Renato Campinoti legge “Architettura dell’ucronia – Invito alla lettura di Pierfrancesco Prosperi” di Massimo Acciai Baggiani

Utile e di grande interesse questo volume di Massimo Acciai Baggiani

È sicuramente utile il volume che Massimo Acciai Baggiani dedica a uno speciale scrittore quale è Pierfrancesco Prosperi che rappresenta, indubbiamente, uno dei più prestigiosi e prolifici scrittori tra quelli appartenenti al Gruppo Scrittori Firenze. 

Per essere, più precisi, è uno dei più originale e prolifici tra gli scrittori italiani di fantascienza e ucronia, senza dimenticare le sue incursioni in fumetti di grande prestigioso come Topolino e Paperino e altri ancora. 

Prosperi, tra l’altro, non si è negato neppure qualche incursione nel genere giallo e nel romanzo fantasy! Per quanto riguarda la sua prolificità, basta dare una scorsa alla “Bibliografia completa e aggiornata” di Pierfrancesco Prosperi che Massimo Acciai inserisce opportunamente a coronamento della interessante narrazione che fa dell’autore: oltre 150 racconti, più di 40 romanzi, tutti i generi praticati, un numero considerevole di case editrici utilizzate, dalla corazzata Mondadori, alle cosidette minori come “Tabula Fati” o “Porto Segurto”. 

Ma tutto questo non è sufficiente a delineare il valore e lo spessore di un tale autore. Per questo, giustamente, Acciai ha compiuto una scelta azzeccata, suddividendo il suo lavori in quattro parti. 

Si inizia così con un numero sufficientemente ampio di “inviti alla lettura” o recensioni di opere di Prosperi da parte di Acciai medesimo che spaziano dall’ultimo volume di fantascienza dell’autore, uscito per Porto Seguro (Vlad 3.0), al volume che Prosperi dedica, in forma di tecno-triller, a Ettore Maiorana, per proseguire con il volume che lo stesso Prosperi dedica ai cinquanta racconti con cui auto-celebra i suoi cinquanta anni di carriera. 

Non mancano, in questa parte di inroduzione all’opera di Prosperi, richiami a opere su Garibaldi (Garibaldi a Gettysburg è sicuramente la prima opera che lo catapultò nell’olimpo dei grandi scrittori di ucronia italiani), come pure a Dante Alighieri, a Hitler a Napoleone.

Con questa parte Acciai aiuta il lettore a entrare nel mondo letterario di Prosperi e a rendersi conto sia delle sue “qualità letterarie” che della forza innovativa che, con la fantascienza nostrana e con la capacità di padroneggiare l’ucronia, rigorosamente ancorata a puntuali contesti storici (anche se costruiti in “parallelo”), l’autore aretino porta nel panorama narrativo del nostro Paese. Incontrando, tra l’altro, quelli che, insieme a lui, saranno i maggiori rappresentanti di questi nuovi filoni narrativi. 

Di tali incontri ed esperienze Acciai farà parlare direttamente lo stesso Prosperi, con la lunga intervista che rappresenta anche la seconda parte di questo interessantissimo volume. 

Rinvio, per la ricchezza degli argomenti trattati e anche per la conoscenza più diretta degli aspetti più personali (sempre in chiave letteraria), alla lettura del testo e alla franchezza delle risposte che Prosperi da alle puntuali domande di Massimo. Dico solo che si trovano lì anche molte considerazioni sulle difficoltà e sui limiti attuali che incontrano i generi da lui maggiormente frequentati come la fantascienza e l’ucronia nel nostro Paese, dove sono ancora molti che credono che solo in America o giù di lì siano “nati” scrittori adeguati al genere. 

Aggiungo solo che Prosperi, proprio per le sue esperienze e per gli incoraggiamenti che gli sono venuti, tende a rivalutare il ruolo dei concorsi letterari per favorire lo sviluppo delle esperienze letterarie degli autori.
La terza parte del libro è dedicata a una selezione di racconti di Prosperi inediti o quasi e da lui stessi raccolti appositamente per questa pubblicazione. Garantisco, pur da profano del genere, che meritano l’attenzione e la soddisfazione del lettore!.
L’ultima parte, forse la più interessante, è dedicata ai contributi di autori (che sono poi tra i maggiori autori del genere in Italia) all’opera e allo scrittore Pierfrancesco Prosperi. 

Dico la parte più interessante perché, essendo molti di loro più o meno coetanei del Prosperi, ci riportano alle origini del genere, alle iniziative pionieristiche che, soprattutto dopo lo Sputnik e le meraviglie della concorrenza nei cieli, fiorirono a opera di un ristretto gruppo di appassionati della fantascienza americana e già pronti a costruire l’ossatura del genere anche nel nostro Paese. 

Nascono così, insieme alle Fanzine (o dattiloscritti) riviste di nicchia come “Oltre il cielo”, “Galassia” “Roboto” per approdare alla bellissima serie di Urania dove arrivano anche da noi i maggiori scrittori di tutto il mondo. 

Sono tutti da leggere i contributi di questi autori come Donato Altomare, piuttosto che Carlo Bordoni, o Adalberto Cersosimo piuttosto che Gianfranco de Turris, per finire con Errico Passaro che celebra “l’eclettismo” di Prosperi (i tanti generi che frequenta!) e la sua forza: “Prosperi è nel catalogo dei grandi editori, ma è anche e soprattutto il fiore all’occhiello di tanti marchi minori disdegnati da scribi con la puzza sotto il naso.Questo è il suo segreto, questo il suo esempio”
Ho lasciato in fondo il contributo di uno che certamente di altra generazione rispetto a Prosperi, Carlo Menzinger di Preussenthal, ma che è sicuramente, tra tutti gli scrittori del GSF e non solo, quello che più di altri ne sta seguendo le orme con indubbie qualità soprattutto nel genere ucronico e che, come dimostrato da tanti suoi lavori, compreso l’ultimo realizzato proprio con Massimo Acciai Baggiani, “Psicosfera”, ha indubbie doti anche nella fantascienza. 

È interessante il breve dibattito sulle “corrette” caratteristiche dell’ucronia in rapporto alle reali vicende storiche, che Carlo ha con Prosperi e che esso stesso rappresenta un contributo di questo utilissimo volume.
Dunque, per riprendere da dove ho cominciato, Massimo Acciai Baggiani ha fatto davvero una cosa utile dedicando questo volume a Prosperi. Ed è risultato un lavoro di grande interesse. 

Spero proprio di assistere ad una degna presentazione di questo prezioso volume in sede GSF, con la partecipazione diretta di Pierfrancesco Prosperi che, già noto a molti di noi, ora sappiamo quanto è stato utile per la crescita della letteratura nel nostro Paese e quanto è prezioso anche per la crescita culturale anche del nostro sodalizio.

di Renato Campinoti

Pierfrancesco Prosperi legge “Psicosfera” di Massimo Acciai e Carlo Menzinger

Libro strano, immaginifico, persino a tratti disturbante perché introduce elementi estranei al nostro pensare normale. Il potere devastante della telepatia, ad esempio, ovvero i poteri nascosti e sommersi della nostra mente. Mi ha ricordato le atmosfere stregate di un romanzo come Musica dalla spiaggia del paradiso di John A. Lindqvist, l’autore de L’estate dei morti viventi, con un gruppo di personaggi imprigionati in una landa desolata, un prato perfettamente rasato e in apparenza infinito. E l’idea della sfera di dieci km di diametro dentro la Terra non ha potuto non ricordarmi le teorie sulla Terra Cava che ho trovato in uno stranissimo libro americano, The Hollow Earth di Raymond Bernard, che fra l’altro mi ha ispirato una lunga storia a fumetti di Martin Mystère, Al centro della Terra (1991). Insomma un romanzo affascinante. 

di Pierfrancesco Prosperi

Vedi anche https://sites.google.com/site/carlomenzinger/home/psicosfera?authuser=0

Chiara Sardelli legge “Sparta ovunque” (Tabula Fati)

Sparta Ovunque. Sette racconti ambientati nell’universo di Via da Sparta, Chieti 2020 Tabulati Fati

Sostiene Carlo Menzinger di Preussenthal, l’amico scrittore che ha creato l’universo ucronico di “Via da Sparta”cui ha dedicato una trilogia, che tutte le opere creative degli scrittori sono opere collettive, in quanto ogni lettore ricrea, si potrebbe dire a propria immagine e somiglianza, un nuovo originale prototipo della storia che si va raccontando. Mi sa che in effetti Carlo abbia ragione e che per me si stia aprendo un nuovo universo di lettura in cui a prevalere è la mia ingenua e giovanile anima di scrittrice. Tutta questa pappardella, per dire che nel commentare “Sparta Ovunque”, sono mossa dalle mie sensazioni di futura scrittrice e quindi si tratterà di una recensione atipica. “Sparta Ovunque” è l’ antologia di racconti nei quali sei autori si sono uniti a Carlo Menzinger di Preussenthal accettando la sfida di immergersi nell’universo ucronico di “Via da Sparta”. Attingendo al gergo manageriale si potrebbe dire che si tratta di uno spin off in cui appunto le nuove opere creative si sviluppano sotto l’influenza dell’opera originaria da cui derivano rispettandone le coordinate fantastiche. Queste coordinate sono tante e tali che faccio prima a rimandarvi alla lettura della trilogia “Via da Sparta” su cui non intendo eccessivamente spoilerare. Nei presenti racconti, comunque, vengono richiamati alcuni aspetti che mi coinvolgono e allertano la mia fantasia. Intanto viene ridescritta la geografia politica del nostro pianeta. “Via da Sparta” è per l’appunto un mondo ucronico, poiché l’autore, divergendo dalla storia come noi la conosciamo, immagina che Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra nel 371 a.C.. Ne è derivata la sua supremazia nel mondo con un dominio che si è esteso a gran parte dei continenti. La capitale dell’Impero di Sparta si trova al posto dell’antica Sparta, nel Peloponneso, ma ora si chiama Lacedemone. L’Impero si estende per tutta Europa, fino agli Urali, ma vi sono anche territori parzialmente indipendenti come i Regni Perieci del Nord, corrispondenti alla Scandinavia. Al di fuori dell’Europa fanno parte dell’Impero di Sparta anche Africa, Nord e Sud America, parte dell’Asia meridionale, tra cui India e Bengala. l’America centrale con capitale Mexicatl (l’attuale Città del Messico) è indipendente. L’impero secolare di Sparta è contrastato ad oriente dai samurai di Nippon Koku (il nostro Giappone) che, sottomessa la Cina nel 1540 d.C., hanno esteso la loro supremazia sull’altra metà del pianeta. Una descrizione dettagliata di questo mondo comporterebbe una mappa che in realtà è stata definita con il contributo di Francesco Guglielmino. Bene! Immaginate un po’ che cosa mi interessa e mi coinvolge nell’intimo, di tutto questo rimescolamento? Le terre che hanno mantenuto una propria indipendenza e in particolare i Regni dei Perieci nel Nord Europa. Come se sotto a questa indipendenza stesse scritto resistenza. E’ un’apparizione fugace, che tuttavia trova spunti giustificativi in alcune narrazioni. Per esempio nel racconto “Lo scisma” di Massimo Acciai Baggiani centrale è il ruolo della comunità de I Gesuisti che, pur non avendo niente a che fare con le terre del Nord, possono essere definiti come una sacca di resistenza al pensiero monoverso e totalitario che ha dato luogo alla realtà distopica avveratasi nell’Impero di Sparta. Queste pagine in cui l’autore rilegge e ripercorre il pensiero cristiano mi hanno molto toccato. Lo dico da laica, contaminata anche dal fascino di altre religioni. Tuttavia è difficile sottrarsi al senso di compassione e umana fratellanza, all’anelito di libertà che è anche libertà di credo, che si respira in queste pagine, di cui manco a dirlo consiglio caldamente la lettura. Altre attrattive di questo racconto, che mi avrebbero comunque spinto a parlarne, è che l’autore immagina che I Gesuisti siano apportatori di una nuova lingua, un idioma che aveva mescolato al greco, lingua originariamente parlata, le tracce del dialetto germanico del territorio di insediamento. Infatti, il loro villaggio sorge nella zona denominata Sappada sulle Dolomiti friulane al confine occidentale della Carnia. Le tracce del dialetto germanico erano presenti soprattutto in espressioni tecniche ma anche in durevoli modi di dire. Ne era nata una lingua franca a cui viene dato il nome di apolema. Ecco, una suggestione questa, di una nuova e diversa lingua, che potrebbe germinare nella mia fantasia di scrittrice, come se si trattasse di una specie di linguaggio cifrato, verso il cui orizzonte mi spingono le mie consistenti letture di storie di spionaggio. Un altro particolare che mi ha ben impressionato è la creazione di un mostro, il Rollatos -colui che spezza i rami-un animale sui generis che vive nei bòschi da tempo immemorabile, forse una bestia immortale. Si ciba di cinghiali e di altri animali e, sporadicamente, di uomini e di donne. Il suo habitat è il Bosco delle streghe da cui egli bandisce in particolare gli stranieri, mentre mostra pietà nei confronti dei Gesuisti che oramai conosce e di cui tollera la presenza. Mi affascina questa provocazione intellettuale di animali fantastici e prima o poi potrei dedicarmici affrontando le peripezie di una prova saggistica e narrativa insieme. Come ora sto facendo per il sogno e per il tempo della notte che in genere lo ospita. Altri elementi comuni a questi racconti e derivati dalla trilogia originaria, si insinuano nella mia mente con fastidiosa insistenza. In primis le proprietà del tempo divergente che regna in “Via da Sparta”. Perché Carlo Menzinger si è inventato un vero e proprio calendario: Il tempo viene computato contando gli anni dalla 1^ olimpiade quindi alla data del calendario cristiano si sommano 776 anni. Per esempio il 771 a.C. sarebbe stato detto primo anno dopo la seconda Olimpiade. Ciò consente di dire che la saga di Aracne inizia in un 2009 alternativo e prosegue fino al 2015. I mesi dell’anno sono così costituiti

POSEIDIONE (15 dicembre – 14 gennaio)

GAMELIONE (15 gennaio – 14 febbraio)

ANTESTERIONE (15 febbraio – 14 marzo)

ELAFEBOLIONE (15 marzo – 14 aprile)

MUNICHIONE (15 aprile – 14 maggio)

TARGELIONE (15 maggio – 14 giugno)

SCIOROFORIONE (15 giugno – 14 luglio)

ECATOMBEONE ( 15 luglio – 14 agosto)

MEGAGITNIONE (15 agosto – 14 settembre)

BOEDRIMIONE (15 settembre – 14 ottobre)

PIANEPSIONE (15 ottobre – 14 novembre)

MEMACTERIONE (15 novembre 15 dicembre).

Le novità non finiscono qui poiché non si aveva un’unica misura del tempo. Per esempio l’unità di misura calcolata secondo il tempo della capitale Lacedemone era il centiode a sua volta suddiviso in dieci periodi millesimi o milliodi. Nella Anoteregnosia (una specie di Università degli studi) ogni lezione veniva divisa 5 periodi la mattina e tre periodi il pomeriggio. Gli ospedali conoscevano un modo tutto loro di dividere il tempo, eccetera. Questi dettagli sono estremamente sfidanti e sollecitano un mondo fantastico cui dare vita. Peraltro tutti i racconti si esprimono posizionando la storia in un anno olimpico. A mio modo di leggere vi sono almeno due racconti che si pongono quasi al limite dei confini del mondo ucronico creato da Carlo Menzinger. Questo assolutamente non ostacola che si propongano in maniera interessante. Parlo del racconto d’inizio “Le donne di Sparta” e di quello che pone termine alla raccolta “Deus Vult”. Comincio dal secondo – autore Pierfrancesco Prosperi- in quanto vi ravvedo dei punti di contatto con la narrazione di Massimo Acciai Baggiani che già ho commentato. In questa storia i protagonisti vivono in stato di schiavitù come tutti gli iloti e sono in fuga da Lacedemone capitale dell’Impero spartano poiché nei rifiutano i principi. Anch’essi anelano alla libertà e allo scoccare della cripteia, l’annuale caccia agli iloti, hanno progettato di raggiungere la Calcide terra nella quale

esisterebbero piccole comunità di uomini liberi che vivono di caccia e di pesca, uno stile di vita alternativo. Solo che in questa narrazione l’anelito alla libertà per compiersi necessita di una vittoria che si ispira sì a principii di giustizia ma si accompagna ad una furia cieca che porta alla distruzione di Lacedemone senza distinzione tra i buoni e i cattivi. Per quanto riguarda il racconto “Le donne di Sparta” – autore Donato Altomare- la caratteristica che più mi ha intrigato è il ricorrere alla mitologia in un contesto fantascientifico. Mi si è aperto come un orizzonte, che certo sfrutterò e che mi rende più vicino, più amica questo tipo di letteratura. Racconti come “L’onore di Sparta” – autore Sergio Calamandrei – e “Odino e il serpente ” – autore Paolo Ninzatti – sono focalizzati su temi bellici che mi sono meno congeniali. E’ indubbio che comunque gli approfondimenti storici sono importanti e condotti con scrupolosa affidabilità, così da imporsi e rendere interessante la narrazione.In ultimo e non per ultimo voglio ricordare il contributo di Linda Lercari Bartalucci dal titolo “Nella terra dove si sveglia il sole”. Caratterizzato dalla ambientazione esotica, ha per protagonista un essere mezza volpe e mezza donna che ha abbracciato l’arte del Samurai. Qui, più che agitare lo spettro dell’animale fantastico, si fa strada il topos letterario della creatura da laboratorio che l’autrice impegna in una invettiva dialogante contro il genetista senza scrupoli che le ha dato i natali. Mi perdonerà l’amico Carlo se questa volta evito di commentare il suo contributo, in sé interessante, ma viziato da un’asimmetria di posizione che lo rende privilegiato rispetto agli altri scrittori. Sono poche queste righe di commento alla raccolta dei racconti e forse anche frammentate nella logica che le sottende, ma, spero, possano invogliare alla lettura di un’opera che certo merita attenzione.

di Chiara Sardelli

Stranimondi 2021

Di Massimo Acciai Baggiani

L’autostrada è piuttosto libera in questo scorcio di tarda estate; una linea di asfalto che taglia in linea più o meno retta l’Italia. Partiamo da Firenze alle 7.30, io e Carlo Menzinger, e arriviamo a Milano con calma. Parcheggiamo vicino alla Casa dei Giochi, in via Sant’Uguzzone 8. È la prima volta che esco dalla Toscana in questa era di pandemia. L’occasione è speciale: Stranimondi, la fiera della narrativa fantastica.

All’entrata mostriamo il green pass e il foglio con la registrazione; sono molto efficienti e le norme anti-Covid sono rispettate. Ci dirigiamo verso lo stand di Tabula Fati dove salutiamo Vittorio Piccirillo, Sandra Moretti e Maddalena Antonini: autori della nota casa editrice abruzzese che, in assenza dell’editore, gestiscono il banchetto su cui sono disposti i libri delle varie collane: l’occhio mi cade subito su Contaminazioni, l’antologia curata da Piccirillo di cui ho parlato in un mio articolo (e in cui sono presente col racconto Il vecchio), su Sparta ovunque (la fanfiction basata sull’universo narrativo di Via da Sparta, la saga ideata da Carlo) e naturalmente su Apocalissi fiorentine, dello stesso Carlo. Tutti libri collegati l’uno all’altro: l’ucronia distopica di Carlo ricompare in Contaminazioni e in Sparta ovunque, oltre che in altre opere apparse con altri editori.

Mi metto poi a curiosare anche riguardo gli altri libri e autori, alcuni già conosciuti tramite Contaminazioni. Posso vedere ora le opere a cui sono ispirati i rispettivi racconti. Piccirillo è un interessante autore di space opera, ma ha pubblicato anche un curioso racconto lungo, Legio Accipitris, su un incontro ravvicinato del terzo tipo ai tempi dell’impero romano: il racconto è bilingue, in italiano e in latino, con testo a fronte. Do un’occhiata anche ai libri delle due colleghe di Tabula Fati: Sandra Moretti e Maddalena Antonini, entrambe autrici di saghe fantascientifiche (in bibliografia ho messo i primi libri delle rispettive saghe).

Completato il rito dello scambio di autografi, lascio il banco e vado a curiosare negli altri stand, distribuiti in un salone e una saletta più piccola attigua. Le case editrici presenti non sono moltissime (per lo più del nord Italia) e lo spazio è ristretto e affollato; non ci metto molto a fare il giro, pur fermandomi presso ognuna per cercare di lasciare il mio cv (me ne sono portati diversi in quando in questo periodo sono in cerca di un nuovo lavoro, dopo quello presso Porto Seguro). L’autore più presente, più noto e più celebrato è senza dubbio H.P. Lovecraft, ma non mancano gli esordienti di talento. Presso lo stand di Bietti vedo l’antologia di Pierfrancesco Prosperi, Il futuro è passato, anch’essa già recensita. Curioso il gadget della 451: una confezione di fiammiferi! (chi non coglie il riferimento non merita di visitare Stranimondi né di essere chiamato appassionato di fantascienza). Rivedo con piacere Francesco Verso con i suoi libri di fantascienza “etnica”: incontrato per la prima volta al Pisa Book Festival (dove avevo preso un’antologia di Sci-fi cinese, Artificina), ha portato stavolta anche antologie indiane, russe, turche… tutte a tematiche ciberpunk moderno.

È l’ora di andare a mettere qualcosa sotto i denti. Noi quattro andiamo a una vicina tavola calda gestita da cinesi, lasciando Maddalena a presidiare il banchino. Un caffè per tirarsi su e via di nuovo alla fiera (che si concluderà domani, 12 settembre).

Arrivano finalmente le 16, l’ora della nostra presentazione nell’apposita sala. Il pubblico non è numeroso, ma noi cinque siamo determinati a lasciare un’impronta in questo festival, a incuriosire i pochi ascoltatori con le nostre storie (a cui accennavo sopra); in particolare la presentazione è centrata su Contaminazioni. Parliamo a turno, io e Carlo accenniamo anche al nostro romanzo scritto a quattro mani, Psicosfera, di prossima uscita sempre per Tabula Fati; alla fine Maddalena chiude con un suo slogan che sottolinea il clima di incontro e “fratellanza” tra gli autori di Tabula Fati (di Marco Solfanelli): «Siamo forti, siamo belli, siamo autori Solfanelli!»

Saremmo rimasti volentieri per tutta la durata di Stranimondi, ma dobbiamo rientrare a Firenze. Alle 17.30 ripartiamo, dopo aver salutati amici vecchi e nuovi. L’autostrada scorre di nuovo libera e diritta, in senso opposto, mentre il sole cala su una giornata perfetta.

Firenze, 12 settembre 2021

Allo stand di Tabula Fati. Da sinistra: Massimo Acciai, Carlo Menzinger, Vittorio Piccirillo, Sandra Moretti, Maddalena Antonini

Bibliografia

AA.VV., Contaminazioni, Chieti, Tabula Fati, 2021.

AA.VV., Sparta ovunque, Chieti, Tabula Fati, 2020.

AA.VV., Artficina, Future Fiction, 2019.

Acciai Baggiani M., Menzinger C., Psicosfera, Chieti, Tabula Fati, 2021.

Antonini M., I girasoli di Shaah-Mall-A, Chieti, Tabula Fati, 2020.

Menzinger C., Via da Sparta, Firenze, Porto Seguro, 2017-2019.

Menzinger C., Apocalissi fiorentine, Chieti, Tabula Fati, 2019.

Moretti S., L’isola di Heta, Chieti, Tabula Fati, 2020.

Piccirillo V., Legio Accipitris, Chieti, Tabula Fati, 2019.

Prosperi P., Il futuro è passato, Milano, Bietti, 2013.

Contaminazioni

Di Massimo Acciai Baggiani

Contaminazioni è un’antologia, curata da Vittorio Piccirillo per Tabula Fati, che presenta varie particolarità. Innanzitutto è una raccolta di spin off, ossia di storie che traggono spunto da opere precedenti degli stessi autori, ambientate negli stessi universi narrativi; a prendervi parte sono stati chiamati scrittori che hanno pubblicato con la stessa Tabula Fati, altra particolarità, il tutto unito da una tematica molto attuale: la pandemia. Qui si parla di virus letali che coinvolgono interi pianeti (come il Covid che, prima del 2020, poteva appartenere al regno della fantascienza), declinati secondo tredici mondi letterari, tanti quanti sono gli autori presenti su queste pagine.

Tranquilli: non occorre aver letto le opere da cui i racconti prendono spunto, anche se senza dubbio aiuta. I racconti sono autonomi. Certo, può magari succedere che ci si appassioni di un certo universo narrativo e si vada a ricercare l’opera o le opere principali (e certo questo non dispiace all’editore, visto che vengono tutti da Tabula Fati, come ho già detto), ma ci si può anche fermare al singolo racconto. Vediamone nel dettaglio alcuni.

Il libro si apre proprio con un’opera del sottoscritto, composta a Sappada, sulle Dolomiti, durante una decina di giorni di vacanza. Il vecchio è il prequel de Lo scisma, comparso in un’altra antologia monotematica: quella di fan-fiction dedicata al mondo ucronico di Via da Sparta di Carlo Menzinger, intitolata Sparta ovunque (in effetti il mio non è un vero e proprio spin off…). Il vecchio e Lo scisma formano, assieme ad Ade [1], un trittico.

Il mio racconto si ricollega naturalmente a quello di Carlo Menzinger, Supposte ucroniche, che riunisce vari mondi narrativi da lui creati, compreso quello spartano: ma a parte l’ambientazione non c’entra nulla con Il vecchio. La pandemia immaginata da Carlo riguarda l’obesità ed è trattata in modo piuttosto originale. Non mancano le scene “piccanti”.

Un accenno anche al racconto dell’amico e collega Pierfrancesco Prosperi, su cui molto ho scritto[2]. In Letto 224 gli effetti del Covid sull’organismo sono descritti con raccapriccianti e purtroppo reali particolari e il finale pone un angosciante dilemma. Infine Vittorio Piccirillo, nella duplice veste di autore e di curatore dell’antologia, si interroga – in Un futuro diverso – su quale mondo ci attende dopo la fine di quest’evento epocale di cui solo i posteri potranno valutare con obiettività la portata.

Firenze, 31 agosto 2021

Bibliografia

AA.VV., Contaminazioni, Chieti, Tabula Fati, 2021.


[1] Blog del GSF (WEN gennaio 2021)

[2] Perfino una monografia, L’architettura dell’ucronia, presto edita da Tabula Fati.

ECCO LA GENTE DI DANTE!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è dante-con-occhiali.png

“Gente di Dante” è l’antologia di racconti del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, omaggio ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. Ma quale morte, se il suo ricordo ancora riesce a destare emozioni, scatenare fantasie, generare narrazione?

La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia.

L’iniziativa ha trovato tanti seguaci: ci siamo voltati e la “gente” era ormai una piccola folla. Tanti autori, tante idee diverse, tanta inventiva, tante chiavi narrative, dalla storia, all’ucronia, alla creazione fantastica. Il GSF ha così voluto soddisfare gli amanti di generi letterari diversi, ma soprattutto rendere omaggio al grande poeta fiorentino, alla sua opera poliedrica, non dimenticando che fu il primo scrittore di genere fantastico nella nostra lingua e che fu uomo oltre che artista. Da questa molteplicità le due anime dell’antologia:

La suggestione della storia

L’incanto della fantasia.

Ed eccovi allora, in attesa che sia pubblicato, per cominciare a farvi un’idea l’indice del volume:

Prefazioni

Un nuovo modo di far parlare Dante – Massimo Seriacopi

Vivo tra i vivi, con questi racconti – Paolo Ciampi

Introduzione dei curatori– Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Parte 1: La suggestione della storia

  1. Il ghibellino – Fabrizio De Sanctis
  2. L’arte della guerra – Luca Anichini
  3. Io sono la Pia – Caterina Perrone
  4. La zara di Campaldino – Giorgio Smojver
  5. Due Cavalieri – 11 giugno 1289 – Gianni Marucelli
  6. L’amicizia rivoluzionaria – Luca Lunghini
  7. Maestri e opere – Gabriele Antonacci 
  8. Segreti e bugie nella famiglia Alighieri – Renato Campinoti
  9. L’ospite illustre – Maila Meini
  10. Due esuli a confronto – Barbara Carraresi
  11. Il breve soggiorno lucchese di Dante Alighieri – Brunetto Magaldi
  12. L’epica ingloriosa fine del cavalier Donati – Paolo Ferro
  13. Corso Donati, il Barone – Roberto Mosi
  14. Sotto il Ponte Rubaconte – Milena Beltrandi
  15. La conversazione – Giovanni Paxia
  16. La vendetta de lo Alighieri – Sergio Calamandrei
  17. L’ultimo sogno di Dante – Antonella Bausi
  18. L’occultista ascolano – Cristina Gatti

Parte 2: L’incanto della fantasia

  1. O se il mio cor avesse immaginato – Nicoletta Manetti
  2. Io sono colei di cui nessuno mai parlò – Antonella Cipriani
  3. L’infante Dante- Manna Parsì     
  4. Campaldino 2021 – Alessandro Lazzeri
  5. Il sabato di San Barnaba – Pierfrancesco Prosperi
  6. De abdicatione – David Ferrante
  7. Bieiris, Dante e Margherita – Rosalba Nola
  8. Un inizio divino – Samuele Mazzotti 
  9. Il poeta e il cavaliere – Bruno Vitiello 
  10. Notte di metà settembre – Francesco Russo
  11. Dante ed io – Miriam Ticci
  12. Viaggio nel tempo – Terza Agnoletti
  13. Il barattiere – Fabio Ferrante
  14. Il Paradiso è un attico al 6° piano – Francesca Tofanari e Oliva Cordella
  15. Ready Infernum Player – Silvia Alonso
  16. I canti perduti – Carlo Menzinger di Preussenthal
  17. Lettere postume di Dante Alighieri – Massimo Acciai Baggiani
  18. Con occhi di bragia- Donato Altomare

Appendice

A casa di Dante – a cura dell’Unione Fiorentina Museo Casa di Dante.

L’antologia sarà edita dal Gruppo Editoriale Tabula Fati.

Oltre agli autori hanno collaborato al volume i curatori Caterina Perrone e Carlo Menzinger di Preussenthal, il Comitato Editoriale, composto oltre che dai curatori, da Massimo Acciai Baggiani, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Cristina Gatti, Chiara Sardelli e i consulenti storici Alessandro Ferrini e Massimo Seriacopi. L’immagine di copertina suggerita all’editore è di Daniela Corsini.

Questo volume fa parte dei progetti editoriali promossi dal Gruppo Scrittori Firenze, costituitosi nel 2016 quale Associazione Culturale.

Dalla sua fondazione, il GSF ha visto la partecipazione di oltre duecentocinquanta persone alle varie attività. Tra le attività promosse dal GSF vi sono premi letterari e artistici, quali “La Città sul Ponte” e “Artwork”, presentazioni e incontri letterari, corsi di scrittura, gruppi di lettura, reading, iniziative turistiche e artistiche, spettacoli teatrali e vari momenti conviviali (www.grupposcrittorifirenze.it,   https://grupposcrittori.wordpress.com/). Con i suoi autori il GSF ha realizzatole antologie collettive Vista da noi (Porto Seguro ed., 2016); Squi-Libri (Porto Seguro ed., 2017); Je t’aime…Moi non plus (Porto Seguro ed. 2017); La gioia di vivere (ALA ed., 2019); Accadeva in Firenze capitale. Racconti storici dal 1865 al 1871, (Carmignani ed., 2021).

“Accadeva in Firenze capitale” all’istituto Geografico Militare – di Antonella Cipriani

Accadeva oggi 10 giugno, in un pomeriggio in cui l’estate pare incerta a

mostrare tutto il suo splendore, nella grande sala De Vecchi dell’Istituto Geografico Militare,la prima presentazione del volume “Accadeva in Firenze Capitale” ed. Carmignani 2021, ultima creazione letteraria del Gruppo Scrittori Firenze.

Il bellissimo locale a tre navate, dal soffitto a volte sorretto da colonne in pietra serena, ha accolto il numeroso pubblico, che ha aderito con calore e interesse all’evento. Altrettanto cordiale è stata l’accoglienza da parte dell’Istituto, con i saluti iniziali del Comandante Generale Pietro Tornabene, che ha condotto sapientemente l’evento insieme ai curatori Cristina Gatti e Sergio Calamandrei.

L’antologia curata (e questa è proprio la parola giusta) da Cristina Gatti – presidente del GSF – e Sergio Calamandrei, ci offre un panorama della Firenze all’epoca in cui fu Capitale, nel breve intervallo di appena sei anni, in cui la città visse un ruolo che portò grandi cambiamenti da molti punti di vista: sociale, relazionale, urbanistico, architettonico…

La bellezza di questo libro, una raccolta di quattordici racconti, più un saggio di Andrea Cantile e le prefazioni del Generale Tornabene e di Giuseppe Matulli, sta proprio nel riportarci a quel passato, così poco conosciuto, studiato appena nei libri scolastici.

Gli autori, ognuno col proprio stile, voce, genere, competenze, sensibilità, immaginazione, curiosità, riescono a catapultarci nella Firenze del tempo attraverso le loro storie, regalandoci una visione storica, culturale, artistica, vivace, colorata, intima della nostra città.

Ecco allora Gigi Porco, alla cui Osteria tiravano a fa tardi i Macchiaioli e non solo; e poi il salotto letterario di due dame influenti, Emilia Peruzzi e Marie Laetitia Wyse Bonaparte, contrastanti e rivali; la sparizione al Bargello del famoso David di Donatello, frutto della fantasia dell’autore; il lustrascarpe curioso affetto da una forma d’artrite deformante e il conte Brassaire; il convoglio Ippogrifo su cui si incontrano uomini illustri  come Lorenzini, Pacini, Pacinotti; l’inaugurazione dell’imponente statua di Dante al centro di Piazza Santa Croce con i commenti discordanti dei fiorentini; Beppe Dolfi, il fornaio fondatore della Costituzione della Fratellanza Artigiana; Fredrick Stibbert e la sua collezione che arricchì la città; Dostoevskij che visse a Firenze, confinato nelle mura della piccola casa insieme all’affettuosa moglie; la domestica di Eleonora Corsini; la visione ucronica della città, se Poggi non l’avesse trasformata per adattarla al ruolo di Capitale; un resoconto storico dettagliato e preciso dell’entrata a Roma dalla breccia di Porta Pia; e per concludere il giornalista che nella sua storia riesce a ricollocare e raccogliere le vicende e i personaggi di tutti gli autori, un lavoro davvero interessante e abile.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sancis; seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger, Vincenzo Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

Gli scrittori – che non sto a nominare, tanto li troverete nell’antologia che spero leggerete – sono sfilati sul palco uno ad uno, a presentare le loro opere, a svelarci il segreto dietro la loro creazione artistica, la motivazione, la spinta che li ha portati a scrivere “quella storia” e non un’altra.

Anch’io ho letto il libro e ho apprezzato proprio questa varietà di voci, ognuna

con il proprio timbro, diverse ma tutte ugualmente capaci di creare curiosità ed emozione. L’ho proposto anche nel nostro gruppo di lettura, rivelandosi un ottimo testo per la discussione e la riflessione.

Le ore sono volate in un clima piacevole e divertente. L’evento si è concluso in bellezza per alcuni di noi che hanno avuto anche l’opportunità di visitare la biblioteca dell’Istituto – sede storica dal 1865 – un salone circondato da libri e carte geografiche, arricchito da mappamondi, affreschi (lunette raffiguranti momenti di vita dei frati Serviti), preziosi manoscritti risalenti perfino al 1400, atlanti geografici, riviste… ho scoperto che è possibile visitarla su prenotazione. Ve la consiglio.

Come vi raccomando la lettura di “Accadeva in Firenze Capitale”, un modo divertente per rispolverare la storia e riscoprire il passato della nostra città senza annoiarsi.

di Antonella Cipriani

Il Napoleone divergente

Di Massimo Acciai Baggiani

Cosa accadrebbe se, in un mondo ucronico in cui Napoleone non se n’è andato dall’isola d’Elba e vi ha fondato un piccolo principato giunto fino ai giorni nostri sotto forma di minuscola repubblica, il Grande Còrso venisse clonato ed entrasse in politica nella vicina repubblica italiana? Quali idee innovative porterebbe per sbrogliare l’incasinatissima situazione del Belpaese?

Questa l’ipotesi intrigante da cui parte Pierfrancesco Prosperi in Napoleone è morto all’Elba (2 volte), uscito in tempo di pandemia; ipotesi elaborata con la consueta cura e verosimiglianza che caratterizzano le opere dell’autore aretino. Un’isola è sempre un luogo suggestivo, che rimanda a molta letteratura di mistero e avventura: un mondo a sé che, se nella realtà non potrebbe essere autosufficiente, potrebbe in effetti essere una micronazione come San Marino o il principato di Monaco se l’Empereur l’avesse eletta a sua dimora definitiva. Prosperi non nasconde di essere affascinato da quegli staterelli che rappresentano un po’ degli accidenti della storia, non a caso ha dedicato un’ucronia anche al già ricordato San Marino (ancora inedito) di cui nessuno sente la mancanza in un mondo in cui non è mai esistito. Chissà cosa scriverebbe Prosperi sull’Isola delle Rose, altra isola piena di fascino, purtroppo invasa e distrutta dall’esercito italiano…

I mondi ucronici di Prosperi finiscono sempre per mescolarsi, a differenza di quelli di Carlo Menzinger: si passa da uno all’altro con una certa naturalezza, al lettore immaginare in quale preferirebbe eventualmente vivere.

Firenze, 15 maggio 2021

Bibliografia

Prosperi P., Napoleone è morto all’Elba (2 volte), Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2020.

Lager e schede perforate

Di Massimo Acciai Baggiani

Come abbiamo visto, Pierfrancesco Prosperi ha studiato a fondo le dittature del ventesimo secolo, in particolare quella fascista e nazista, a cui ha dedicato racconti e romanzi ucronici. Il processo numero 13 tratta un argomento molto delicato e spinoso: i rapporti tra l’IBM, la nota grande azienda statunitense, e il regime nazista, durante la seconda guerra mondiale. Dodici sono stati i processi minori a funzionari e medici, colpevoli di crimini contro l’umanità: Prosperi ne immagina un tredicesimo che avrebbe potuto e dovuto svolgersi a Norimberga nel 1949. La responsabilità nella Shoah non si limita a chi, tra il popolo tedesco, ha deciso di mettere in atto i folli progetti del Führer, ma anche a quei tecnici la cui scienza è stata impiegata per scopi malvagi, di cui i tecnici stessi erano consci: in altre parole l’IBM era ben consapevole di quanto accadeva nei lager e anzi la tecnologia informatica americana dei primordi ha permesso a nazisti di uccidere molti più ebrei, con una efficienza mai vista (viene in mente la poesia di Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, «con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio») perché, come si legge in una pagina del libro di Prosperi, tra romanzo thriller e saggio, «con le nuove spaventose possibilità che le innovazioni scientifiche offrono, la tecnica non può permettersi di essere neutrale»[1], ossia senza cuore, senza compassione.

Firenze, 13 maggio 2021

Bibliografia

Prosperi P., Il processo numero 13, Arese, Edizioni Della Vigna, 2018.


[1] Prosperi P., Il processo numero 13, Arese, Edizioni Della Vigna, 2018, p. 151

Ci penseranno gli alieni

Di Massimo Acciai Baggiani

La quarta verità è un divertissement (così l’ha definito l’autore) o meglio un’“antifavola” sul futuro del nostro pianeta; un apologo fantascientifico ed ecologico che rivela un grande pessimismo, comune anche a un altro autore di cui mi sono occupato molto: Carlo Menzinger (e anche Piero Dolara). Eppure non è più tempo di tenere la testa sotto la sabbia, negando il problema: il clima sulla Terra sta cambiando rapidamente e presto potrebbe non esserci più tempo per porre un rimedio. Nel romanzo breve di Prosperi, ambientato in un futuro prossimo, quel punto di non ritorno è già stato superato, quindi come non guardare con speranza all’arrivo di misteriosi alieni, tecnologicamente avanzatissimi, per togliere le castagne dal fuoco?

Gli Uniani, provenienti dal pianeta Uno (in quanto considerato in precedenza erroneamente l’unico abitato da forme di vita intelligente), influenzano la Terra ancora prima del loro sbarco, annunciato con un anno di anticipo, facendo sorgere la strana quasi-setta degli Incontristi, i quali cercano di mettersi in contatto telepatico con i visitatori extraterrestri, e poi si suicidano senza rivelare alcun che delle loro sconvolgenti scoperte. Questo crea una notevole suspense nel lettore, che attende col fiato sospeso – insieme ai terrestri – l’arrivo degli Uniani e la rivelazione dei loro segreti. L’attesa sarà ben ripagata per il lettore: la “quarta verità” sarà in effetti del tutto inattesa.

Si tratta sì di un romanzo di fiction, ma molti dei rapporti ambientali che si alternano alla narrazione sono reali e l’eventualità che si realizzi un futuro distopico come quello descritto da Prosperi è tutt’altro che remota. L’umanità è giunta a un bivio, questo l’ho sempre ripetuto anch’io: se non cambia paradigma mentale, se non supera i propri egoismi e la sua visione limitata, andrà verso l’estinzione. Ma io sono più fiducioso rispetto sia a Prosperi che a Menzinger: l’Uomo troverà in tempo la saggezza necessaria per cambiare. O almeno è la mia speranza più grande.

Firenze, 12 maggio 2021

Bibliografia

Prosperi P., La quarta verità, Booksprint, 2019

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: