Chiara Sardelli legge “Psicosfera” di Massimo Acciai e Carlo Menzinger

Psicosfera”, il romanzo scritto a quattro mani da Massimo Acciai Baggiani e da Carlo Menzinger di Preussenthal, ha tutti gli elementi per diventare un classico della fantascienza. Immerge il lettore in un’aura pirandelliana costruendo una storia che sembra dettata dalla non logica dell’assurdo, con un finale a sorpresa che a me fa pronunciare il famoso aforisma: “così è se vi pare”. Benché solo una manciata di anni ci separi dal mondo fantastico di ‘psicosfera’ -siamo nel 2036- la storia dell’umanità è ridescritta dalle fondamenta. Purtroppo l’elemento, il collegato alla nostra quotidianità è di segno negativo. Gli umani in ‘psicosfera’ hanno fatto un cattivo uso del loro libero arbitrio, compromettendo il proprio destino. La loro civiltà sembrerebbe doversi aggiungere alle altre che senza spiegazioni plausibili sono scomparse, civiltà di millenaria sapienza. Una sapienza che a un certo momento del suo sviluppo, incosciente e forse ignara dei moniti che gli giungono dal seme dell’entità superiore che l’ha generata, è divenuta aliena a sé stessa, andando incontro a un futuro di autodistruzione. Così parla Oberon, il personaggio di shakesperiana memoria, fantasmagorico e inquietante, che imperversa nelle pagine: «L’uomo è la fine. È l’Alfa e l’Omega. Guardali, Yelena. Che cosa hanno fatto alle altre specie della superficie? Che cosa hanno fatto all’acqua che bevono, all’aria che respirano, alle risorse che consumano? Come puoi credere ancora in loro? Sai cosa merita l’uomo? La sua è una razza da cancellare e da dimenticare. Il più grande errore di Gaia, merita le tenebre e le tenebre avrà.» L’uomo è dunque sull’orlo di un abisso apocalittico, ma là, dove tutto si puote, si racconta un’altra storia. Grazie a questa ‘storia altra’ alcuni Tramiti si stanno spendendo come novelli Messia anche se, per buona parte del racconto, la loro parola rischia di essere inascoltata e la buona novella di non tradursi in realtà. Il popolo di Gaia rischia di non raggiungere mai la propria meta, di non risalire a riveder le stelle. Perché in ‘piscosfera’ non tutta la vita si svolge sulla superficie del nostro pianeta. Anzi, la regia e l’essenza che percorre la storia millenaria dell’uomo è nelle mani di una popolazione il cui ecosistema è situato nel ‘tenebroso, ignoto cuore della Terra‘. Anche se questo è solo un modo di dire: la realtà che sperimenteranno i cosmonauti, in qualche maniera trasportati in una diversa dimensione, si alimenta di una luce, non si sa come generata, che ha la caratteristica di non produrre ombre. La missione delle tre coppie, maschio femmina, ivi trattenute, è di garantire la vita nel sistema stellare degli esopianeti. Perché il popolo di Gaia è impotente e non può raggiungere questo scopo se non con l’aiuto degli umani. Ecco quindi che si serve di Tramiti che restituiranno alla specie homo sapiens la memoria dell’antica saggezza e con essa il senso del proprio destino. Si ha l’impressione di trovarsi di fronte non solo ad un mondo rovesciato, ma ad un sistema di valori a sua volta capovolti. Basta riflettere che il popolo di Gaia niente ha a che vedere con le specie animali, trattandosi piuttosto di esseri senzienti minerali. Come pure i Tramiti sono soggetti abilitati dai poteri ESP, tipo la telepatia e il teletrasporto. Si insinua, sul fondo della storia, il dubbio che entrambe le realtà, quella del pianeta come noi lo conosciamo e quella della sfera concava in cui sono trattenuti i cosmonauti, siano effetto dei sogni, popolati da semplici cloni, cioè dai doppi eterici dei personaggi protagonisti. Si aggiunga che il finale è aperto: la trama, pur approdando alla liberazione dei cosmonauti, lanciati nel viaggio verso il mondo interstellare, non dà certezza del successo di questa impresa. Anzi, sembra preconizzare una continuità della lotta tra le forze favorevoli e avverse alla specie umana. Forse non tutto sta già scritto in questa storia. Il finale potrebbe legittimare un seguito coerente, arricchendo il lettore di nuove eccitanti avventure. Il mio invito è di procedere alla lettura del libro con animo disincantato, ma ricettivo, pronti a misurarsi con le sconvolgenti novità e le incalzanti domande esistenziali che il testo pone.

di Chiara Sardelli

Renato Campinoti legge “Psicosfera” di Massimo Acciai e Carlo Menzinger

Massimo Acciai Baggiani, Carlo Menzinger di Preussental: Psicosfera
Impegnativa e interessante questa loro nuova opera 

Impegnativo questo libro di due scrittori di vaglia, perché non si accontenta di una sola classificazione. Dalla fantascienza prende il genere “next future”, alla Philip K. Dick per intenderci, collocando le vicende fra meno di venti anni dal presente. Al tempo stesso per un lungo tratto tende a prevalere l’aspetto apparentemente scientifico con l’introduzione di poteri fortemente innovativi nei personaggi principali del romanzo, come il teletrasporto delle persone e la telepatia più avanzata. Poi, la psicosi e la spinta mentale dei diversi esseri che popolano il racconto, diverrà l’aspetto assolutamente prevalente. E sarà proprio la capacità di sviluppare prima, di mischiare poi i diversi generi, la qualità con cui gli autori ci fanno via via avvicinare al cuore della loro opera.

Una volta delineati con precisione i personaggi principali e le loro caratteristiche (dagli astronauti russi e cinese, al giovane fiorentino dotato di poteri speciali, alle donne intrigate con la Comunanza dei telepati ecc.) ecco apparire figure che cominciano a mettere in dubbio ogni certezza dei nostri, smarriti nello spazio e ritrovatisi al centro della terra. Particolarmente efficace la bambina di 4 anni, uguale alla figlia di un astronauta, che dimostrerà conoscenze e certezze superiori a ogni adulto. Per non parlare del gatto che salverà i nostri perfino dall’assalto di belve feroci. E qui cominciano a delinearsi gli assi fondamentali su cui il libro bello, anche difficile (ci vuole un po’ di concentrazione per non perdere il filo: ed è un merito, sia chiaro!) inizia ad accompagnarci. Per non togliere niente alla curiosità del lettore, dirò solo che le coppie da tenere presenti sono, la prima: Ambiente e distruzione della vita sulla terra contro estrema possibilità di salvezza. E l’altra coppia è: salvezza in collaborazione con gli umani o salvezza senza e contro gli umani. Con un’avvertenza. Le cose non sono così semplici perché gli autori si divertono a introdurre continue mutazioni sia nello scenario fisico che in quello psicologico del libro. Ma voi, da bravi lettori, non vi fate distrarre, tirate avanti con la curiosità che gli autori sanno infondervi e sarete premiati da un finale all’altezza delle aspettative e delle loro qualità. E ricordandovi che, per non farvi abbandonare questo libro e il mondo che hanno costruito, Massimo e Carlo hanno organizzato un bando per coloro che vorranno trarne ispirazione per un racconto da consegnare, se passerà il vaglio dei nostri “cerberi”, ad una specifica antologia, che io spero sia intestata dal GSF, dove sono sempre più numerosi gli interessati ai generi richiamati, oltre alla vicina ucronia. Credo che potremmo essere molti interessati a partecipare ad una così intrigante avventura. 

di Renato Campinoti

Si ricorda che il volume sarà presentato alla Biblioteca Buonarroti di Firenze martedì 7 alle ore 17,30.

Chiara Sardelli legge “Sparta ovunque” (Tabula Fati)

Sparta Ovunque. Sette racconti ambientati nell’universo di Via da Sparta, Chieti 2020 Tabulati Fati

Sostiene Carlo Menzinger di Preussenthal, l’amico scrittore che ha creato l’universo ucronico di “Via da Sparta”cui ha dedicato una trilogia, che tutte le opere creative degli scrittori sono opere collettive, in quanto ogni lettore ricrea, si potrebbe dire a propria immagine e somiglianza, un nuovo originale prototipo della storia che si va raccontando. Mi sa che in effetti Carlo abbia ragione e che per me si stia aprendo un nuovo universo di lettura in cui a prevalere è la mia ingenua e giovanile anima di scrittrice. Tutta questa pappardella, per dire che nel commentare “Sparta Ovunque”, sono mossa dalle mie sensazioni di futura scrittrice e quindi si tratterà di una recensione atipica. “Sparta Ovunque” è l’ antologia di racconti nei quali sei autori si sono uniti a Carlo Menzinger di Preussenthal accettando la sfida di immergersi nell’universo ucronico di “Via da Sparta”. Attingendo al gergo manageriale si potrebbe dire che si tratta di uno spin off in cui appunto le nuove opere creative si sviluppano sotto l’influenza dell’opera originaria da cui derivano rispettandone le coordinate fantastiche. Queste coordinate sono tante e tali che faccio prima a rimandarvi alla lettura della trilogia “Via da Sparta” su cui non intendo eccessivamente spoilerare. Nei presenti racconti, comunque, vengono richiamati alcuni aspetti che mi coinvolgono e allertano la mia fantasia. Intanto viene ridescritta la geografia politica del nostro pianeta. “Via da Sparta” è per l’appunto un mondo ucronico, poiché l’autore, divergendo dalla storia come noi la conosciamo, immagina che Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra nel 371 a.C.. Ne è derivata la sua supremazia nel mondo con un dominio che si è esteso a gran parte dei continenti. La capitale dell’Impero di Sparta si trova al posto dell’antica Sparta, nel Peloponneso, ma ora si chiama Lacedemone. L’Impero si estende per tutta Europa, fino agli Urali, ma vi sono anche territori parzialmente indipendenti come i Regni Perieci del Nord, corrispondenti alla Scandinavia. Al di fuori dell’Europa fanno parte dell’Impero di Sparta anche Africa, Nord e Sud America, parte dell’Asia meridionale, tra cui India e Bengala. l’America centrale con capitale Mexicatl (l’attuale Città del Messico) è indipendente. L’impero secolare di Sparta è contrastato ad oriente dai samurai di Nippon Koku (il nostro Giappone) che, sottomessa la Cina nel 1540 d.C., hanno esteso la loro supremazia sull’altra metà del pianeta. Una descrizione dettagliata di questo mondo comporterebbe una mappa che in realtà è stata definita con il contributo di Francesco Guglielmino. Bene! Immaginate un po’ che cosa mi interessa e mi coinvolge nell’intimo, di tutto questo rimescolamento? Le terre che hanno mantenuto una propria indipendenza e in particolare i Regni dei Perieci nel Nord Europa. Come se sotto a questa indipendenza stesse scritto resistenza. E’ un’apparizione fugace, che tuttavia trova spunti giustificativi in alcune narrazioni. Per esempio nel racconto “Lo scisma” di Massimo Acciai Baggiani centrale è il ruolo della comunità de I Gesuisti che, pur non avendo niente a che fare con le terre del Nord, possono essere definiti come una sacca di resistenza al pensiero monoverso e totalitario che ha dato luogo alla realtà distopica avveratasi nell’Impero di Sparta. Queste pagine in cui l’autore rilegge e ripercorre il pensiero cristiano mi hanno molto toccato. Lo dico da laica, contaminata anche dal fascino di altre religioni. Tuttavia è difficile sottrarsi al senso di compassione e umana fratellanza, all’anelito di libertà che è anche libertà di credo, che si respira in queste pagine, di cui manco a dirlo consiglio caldamente la lettura. Altre attrattive di questo racconto, che mi avrebbero comunque spinto a parlarne, è che l’autore immagina che I Gesuisti siano apportatori di una nuova lingua, un idioma che aveva mescolato al greco, lingua originariamente parlata, le tracce del dialetto germanico del territorio di insediamento. Infatti, il loro villaggio sorge nella zona denominata Sappada sulle Dolomiti friulane al confine occidentale della Carnia. Le tracce del dialetto germanico erano presenti soprattutto in espressioni tecniche ma anche in durevoli modi di dire. Ne era nata una lingua franca a cui viene dato il nome di apolema. Ecco, una suggestione questa, di una nuova e diversa lingua, che potrebbe germinare nella mia fantasia di scrittrice, come se si trattasse di una specie di linguaggio cifrato, verso il cui orizzonte mi spingono le mie consistenti letture di storie di spionaggio. Un altro particolare che mi ha ben impressionato è la creazione di un mostro, il Rollatos -colui che spezza i rami-un animale sui generis che vive nei bòschi da tempo immemorabile, forse una bestia immortale. Si ciba di cinghiali e di altri animali e, sporadicamente, di uomini e di donne. Il suo habitat è il Bosco delle streghe da cui egli bandisce in particolare gli stranieri, mentre mostra pietà nei confronti dei Gesuisti che oramai conosce e di cui tollera la presenza. Mi affascina questa provocazione intellettuale di animali fantastici e prima o poi potrei dedicarmici affrontando le peripezie di una prova saggistica e narrativa insieme. Come ora sto facendo per il sogno e per il tempo della notte che in genere lo ospita. Altri elementi comuni a questi racconti e derivati dalla trilogia originaria, si insinuano nella mia mente con fastidiosa insistenza. In primis le proprietà del tempo divergente che regna in “Via da Sparta”. Perché Carlo Menzinger si è inventato un vero e proprio calendario: Il tempo viene computato contando gli anni dalla 1^ olimpiade quindi alla data del calendario cristiano si sommano 776 anni. Per esempio il 771 a.C. sarebbe stato detto primo anno dopo la seconda Olimpiade. Ciò consente di dire che la saga di Aracne inizia in un 2009 alternativo e prosegue fino al 2015. I mesi dell’anno sono così costituiti

POSEIDIONE (15 dicembre – 14 gennaio)

GAMELIONE (15 gennaio – 14 febbraio)

ANTESTERIONE (15 febbraio – 14 marzo)

ELAFEBOLIONE (15 marzo – 14 aprile)

MUNICHIONE (15 aprile – 14 maggio)

TARGELIONE (15 maggio – 14 giugno)

SCIOROFORIONE (15 giugno – 14 luglio)

ECATOMBEONE ( 15 luglio – 14 agosto)

MEGAGITNIONE (15 agosto – 14 settembre)

BOEDRIMIONE (15 settembre – 14 ottobre)

PIANEPSIONE (15 ottobre – 14 novembre)

MEMACTERIONE (15 novembre 15 dicembre).

Le novità non finiscono qui poiché non si aveva un’unica misura del tempo. Per esempio l’unità di misura calcolata secondo il tempo della capitale Lacedemone era il centiode a sua volta suddiviso in dieci periodi millesimi o milliodi. Nella Anoteregnosia (una specie di Università degli studi) ogni lezione veniva divisa 5 periodi la mattina e tre periodi il pomeriggio. Gli ospedali conoscevano un modo tutto loro di dividere il tempo, eccetera. Questi dettagli sono estremamente sfidanti e sollecitano un mondo fantastico cui dare vita. Peraltro tutti i racconti si esprimono posizionando la storia in un anno olimpico. A mio modo di leggere vi sono almeno due racconti che si pongono quasi al limite dei confini del mondo ucronico creato da Carlo Menzinger. Questo assolutamente non ostacola che si propongano in maniera interessante. Parlo del racconto d’inizio “Le donne di Sparta” e di quello che pone termine alla raccolta “Deus Vult”. Comincio dal secondo – autore Pierfrancesco Prosperi- in quanto vi ravvedo dei punti di contatto con la narrazione di Massimo Acciai Baggiani che già ho commentato. In questa storia i protagonisti vivono in stato di schiavitù come tutti gli iloti e sono in fuga da Lacedemone capitale dell’Impero spartano poiché nei rifiutano i principi. Anch’essi anelano alla libertà e allo scoccare della cripteia, l’annuale caccia agli iloti, hanno progettato di raggiungere la Calcide terra nella quale

esisterebbero piccole comunità di uomini liberi che vivono di caccia e di pesca, uno stile di vita alternativo. Solo che in questa narrazione l’anelito alla libertà per compiersi necessita di una vittoria che si ispira sì a principii di giustizia ma si accompagna ad una furia cieca che porta alla distruzione di Lacedemone senza distinzione tra i buoni e i cattivi. Per quanto riguarda il racconto “Le donne di Sparta” – autore Donato Altomare- la caratteristica che più mi ha intrigato è il ricorrere alla mitologia in un contesto fantascientifico. Mi si è aperto come un orizzonte, che certo sfrutterò e che mi rende più vicino, più amica questo tipo di letteratura. Racconti come “L’onore di Sparta” – autore Sergio Calamandrei – e “Odino e il serpente ” – autore Paolo Ninzatti – sono focalizzati su temi bellici che mi sono meno congeniali. E’ indubbio che comunque gli approfondimenti storici sono importanti e condotti con scrupolosa affidabilità, così da imporsi e rendere interessante la narrazione.In ultimo e non per ultimo voglio ricordare il contributo di Linda Lercari Bartalucci dal titolo “Nella terra dove si sveglia il sole”. Caratterizzato dalla ambientazione esotica, ha per protagonista un essere mezza volpe e mezza donna che ha abbracciato l’arte del Samurai. Qui, più che agitare lo spettro dell’animale fantastico, si fa strada il topos letterario della creatura da laboratorio che l’autrice impegna in una invettiva dialogante contro il genetista senza scrupoli che le ha dato i natali. Mi perdonerà l’amico Carlo se questa volta evito di commentare il suo contributo, in sé interessante, ma viziato da un’asimmetria di posizione che lo rende privilegiato rispetto agli altri scrittori. Sono poche queste righe di commento alla raccolta dei racconti e forse anche frammentate nella logica che le sottende, ma, spero, possano invogliare alla lettura di un’opera che certo merita attenzione.

di Chiara Sardelli

IL SOGNO DEL RAGNO: IL SOGNO DI UN MONDO MIGLIORE – Recensione di Michele Ventrone

Via da Sparta / Il sogno del ragno” è un’opera di Carlo Menzinger di Preussenthal (2017, Porto Seguro editore). Lo scrittore di Firenze, autore di

varie ucronie, ci espone in questo libro storia greca e in particolare quella di Sparta. Si tratta di un’ucronia perfetta per comprendere come il nostro mondo sia, in realtà, molto migliore di quello che sarebbe potuto essere. Il libro si ambienta nella società contemporanea, ma che parte dall’antica Grecia, dove la rude Sparta ha avuto la meglio sulla razionale Atene. Le conseguenze sono drastiche: Sparta ha costruito un impero che si estende dall’Europa all’Africa, fino a toccare persino l’America. Quello creato da Sparta è un mondo totalmente diverso da quello di oggi. Sparta, infatti, prevalendo ha imposto i suoi usi e costumi, religione e potere. L’amore, innanzitutto, non è quello basato sul volersi bene, ma è più che altro basato sulla convenienza ed è praticamente inesistente, tanto che quello omosessuale va per la maggiore. Le persone girano nude perché i vestiti considerati inutili, con la conseguenza che le donne, soprattutto ilote (schiave), sono frequentemente vittime di abusi sessuali, considerati normali dalla società. Ciò capita all’inizio del racconto, dove la schiava Aracne è messa incinta da ragazzi di strada. Altre divergenze. I matrimoni servono solo ad assicurare stabilità all’impero in quanto gli uomini vivono solo per la guerra e per l’espansione di Sparta, mentre le donne amministrano beni e terre conquistate. L’arte, la filosofia, la meccanica, l’elettronica e i progressi della scienza sono ancora agli albori e la sola ad aver avuto un grande sviluppo è la genetica. Gli uomini, infatti, già dai primi anni di vita, sono indirizzati verso la crescita fisica volta alla ricerca della perfezione del corpo, questo ovviamente per avere la meglio nelle battaglie. E ciò avviene con metodi impensabili. I neonati gracili, innanzitutto, sono uccisi direttamente alla nascita e ogni persona, anche spartiata (nobile), al compimento dei 55 anni di età subisce la “Catarsi”, un rito che conduce alla morte. In un mondo fortunatamente solo immaginabile, la nostra protagonista, Aracne, avendo già abortito due volte per l’anormalità dei suoi feti e con la conseguenza che alla terza volta verrà uccisa, decide di fuggire da questo mondo in cerca di terre dove Sparta non è ancora arrivata. Si tratta dei regni scandinavi, lontanissimi, se si pensa che la nostra protagonista vive a Napoli, ma dove Aracne pone i suoi obiettivi. Verrà aiutata da Lucius, un romano (anche Roma è ovviamente stata sottomessa) che la nostra protagonista incontra nel suo viaggio e che le fa da “mecenate” e da “spalla”. In seguito incontra Ezechiele e Giuseppe, due dei pochi cristiani che la “buona novella” di Gesù ha contrapposto al politeismo antico di Sparta. Dopo l’incontro coi due, Aracne è quasi attonita di fronte a questa diversità e a poco a poco ne comprende il significato, il valore e la preziosità. Questi quattro affronteranno mille peripezie, perseguitati dagli spartiati, desiderosi di far valere la propria superiorità opprimendo e uccidendo iloti. Tra di questi un irene (spartiate alle prime armi), Lisandro, che cadrà nelle mani dei quattro. Poco dopo però Aracne, Lucius, Ezechiele, Giuseppe e il prigioniero Lisandro, cadono vittime dei briganti e saranno venduti sul mercato nero della capitale Lacedemone, fino ad essere acquistati da una nobile famiglia, gli Agropolis. Tra di esse c’è Nymphodora, la cui storia scorre parallelamente a quella di Aracne. Nymphodora sembra una rivoluzionaria, una illuminata, una che, pur essendo una spartiata, cerca di dare vita ad un mondo migliore, un mondo basato sull’uguaglianza e sull’amore. Nonostante la stabilità trovata e in base ai consigli di Lucius che la invitavano a non accontentarsi mai, Aracne capisce che non è ancora giunta nel mondo che sogna e in cui crede l’esistenza. Il libro ha chiaramente un seguito e la trilogia proseguirà con “Il regno del ragno”.

Lo stile è ottimo e l’autore inserisce più volte neologismi, parole inventate che hanno comunque un’origine da quelle greche e questo ovviamente rende l’ucronia più verosimile. Assolutamente da consigliare.

Michele Ventrone

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