Renato Campinoti legge “Il babbo era un ladro” di Paolo Ciampi

Renato Campinoti

Quante belle storie in questa storia!

Una gran bella sorpresa, questo libro di Paolo Ciampi, dedicato, si fa per dire, al babbo di Bruna Cecchi, sua collega, prima della pensione, alla Regione Toscana, a lungo capo di gabinetto di un altro viaggiatore e scrittore, allora stimato assessore della Regione, Tito Barbini. 

Uno di quei libri che non ti permettono di staccare mai, neppure quando lo lasci, perché, come ci ha insegnato il grande Umberto Eco, ti fanno davvero aggiungere un’altra vita alle tante che i migliori libri ti hanno regalato. 

Così cominci anche tu col sentirti un po’ quell’Ubaldo Cecchi, il padre di Bruna, che comincia da subito, da ragazzino, la carriera di ladro, di geniale inventore delle prime “bande del buco” del povero dopoguerra fiorentino e italiano. Una specie di remake di “ladri di biciclette” in formato toscano, dove non manca niente e nessuno: il ladro ragazzino, il commissario prima turlupinato più volte da “Cicoria”, come viene chiamato il Cecchi, poi trionfante non solo nell’acciuffare il ladro più ricercato della storia di Firenze. 

Ma non fai in tempo ad affezionarti, si fa per dire, alla storia del Cicoria che sfugge più e più volte alla giustizia (per cosa poi? mica eroina, mica banche svaligiate, no, al più orologi e pezzi di stoffa!) fino a meritarsi l’appellativo de “il più famoso pregiudicato fiorentino, il malvivente audace e astutissimo, l’uomo ricercato da trenta mesi da tutte le questure d’Italia: in poche parole Cicoria“, che ecco che comincia un’altra storia. 

Quella della figlia abbandonata dal padre (e sarà per sempre!) Bruna Cecchi, la piccola Bruna, la Brunina come tutti la chiameranno a lungo, che rimasta sola con la madre e la zia, si trova rinchiusa nell’istituto Calasanzio di Campo di Marte, in quel periodo, siamo nel 1950, adibito a ricovero per i figli minori dei carcerati che hanno lasciato famiglie senza risorse economiche. 

La storia di Bruna ci accompagnerà per tutto il bel libro di Paolo e sarà una storia del tutto nuova anche per chi l’ha conosciuta da tempo come il sottoscritto perché, ecco un’altra notizia, Bruna tutte le cose che ci sono nel libro le ha sempre tenute per se. 

“A chi vuoi che interessino”, come dirà più volte come a sminuire una vicenda che, a dir poco, ti affascina per le incredibili vicende umane e coincidenze che ci racconta. 

E non sempre, neppure l’autore, credo, riesce a capire da che parte sta la ragione e il torto. 

Il Cecchi, Cicoria, che abbandonerà la famiglia e Brunina per un’altra famiglia da cui avrà due altri figli, Rita e Ubaldo (il suo stesso nome) e la prima moglie, Velia la madre di Bruna, che si mette insieme, (udite, udite!) al commissario più volte beffato da Cicoria, che alla fine è quello che lo arresta? 

Già qui viene da chiedersi: in questa “storia fiorentina di amori e di galere“, come recita il sottotitolo del libro, chi è che comincia prima a lasciare chi. 

Ma non è questo il centro del libro. Il centro, come dicevo sono le tante storie e tra queste ce ne è un’altra, bellissima: quella di Firenze nel dopoguerra e poi, via, nei tempi in cui si snoda questa affascinante vicenda. 

Bellissime le pagine dove Ciampi ci racconta dell’incontro di Brunina con Pina, “che non aveva lavoro, non aveva di che vivere, Bruna se l’era portata a casa come una di famiglia”. 

Non sono patetiche, in questo scenario, le brevi riflessioni con cui Paolo sente il dovere di accompagnare la notizia: “C’è ne avrei da dire su questi tempi di miseria in cui viene naturale accogliere in casa una persona e aggiungere un posto a tavola”. Ma la Firenze del dopoguerra ritorna più volte nel racconto di Ciampi, quando ci parla di Piazza Santa Elisabetta, dove la mamma con la zia Bruna e Brunina, riportata a casa dai Salesiani dove soffriva troppo, vanno a vivere tutti in un’unica camera, ma dove incontra altri bambini e, in quelle misere case, molti artisti come Nino Lescai, del quintetto Millepiedi, in giro a suonare per crociere nei caraibi e perfino qualche esibizione in America!, che prenderà in simpatia la Brunina.. E poi ci sono “Giovanni e Lina Rovini, attori che chissà quante volte hanno recitato con la compagnia di Wanda Pasquini, la signora del vernacolo fiorentino…”. Tutto in quella Piazza, dietro il Duomo, dove in quei tempi era possibile “sorprendersi soli”.  Di Firenze il nostro scrittore è innamorato e di Firenze, dei suoi personaggi e delle sue storie in tanti suoi lavori riuscirà a fare innamorare tanti lettori. Come fa ancora una volta, raccontandoci, tra l’altro, la storia de Le Murate, la loro origine dal Convento delle suore di clausura (Le murate, appunto!) fino all’uso carcerario a lungo utilizzate come tali quando Il Bargello assumerà ben più nobili funzioni.

Una storia ancora è quella dei rapporti di Bruna con i fratelli nati nella seconda famiglia del padre, a lungo da lei trascurati. Ma al centro resterà la struggente mancanza di quel padre che, come poi scoprirà, è un gran lettore di libri, un poeta provetto, un artista del disegno con notevoli potenzialità, forse non abbastanza supportato per farsi un nome nel difficile campo delle arti grafiche. Questo struggimento Paolo riesce a farcelo vivere per tutto il romanzo (perché di un vero e proprio romanzo si tratta!) insieme all’atteggiamento quasi incredulo dell’altra, vera protagonista, la Bruna appunto, ormai diventata adulta, capace di farsi largo nella vita e nella professione, nonostante una carriera scolastica tarpata dalle condizioni familiari. Inutile e sbagliato, da parte mia, andare oltre nelle vicende che questo libro ci racconta. Non voglio togliere niente alla legittima curiosità del lettore. Dico solo che ancora una volta Paolo Ciampi dimostra la sua grande capacità di dare voce a personaggi apparentemente minori della storia fiorentina e farceli apparire, perciò, più vicini alla nostra sensibilità e alla nostra vita. Considero un segno da grande narratore quello che ti rimane quando, chiudendo il suo racconto, ti viene di pensare: “In fondo, era una vicenda che poteva toccare anche a me o a qualcuno che conosco bene!”. Allora grazie a Bruna che ha trovato il coraggio di affrontare a viso aperto la sua storia sicuramente per lei dolorosa, grazie a Paolo Ciampi per il regalo che ancora una volta ci fa di mostrarci quante frecce ha nel suo arco una letteratura che sa parlare al cuore e ai migliori sentimenti di tutti noi lettori.

di Renato Campinoti

ECCO LA GENTE DI DANTE!

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“Gente di Dante” è l’antologia di racconti del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma quale morte, se il suo ricordo ancora riesce a destare emozioni, scatenare fantasie, generare narrazione?

La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia.

L’iniziativa ha trovato tanti seguaci: ci siamo voltati e la “gente” era ormai una piccola folla. Tanti autori, tante idee diverse, tanta inventiva, tante chiavi narrative, dalla storia, all’ucronia, alla creazione fantastica. Il GSF ha così voluto soddisfare gli amanti di generi letterari diversi, ma soprattutto rendere omaggio al grande poeta fiorentino, alla sua opera poliedrica, non dimenticando che fu il primo scrittore di genere fantastico nella nostra lingua e che fu uomo oltre che artista. Da questa molteplicità le due anime dell’antologia:

La suggestione della storia

L’incanto della fantasia.

Ed eccovi allora, in attesa che sia pubblicato, per cominciare a farvi un’idea l’indice del volume:

Prefazioni

Un nuovo modo di far parlare Dante – Massimo Seriacopi

Vivo tra i vivi, con questi racconti – Paolo Ciampi

Introduzione dei curatori– Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Parte 1: La suggestione della storia

  1. Il ghibellino – Fabrizio De Sanctis
  2. L’arte della guerra – Luca Anichini
  3. Io sono la Pia – Caterina Perrone
  4. La zara di Campaldino – Giorgio Smojver
  5. Due Cavalieri – 11 giugno 1289 – Gianni Marucelli
  6. L’amicizia rivoluzionaria – Luca Lunghini
  7. Maestri e opere – Gabriele Antonacci 
  8. Segreti e bugie nella famiglia Alighieri – Renato Campinoti
  9. L’ospite illustre – Maila Meini
  10. Due esuli a confronto – Barbara Carraresi
  11. Il breve soggiorno lucchese di Dante Alighieri – Brunetto Magaldi
  12. L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati – Paolo Ferro
  13. Corso Donati, il Barone – Roberto Mosi
  14. Sotto il Ponte Rubaconte – Milena Beltrandi
  15. La conversazione – Giovanni Paxia
  16. La vendetta de lo Alighieri – Sergio Calamandrei
  17. L’ultimo sogno di Dante – Antonella Bausi
  18. L’occultista ascolano – Cristina Gatti

Parte 2: L’incanto della fantasia

  1. O se il mio cor avesse immaginato – Nicoletta Manetti
  2. Io sono colei di cui nessuno mai parlò – Antonella Cipriani
  3. L’infante Dante- Manna Parsì     
  4. Campaldino 2021 – Alessandro Lazzeri
  5. Il sabato di San Barnaba – Pierfrancesco Prosperi
  6. De abdicatione – David Ferrante
  7. Bieiris, Dante e Margherita – Rosalba Nola
  8. Un inizio divino – Samuele Mazzotti 
  9. Il poeta e il cavaliere – Bruno Vitiello 
  10. Notte di metà settembre – Francesco Russo
  11. Dante ed io – Miriam Ticci
  12. Viaggio nel tempo – Terza Agnoletti
  13. Il barattiere – Fabio Ferrante
  14. Il Paradiso è un attico al 6° piano – Francesca Tofanari e Oliva Cordella
  15. Ready Infernum Player – Silvia Alonso
  16. I canti perduti – Carlo Menzinger di Preussenthal
  17. Lettere postume di Dante Alighieri – Massimo Acciai Baggiani
  18. Con occhi di bragia- Donato Altomare

Appendice

A casa di Dante – a cura dell’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante.

L’antologia sarà edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati.

Oltre agli autori hanno collaborato al volume i curatori Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal, il Comitato Editoriale, composto oltre che dai curatori, da Massimo Acciai Baggiani, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Cristina Gatti, Chiara Sardelli e i consulenti storici Alessandro Ferrini e Massimo Seriacopi. L’immagine di copertina suggerita all’editore è di Daniela Corsini.

Questo volume fa parte dei progetti editoriali promossi dal Gruppo Scrittori Firenze, costituitosi nel 2016 quale Associazione Culturale.

Dalla sua fondazione, il GSF ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta persone alle varie attività. Tra le attività promosse dal GSF vi sono premi letterari e artistici, quali “La Città sul Ponte” e “Artwork”, presentazioni e incontri letterari, corsi di scrittura, gruppi di lettura, reading, iniziative turistiche e artistiche, spettacoli teatrali e vari momenti conviviali (www.grupposcrittorifirenze.it,   https://grupposcrittori.wordpress.com/). Con i suoi autori il GSF ha realizzatole antologie collettive Vista da noi (Porto Seguro ed., 2016); Squi-Libri (Porto Seguro ed., 2017); Je t’aime…Moi non plus (Porto Seguro ed. 2017); La gioia di vivere (ALA ed., 2019); Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871, (Carmignani ed., 2021).

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia

di Cristina Gatti

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia con una pubblicazione sugli anni in cui fu capitale: “Accadeva in Firenze capitale. racconti storici dal 1865 al 1871” (Carmignani editrice, aprile 2021)

Si dice 2021 e tutto il mondo pensa al settecentesimo della morte di Dante. Sta forse sfuggendo, anche a Firenze, un anniversario molto importante per la città: 150 anni fa si spostava a Roma la capitale del Regno d’Italia. Come sempre chi gioì, chi si rammaricò. Forse a Firenze molti ebbero il sollievo di aver finalmente bevuto fino in fondo la tazza di veleno, come disse Bettino Ricasoli.

A ricordare questo evento, dalla parte dei fiorentini, ci pensa Accadeva in Firenze Capitale (Carmignani Editrice), antologia di racconti di autori vari che parlano del periodo dal 1865 al 1871 quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia, a cura di Cristina Gatti e Sergio Calamandrei in qualità di consulente storico.

Il libro è opera del Gruppo Scrittori Firenze, associazione nata nel 2016 e presieduta da Cristina Gatti, con il coinvolgimento dell’Istituto Geografico Militare, che ha fornito il prezioso materiale iconografico e ha ripercorso la storia dell’unificazione cartografica del territorio fino a giungere alla Carta d`Italia nel 1903.  L’associazione, molto attiva sul territorio fiorentino e non solo, associa più di ottanta scrittori e altrettanti simpatizzanti, fornendo loro assistenza e supporto in attività letterarie e artistiche: presentazioni librarie, reading poetici, corsi e laboratori di scrittura, incontri culturali, gruppi di lettura, spettacoli teatrali e musicali, mostre d’arte e di fotografia. Inoltre il Gruppo Scrittori Firenze tiene un ciclo di iniziative editoriali, di cui questo libro fa parte, dedicato a un tema o una ricorrenza specifica.

“Accadeva in Firenze capitale” raccoglie il saggio storico dell’IGM a firma del Prof. Andrea Cantile e 14 storie di altrettanti autori ognuno con il suo racconto, ognuno con il suo stile, che si sono cimentati in un’impresa delicata e raffinata: raccontare Firenze attraverso una narrativa documentata che si immerge sia nel ricco che nel popolare fiorentino. Il lettore è accompagnato nell’atmosfera di quegli anni cruciali in una narrazione che “riempie di vicende verosimili i vuoti fra gli eventi storici documentati”, come dice in una nota introduttiva Giuseppe Matulli e si immerge, attraverso le parole, in una fase storica di Firenze, che nel bene o nel male, ha modificato la città e i fiorentini stessi.

In quegli anni, 1865-1871, brevi ma intensi, si attuarono cambiamenti radicali che costituiscono l’eredità più importante del secolo: l’assetto urbanistico sconvolto dal piano del Poggi; le infrastrutture che resero la città più moderna, come la rete ferroviaria e la rete fognaria; il mescolarsi di gente e idiomi, se si pensa all’arrivo, oltre alla famiglia reale e ai membri del Parlamento, di circa 30.000 funzionari piemontesi; l’intensificarsi di relazioni politiche internazionali con ambasciatori e rappresentanze estere; il fiorire di testate giornalistiche al seguito di tanta attività politica.  A Firenze non erano mai mancati intellettuali, artisti, scrittori, scienziati che da sempre avevano arricchito e vivificato il tessuto culturale, ma in quegli anni aumentarono anche questi di numero e si intensificarono gli scambi.

Gli autori hanno realizzato accattivanti bozzetti di quella epoca, tratteggiando personaggi e protagonisti che animarono la vita fiorentina come la scandalosa moglie di Urbano Rattazzi, Marie Laetitia Wyse Bonaparte, o donna Emilia Peruzzi e il suo celebre salotto di intellettuali, generali e serve, personaggi mitici come Frederick Stibbert e il suo incredibile museo delle armi arrampicato sulla collina di Montughi o la garibaldina Jessie White Mario o ancora Beppe Dolfi che ha lasciato in eredità tanto “lievito” intellettuale concretizzatosi poi in impegno politico e in una rete associativa che caratterizza ancora oggi l’assetto culturale. Ma anche personaggi stranieri, che allora erano chiamati “inglesi”, come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che soggiornò a Firenze dal 1867 con la moglie Anna Grigor’evna Snitkina. O figure di passaggio, come il diplomatico prussiano Maria Joseph Anton Brassier de Saint-Simon-Vallade, inviato a Firenze per curare gli interessi del proprio paese, che, camminando su e giù per la città con le carrozze e il cappello a cilindro si stupisce della rapida trasformazione della città in riva d’Arno.

Gli autori, con estrema accuratezza storica, insieme a nomi illustri ma osservati da un insolito angolo prospettico, hanno ricercato anche eventi e figure minori, che non si trovano sui libri di storia, dei quali sono spesso soltanto le targhe disperse per la città a parlarne. Fuori dai salotti, una parte importante fu quella della vita di tutti quegli artisti e intellettuali, allora poco riconosciuti, come i macchiaioli, Telemaco Signorini, Angiolo Tricca, detto il Tita, o Carlo Lorenzini, poi detto Collodi, che si incontravano davanti a un bicchiere di rosso. Come nell’osteria di Gigi Porco, luogo famigerato e popolare che si trovava all’angolo tra via Ricasoli e via De’ Pucci, incrocio tristemente famoso anche per un fatto di sangue: l’assassinio del letterato Tommaso Bonaventura, su commissione del Granduca Gian Gastone, reo di aver divulgato i costumi dissoluti della corte medicea.

Firenze accolse questo cambiamento che “faceva violenza alla misura della città” (citazione Matulli), un breve transito nel ruolo di capitale d’Italia che portò anche svantaggi a una buona fetta di popolazione: aumento dei prezzi, crisi degli alloggi, disorientamento sociale. Se ne parla in uno dei racconti “Le case di ferro e di legno di Firenze capitale”.  Splendori e miserie, insomma. Storie che ridanno vita alla città, con qualche pennellata di giallo e che si arricchiscono di un pizzico di ironia, di fantasia o dell’ucronia su un presente possibile, ma mai avvenuto, come in “Le colline di Firenze”. Un cammino che si snoda in pochi anni e culmina inevitabilmente con la breccia di Porta Pia. Se ne parla in “Sabatino a Roma, finalmente” che termina la sequenza dei racconti e precede la singolare postfazione narrativa, “Io rimango a Firenze”, a firma di Paolo Ciampi, che ripercorre con grazia tutte le storie rivisitando uno per uno i personaggi incontrati.

Il trasferimento della capitale a Roma e, con lei, anche del re Vittorio Emanuele colse i fiorentini impreparati, come, allo stesso modo, lo erano stati quando arrivò. Un re che, tra le proteste contro i buzzurri piemontesi, in fondo era piaciuto ai fiorentini e il cui amore era da lui ricambiato. Vittorio Emanuele infatti traslocò tra gli applausi ed i tricolori sventolati nell’agognata Roma il 2 luglio del 1871.

Questi gli autori:

Gabriele Antonacci, Sergio Calamandrei, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Paolo Ciampi, Fabrizio De Sanctis, Cristina Gatti, Nicoletta Manetti, Maila Meini, Carlo Menzinger di Preussenthal, Roberto Mosi, Caterina Perrone, Pierfrancesco Prosperi, Vincenzo Maria Sacco.

Saggio del Prof. Andrea Cantile.

Le note introduttive sono a firma dell’On. Giuseppe Matulli e del Gen. D. Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare.

www.grupposcrittorifirenze.it        email: eventi.gsf@gmail.com

Cerimonia di premiazione del Concorso letterario “La Città sul Ponte” 5^ edizione 2020

Firenze, Biblioteca delle Oblate – sabato 19 settembre 2020

Una scommessa vinta.

Ho pronunciato questa frase al termine della giornata, quando tutti gli autori premiati avevano avuto il loro momento di gioia nel sentirsi chiamati sul palco per ricevere il premio per le loro opere.

Massimo Zona, Vincenzo Sacco, Cristina Gatti, Antonella Cipriani, Daniele Locchi durante la premiazione del Poetry Slam del Premio La Città sul Ponte

Questo è un anno particolare, terribile per molti versi. Capace di spazzare via tutto, di stravolgere le nostre vite costringendoci ad un lungo isolamento sociale. Quelli del lockdown sono stati i mesi in cui le nostre giurie avrebbero dovuto svolgere in serenità il loro lavoro di lettura e valutazione di racconti, romanzi e poesie. La cerimonia di premiazione era prevista per giugno, quando stavamo ancora faticosamente uscendo dal lockdown. Non ci restava, così, che rimandare tutto a tempi migliori.

Ad agosto le giurie delle cinque sezioni del Premio, racconti a tema libero, a tema, romanzi editi, inediti e poesie, concludevano i lavori con la pubblicazione dei risultati sui canali social. Restava da prendere la decisione più importante: ci chiedevamo se svolgere la cerimonia di premiazione nonostante le numerose, stringenti regole di precauzione per la sicurezza anti-contagio. Dopo molte incertezze e legittimi dubbi abbiamo deciso di non rimandare o peggio cancellare la cerimonia, ma  di svolgerla al chiuso sabato 19 settembre, presso la Biblioteca delle Oblate.

Durante la mattinata, oltre alla premiazione di “ARTWORK”, concorso per le Arti Visive, si è svolto un incontro sul tema “Toscana: territorio, letteratura e arti” con la partecipazione degli scrittori Paolo Ciampi e Mirko Tondi.

Il pomeriggio è iniziato con la gara di poesia, secondo le regole del “Poetry Slam”, che ha visto la partecipazione di quattro poeti guidati da Daniele Locchi. La giuria, formata da volontari scelti tra il pubblico, ha decretato la vittoria di Massimo Zona con due sue composizioni in vernacolo romanesco. Di seguito si è svolta la premiazione della sezione poesia. Maila Meini, coordinatrice della giuria, ha proclamato come vincitore Sante Serra con la sua composizione “Ti ho parlato in silenzio (a mio padre)”.

La sezione dedicata ai romanzi inediti, la cui giuria è coordinata da Fabrizio De Sanctis, è stata vinta da Pablo Cerini con l’opera “Cold Turkey”. Il vincitore riceverà una proposta di pubblicazione da parte di un editore, su suggerimento della nostra associazione.

Per la sezione dei racconti a tema libero Cristina Gatti, coordinatrice della giuria, ha proclamato vincitore Luigi Lazzaro con l’opera “Chagarrata” sul tema del terrorismo di matrice islamica.

L’argomento per la sezione dei racconti a tema era “Toscana: terra di Storia e di storie” e si ricollegava idealmente all’incontro svolto la mattina. Cristina Gatti ha consegnato il premio a Paolo Ferro, vincitore con l’opera “L’epica ingloriosa morte del cavalier Donati”, racconto storico su un personaggio meno noto della storia toscana.

I libri inviati per la sezione dei romanzi editi, ultima sezione ad essere premiata, sono stati moltissimi. Tra tutti ha primeggiato “La misura” di Gabriella Pirazzini. Maria Gloria Messeri, coordinatrice della giuria, ha consegnato il premio alle delegate della vincitrice, le sue due nipotine. Queste hanno letto un messaggio in cui l’autrice ci ha comunicato che il premio in denaro sarà devoluto a un’associazione che aiuta negli gli studi ragazzi in difficoltà.

La cerimonia si è conclusa con i miei saluti e la speranza che il prossimo anno la Sala “Sibilla Aleramo” della Biblioteca delle Oblate possa tornare a riempirsi per l’edizione numero sei del nostro Premio “La Città sul Ponte”.

Concludo ringraziando la nostra Presidente Cristina Gatti, Antonella Cipriani per l’incessante lavoro di consegna dei premi e sanificazioni di superfici e microfoni e Marco Ciutini per le riprese e le foto dell’evento. Ringrazio tutti i componenti delle giurie delle varie sezioni e ancora un ringraziamento speciale va alla Biblioteca delle Oblate e al suo personale che ha consentito lo svolgimento della nostra manifestazione.

Arrivederci alla prossima edizione del concorso.

Vincenzo Maria Sacco

Presidente del Premio letterario “La Città sul Ponte”

Le figure degli Indi

Di Massimo Acciai Baggiani

fibonacciLeggere un libro di Paolo Ciampi equivale a imbarcarsi per un viaggio; un invito che accetto sempre con gioia, soprattutto in questo periodo in cui i viaggi sono diventati difficili e rischiosi e sembra di essere tornati indietro nella storia. Così è stato per Parole in viaggio, Per le Foreste Sacre, Tra una birra e una storia e Dove erano le isole, di cui ho già parlato in altrettanti articoli; L’uomo che ci regalò i numeri ha confermato la mia opinione sulla prosa di Paolo, leggera e ricchissima al tempo stesso, da cui trasuda sempre un grande lavoro di ricerca, condotto con la curiosità di un bambino che parte alla scoperta del mondo.

Paolo ha trattato moltissimi argomenti di genere storico e biografico: stavolta ci accompagna indietro di otto secoli, tra il mondo cristiano e quello arabo. Protagonista di questo libro è Leonardo “Bigollo” (“bighellone”), conosciuto secoli dopo come Fibonacci. A lui si deve un libro importantissimo nella storia della matematica, il Liber Abbaci (1202), e l’introduzione in Europa delle “figure degli Indi”, ossia i nostri numeri “arabi” (derivati in realtà dalla civiltà indiana, ben più antica). Ricordo a tal proposito di un’inchiesta provocatoria di qualche tempo fa, volta a smascherare allo stesso tempo il razzismo e l’ignoranza dell’elettore italiano, in cui si chiedeva se fosse giusto che a scuola si insegnassero i numeri arabi invece di quelli latini: domanda trabocchetto per chi non è stato attento durante gli anni scolastici, o per gli analfabeti di ritorno. Inutile dire che molti sono cascati nel “tranello” linguistico.

Lo scontro di civiltà – quella cristiana e quella islamica – era piuttosto acceso anche all’epoca di Leonardo Fibonacci, vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo (si ignorano le date precise di nascita e morte): solo che allora se si nasceva in un certo contesto religioso era piuttosto difficile cambiare fede (beh, nelle odierne teocrazie islamiche lo è ancora…). Al nostro protagonista, pisano, mercante figlio di mercanti, poco importava come il suo interlocutore chiamasse dio: per lui contavano cose ben più concrete. Fu durante un suo viaggio giovanile in Cabilia (nell’attuale Algeria) che si imbatté in quei misteriosi e geniali simboli verso cui i suoi correligionari erano diffidenti (e lo sarebbero rimasti a lungo): il suo manuale di calcolo sarebbe stata la base per tutta la matematica successiva, un’autentica rivoluzione di cui lo stesso Fibonacci forse non intuiva la portata.

Paolo Ciampi ci racconta il percorso umano di quest’uomo medievale, dall’adolescenza alla morte, con la sua caratteristica prosa sospesa tra narrativa e saggistica, intrecciandola con la propria esperienza di padre: la figlia è alle prese con la battaglia contro la matematica, materia che non piace particolarmente nemmeno a Paolo ma che impara a conoscere meglio e ad apprezzare proprio seguendo le orme di Fibonacci, personaggio quasi mitologico.

Le vicende scolastiche della piccola Stella scorrono parallele a quelle antiche del nostro Leonardo: ciò mi porta a considerare la mia personale esperienza con la scuola dell’obbligo e con i numeri. Oggi potrei dire, con Antonello Venditti, «la matematica non sarà mai il mio mestiere»[1]: paradossalmente però da bambino subivo il fascino magnetico per le cifre, i countdown, la rappresentazione grafica delle date (cosa che mi è rimasta). Più avanti, anche per alcune formule matematiche. Poi, come troppo spesso accade, ho incontrato dei pessimi insegnanti che mi hanno fatto sentire inadeguato e negato. E pensare che, dopo il diploma in ragioneria (materia dove non ho mai avuto la sufficienza, in una scuola scelta per me dai miei genitori), mi sono iscritto alla facoltà di Fisica! Ma sono durato poco: dopo un mese dall’inizio dei corsi ho capito che era meglio passare a Lettere visto che i professori parlavano una lingua a me incomprensibile: quella dell’analisi matematica. Mi è rimasto un certo timore reverenziale per equazioni e formule, che guardo come potrei guardare la scrittura araba. Sì,  confesso che c’è anche una certa frustrazione nel non comprendere quel linguaggio.

Ho letto anch’io, come Paolo e sua figlia, Il mago de numeri di Hans Magnus Enzensberger, trovandolo interessante, ma non tanto quanto L’uomo che sapeva contare di Malba Tahan. Ho letto anche altri libri divulgativi sull’argomento, ma a livello pratico non sono mai andato molto oltre le quattro operazioni fondamentali. A ciascuno il suo mestiere. Non concordo affatto con quell’autore (non ricordo il nome) il quale sosteneva che chi non ha familiarità con l’algebra fa bene a sentirsi inferiore, perché lo è: trovo che sia un pessimo incipit per un libro che vorrebbe avvicinare il pubblico al tema (captatio malevolentiae, direbbe Eco). I rompicapi matematici mi fanno venire l’emicrania, ma la matematica che c’è nelle litografie di Maurits Cornelis Escher e nelle opere di Michael Ende, e anche in questo saggio-romanzo di Paolo Ciampi, mi fa sognare.

Firenze, 19 luglio 2020

Bibliografia

  • Ciampi P., L’uomo che ci regalò i numeri, Milano, Mursia, 2016.
  • Enzensberger H.M, Il mago dei numeri, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1997.
  • Tahan M., L’uomo che sapeva contare, Milano, Salani, 2000.

Note

[1] In Notte prima degli esami.

Racconti di fiorentini ambientati a Firenze

Di Massimo Acciai Baggiani

fiorentini per sempreFiorentini per sempre è un’antologia uscita in tempi di coronavirus, curata da Paolo Mugnai per la collana di Edizioni della Sera, dedicata alle città e regioni italiane: la stessa collana che comprende Toscani per sempre (a cui ho partecipato col mio Racconto casentinese), curata anch’essa dal Mugnai. Anche qui sono riuniti 24 autori, rigorosamente fiorentini (anche se non tutti di nascita), che hanno dato vita a un ritratto corale affascinante della loro città. Ovviamente l’opera non ha pretese di esaustività – gli scrittori fiorentini viventi sono ben più di 24 – ma rappresenta uno spaccato della nuova narrativa praticata nel capoluogo toscano. Tra questi autori ne figurano alcuni che conosco personalmente – oltre al curatore, Carlo Menzinger, Paolo Ciampi, Enrico Zoi… – e altri li ho scoperti per la prima volta leggendo queste pagine. Il filo conduttore dei 24 racconti, per altro molto eterogenei, è naturalmente l’amore per la propria città, declinata secondo le diverse sensibilità e generi narrativi. Ci sono racconti storici, altri ambientati nel presente, altri ancora di genere fantascientifico: non li ho trovati tutti ugualmente interessanti, devo essere sincero, ma ve ne sono davvero di notevoli.

Io sono fiorentino di nascita, anche se i miei genitori non sono cresciuti in questa città (sono comunque toscani), e il mio legame con Firenze inizia prestissimo. Firenze fa da sfondo a diverse mie opere letterarie: è il luogo che conosco meglio, che vivo quotidianamente, con cui ho un rapporto di “amodio”. Non sono per nulla campanilista, ma qui stanno le mie radici, i miei affetti, la maggior parte dei miei ricordi. Non ho partecipato a questa antologia solo perché avevo già preso parte all’altra (e non mi pareva giusto togliere spazio ad altri), ma pure io avrei potuto presentare più di un racconto che parlasse di questa piccola ma celebre cittadina nella vallata dell’Arno, forse un po’ troppo legata al suo passato e poco interessata ai suoi abitanti attuali. Sono tuttavia un fiorentino poco aderente allo stereotipo: non mi interessa il calcio (in costume o no), odio i sanpietrini in centro, detesto la folla di turisti, non amo molto le burle o il linguaggio sboccato, non vado matto per film quali Amici miei e non frequento il trippaio.

Tornando all’antologia, i racconti che mi sono piaciuti di più sono soprattutto quelli degli autori che conosco personalmente, in primis Carlo Menzinger che ha contribuito con un racconto futuribile catastrofico che non sarebbe stato male neanche nella sua raccolta Apocalissi Fiorentine (Carlo non ha mai avuto una visione positiva del futuro; giustamente ci mette in guardia dai danni ambientali causati dalla stupidità umana). Cosa succederebbe se i ghiacci si squagliassero e il mare salisse, come profetizzano gli scienziati, di 65 metri? Firenze, avendo un’altitudine media intorno ai 50 metri, finirebbe in buona parte sott’acqua, se non che… ma lascio al lettore il piacere di scoprire questo inquietante futuro.

Paolo Ciampi, grande narratore di viaggio, autore di libri ambientati in terre lontane, traccia nel suo racconto Il venditore di pere cotte il ritratto di un personaggio di altri tempi che pare reincarnarsi in un fiorentino di oggi. Livia Fabruccini invece si concentra su una nota piazza dal nome ambiguo, Piazza della Passera: nome che da bambino mi sono sempre rifiutato di associare a quella parte del corpo femminile – mi sembrava troppo volgare per un toponimo ufficiale – e dove sono tornato in tempi più recenti per presentazioni librarie al Caffè degli Artigiani. Il fantasma dell’Hotel Mayflower, di Alessandro Lazzeri, è uno dei racconti più belli, visto anche il mio interesse per le storie misteriose. Notevole anche Caccia al tesoro di Paolo Mugnai, dove vengono descritte le cose assolutamente da fare a Firenze: un racconto delizioso. Infine Sulla soglia di Enrico Zoi – che chiude il libro, ordinato alfabeticamente – pieno di citazioni cinematografiche e ricordi della vecchia Firenze.

Da leggere anche la prefazione di Marco Vichi, il celebre creatore del commissario Bordelli, e la postfazione di Luciano Artusi, studioso delle tradizioni toscane. Mi fermo qui. Se volete avere un’idea della trama degli altri racconti potete trovarla nell’esauriente articolo di Carlo Menzinger dedicato all’antologia.

Firenze, 7 giugno 2020

Bibliografia

Mugnai P. (a cura di), Fiorentini per sempre, Roma, Edizioni della Sera, 2020.

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