 

Ho volutamente richiamato tutti i racconti di questa bella e interessante iniziativa per mettere in evidenza la qualità delle scelte dei personaggi operata da tutti gli autori. Questo non può farci sottacere, come qua e la ho cercato di fare, la qualità degli aspetti letterari e le capacità narrative da tutti, a loro modo, messe in evidenza. Facendoci concludere, dunque, che se felice è stata la scelta della curatrice, ottimo ne è stato l’esito grazie a tutti coloro che, inquadrato il personaggio, hanno dimostrato di quali abilità sia dotato il Gruppo Scrittori Firenze, come ha dimostrato in questo prolifico 2021/2022 dove ha prodotto, accanto ai lavori dei singoli scrittori, altre tre opere di pregio riconosciute a più livelli della società e delle istituzioni fiorentine, come le antologie su “Firenze Capitale”, Su “Gente di Dante” e con queste “Sconfinate”. Altri lavori sono alle viste e saranno sicuramente delle opere interessanti. Alla curatrice delle “Sconfinate”, visti i risultati, mi permetto di suggerire di pensare a un secondo capitolo che peschi ancora in quell’immenso bacino, troppo spesso trascurato, delle donne protagoniste del loro tempo e, spesso, un passo più avanti degli uomini.

di Renato Campinoti

ECCO LA GENTE DI DANTE!

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“Gente di Dante” è l’antologia di racconti del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma quale morte, se il suo ricordo ancora riesce a destare emozioni, scatenare fantasie, generare narrazione?

La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia.

L’iniziativa ha trovato tanti seguaci: ci siamo voltati e la “gente” era ormai una piccola folla. Tanti autori, tante idee diverse, tanta inventiva, tante chiavi narrative, dalla storia, all’ucronia, alla creazione fantastica. Il GSF ha così voluto soddisfare gli amanti di generi letterari diversi, ma soprattutto rendere omaggio al grande poeta fiorentino, alla sua opera poliedrica, non dimenticando che fu il primo scrittore di genere fantastico nella nostra lingua e che fu uomo oltre che artista. Da questa molteplicità le due anime dell’antologia:

La suggestione della storia

L’incanto della fantasia.

Ed eccovi allora, in attesa che sia pubblicato, per cominciare a farvi un’idea l’indice del volume:

Prefazioni

Un nuovo modo di far parlare Dante – Massimo Seriacopi

Vivo tra i vivi, con questi racconti – Paolo Ciampi

Introduzione dei curatori– Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Parte 1: La suggestione della storia

  1. Il ghibellino – Fabrizio De Sanctis
  2. L’arte della guerra – Luca Anichini
  3. Io sono la Pia – Caterina Perrone
  4. La zara di Campaldino – Giorgio Smojver
  5. Due Cavalieri – 11 giugno 1289 – Gianni Marucelli
  6. L’amicizia rivoluzionaria – Luca Lunghini
  7. Maestri e opere – Gabriele Antonacci 
  8. Segreti e bugie nella famiglia Alighieri – Renato Campinoti
  9. L’ospite illustre – Maila Meini
  10. Due esuli a confronto – Barbara Carraresi
  11. Il breve soggiorno lucchese di Dante Alighieri – Brunetto Magaldi
  12. L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati – Paolo Ferro
  13. Corso Donati, il Barone – Roberto Mosi
  14. Sotto il Ponte Rubaconte – Milena Beltrandi
  15. La conversazione – Giovanni Paxia
  16. La vendetta de lo Alighieri – Sergio Calamandrei
  17. L’ultimo sogno di Dante – Antonella Bausi
  18. L’occultista ascolano – Cristina Gatti

Parte 2: L’incanto della fantasia

  1. O se il mio cor avesse immaginato – Nicoletta Manetti
  2. Io sono colei di cui nessuno mai parlò – Antonella Cipriani
  3. L’infante Dante- Manna Parsì     
  4. Campaldino 2021 – Alessandro Lazzeri
  5. Il sabato di San Barnaba – Pierfrancesco Prosperi
  6. De abdicatione – David Ferrante
  7. Bieiris, Dante e Margherita – Rosalba Nola
  8. Un inizio divino – Samuele Mazzotti 
  9. Il poeta e il cavaliere – Bruno Vitiello 
  10. Notte di metà settembre – Francesco Russo
  11. Dante ed io – Miriam Ticci
  12. Viaggio nel tempo – Terza Agnoletti
  13. Il barattiere – Fabio Ferrante
  14. Il Paradiso è un attico al 6° piano – Francesca Tofanari e Oliva Cordella
  15. Ready Infernum Player – Silvia Alonso
  16. I canti perduti – Carlo Menzinger di Preussenthal
  17. Lettere postume di Dante Alighieri – Massimo Acciai Baggiani
  18. Con occhi di bragia- Donato Altomare

Appendice

A casa di Dante – a cura dell’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante.

L’antologia sarà edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati.

Oltre agli autori hanno collaborato al volume i curatori Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal, il Comitato Editoriale, composto oltre che dai curatori, da Massimo Acciai Baggiani, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Cristina Gatti, Chiara Sardelli e i consulenti storici Alessandro Ferrini e Massimo Seriacopi. L’immagine di copertina suggerita all’editore è di Daniela Corsini.

Questo volume fa parte dei progetti editoriali promossi dal Gruppo Scrittori Firenze, costituitosi nel 2016 quale Associazione Culturale.

Dalla sua fondazione, il GSF ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta persone alle varie attività. Tra le attività promosse dal GSF vi sono premi letterari e artistici, quali “La Città sul Ponte” e “Artwork”, presentazioni e incontri letterari, corsi di scrittura, gruppi di lettura, reading, iniziative turistiche e artistiche, spettacoli teatrali e vari momenti conviviali (www.grupposcrittorifirenze.it,   https://grupposcrittori.wordpress.com/). Con i suoi autori il GSF ha realizzatole antologie collettive Vista da noi (Porto Seguro ed., 2016); Squi-Libri (Porto Seguro ed., 2017); Je t’aime…Moi non plus (Porto Seguro ed. 2017); La gioia di vivere (ALA ed., 2019); Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871, (Carmignani ed., 2021).

“Accadeva in Firenze capitale” all’istituto Geografico Militare – di Antonella Cipriani

Accadeva oggi 10 giugno, in un pomeriggio in cui l’estate pare incerta a

mostrare tutto il suo splendore, nella grande sala De Vecchi dell’Istituto Geografico Militare,la prima presentazione del volume “Accadeva in Firenze Capitale” ed. Carmignani 2021, ultima creazione letteraria del Gruppo Scrittori Firenze.

Il bellissimo locale a tre navate, dal soffitto a volte sorretto da colonne in pietra serena, ha accolto il numeroso pubblico, che ha aderito con calore e interesse all’evento. Altrettanto cordiale è stata l’accoglienza da parte dell’Istituto, con i saluti iniziali del Comandante Generale Pietro Tornabene, che ha condotto sapientemente l’evento insieme ai curatori Cristina Gatti e Sergio Calamandrei.

L’antologia curata (e questa è proprio la parola giusta) da Cristina Gatti – presidente del GSF – e Sergio Calamandrei, ci offre un panorama della Firenze all’epoca in cui fu Capitale, nel breve intervallo di appena sei anni, in cui la città visse un ruolo che portò grandi cambiamenti da molti punti di vista: sociale, relazionale, urbanistico, architettonico…

La bellezza di questo libro, una raccolta di quattordici racconti, più un saggio di Andrea Cantile e le prefazioni del Generale Tornabene e di Giuseppe Matulli, sta proprio nel riportarci a quel passato, così poco conosciuto, studiato appena nei libri scolastici.

Gli autori, ognuno col proprio stile, voce, genere, competenze, sensibilità, immaginazione, curiosità, riescono a catapultarci nella Firenze del tempo attraverso le loro storie, regalandoci una visione storica, culturale, artistica, vivace, colorata, intima della nostra città.

Ecco allora Gigi Porco, alla cui Osteria tiravano a fa tardi i Macchiaioli e non solo; e poi il salotto letterario di due dame influenti, Emilia Peruzzi e Marie Laetitia Wyse Bonaparte, contrastanti e rivali; la sparizione al Bargello del famoso David di Donatello, frutto della fantasia dell’autore; il lustrascarpe curioso affetto da una forma d’artrite deformante e il conte Brassaire; il convoglio Ippogrifo su cui si incontrano uomini illustri  come Lorenzini, Pacini, Pacinotti; l’inaugurazione dell’imponente statua di Dante al centro di Piazza Santa Croce con i commenti discordanti dei fiorentini; Beppe Dolfi, il fornaio fondatore della Costituzione della Fratellanza Artigiana; Fredrick Stibbert e la sua collezione che arricchì la città; Dostoevskij che visse a Firenze, confinato nelle mura della piccola casa insieme all’affettuosa moglie; la domestica di Eleonora Corsini; la visione ucronica della città, se Poggi non l’avesse trasformata per adattarla al ruolo di Capitale; un resoconto storico dettagliato e preciso dell’entrata a Roma dalla breccia di Porta Pia; e per concludere il giornalista che nella sua storia riesce a ricollocare e raccogliere le vicende e i personaggi di tutti gli autori, un lavoro davvero interessante e abile.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sancis; seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger, Vincenzo Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

Gli scrittori – che non sto a nominare, tanto li troverete nell’antologia che spero leggerete – sono sfilati sul palco uno ad uno, a presentare le loro opere, a svelarci il segreto dietro la loro creazione artistica, la motivazione, la spinta che li ha portati a scrivere “quella storia” e non un’altra.

Anch’io ho letto il libro e ho apprezzato proprio questa varietà di voci, ognuna

con il proprio timbro, diverse ma tutte ugualmente capaci di creare curiosità ed emozione. L’ho proposto anche nel nostro gruppo di lettura, rivelandosi un ottimo testo per la discussione e la riflessione.

Le ore sono volate in un clima piacevole e divertente. L’evento si è concluso in bellezza per alcuni di noi che hanno avuto anche l’opportunità di visitare la biblioteca dell’Istituto – sede storica dal 1865 – un salone circondato da libri e carte geografiche, arricchito da mappamondi, affreschi (lunette raffiguranti momenti di vita dei frati Serviti), preziosi manoscritti risalenti perfino al 1400, atlanti geografici, riviste… ho scoperto che è possibile visitarla su prenotazione. Ve la consiglio.

Come vi raccomando la lettura di “Accadeva in Firenze Capitale”, un modo divertente per rispolverare la storia e riscoprire il passato della nostra città senza annoiarsi.

di Antonella Cipriani

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia

di Cristina Gatti

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia con una pubblicazione sugli anni in cui fu capitale: “Accadeva in Firenze capitale. racconti storici dal 1865 al 1871” (Carmignani editrice, aprile 2021)

Si dice 2021 e tutto il mondo pensa al settecentesimo della morte di Dante. Sta forse sfuggendo, anche a Firenze, un anniversario molto importante per la città: 150 anni fa si spostava a Roma la capitale del Regno d’Italia. Come sempre chi gioì, chi si rammaricò. Forse a Firenze molti ebbero il sollievo di aver finalmente bevuto fino in fondo la tazza di veleno, come disse Bettino Ricasoli.

A ricordare questo evento, dalla parte dei fiorentini, ci pensa Accadeva in Firenze Capitale (Carmignani Editrice), antologia di racconti di autori vari che parlano del periodo dal 1865 al 1871 quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia, a cura di Cristina Gatti e Sergio Calamandrei in qualità di consulente storico.

Il libro è opera del Gruppo Scrittori Firenze, associazione nata nel 2016 e presieduta da Cristina Gatti, con il coinvolgimento dell’Istituto Geografico Militare, che ha fornito il prezioso materiale iconografico e ha ripercorso la storia dell’unificazione cartografica del territorio fino a giungere alla Carta d`Italia nel 1903.  L’associazione, molto attiva sul territorio fiorentino e non solo, associa più di ottanta scrittori e altrettanti simpatizzanti, fornendo loro assistenza e supporto in attività letterarie e artistiche: presentazioni librarie, reading poetici, corsi e laboratori di scrittura, incontri culturali, gruppi di lettura, spettacoli teatrali e musicali, mostre d’arte e di fotografia. Inoltre il Gruppo Scrittori Firenze tiene un ciclo di iniziative editoriali, di cui questo libro fa parte, dedicato a un tema o una ricorrenza specifica.

“Accadeva in Firenze capitale” raccoglie il saggio storico dell’IGM a firma del Prof. Andrea Cantile e 14 storie di altrettanti autori ognuno con il suo racconto, ognuno con il suo stile, che si sono cimentati in un’impresa delicata e raffinata: raccontare Firenze attraverso una narrativa documentata che si immerge sia nel ricco che nel popolare fiorentino. Il lettore è accompagnato nell’atmosfera di quegli anni cruciali in una narrazione che “riempie di vicende verosimili i vuoti fra gli eventi storici documentati”, come dice in una nota introduttiva Giuseppe Matulli e si immerge, attraverso le parole, in una fase storica di Firenze, che nel bene o nel male, ha modificato la città e i fiorentini stessi.

In quegli anni, 1865-1871, brevi ma intensi, si attuarono cambiamenti radicali che costituiscono l’eredità più importante del secolo: l’assetto urbanistico sconvolto dal piano del Poggi; le infrastrutture che resero la città più moderna, come la rete ferroviaria e la rete fognaria; il mescolarsi di gente e idiomi, se si pensa all’arrivo, oltre alla famiglia reale e ai membri del Parlamento, di circa 30.000 funzionari piemontesi; l’intensificarsi di relazioni politiche internazionali con ambasciatori e rappresentanze estere; il fiorire di testate giornalistiche al seguito di tanta attività politica.  A Firenze non erano mai mancati intellettuali, artisti, scrittori, scienziati che da sempre avevano arricchito e vivificato il tessuto culturale, ma in quegli anni aumentarono anche questi di numero e si intensificarono gli scambi.

Gli autori hanno realizzato accattivanti bozzetti di quella epoca, tratteggiando personaggi e protagonisti che animarono la vita fiorentina come la scandalosa moglie di Urbano Rattazzi, Marie Laetitia Wyse Bonaparte, o donna Emilia Peruzzi e il suo celebre salotto di intellettuali, generali e serve, personaggi mitici come Frederick Stibbert e il suo incredibile museo delle armi arrampicato sulla collina di Montughi o la garibaldina Jessie White Mario o ancora Beppe Dolfi che ha lasciato in eredità tanto “lievito” intellettuale concretizzatosi poi in impegno politico e in una rete associativa che caratterizza ancora oggi l’assetto culturale. Ma anche personaggi stranieri, che allora erano chiamati “inglesi”, come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che soggiornò a Firenze dal 1867 con la moglie Anna Grigor’evna Snitkina. O figure di passaggio, come il diplomatico prussiano Maria Joseph Anton Brassier de Saint-Simon-Vallade, inviato a Firenze per curare gli interessi del proprio paese, che, camminando su e giù per la città con le carrozze e il cappello a cilindro si stupisce della rapida trasformazione della città in riva d’Arno.

Gli autori, con estrema accuratezza storica, insieme a nomi illustri ma osservati da un insolito angolo prospettico, hanno ricercato anche eventi e figure minori, che non si trovano sui libri di storia, dei quali sono spesso soltanto le targhe disperse per la città a parlarne. Fuori dai salotti, una parte importante fu quella della vita di tutti quegli artisti e intellettuali, allora poco riconosciuti, come i macchiaioli, Telemaco Signorini, Angiolo Tricca, detto il Tita, o Carlo Lorenzini, poi detto Collodi, che si incontravano davanti a un bicchiere di rosso. Come nell’osteria di Gigi Porco, luogo famigerato e popolare che si trovava all’angolo tra via Ricasoli e via De’ Pucci, incrocio tristemente famoso anche per un fatto di sangue: l’assassinio del letterato Tommaso Bonaventura, su commissione del Granduca Gian Gastone, reo di aver divulgato i costumi dissoluti della corte medicea.

Firenze accolse questo cambiamento che “faceva violenza alla misura della città” (citazione Matulli), un breve transito nel ruolo di capitale d’Italia che portò anche svantaggi a una buona fetta di popolazione: aumento dei prezzi, crisi degli alloggi, disorientamento sociale. Se ne parla in uno dei racconti “Le case di ferro e di legno di Firenze capitale”.  Splendori e miserie, insomma. Storie che ridanno vita alla città, con qualche pennellata di giallo e che si arricchiscono di un pizzico di ironia, di fantasia o dell’ucronia su un presente possibile, ma mai avvenuto, come in “Le colline di Firenze”. Un cammino che si snoda in pochi anni e culmina inevitabilmente con la breccia di Porta Pia. Se ne parla in “Sabatino a Roma, finalmente” che termina la sequenza dei racconti e precede la singolare postfazione narrativa, “Io rimango a Firenze”, a firma di Paolo Ciampi, che ripercorre con grazia tutte le storie rivisitando uno per uno i personaggi incontrati.

Il trasferimento della capitale a Roma e, con lei, anche del re Vittorio Emanuele colse i fiorentini impreparati, come, allo stesso modo, lo erano stati quando arrivò. Un re che, tra le proteste contro i buzzurri piemontesi, in fondo era piaciuto ai fiorentini e il cui amore era da lui ricambiato. Vittorio Emanuele infatti traslocò tra gli applausi ed i tricolori sventolati nell’agognata Roma il 2 luglio del 1871.

Questi gli autori:

Gabriele Antonacci, Sergio Calamandrei, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Paolo Ciampi, Fabrizio De Sanctis, Cristina Gatti, Nicoletta Manetti, Maila Meini, Carlo Menzinger di Preussenthal, Roberto Mosi, Caterina Perrone, Pierfrancesco Prosperi, Vincenzo Maria Sacco.

Saggio del Prof. Andrea Cantile.

Le note introduttive sono a firma dell’On. Giuseppe Matulli e del Gen. D. Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare.

www.grupposcrittorifirenze.it        email: eventi.gsf@gmail.com

CHI STA UCCIDENDO I TASSISTI DI FIRENZE?

Uno dopo l’altro i tassisti di Firenze vengono uccisi. Stessa arma, una Calibro 22, stesso giorno della settimana, il venerdì. A volte, però, il serial killer si prende delle libertà e ammazza anche una prostituta e un travestito e colpisce in altri giorni. La polizia indaga. Questa, in sintesi, la trama del romanzo di Fabrizio De SanctisUna vendetta quasi perfetta” (Libromania, 2017).

Perché l’ho letto? Perché in molti mi avevano detto quanto De Sanctis scriva

Una vendetta quasi perfetta eBook: De Sanctis, Fabrizio: Amazon.it: Kindle  Store

bene e ne avevo avuto piena conferma leggendo dei suoi racconti. Solo che Fabrizio De Sanctis scrive soprattutto gialli e di dimensioni notevoli (questo con le sue oltre 300 pagine è uno dei più brevi) e io non amo i gialli! Se uno scrive bene, però, i suoi libri vanno letti lo stesso, anche se il genere non ci convince.

In effetti, “Una vendetta quasi perfetta” scorre proprio alla grande e si legge con piacere, grazie a uno sviluppo dell’indagine che rivela poco per volta, prima pare andare in una direzione per poi scoprire altre possibilità. Inoltre, il colpevole non appare solo all’ultimo, senza una ragione, come in opere meno riuscite di altri, e i personaggi hanno il loro spessore e il loro perché. Insomma, un bel libro, intenso, con dialoghi efficaci e realistici.

Considerate che se c’è una cosa che mi piace poco leggere, oltre ai gialli in genere, sono le detective story con poliziotti o carabinieri e qui. ci sono entrambi, eppure la buona scrittura di Fabrizio De Sanctis mi fa passare sopra questa mia allergia. Sarà, perché pur inserendo la storia in una precisa ambientazione fiorentina (di cui ritrovo luoghi e atmosfere), non indulge a creare macchiette o a toni strapaesani. Buon segno, no?

di Carlo Menzinger di Preussenthal

LIBERI DAL COVID – LETTURE E MUSICHE IN LAURENZIANA – Reading del 1 Ottobre 2020

È stato molto ricco il programma del GSF negli ultimi sette giorni. Siamo ripartiti alla grande con la cena sociale di venerdì scorso presso il Blend nell’elegante contesto di Villa Corsi Salviati. Il giorno seguente abbiamo proseguito con due passeggiate guidate a giro per Firenze, una in collaborazione con l’associazione Italia-Russia alla scoperta dei luoghi frequentati da scrittori e artisti russi, l’altra con Mirko Tondi alla ricerca delle vie e delle piazze in cui sono state girate scene di film celebri. A seguire, lunedì, la presentazione dei libri di Renato Campinoti e di Maila Meini presso il Torrino Santa Rosa e ieri un reading musicale con apericena (intitolata “LIBERI DAL COVID”) nei locali della ASD Laurenziana che come al solito ospita i nostri incontri culturali. È stata una serata davvero emozionante grazie ai soci che attraverso poesie, canzoni e racconti prodotti in questi mesi difficili hanno ricostruito la storia della pandemia.

Crisitna Gatti, ANtonella Ciprinai, Raffeale Masiero, Renato Campinoti, Massimo Acciai, Caterina Perrone, Paolo Orsini, Manna Parsì, Gabriella Bacherelli, Marco Cibecchini, Eleonora Falchi

Tutti i presenti sono stati protagonisti di una sorta di spettacolo teatrale in cui io (Barbara Carraresi) e Carlo Menzinger abbiamo fatto da filo conduttore. Ognuno sapeva di dover leggere un racconto o una poesia senza sapere però che i singoli brani facevano parte di un copione più ampio e strutturato.

Questa è stata solo la prima di una serie di sorprese, che i partecipanti hanno scoperto durante la serata.

Le letture erano divise per gruppi, il primo dei quali dedicato al 5 marzo 2020, una data indimenticabile per gli italiani, in cui è iniziato il lockdown, l’isolamento, la prigionia. Ad aprire lo spettacolo il brano musicale The sound of silence eseguito da Nicola Ronchi (voce e chitarra) e dal fantastico Fabrizio de Sanctis (chitarra) che ha brillantemente improvvisato l’accompagnamento.

Carlo Menzinger, Barbara Carraresi e Cristina Gatti

La presidente Cristina Gatti ha aperto il primo gruppo di letture sul tema del SILENZIO che è stato un fedele compagno per molti di noi nei primi momenti di disorientamento generato dal lockdown.  Lo ha fatto con una lettera ai soci scritta in prossimità di quella data storica, Vivere ai tempi del coronavirus che fotografava perfettamente la drammaticità del momento ma allo stesso tempo dava un’iniezione di speranza verso il futuro e di fiducia verso noi stessi nell’affrontare le difficoltà. Ho poi letto la poesia Silenziosa come il vento di Maila Meini che purtroppo non ha potuto partecipare all’evento. Antonella Cipriani, con la sua pillola di cento parole dal titolo Il mostro ha fatto comparire nella storia il protagonista, il coronavirus, quel mostro invisibile che era l’unico a circolare per le strade mentre tutti restavamo chiusi in casa per non incontrarlo. E infine Eleonora Falchi ci ha letto un acrostico dal titolo Ansia e la poesia Xanax e lacrime.

Fabrizio De Sanctis e Nicola Ronchi

Il secondo gruppo di letture aveva come titolo LA’ FUORIche fra l’altro era anche uno dei temi dati ai soci durante la pandemia per stimolare la scrittura di racconti e poesie da inserire nel blog, in particolare nella rubrica WEN (Week-End del Narratore). Il brano musicale che ha introdotto le letture è stato Il bandito e il campione, una sottile metafora sul contrasto fra prigionia e libertà.

Ed ecco la seconda sorpresa della serata. Una splendida interpretazione teatrale di Daniele Locchi che ha scritto e interpretato il monologo dal titolo Il balconista, l’esilarante carrellata di luoghi comuni e di fissazioni di un uomo che, nelle giornate di isolamento, aveva come unico scopo quello di dare la caccia a chi non indossava la mascherina e vedeva nella perdita del proprio lavoro, non un motivo di disperazione ma l’opportunità per approfittare di tutti i bonus messi a disposizione dallo Stato. E sul tema del balcone sono seguite altre letture. Abbiamo scoperto un Paolo Orsini poeta con Oggi tira vento sul mio balcone. Massimo Acciai Baggiani, che stava realizzando il video della serata, ha letto invece il racconto breve Riflessioni dalla terrazza e la nuova socia Gabriella Zonno ha interpretato in modo sublime l’apprezzatissimo racconto di Nicoletta Manetti Sul balcone. Sul blog sono stati pubblicati altri racconti sull’argomento ma per esigenze di sintesi non potevamo leggerli tutti. Un messaggio di speranza di Claudia Piccini con la poesia Forse l’autunno ha fatto da spartiacque al nutrito numero di brani di questo gruppo. A seguire Il tempo parallelo di Manna Parsì che ha evidenziato lo scorrere di un tempo dentro casa e di un tempo a una diversa velocità fuori. E a chiudere altre due chicche della poetessa Eleonora Falchi Corona avvelenata e Zoo al contrario.

Gabriella Bacherelli
Daniele Locchi e Nicola Ronchi

Poi è giunta la terza sorpresa che ha rappresentato un momento di commozione per me. Durante il lockdown oltre a essere prolifica come scrittrice ho scoperto una nuova vena creativa. Ho scritto testi di canzoni, in inglese, in collaborazione con Nicola Ronchi che ha composto gli arrangiamenti. Grazie a una sinergia perfetta e una disponibilità h24 di entrambi, nei mesi da marzo a maggio, in cui di lavorare non se ne parlava, abbiamo composto brani prevalentemente country e ieri sera, per la prima volta Nicola e Fabrizio ne hanno proposti due a un vero pubblico. La prima canzone è stata You were my hero, dedicata a tutti gli EROI del nostro tempo che hanno lottato con grande coraggio la battaglia contro il coronavirus rimettendoci spesso la vita. E le corde del mio cuore hanno vibrato almeno quanto le corde delle due chitarre che eseguivano il motivo e hanno continuato a vibrare col primo racconto del terzo gruppo di letture, Oggi siamo eroi di Antonella Cipriani. L’autrice ha giustamente ricordato che i medici e infermieri non sono eroi solo per qualche giorno o in una determinata circostanza ma lo erano prima e lo saranno sempre. E questo non dobbiamo scordarlo mai. Poi Carlo Menzinger ha letto il suo racconto La maschera rubata (tratto dall’antologia Racconti ai tempi del coronavirus, BookSprint Edizioni, Settembre 2020) che ha sdrammatizzato un po’ regalandoci un momento davvero divertente. Carlo non è soltanto uno scrittore di fantascienza e ucronico ma ha dimostrato di cavarsela bene anche con altri generi. Questo bel racconto è solo uno dei tanti che ha prodotto e pubblicato quest’anno. Abbiamo avuto il piacere di sentir leggere un’altra nuova socia, Gabriella Bacherelli, con la poesia L’archivista, nella quale ha immaginato che qualcuno si prendesse la briga di archiviare, appunto, questo brutto momento. E a chiudere Eleonora Falchi ci ha letto Farfalle e Desidero

Carlo Menzinger, Barbara Carraresi e Gabriella Zonno

Gli ANZIANI e le FRAGILITÀ sono stati i temi di un altro gruppo di letture, perché chi ha fatto le spese della pandemia non sono stati solo medici e infermieri ma anche molti dei loro pazienti, soprattutto quelli più in là con gli anni o con malattie concomitanti. Il brano musicale scritto e composto, come il precedente da me e Nicola Ronchi, The old man parla appunto dei pensieri che passano per la testa di un anziano nel momento in cui si sta avvicinando al tramonto della vita. Guarda indietro e ricorda con gioia il passato e cammina serenamente verso la fine dei suoi giorni. Una canzone country il cui sound ha portato la nostra mente alle sterminate praterie americane e ai cowboy, con stivali e cappello, che affrontano ogni fase della vita con spavalderia e profondità. Anche il tristissimo racconto di Paolo Orsini Covid 19 parlava degli ultimi momenti di vita di chi ha lasciato il mondo a causa del coronavirus. Giustamente Paolo ci ha tenuto a precisare che la sua produzione letteraria ha contenuti molto diversi e confermo che i suoi scritti sono sempre molto divertenti, anche se affrontano temi delicati o drammatici. Ieri sera lo abbiamo messo seriamente alla prova con le due letture che gli abbiamo chiesto di fare ma devo dire che il risultato è stato ottimo. Cristina Gatti ha letto poi L’amore sofferto di Marco Cibecchini, una sorta di illustrazione, descritta a parole, del coronavirus, come l’autore stesso ci ha spiegato. Il socio Francesco Cusa aveva pubblicato sul blog la poesia Quanti siamo che è stata letta da Gabriella Zonno. E ancora due poesie di Eleonora Falchi Riconoscersi e Come l’acqua a concludere la serie.

Eloonora Faclhi

Carlo ha introdotto il quinto gruppo di letture dal titolo FASE DUE, dedicato al momento in cui abbiamo rimesso il naso fuori di casa con molta titubanza e preoccupazione nella speranza di trovare un mondo e persone migliori. Persone dal cuore d’oro, come dice la canzone Heart of gold proposta dai nostri due musicisti. Ma finito il peggio abbiamo trovato davvero dei cuori d’oro? No, secondo la poesia Cuori di Metallo di Maila Meini che ho letto io per assenza dell’autrice e che ritenevo meritevole di attenzione. Il metallo di cui è fatto il cuore di molti è di un materiale più vile dell’oro e neanche una pandemia purtroppo basta per cambiare la natura delle cose. A seguire un bellissimo e toccante racconto di Renato Campinoti dal titolo Un cane di nome virus col quale l’autore ha affrontato un altro tema ricorrente durante questi mesi, quello dell’amore degli animali che ci hanno supportato e ci hanno fatto comodo per poter uscire ma poi, quando la vita ha riacquistato una parvenza di normalità, qualcuno li ha abbandonati a un triste destino. Una nota ironica sul finale non poteva mancare. Renato affronta spesso temi difficili con un tocco di ironia. Ancora Eleonora Falchi, a chiudere, con le due poesie Fase 2 e Oltre

Barbara Carraresi e Renato Campinoti

L’ultima carrellata di brani dedicati alla RIPARTENZA, sono stati introdotti da Carlo che ha evidenziato la speranza riposta dalla gente in questo momento di svolta e l’orgoglio di far parte di un mondo che avevamo la smania di riprendere in mano.  A proposito di orgoglio il brano musicale che ha fatto da introduzione alle letture era Proud Maryche ha decisamente ravvivato la serata, così come i due brani improvvisati di seguito, assolutamente non in programma ma che ci stavano a pennello. Visto che le canzoni erano tutte a tema Nicola Ronchi ha cominciato a scherzare su questo fatto e ogni volta che sentiva una parola che gli ricordava una canzone interveniva, orgoglioso di avere il pezzo per l’occasione. Da lì in poi la serata ha preso una piega scherzosa. Quando è stata annunciata la poesia Arcobaleno di Maria Catuogno e letta da Gabriella Zonno,che era un inno alla speranza, è partito il sottofondo musicale inaspettato dell’Inno del corpo sciolto che ha scatenato le risate. E poi, quando la nuova socia Miriam Ticci ha letto 4 novembre del 1966 per ricordarci che anche dopo l’alluvione la vita ha ripreso a scorrere normalmente, abbiamo sentito un Oh Rosa… e le note dell’Alluvione di Marasco. Dopo il racconto breve di Antonella Cipriani Credevo,  sulla diffidenza verso questa pseudo ripartenza, e le ultime poesie di Eleonora Falchi Ritrovare il desiderio e Amo i poeti, la nostra presidente  Cristina Gatti, che aveva aperto la serata, l’ha chiusa in bellezza con un bel messaggio di speranza scritto da lei Mi aspetto un crepuscolo sereno. E davanti a una donna così alta, bella bionda e con gli occhi celesti… è partita spontanea la canzone finale Puppappera

Cristina Gatti e ANtonella Cipriani

E così è terminata in allegria una serata di festa in cui dopo tanti incontri virtuali con skype e videomessaggi ci siamo ritrovati e abbiamo sentito forte la gioia di appartenere a questo fantastico gruppo.

di Barbara Carraresi

Potete vedere il video della serata realizzato da Massimo Acciai QUI.

Cerimonia di premiazione del Concorso letterario “La Città sul Ponte” 5^ edizione 2020

Firenze, Biblioteca delle Oblate – sabato 19 settembre 2020

Una scommessa vinta.

Ho pronunciato questa frase al termine della giornata, quando tutti gli autori premiati avevano avuto il loro momento di gioia nel sentirsi chiamati sul palco per ricevere il premio per le loro opere.

Massimo Zona, Vincenzo Sacco, Cristina Gatti, Antonella Cipriani, Daniele Locchi durante la premiazione del Poetry Slam del Premio La Città sul Ponte

Questo è un anno particolare, terribile per molti versi. Capace di spazzare via tutto, di stravolgere le nostre vite costringendoci ad un lungo isolamento sociale. Quelli del lockdown sono stati i mesi in cui le nostre giurie avrebbero dovuto svolgere in serenità il loro lavoro di lettura e valutazione di racconti, romanzi e poesie. La cerimonia di premiazione era prevista per giugno, quando stavamo ancora faticosamente uscendo dal lockdown. Non ci restava, così, che rimandare tutto a tempi migliori.

Ad agosto le giurie delle cinque sezioni del Premio, racconti a tema libero, a tema, romanzi editi, inediti e poesie, concludevano i lavori con la pubblicazione dei risultati sui canali social. Restava da prendere la decisione più importante: ci chiedevamo se svolgere la cerimonia di premiazione nonostante le numerose, stringenti regole di precauzione per la sicurezza anti-contagio. Dopo molte incertezze e legittimi dubbi abbiamo deciso di non rimandare o peggio cancellare la cerimonia, ma  di svolgerla al chiuso sabato 19 settembre, presso la Biblioteca delle Oblate.

Durante la mattinata, oltre alla premiazione di “ARTWORK”, concorso per le Arti Visive, si è svolto un incontro sul tema “Toscana: territorio, letteratura e arti” con la partecipazione degli scrittori Paolo Ciampi e Mirko Tondi.

Il pomeriggio è iniziato con la gara di poesia, secondo le regole del “Poetry Slam”, che ha visto la partecipazione di quattro poeti guidati da Daniele Locchi. La giuria, formata da volontari scelti tra il pubblico, ha decretato la vittoria di Massimo Zona con due sue composizioni in vernacolo romanesco. Di seguito si è svolta la premiazione della sezione poesia. Maila Meini, coordinatrice della giuria, ha proclamato come vincitore Sante Serra con la sua composizione “Ti ho parlato in silenzio (a mio padre)”.

La sezione dedicata ai romanzi inediti, la cui giuria è coordinata da Fabrizio De Sanctis, è stata vinta da Pablo Cerini con l’opera “Cold Turkey”. Il vincitore riceverà una proposta di pubblicazione da parte di un editore, su suggerimento della nostra associazione.

Per la sezione dei racconti a tema libero Cristina Gatti, coordinatrice della giuria, ha proclamato vincitore Luigi Lazzaro con l’opera “Chagarrata” sul tema del terrorismo di matrice islamica.

L’argomento per la sezione dei racconti a tema era “Toscana: terra di Storia e di storie” e si ricollegava idealmente all’incontro svolto la mattina. Cristina Gatti ha consegnato il premio a Paolo Ferro, vincitore con l’opera “L’epica ingloriosa morte del cavalier Donati”, racconto storico su un personaggio meno noto della storia toscana.

I libri inviati per la sezione dei romanzi editi, ultima sezione ad essere premiata, sono stati moltissimi. Tra tutti ha primeggiato “La misura” di Gabriella Pirazzini. Maria Gloria Messeri, coordinatrice della giuria, ha consegnato il premio alle delegate della vincitrice, le sue due nipotine. Queste hanno letto un messaggio in cui l’autrice ci ha comunicato che il premio in denaro sarà devoluto a un’associazione che aiuta negli gli studi ragazzi in difficoltà.

La cerimonia si è conclusa con i miei saluti e la speranza che il prossimo anno la Sala “Sibilla Aleramo” della Biblioteca delle Oblate possa tornare a riempirsi per l’edizione numero sei del nostro Premio “La Città sul Ponte”.

Concludo ringraziando la nostra Presidente Cristina Gatti, Antonella Cipriani per l’incessante lavoro di consegna dei premi e sanificazioni di superfici e microfoni e Marco Ciutini per le riprese e le foto dell’evento. Ringrazio tutti i componenti delle giurie delle varie sezioni e ancora un ringraziamento speciale va alla Biblioteca delle Oblate e al suo personale che ha consentito lo svolgimento della nostra manifestazione.

Arrivederci alla prossima edizione del concorso.

Vincenzo Maria Sacco

Presidente del Premio letterario “La Città sul Ponte”

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