Antonietta Toso legge “Il ritorno degli inglesi” di Carlo Menzinger

Siamo nella  Firenze del 1800.
L’architetto Poggi abbatte le mura della città per  preparala a diventare la capitale d’Italia come infatti avviene dal 1865 al 1871.

Ed è per questo che, su di una collinetta, sorge un luogo che ospita i defunti della Comunità Evangelica e che prende il nome di cimitero degli inglesi.  

 Quello spazio, più simile a un rifugio che poco si addice all’architettura  della città, è pregno invece dello spirito della letteratura gotica, fantascientifica e paranormale che ha origine dalle parti di Ginevra.

Scrittori come Lord Byron,  Mary Shelley, Claire Clairmont Percy Shelley, Polidori  iniziano a raccontare storie di fantasmi, vampiri e morti viventi. Danno a questa nuova forma di scrittura l’identità di letteratura gotica e mettono, fatalmente, in risalto l’oscura presenza dei cimiteri altrimenti dimenticati.

Da questo momento la narrazione si fa sempre più fantasiosa e pittoresca dalle caratteristiche di una opera teatrale.
Davanti al lettore, infatti, come per magia, la collinetta, simbolo di morte,  si trasforma in un palcoscenico di vita.
Gli scrittori gotici costretti a giacere separati nei sotterranei vicoli della morte, mossi da forze ignote, paranormali, fuoriescono uno dopo l’altro dalle loro tombe. 

La poetessa Elisabeth Barrett Browing è la prima a svegliarsi dal suo lungo sonno.
Si osserva lunga e di traverso. Legge la sua data di morte, 29 giugno 1861. È incredula. Lei è viva. Si sente viva. Dove si trova? Senza l’uso delle gambe si trascina a terra.

Il  lettore che conosce e ama i suoi versi d’istinto glieli recita: la terra è riempita di cielo, è ardente di Dio.

 Elisabeth si riprende, si guarda attorno.
Cosa sono quelle scatole che corrono oltre la staccionata con le persone dentro? Sente odore di aria puzzolente. È forse nell’inferno?
Quindi Elisabeth s’imbatte nel suo  amico poeta e scrittore Walter Savage Landor, di Warwick, ripresosi, nonostante i novant’anni,  ai piedi  di una lapide che porta il suo nome.

Elisabeth e Walter si conoscono.
Seppur sconcertati conversano su ciò che tuttora più li lega, i ricordi di famiglia, gli amici  ma si domandano anche dove sono finiti. In inferno o in una specie di limbo? Oppure in una stazione intermedia che la religione cattolica definisce purgatorio? 
Non hanno ancora la risposta quand’ecco apparire davanti a loro, in carne e ossa, il poeta tedesco Arthur Hugh Clough che con grande stupore nel trovarsi lì, vivo,  si unisce ai due. Racconta, per la gioia di Elisabeth, che il Risorgimento ha vinto, che Firenze rimase capitale solo fino al 1871. Che lui viene dal futuro, dal 1937,  e che forse anche loro hanno fatto un viaggio attraverso il tempo motivo per cui sono vivi qui, adesso.

 In questo racconto, passato, presente, futuro, radici della medesima  quercia, s’intrecciano sullo stesso palcoscenico al pari della morte che si confonde e fonde nella vita.

Tomba di Elisabeth Barrett Browing

Arthur  va in giro per quel palco e incontra il giornalista Robert Davidsohn che benché anche lui appartenga al futuro non lo riconosce.
Arthur se ne rammarica, non è certo un booster per il suo ego.

I dialoghi fra i quattro morti che si ritrovavano vivi più di prima per le reciproche conoscenze, i valori umani condivisi e soprattutto per la cultura che li accomuna, fra cui la scrittura gotica, come pure la connessione intellettuale, si aggiornano e divagano sul significato della parola futuro, del loro futuro chiusi dentro una collinetta. Chi verrà a salvarli?

Avviene l’incredibile. Un giovane si avvicina a loro. Pensa che siano una rappresentazione storica che usa il cimitero come palcoscenico e chiama il 112.

Una volante sarà qui in pochi minuti.
Avete mai immaginato la smorfia di stupore sulle facce dei morti vivi?
Beh, è ciò che spinge il giovane a raccontare loro di un certo Meucci.
«Che potenza tecnologica che è l’Italia» dice Elisabeth.

Adesso che quei morti sono tornati in vita non vogliono più morire anche se la morte come dice Arthur non esiste.  Ed ecco nascere la disquisizione su una materia che più ideologica di quella non ce n’è.       

Ai carabinieri che li prendono per drogati, chiedono di poter uscire da quel luogo, non hanno la minima idea di che cosa stessero parlando.

Segue l’interrogatorio: «Siete dei turisti? E i documenti? Perché vi siete mascherati?»

La vicenda per i morti vivi si complica invece di risolversi. Impronte digitali, ricerche DNA per tutti.
Raccontano di essere dei letterati, poeti, giornalisti. Si presentano con il loro nome e cognome. In effetti, le loro fotografie custodite negli archivi della biblioteca nazionale assomigliano molto ai quei morti viventi.
La polizia li mette in una pensione con la speranza che non si venga a sapere che si dia asilo a tutti i vagabondi che trovano rifugio nel cimitero degli inglesi. 

I   ritornati in vita osservano il mondo del XXI secolo.
Macchine, treni, aerei e milioni di morti sulla strada e sul lavoro.
Elettrodomestici di ogni genere insieme a tutto ciò che il XXI secolo si porta appresso.

Bene, cari lettori, mi fermo qui affinché possiate approcciarvi al racconto in modo spassionato, entrare nelle sue  peculiarità, soddisfare soprattutto la curiosità di conoscere l’insolita, inaspettata fine.

di Antonietta Toso

“Il ritorno degli inglesi” è presente nella raccolta “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019) di Carlo Menzinger di Preussenthal

Antonietta Toso legge “L’angelo del fango” di Carlo Menzinger

Bellissimo racconto dello scrittore Carlo Menzinger.
Da leggere assolutamente per la descrizione carica di suspense che definirei  fluttuante di eventi prevedibili ma imprevisti.

“An eye opener” per chi l’alluvione a Firenze del 4 novembre 1966 non l’ha vissuta.

I cittadini di Firenze, come ogni anno, sono impegnati nei preparativi per la festa di  angeli e santi. Non si rendono conto che il fiume Arno, Mugnone, con la complicità dei torrenti Vingone, Rimaggio e Guardiana stanno per straripare per prendersi la città e non solo.
Lo scrittore ne scandisce il tempo che scorre lento e veloce insieme mentre l’Arno lotta per la sua ora d’aria priva di lancette.
Gli abitanti non sanno che, invisibile, sulla città aleggia un essere incorporeo, un tachione, particella ipotetica dalla massa immaginaria e velocità superiore a quella della luce che l’autore chiama Angelo dato che è in grado di oltrepassare la massa, e tutti i limiti dell’umano.

Angelo sa molto bene che i fiorentini stanno per affrontare una delle loro più grandi sfide. Sebbene sia l’acqua a mantenerli in vita, adesso è l’acqua stessa a metterla in pericolo. Che fare? L’acqua è movimento tanto irruento quanto  irrefrenabile  proprio come lo è adesso.
Su Firenze cala la notte dentro un cielo colmo di pioggia.
I fiorentini si trovano tranquillamente al Teatro Verdi per il film di Jhon Huston, “Bibbia”.

Ah se solo ne avessero colto l’implicito avvertimento. Se avesse, almeno uno di loro, avuto il presagio, sentito l’intreccio che esiste fra il mortale e l’ultraterreno, fra lo spirito e la materia, il cielo e la terra.
Il divertimento, gli svaghi, invece, sovrastano gli abitanti.  Interrompono la connessione fra anima e corpo. L’Arno rompe gli argini e con lui i fiumi Bisenzio e Mugnone, i torrenti Vingone, Rimaggio e Guardiana.
L’Arno fuori dalla sua prigione, striscia, come una biscia, a spasso per la città sporcandosi dei suoi rifiuti.

Alla mezzanotte inizia la sua danza del ventre verso il mare.
Respira un’aria nuova. Entra in ogni dove. Conosce luoghi visibili e invisibili.
Visita cantine, seminterrati. Percorre le campagne. Si arrampica sui famosi tetti rossi di Firenze.
Come un infante sulle proprie zampette, va, tocca, assapora tutto ciò che incontra e se ne appropria.
Angelo non sa che cosa fare. Come aiutare?

Può nuotare e nuota. Incontra le ninfe naiadi che felici come non mai saltellano dentro e fuori l’acqua al pari dei delfini.
Si porta al cospetto degli dei etruschi del tuono e del fulmine Aplu e Nethus, degli dei greci Nereo, Doride, Tritone.
Alle cinque, a Firenze, l’Arno è ovunque.
Gli orefici fuggono dal Ponte Vecchio con i gioielli che mettono alla rinfusa dentro borse di fortuna.
I carcerati delle Murate vengono accolti dalla popolazione.

Il racconto procede con Angelo che sorveglia e documenta anche la più piccola vicenda, parte integrante, di quel dannato 4 novembre 1966 di Firenze.
Solo verso le otto di sera l’Arno finalmente si ritira.
Aplu e Nethus,  dopo tanta acqua e fango, giacciono innocui sopra ai tetti della città. Le ninfe si riposano dentro i  palazzi.
Angelo si consola, sa che quegli esseri che provengono da così lontano nel tempo e nello spazio devono ritornare negli abissi con la speranza che sia per sempre.

Angelo rimane da solo a guardare soccorritori di ogni età e ceto che giungono a Firenze da tutta l’Italia e dall’estero. Salvano uomini precari, puliscono la città e recuperano ogni possibile forma d’arte.
Angelo sente che vengono chiamati “Angeli del fango” ma solo Angelo sa che non lo sono così come non lo è lui che è un tachione, così come non sono Dei tutti quelli che tanto si sono divertiti a rendere irriconoscibile Firenze e dintorni.       Non sono ninfe neppure le creature che come delfini sanno volteggiare e danzare nelle acque in fuga verso il mare.
Angelo, tuttavia, si sente diverso. Sa di potersi insinuare nella mente dei soccorritori, dare loro la forza di andare avanti, di procedere a recuperare e a ricostruire.

Sa anche che non verrà mai dimenticato dai fiorentini, che vivrà per sempre nella loro mente come angelo del fango.

di Antonietta Toso

Nota: il racconto “L’Angelo del Fango” è tratto dalla raccolta “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019) di Carlo Menzinger di Preussenthal

Antonietta Toso legge il racconto “Montaperti”, tratto da”Apocalissi fiorentine” di Carlo Menzinger

Il racconto narra le vicende del protagonista Vieri, umile contadino della Firenze del 1200. Ma Vieri non è solo un contadino, è un uomo buono, con la volontà di fare sempre la cosa giusta, combattere per la sua città, proteggere i suoi commilitoni, aiutare gli amici specialmente quando si trovano in guai seri anche a costo di rischiare la propria vita.

Tutto si svolge nella Toscana del 1200.

Uno scontro violento è in atto tra i colli di Monteselvoli, nella piana di Montaperti, fra guelfi, fiorentini che combattono per il papa, e i senesi, ghibellini che sostengono l’imperatore.  È in questo parapiglia che viene a trovarsi il nostro protagonista Vieri che si offre soldato suo malgrado. Con lealtà e coraggio, seppur senza un’armatura, protetto appena da uno scudo, si avventura in guerra.

È uno dei pochi fiorentini che ritorna a Firenze sano e salvo e con appena qualche graffio. Ma non ritorna da solo, ha con sé Gianni, un uomo gravemente ferito.

“Mi pari Gesù sulla via Crucis, amico… Sono diventato la tua croce.” Gli dice l’uomo.

“La croce ce la portiamo nel cuore” lo tranquillizza Vieri e prosegue nella sua marcia verso casa fino allo sfinimento. È qui, ma non solo, che Vieri mostra una sensibilità che ha dell’eccezionale.

Il racconto prosegue. Racconta le battaglie che si avvicendano e si alternano fra guelfi e ghibellini. Come su di una scacchiera, l’autore tira in ballo nomi famosi: Alghiero Alagherii, Bellincione, Giambuono Medici, Calvalcante Cavalcanti e altri.  Luoghi di Firenze: Porta di Santa Maria, Bargello, Palagio. Città quali Siena, Pisa che marciarono su Firenze. Racconta come, mentre Firenze è in fiamme, Vieri trova aiuto e riparo nella bella fanciulla Beatrice che lo accoglie in cantina, suo rifugio.

Vieri se ne innamora. Firenze brucia e anche il nascondiglio prende fuoco così come il loro amore. Vieri privo di forze la bacia sulle labbra. Poco dopo avvamperanno insieme nel fuoco dell’amore per sempre.

Il racconto continua. Le battaglie continuano senza sosta. I ghibellini un tempo guelfi scappati da Firenze ritornano. Emergono ancora nomi legati al passato di Firenze e dei fiorentini. Della Toscana.

Cecco Gualtieri, maestro del giovane Vanni Salimbeni intrattiene, con il suo allievo, una lezione che è più di vita che di storia. Gli racconta la battaglia di Montaperti, di Jacopo de Pazzi che perì in guerra. Che era un traditore, un comandante che aveva tradito il suo popolo. Al giovane Salimbeni che lo guarda perplesso insegna: “Per tradire può bastare il tempo di un bacio. Un attimo che cancella un’intera vita”.

Non esiste verità più vera.

di Antonietta Toso

La battaglia di Montaperti

Presentazione del libro di Roberto Mosi “Sinfonia per San Salvi”

Venerdì 6 maggio presso la Biblioteca Mario Luzi,
Via Ugo Schiff, 8 (ang. via Gabriele D’Annunzio)- Firenze
si terrà la presentazione del libro di Roberto Mosi
Sinfonia per San Salvi.
Variazioni per parole e musica «Litania su Piombino»

Il libro, è dedicato a Carmelo Pellicanò, ultimo direttore dell’ospedale psichiatrico di Firenze ed è illustrato da 28 fotografie in bianco e nero che ritraggono, per la maggior parte, uno dei padiglioni della vecchia struttura ospedaliera. L’opera nasce da un progetto sviluppato con Nicoletta Manetti, poetessa e scrittrice, la quale interviene nel libro con più contributi insieme a quello di Gordiano Lupi, “Litania su Piombino”.

Sarà presente, con l’autore Roberto Mosi, Nicoletta Manetti.

Per acquistare il libro cliccare qui

Antonella Cipriani legge “Apocalissi fiorentine” di Carlo Menzinger

Recensione di Antonella Cipriani

Apocalissi fiorentine di Carlo Menzinger di Preussenthal

Avevo letto La bambina dei Sogni dell’autore qualche tempo fa, ed ero rimasta affascinata dalla capacità immaginifica di Carlo, dalla sua propensione a creare mondi e realtà parallele, storie che prendono un percorso alternativo, diverso da quello che la Storia ci racconta. Ucronia, si definisce questo filone della narrativa, e devo ringraziare proprio l’autore se ne ho scoperta l’esistenza. All’ucronia si lega la fantascienza, la distopia, il romanzo storico… ma non parliamo del genere che così poco conosco, ma del libro.

Apocalissi fiorentine è una raccolta di ventiquattro racconti che si muovono tutti intorno alla città di Firenze. La città, di cui noi fiorentini andiamo così fieri, è in queste storie spesso maltrattata, derisa, soggiogata, messa alla gogna, e nei casi più estremi isolata, distrutta, bombardata, cancellata. Credo però che Firenze sia solo il modello esemplare, il pretesto dell’autore, per parlarci della realtà attuale, del Mondo e dei suoi problemi sociali, strutturali, politici, religiosi, etici, spirituali… e lo fa a volte in maniera spietata, che è forse il modo più consono per fare arrivare il messaggio che vuol lanciare: riflettiamo, non corriamo troppo, non pensiamo solo al tornaconto personale ed economico, rispettiamo la Natura, le sue leggi e i suoi tempi, rispettiamo l’Uomo con le sue peculiarità, talenti ma anche limiti, assecondiamo il progresso e la tecnologia ma non ci lasciamo sopraffare dalla stessa, rispettiamo e conserviamo la Cultura legata alla Storia, espressione della nostra civilizzazione ed evoluzione, coltiviamo la Memoria per continuare a imparare e a non ripetere gli stessi errori…

Sono storie surreali, forti, crudeli, amare, che incutono spesso paura e tensione. La scrittura è scorrevole, la narrativa a tratti divertente seppure tragica, grazie al tono a volte spassoso e alle idee originali, inconsuete dell’autore che sa muoversi nella Storia con conoscenza e competenza.

Segnalo alcuni racconti, quelli che più mi hanno smosso, per introdurvi nel mondo di Carlo, il resto lo scoprirete da voi, leggendo il libro.

Suggestivo Il mio nome è Apocalisse, in cui la Morte può stravolgere ogni cosa, ogni certezza umana e anche divina.

Il ritorno degli inglesi riporta in vita alcuni illustri personaggi sepolti nel cimitero degli Inglesi che si ritrovano catapultati nel nostro secolo con tutte le problematiche inerenti.

Un interessante racconto dal punto di vista stilistico è E-MANU€L (e già dal titolo possiamo immaginare qualcosa di non comune e ordinario), che mette in evidenza il problema dell’alienazione, della solitudine, della chiusura in cui a volte ci può incanalare il progresso tecnologico quando non è accompagnato dal sentimento umano. Una storia forte, crudele, violenta, cinica ma che non si discosta (purtroppo) dalla realtà.

Anche in Devo salvare il mondo, brevissimo e divertente racconto, si ritrovano gli stessi temi – solitudine, abbandono, emarginazione, autodistruzione – investendoci di tanta amarezza e tristezza.

Ne I costruttori è interessante assistere a come il mondo vegetale prenda velocemente il sopravvento conquistando la città prima e il mondo intero poi, ma non solo. Cosa può l’Uomo di fronte a tale potenza della Natura?

In Firenze in moto, la città subisce una rotazione su se stessa di 180 gradi, perdendo ogni punto di riferimento geografico, con la conseguente interruzione delle comunicazioni stradali, fluviali, telematiche ed energetiche, trasformandosi in un’isola senza più collegamenti esterni, verso un destino facilmente intuibile e irreversibile.

Un altro racconto che ci fa meditare sulla nostra entità di esseri umani è il Campione, in cui gli extraterrestri prelevano la popolazione di Firenze come campione, per studiare e capire la razza umana.

Ne Il tempo perduto invece l’autore fa un esperimento stilistico (che non avevo subito capito, interpretandolo come un refuso di ripetizione) in cui il tempo viaggia a ritroso, regalandoci una narrazione suggestiva e originale.

In Collasso Domotico si vive il paradosso della tecnologia, che dovrebbe essere sinonimo di progresso e sviluppo, mentre invece ci conduce alla regressione, all’incapacità collettiva di svolgere anche le più banali azioni, come quella di scendere una rampa di scale.

Insomma, non vi resta altro che leggere il libro e scoprire anche le altre storie.

“Apocalissi fiorentine” di Carlo Menzinger di Preussenthal (Tabula Fati, 2019)

Pillole fiorentine

Di Massimo Acciai Baggiani

L’amore per Firenze e per la sua storia millenaria è grande in Antonella Bausi, e traspare tutto nei suoi libri, a partire dal primo che ricostruisce le vicende della famiglia degli Abati. In Pillole fiorentine, ovvero fiorentini si nasce… e si muore l’amica Antonella dà di nuovo prova di una grande preparazione storica e di una non comune perizia nel raccontare, e nel farci appassionare alle vicende della nostra città. Io, fiorentino di nascita, ho imparato molto da questa lettura, e mi sono anche molto divertito. Lo spirito dei miei concittadini del passato, ma anche del presente, è per sua natura portato alla burla, alla passionalità, all’intelligenza machiavellica (io forse in questo sono un fiorentino atipico) come dimostrato nelle numerose storie, tutte rigorosamente vere, raccontate dall’autrice.

Il libro è suddiviso in quattro parti: la prima definisce questo spirito fiorentino, col suo umorismo graffiante e a volte blasfemo; la seconda parla dei santi fiorentini; la terza è tutta dedicata alle vicende amorose e alle peripezie degli innamorati, mentre la quarta e ultima ci parla di guerre, delitti e misfatti di una città dove certamente non regnava l’amore fraterno!

La lettura è godibile anche da chi non ha una grande preparazione storica e lascia la curiosità di visitare Firenze ai forestieri, ma anche la voglia di approfondirne la conoscenza a chi vi è nato e vi vive da molto tempo: un libro insomma per tutti a cui seguiranno (già l’autrice lo ha annunciato) altri volumi sull’argomento.

Firenze, 16 febbraio 2022

Bibliografia

Bausi A., Pillole fiorentine, ovvero fiorentini si nasce… e si muore, Castelfranco, Setteponti, 2022.

L’Antologia “Accadeva in Firenze Capitale” del Gruppo Scrittori Firenze inizia alla grande all’Istituto Geografico Militare

Giovedì 10 giugno 2021, con la regia del Generale Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare, che ha mostrato una spiccata conoscenza del periodo storico di Firenze e un’attenta lettura dei racconti degli scrittori, non poteva avere battesimo più eccellente l’Antologia di racconti sul periodo di Firenze Capitale a cura del Gruppo Scrittori Firenze. Dopo l’apertura dell’on. Giuseppe Matulli, ora Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza, che ha sottolineato l’omogeneità dei riferimenti presenti nei pur differenti temi trattati dai racconti e il contributo apportato dalla presenza dell’IGM, vero lascito alla città di quel periodo, ha portato il saluto della municipalità Luca Milani, Presidente del Consiglio Comunale di Firenze, che ha rilevato il valore di questa antologia, che copre un vuoto di attenzione a un periodo per molti versi decisivo della storia cittadina. Ha quindi parlato della breve ma intensa storia del Gruppo Scrittori Firenze la sua Presidente Cristina Gatti, ideatrice di questa antologia, scrittrice essa stessa con un racconto e curatrice insieme a Sergio Calamandrei del bel risultato ottenuto, sia nei contenuti che nella cura redazionale. Quest’ultima grazie anche all’impegno della casa editrice Carmignani, rappresentata alla serata. La sfilata, per così dire, degli scrittori dei 14 racconti presenti nell’antologia, accompagnata dalle belle illustrazioni proiettate grazie alla raccolta fotografica che Calamandrei, profondo conoscitore di questo periodo storico, ha messo a disposizione della serata, hanno reso palpabile la trasformazione urbana e sociale della Firenze di quel periodo: la vita salottiera di alcune dame dei personaggi più in vista, i disagi patiti dal popolo fiorentino, spesso sfrattato dal centro storico per accogliere gli oltre trentamila travet piemontesi, la presenza di personaggi illustri come Dostoevsckij, Giovanni Pascoli, Giovanni Fattori e il gruppo dei Macchiaioli, la famiglia Stibbert, le visite di Mazzini e Garibaldi ospitati da Giuseppe Dolfi, perfino Bakunin e tanti altri che hanno finito per creare l’impressione, nella bellissima e austera Sala De Vecchi dell’IGM, di essere tornati nel mezzo delle discussioni accese (e mai terminate!) sugli sventramenti del centro storico della città, sulla nascita dei viali, del Piazzale Michelangelo, insieme all’avvio delle Società di Mutuo Soccorso e delle prime forme di organizzazione delle classi lavoratrice, moltiplicate dai tanti lavori pubblici. Conclusa da una spiritosa lettura della Presidente Cristina Gatti, sul carattere dei fiorentini (che, diversamente dai Piemontesi, accolsero con entusiasmo l’ingresso a Roma dei Bersaglieri e il conseguente trasferimento della Capitale) la serata ha dato l’impressione di essere solo l’inizio di un cammino che questa antologia vuol fare dentro la città di Firenze.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sanctis; Seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger di Preussenthal, Vincanzo Maria Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

“Accadeva in Firenze capitale” all’istituto Geografico Militare – di Antonella Cipriani

Accadeva oggi 10 giugno, in un pomeriggio in cui l’estate pare incerta a

mostrare tutto il suo splendore, nella grande sala De Vecchi dell’Istituto Geografico Militare,la prima presentazione del volume “Accadeva in Firenze Capitale” ed. Carmignani 2021, ultima creazione letteraria del Gruppo Scrittori Firenze.

Il bellissimo locale a tre navate, dal soffitto a volte sorretto da colonne in pietra serena, ha accolto il numeroso pubblico, che ha aderito con calore e interesse all’evento. Altrettanto cordiale è stata l’accoglienza da parte dell’Istituto, con i saluti iniziali del Comandante Generale Pietro Tornabene, che ha condotto sapientemente l’evento insieme ai curatori Cristina Gatti e Sergio Calamandrei.

L’antologia curata (e questa è proprio la parola giusta) da Cristina Gatti – presidente del GSF – e Sergio Calamandrei, ci offre un panorama della Firenze all’epoca in cui fu Capitale, nel breve intervallo di appena sei anni, in cui la città visse un ruolo che portò grandi cambiamenti da molti punti di vista: sociale, relazionale, urbanistico, architettonico…

La bellezza di questo libro, una raccolta di quattordici racconti, più un saggio di Andrea Cantile e le prefazioni del Generale Tornabene e di Giuseppe Matulli, sta proprio nel riportarci a quel passato, così poco conosciuto, studiato appena nei libri scolastici.

Gli autori, ognuno col proprio stile, voce, genere, competenze, sensibilità, immaginazione, curiosità, riescono a catapultarci nella Firenze del tempo attraverso le loro storie, regalandoci una visione storica, culturale, artistica, vivace, colorata, intima della nostra città.

Ecco allora Gigi Porco, alla cui Osteria tiravano a fa tardi i Macchiaioli e non solo; e poi il salotto letterario di due dame influenti, Emilia Peruzzi e Marie Laetitia Wyse Bonaparte, contrastanti e rivali; la sparizione al Bargello del famoso David di Donatello, frutto della fantasia dell’autore; il lustrascarpe curioso affetto da una forma d’artrite deformante e il conte Brassaire; il convoglio Ippogrifo su cui si incontrano uomini illustri  come Lorenzini, Pacini, Pacinotti; l’inaugurazione dell’imponente statua di Dante al centro di Piazza Santa Croce con i commenti discordanti dei fiorentini; Beppe Dolfi, il fornaio fondatore della Costituzione della Fratellanza Artigiana; Fredrick Stibbert e la sua collezione che arricchì la città; Dostoevskij che visse a Firenze, confinato nelle mura della piccola casa insieme all’affettuosa moglie; la domestica di Eleonora Corsini; la visione ucronica della città, se Poggi non l’avesse trasformata per adattarla al ruolo di Capitale; un resoconto storico dettagliato e preciso dell’entrata a Roma dalla breccia di Porta Pia; e per concludere il giornalista che nella sua storia riesce a ricollocare e raccogliere le vicende e i personaggi di tutti gli autori, un lavoro davvero interessante e abile.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sancis; seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger, Vincenzo Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

Gli scrittori – che non sto a nominare, tanto li troverete nell’antologia che spero leggerete – sono sfilati sul palco uno ad uno, a presentare le loro opere, a svelarci il segreto dietro la loro creazione artistica, la motivazione, la spinta che li ha portati a scrivere “quella storia” e non un’altra.

Anch’io ho letto il libro e ho apprezzato proprio questa varietà di voci, ognuna

con il proprio timbro, diverse ma tutte ugualmente capaci di creare curiosità ed emozione. L’ho proposto anche nel nostro gruppo di lettura, rivelandosi un ottimo testo per la discussione e la riflessione.

Le ore sono volate in un clima piacevole e divertente. L’evento si è concluso in bellezza per alcuni di noi che hanno avuto anche l’opportunità di visitare la biblioteca dell’Istituto – sede storica dal 1865 – un salone circondato da libri e carte geografiche, arricchito da mappamondi, affreschi (lunette raffiguranti momenti di vita dei frati Serviti), preziosi manoscritti risalenti perfino al 1400, atlanti geografici, riviste… ho scoperto che è possibile visitarla su prenotazione. Ve la consiglio.

Come vi raccomando la lettura di “Accadeva in Firenze Capitale”, un modo divertente per rispolverare la storia e riscoprire il passato della nostra città senza annoiarsi.

di Antonella Cipriani

Passeggiate fiorentine col GSF: Il Bargello

Continuano le visite del Gruppo Scrittori Firenze insieme alla guida Francesco

Bargello

Casalini: oggi, sabato 15 maggio, visita del Bargello, primo Museo Nazionale dedicato alle arti del Medioevo e del Rinascimento.

Iniziato nel 1255 per adempiere alla funzione di palazzo del Capitano del Popolo, divenne poi sede del Podestà, e successivamente del Bargello nel 1574, sotto Cosimo de’ Medici, capo delle Guardie o di Piazza, incaricato agli arresti e alle condanne capitali. Ospitò le carceri fiorentine. Solo intorno al 1840 col trasferimento del carcere alle Murate, il Bargello cambiò volto per trasformarsi gradualmente nell’importante museo di oggi.

Suggestivi gli stemmi che adornano le facciate del cortile interno a testimonianza del passaggio dei numerosi podestà.

Entriamo nella prima sala al piano terra e ci incantiamo subito di fronte

Bacco, Michelangelo

all’affresco giottesco della Madonna col bambino e oranti che raccomanda Amore e Carità. Basta volgere lo sguardo ed ecco il Bacco di Michelangelo (1497), scolpito a soli 22 anni, dal volto giovane, ebbro e dall’andamento vacillante e instabile. E ancora di Michelangelo Il Tondo Pitti, il David-Apollo, il ritratto di Bruto, suggestivi per la loro maestria.

Curioso il busto in bronzo ad opera di Daniele da Volterra che riproduce fedelmente il volto di

Danuele da Volterra, Michelangelo Buonarroti

Michelangelo eseguito alla sua morte col calco, in cui si apprezza anche la frattura del setto nasale, di cui Francesco ci narra la storia.

Tante e ancora interessanti le altre opere della sala: Apollo e Giacinto, Cosimo I, Perseo di Benvenuto Cellini; Il Mercurio volante (1580) del Giambologna nel suo dinamico ed elegante slancio che punta il dito verso l’alto, a indicarci la strada per la conoscenza, sospinto da Zefiro ai suoi piedi.

Si esce dalla sala e il sole ci accompagna sulla gradinata che ci conduce al verone decorato dove troneggiano gli animali bronzei del Giambologna, per lo più volatili, provenienti dalla villa di Castello.  

Si entra nel salone Donatello dove si possono ammirare i suoi due splendidi

Donatello, David

David, uno giovanile in marmo drappeggiato da vesti (1408), uno bronzeo nudo con solo l’elmetto e i calzari (1440), bellissimo.

A fianco il David del Verrocchio (1472), dall’ atteggiamento fiero, che calpesta la testa di Golia.

In questa sala, si ammirano le celebri formelle sul Sacrificio di Isacco, opere di Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, partecipanti al concorso per la realizzazione della porta del

Battistero di San Giovanni, entrambe vincenti, ognuna col proprio stile, quella del Ghiberti più compatta e raffinata, quella del

Brunelleschi, più dinamica e forse più espressiva del dramma.

Si prosegue percorrendo la sala del Bruzzichelli, la sala delle Maioliche, le sale di Della Robbia, la sala degli Avori, rubando con gli occhi le meraviglie di un

Dante Alighieri

passato nemmeno troppo lontano. Una visione merita la cappella di Maria Maddalena con la sagrestia, di cui restano frammentari affreschi di pittori della bottega di Giotto, dove sulla parete di fondo nella rappresentazione del Paradiso, si distingue la figura di Dante, che regge un manoscritto, la Commedia. Una triste storia si lega però a questo luogo, in cui sostavano i carcerati per rivolgere l’ultima preghiera prima di andare al patibolo.

Il Bargello si arricchisce quest’anno anche di una mostra dedicata a Dante, dove sono esposti più di cinquanta manoscritti dell’epoca, un tesoro inestimabile, settecento anni di storia, così ben conservata.

Purtroppo il tempo è tiranno, vola, soprattutto quando c’è tanto fascino intorno. Molte cose ci sfuggono, occorrerebbero giorni e giorni per approfondire e godere di tale bellezza.

È l’ora di pranzo ed è tempo di salutarci. Firenze fuori da quelle mura secolari ci attende, pronta ad accoglierci con il suo presente e le sue necessità.

15 maggio 2021

di Antonella Cipriani

Passeggiate fiorentine col GSF: la Congiura dei Pazzi

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Oggi, finalmente una calda giornata di maggio.

Francesco Casalini, guida turistica certificata, ci ha accompagnato per le vie del Centro, sulle orme di una potente famiglia, I Pazzi, artefice della famosa Congiura, in cui perse la vita Giuliano, fratello di Lorenzo Il Magnifico.

Partendo dalla Basilica di San Lorenzo – luogo di sepoltura della famiglia Medici – ampliata per opera di Cosimo de’Medici, giungiamo accompagnati dal suono delle campane, in Piazza del Duomo. Affiancando Palazzo Portinari Salviati – acquistato nel 1456 da Jacopo Salviati, marito di Lucrezia de’Medici – si giunge in via del Proconsolo, dove troneggia il Palazzo Pazzi, costruzione esemplare dell’architettura del Rinascimento. Fu proprio Jacopo de’Pazzi che fece demolire la precedente costruzione per realizzarla nell’attuale versione, come motivo di rivalità con le grandi famiglie del tempo, in particolare con i Medici. Il Palazzo fu detto anche della Congiura, perché è qui che venne organizzato il complotto della famiglia Pazzi con l’appoggio del papato, della Repubblica di Siena, del Regno di Napoli e del Ducato di Urbino.

Francesco ci descrive in modo molto dettagliato i vari passaggi della congiura, di come il primo tentativo, che prevedeva l’uccisione per avvelenamento durante un banchetto, di fatto fallì (a causa della sciatica di Giuliano che non si presentò) e di come invece andò a buon segno parzialmente, la domenica del 26 aprile 1478 nella Chiesa di Santa Maria del Fiore, con la morte di Giuliano e il ferimento di Lorenzo, che riuscì a rifugiarsi nella sagrestia.

Proseguiamo il cammino, sotto un cielo azzurro pezzato di nuvole bianche, fino a Piazza della Signoria, dove si svolse la vendetta de’ Medici. Proprio qui Jacopo de’Pazzi, credendo di ricevere il consenso dai fiorentini al grido Libertà, sarà invece assalito dal popolo stesso. Migliore sorte non l’ebbero gli altri congiurati, impiccati e fatti penzolare dalla terza finestra del Palazzo. Jacopo fu gettato in Arno.

Sembra di vederli davvero quei corpi sospesi a una corda che pende dal pilastrino dell’elegante bifora, col popolo in piazza che acclama e approva le loro morti.

Oggi, come allora in quelle miti giornate di maggio, la piazza è gremita. Non voci che acclamano la morte, ma brusii di uomini, donne e bambini che riscoprono la libertà di passeggiare in compagnia, anche se con i volti coperti da una mascherina.

Termina in Piazza del Duomo la nostra passeggiata, un cammino nel tempo, dal passato al presente, due ore di cultura, curiosità e aneddoti (uniti alla lettura di carteggi e testimonianze dell’epoca) trascorse in allegria e piacere. Un modo diverso di vivere la nostra città. Grazie alla competenza, capacità e preparazione della guida. Grazie al nostro gruppo animato dalla voglia di stare bene insieme.

di Antonella Cipriani            

Domenica 9 maggio 2021  

             

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