Renato Campinoti legge “Ballata di morte nel Devon” di Vincenzo Sacco

Per un certo numero di pagine di questo notevolissimo giallo di Vincenzo Maria Sacco, ci si fa la convinzione che sia stata la grande Agatha Christie a ispirarne l’ambientazione: la campagna inglese più distante dalle metropoli, la stessa, improvvisa, apparizione di efferati delitti apparentemente inspiegabili. Anche lo stile asciutto ed essenziale della scrittura del nostro autore rafforzano in noi lettori questa convinzione. Del resto Vincenzo ci ha già abituato, con le belle prove che precedono questo suo terzo (per restare solo al genere) romanzo giallo ad immedesimarsi e farci immedesimare con gli ambienti in cui si svolgono le vicende cui ci fa appassionare. Andiamo così avanti per un bel pò e cominciamo a fare delle congetture sugli strani, crudeli, omicidi che ci vengono narrati, quando, ad un certo punto, succede che viene fuori un’altra, possibile ragione che ha spinto l’autore ad ambientare nel Devonshire le vicende di cui ci racconta. Che sbadato! mi viene da dire. Eppure un indizio Vincenzo l’aveva messo già nel titolo! “Ballata di morte…”. E allora ci ricordiamo che Vincenzo Maria Sacco è uomo dalle molteplici risorse e dalle tante pratiche artistiche: per esempio la musica! Che Vincenzo pratica da più di trenta anni con un gruppo di amici che hanno dato vita ai Palket Band (spero di scrivere giusto!) e che periodicamente allietano, con brani soprattutto Rock, anche i sodalizi culturali di cui fanno parte. Perchè, tra parentesi, Il nostro autore è anche un ottimo operatore culturale attivo sia a Firenze che a Livorno, per quello che ne sappiamo. Tornando così al giallo, scopriamo, senza niente togliere alla suspence, che conta molto il ricordo di autori del genere da lui amato, attivi nel periodo della sua “formazione”, molto legati a quelle terre e alle tradizioni celtiche i cui echi sono tuttora presenti, che ci aiutano, in questo caso, a sciogliere alcuni dei misteri legati alla trama del libro. C’è bisogno tuttavia degli indovinatissimi personaggi che animano il racconto, dall’investigatore privato Robert McDonald (cognome che si presta a qualche ironia in quella parte di mondo), alla fidanzata Catherine Wood, che si adatta malvolentieri alle curiosità investigative del suo uomo, al maturo e tuttora attivissimo ispettore di polizia Lewis Gordon  (e anche qualche esperto del luogo!) che sanno riconoscere le reciproche competenze per metterle a frutto al fine di catturare, come nei più azzeccati noir, all’ultimo istante, gli assassini in procinto di compiere l’ennesima esecuzione. Magistrale, al fine di non rompere il ritmo dei colpi di scena che animano la parte finale del giallo, il classico riassunto delle vicende, compresa la spiegazione sulla concatenazione di molti avvenimenti, che Vincenzo utilizza come un navigato autore di genere, che qualcuno ha accostato perfino al grande Arthur Conan Doyle. Non ci resta che augurarci di vedere presto un altro parto della sua prolifica e fantasiosa vena di scrittore. Senza che questo lo distolga troppo, dico io, dal prezioso e apprezzato impegno di volontario che sta contribuendo (ecco un’altra risorsa di Sacco!) a sviluppare la cultura digitale soprattutto nelle generazioni toscane più mature, per evitare il rischio di una loro emarginazione nel mondo che ci aspetta. Un altro motivo per dire grazie a Vincenzo Maria Sacco.

di Renato Campinoti

“Accadeva in Firenze capitale” all’istituto Geografico Militare – di Antonella Cipriani

Accadeva oggi 10 giugno, in un pomeriggio in cui l’estate pare incerta a

mostrare tutto il suo splendore, nella grande sala De Vecchi dell’Istituto Geografico Militare,la prima presentazione del volume “Accadeva in Firenze Capitale” ed. Carmignani 2021, ultima creazione letteraria del Gruppo Scrittori Firenze.

Il bellissimo locale a tre navate, dal soffitto a volte sorretto da colonne in pietra serena, ha accolto il numeroso pubblico, che ha aderito con calore e interesse all’evento. Altrettanto cordiale è stata l’accoglienza da parte dell’Istituto, con i saluti iniziali del Comandante Generale Pietro Tornabene, che ha condotto sapientemente l’evento insieme ai curatori Cristina Gatti e Sergio Calamandrei.

L’antologia curata (e questa è proprio la parola giusta) da Cristina Gatti – presidente del GSF – e Sergio Calamandrei, ci offre un panorama della Firenze all’epoca in cui fu Capitale, nel breve intervallo di appena sei anni, in cui la città visse un ruolo che portò grandi cambiamenti da molti punti di vista: sociale, relazionale, urbanistico, architettonico…

La bellezza di questo libro, una raccolta di quattordici racconti, più un saggio di Andrea Cantile e le prefazioni del Generale Tornabene e di Giuseppe Matulli, sta proprio nel riportarci a quel passato, così poco conosciuto, studiato appena nei libri scolastici.

Gli autori, ognuno col proprio stile, voce, genere, competenze, sensibilità, immaginazione, curiosità, riescono a catapultarci nella Firenze del tempo attraverso le loro storie, regalandoci una visione storica, culturale, artistica, vivace, colorata, intima della nostra città.

Ecco allora Gigi Porco, alla cui Osteria tiravano a fa tardi i Macchiaioli e non solo; e poi il salotto letterario di due dame influenti, Emilia Peruzzi e Marie Laetitia Wyse Bonaparte, contrastanti e rivali; la sparizione al Bargello del famoso David di Donatello, frutto della fantasia dell’autore; il lustrascarpe curioso affetto da una forma d’artrite deformante e il conte Brassaire; il convoglio Ippogrifo su cui si incontrano uomini illustri  come Lorenzini, Pacini, Pacinotti; l’inaugurazione dell’imponente statua di Dante al centro di Piazza Santa Croce con i commenti discordanti dei fiorentini; Beppe Dolfi, il fornaio fondatore della Costituzione della Fratellanza Artigiana; Fredrick Stibbert e la sua collezione che arricchì la città; Dostoevskij che visse a Firenze, confinato nelle mura della piccola casa insieme all’affettuosa moglie; la domestica di Eleonora Corsini; la visione ucronica della città, se Poggi non l’avesse trasformata per adattarla al ruolo di Capitale; un resoconto storico dettagliato e preciso dell’entrata a Roma dalla breccia di Porta Pia; e per concludere il giornalista che nella sua storia riesce a ricollocare e raccogliere le vicende e i personaggi di tutti gli autori, un lavoro davvero interessante e abile.

Prima fila: Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani, Andrea Cantile, Cristina Gatti, Pietro Tornabene, Maila Meini, Caterina Perrone, Fabrizio De Sancis; seconda fila: Sergio Calamandrei, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger, Vincenzo Sacco, Renato Campinoti, Roberto Mosi.

Gli scrittori – che non sto a nominare, tanto li troverete nell’antologia che spero leggerete – sono sfilati sul palco uno ad uno, a presentare le loro opere, a svelarci il segreto dietro la loro creazione artistica, la motivazione, la spinta che li ha portati a scrivere “quella storia” e non un’altra.

Anch’io ho letto il libro e ho apprezzato proprio questa varietà di voci, ognuna

con il proprio timbro, diverse ma tutte ugualmente capaci di creare curiosità ed emozione. L’ho proposto anche nel nostro gruppo di lettura, rivelandosi un ottimo testo per la discussione e la riflessione.

Le ore sono volate in un clima piacevole e divertente. L’evento si è concluso in bellezza per alcuni di noi che hanno avuto anche l’opportunità di visitare la biblioteca dell’Istituto – sede storica dal 1865 – un salone circondato da libri e carte geografiche, arricchito da mappamondi, affreschi (lunette raffiguranti momenti di vita dei frati Serviti), preziosi manoscritti risalenti perfino al 1400, atlanti geografici, riviste… ho scoperto che è possibile visitarla su prenotazione. Ve la consiglio.

Come vi raccomando la lettura di “Accadeva in Firenze Capitale”, un modo divertente per rispolverare la storia e riscoprire il passato della nostra città senza annoiarsi.

di Antonella Cipriani

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia

di Cristina Gatti

Firenze festeggia l’anniversario dell’unificazione del Regno d’Italia con una pubblicazione sugli anni in cui fu capitale: “Accadeva in Firenze capitale. racconti storici dal 1865 al 1871” (Carmignani editrice, aprile 2021)

Si dice 2021 e tutto il mondo pensa al settecentesimo della morte di Dante. Sta forse sfuggendo, anche a Firenze, un anniversario molto importante per la città: 150 anni fa si spostava a Roma la capitale del Regno d’Italia. Come sempre chi gioì, chi si rammaricò. Forse a Firenze molti ebbero il sollievo di aver finalmente bevuto fino in fondo la tazza di veleno, come disse Bettino Ricasoli.

A ricordare questo evento, dalla parte dei fiorentini, ci pensa Accadeva in Firenze Capitale (Carmignani Editrice), antologia di racconti di autori vari che parlano del periodo dal 1865 al 1871 quando Firenze fu capitale del Regno d’Italia, a cura di Cristina Gatti e Sergio Calamandrei in qualità di consulente storico.

Il libro è opera del Gruppo Scrittori Firenze, associazione nata nel 2016 e presieduta da Cristina Gatti, con il coinvolgimento dell’Istituto Geografico Militare, che ha fornito il prezioso materiale iconografico e ha ripercorso la storia dell’unificazione cartografica del territorio fino a giungere alla Carta d`Italia nel 1903.  L’associazione, molto attiva sul territorio fiorentino e non solo, associa più di ottanta scrittori e altrettanti simpatizzanti, fornendo loro assistenza e supporto in attività letterarie e artistiche: presentazioni librarie, reading poetici, corsi e laboratori di scrittura, incontri culturali, gruppi di lettura, spettacoli teatrali e musicali, mostre d’arte e di fotografia. Inoltre il Gruppo Scrittori Firenze tiene un ciclo di iniziative editoriali, di cui questo libro fa parte, dedicato a un tema o una ricorrenza specifica.

“Accadeva in Firenze capitale” raccoglie il saggio storico dell’IGM a firma del Prof. Andrea Cantile e 14 storie di altrettanti autori ognuno con il suo racconto, ognuno con il suo stile, che si sono cimentati in un’impresa delicata e raffinata: raccontare Firenze attraverso una narrativa documentata che si immerge sia nel ricco che nel popolare fiorentino. Il lettore è accompagnato nell’atmosfera di quegli anni cruciali in una narrazione che “riempie di vicende verosimili i vuoti fra gli eventi storici documentati”, come dice in una nota introduttiva Giuseppe Matulli e si immerge, attraverso le parole, in una fase storica di Firenze, che nel bene o nel male, ha modificato la città e i fiorentini stessi.

In quegli anni, 1865-1871, brevi ma intensi, si attuarono cambiamenti radicali che costituiscono l’eredità più importante del secolo: l’assetto urbanistico sconvolto dal piano del Poggi; le infrastrutture che resero la città più moderna, come la rete ferroviaria e la rete fognaria; il mescolarsi di gente e idiomi, se si pensa all’arrivo, oltre alla famiglia reale e ai membri del Parlamento, di circa 30.000 funzionari piemontesi; l’intensificarsi di relazioni politiche internazionali con ambasciatori e rappresentanze estere; il fiorire di testate giornalistiche al seguito di tanta attività politica.  A Firenze non erano mai mancati intellettuali, artisti, scrittori, scienziati che da sempre avevano arricchito e vivificato il tessuto culturale, ma in quegli anni aumentarono anche questi di numero e si intensificarono gli scambi.

Gli autori hanno realizzato accattivanti bozzetti di quella epoca, tratteggiando personaggi e protagonisti che animarono la vita fiorentina come la scandalosa moglie di Urbano Rattazzi, Marie Laetitia Wyse Bonaparte, o donna Emilia Peruzzi e il suo celebre salotto di intellettuali, generali e serve, personaggi mitici come Frederick Stibbert e il suo incredibile museo delle armi arrampicato sulla collina di Montughi o la garibaldina Jessie White Mario o ancora Beppe Dolfi che ha lasciato in eredità tanto “lievito” intellettuale concretizzatosi poi in impegno politico e in una rete associativa che caratterizza ancora oggi l’assetto culturale. Ma anche personaggi stranieri, che allora erano chiamati “inglesi”, come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che soggiornò a Firenze dal 1867 con la moglie Anna Grigor’evna Snitkina. O figure di passaggio, come il diplomatico prussiano Maria Joseph Anton Brassier de Saint-Simon-Vallade, inviato a Firenze per curare gli interessi del proprio paese, che, camminando su e giù per la città con le carrozze e il cappello a cilindro si stupisce della rapida trasformazione della città in riva d’Arno.

Gli autori, con estrema accuratezza storica, insieme a nomi illustri ma osservati da un insolito angolo prospettico, hanno ricercato anche eventi e figure minori, che non si trovano sui libri di storia, dei quali sono spesso soltanto le targhe disperse per la città a parlarne. Fuori dai salotti, una parte importante fu quella della vita di tutti quegli artisti e intellettuali, allora poco riconosciuti, come i macchiaioli, Telemaco Signorini, Angiolo Tricca, detto il Tita, o Carlo Lorenzini, poi detto Collodi, che si incontravano davanti a un bicchiere di rosso. Come nell’osteria di Gigi Porco, luogo famigerato e popolare che si trovava all’angolo tra via Ricasoli e via De’ Pucci, incrocio tristemente famoso anche per un fatto di sangue: l’assassinio del letterato Tommaso Bonaventura, su commissione del Granduca Gian Gastone, reo di aver divulgato i costumi dissoluti della corte medicea.

Firenze accolse questo cambiamento che “faceva violenza alla misura della città” (citazione Matulli), un breve transito nel ruolo di capitale d’Italia che portò anche svantaggi a una buona fetta di popolazione: aumento dei prezzi, crisi degli alloggi, disorientamento sociale. Se ne parla in uno dei racconti “Le case di ferro e di legno di Firenze capitale”.  Splendori e miserie, insomma. Storie che ridanno vita alla città, con qualche pennellata di giallo e che si arricchiscono di un pizzico di ironia, di fantasia o dell’ucronia su un presente possibile, ma mai avvenuto, come in “Le colline di Firenze”. Un cammino che si snoda in pochi anni e culmina inevitabilmente con la breccia di Porta Pia. Se ne parla in “Sabatino a Roma, finalmente” che termina la sequenza dei racconti e precede la singolare postfazione narrativa, “Io rimango a Firenze”, a firma di Paolo Ciampi, che ripercorre con grazia tutte le storie rivisitando uno per uno i personaggi incontrati.

Il trasferimento della capitale a Roma e, con lei, anche del re Vittorio Emanuele colse i fiorentini impreparati, come, allo stesso modo, lo erano stati quando arrivò. Un re che, tra le proteste contro i buzzurri piemontesi, in fondo era piaciuto ai fiorentini e il cui amore era da lui ricambiato. Vittorio Emanuele infatti traslocò tra gli applausi ed i tricolori sventolati nell’agognata Roma il 2 luglio del 1871.

Questi gli autori:

Gabriele Antonacci, Sergio Calamandrei, Renato Campinoti, Barbara Carraresi, Paolo Ciampi, Fabrizio De Sanctis, Cristina Gatti, Nicoletta Manetti, Maila Meini, Carlo Menzinger di Preussenthal, Roberto Mosi, Caterina Perrone, Pierfrancesco Prosperi, Vincenzo Maria Sacco.

Saggio del Prof. Andrea Cantile.

Le note introduttive sono a firma dell’On. Giuseppe Matulli e del Gen. D. Pietro Tornabene, comandante dell’Istituto Geografico Militare.

www.grupposcrittorifirenze.it        email: eventi.gsf@gmail.com

Cerimonia di premiazione del Concorso letterario “La Città sul Ponte” 5^ edizione 2020

Firenze, Biblioteca delle Oblate – sabato 19 settembre 2020

Una scommessa vinta.

Ho pronunciato questa frase al termine della giornata, quando tutti gli autori premiati avevano avuto il loro momento di gioia nel sentirsi chiamati sul palco per ricevere il premio per le loro opere.

Massimo Zona, Vincenzo Sacco, Cristina Gatti, Antonella Cipriani, Daniele Locchi durante la premiazione del Poetry Slam del Premio La Città sul Ponte

Questo è un anno particolare, terribile per molti versi. Capace di spazzare via tutto, di stravolgere le nostre vite costringendoci ad un lungo isolamento sociale. Quelli del lockdown sono stati i mesi in cui le nostre giurie avrebbero dovuto svolgere in serenità il loro lavoro di lettura e valutazione di racconti, romanzi e poesie. La cerimonia di premiazione era prevista per giugno, quando stavamo ancora faticosamente uscendo dal lockdown. Non ci restava, così, che rimandare tutto a tempi migliori.

Ad agosto le giurie delle cinque sezioni del Premio, racconti a tema libero, a tema, romanzi editi, inediti e poesie, concludevano i lavori con la pubblicazione dei risultati sui canali social. Restava da prendere la decisione più importante: ci chiedevamo se svolgere la cerimonia di premiazione nonostante le numerose, stringenti regole di precauzione per la sicurezza anti-contagio. Dopo molte incertezze e legittimi dubbi abbiamo deciso di non rimandare o peggio cancellare la cerimonia, ma  di svolgerla al chiuso sabato 19 settembre, presso la Biblioteca delle Oblate.

Durante la mattinata, oltre alla premiazione di “ARTWORK”, concorso per le Arti Visive, si è svolto un incontro sul tema “Toscana: territorio, letteratura e arti” con la partecipazione degli scrittori Paolo Ciampi e Mirko Tondi.

Il pomeriggio è iniziato con la gara di poesia, secondo le regole del “Poetry Slam”, che ha visto la partecipazione di quattro poeti guidati da Daniele Locchi. La giuria, formata da volontari scelti tra il pubblico, ha decretato la vittoria di Massimo Zona con due sue composizioni in vernacolo romanesco. Di seguito si è svolta la premiazione della sezione poesia. Maila Meini, coordinatrice della giuria, ha proclamato come vincitore Sante Serra con la sua composizione “Ti ho parlato in silenzio (a mio padre)”.

La sezione dedicata ai romanzi inediti, la cui giuria è coordinata da Fabrizio De Sanctis, è stata vinta da Pablo Cerini con l’opera “Cold Turkey”. Il vincitore riceverà una proposta di pubblicazione da parte di un editore, su suggerimento della nostra associazione.

Per la sezione dei racconti a tema libero Cristina Gatti, coordinatrice della giuria, ha proclamato vincitore Luigi Lazzaro con l’opera “Chagarrata” sul tema del terrorismo di matrice islamica.

L’argomento per la sezione dei racconti a tema era “Toscana: terra di Storia e di storie” e si ricollegava idealmente all’incontro svolto la mattina. Cristina Gatti ha consegnato il premio a Paolo Ferro, vincitore con l’opera “L’epica ingloriosa morte del cavalier Donati”, racconto storico su un personaggio meno noto della storia toscana.

I libri inviati per la sezione dei romanzi editi, ultima sezione ad essere premiata, sono stati moltissimi. Tra tutti ha primeggiato “La misura” di Gabriella Pirazzini. Maria Gloria Messeri, coordinatrice della giuria, ha consegnato il premio alle delegate della vincitrice, le sue due nipotine. Queste hanno letto un messaggio in cui l’autrice ci ha comunicato che il premio in denaro sarà devoluto a un’associazione che aiuta negli gli studi ragazzi in difficoltà.

La cerimonia si è conclusa con i miei saluti e la speranza che il prossimo anno la Sala “Sibilla Aleramo” della Biblioteca delle Oblate possa tornare a riempirsi per l’edizione numero sei del nostro Premio “La Città sul Ponte”.

Concludo ringraziando la nostra Presidente Cristina Gatti, Antonella Cipriani per l’incessante lavoro di consegna dei premi e sanificazioni di superfici e microfoni e Marco Ciutini per le riprese e le foto dell’evento. Ringrazio tutti i componenti delle giurie delle varie sezioni e ancora un ringraziamento speciale va alla Biblioteca delle Oblate e al suo personale che ha consentito lo svolgimento della nostra manifestazione.

Arrivederci alla prossima edizione del concorso.

Vincenzo Maria Sacco

Presidente del Premio letterario “La Città sul Ponte”

L’ugualianza delle Ossa di V.M. Sacco

Un “Sacco” bello!
Ho letto da poco l’ultimo libro di Vincenzo Maria Sacco “L’uguaglianza delle

L' uguaglianza delle ossa - Vincenzo Maria Sacco - Libro - ALA Libri - I  gialli | IBS

ossa”, un giallo ambientato nella Napoli di fine ‘700 ed ho potuto apprezzare, oltre alla fedele e dettagliata ricostruzione storica, il linguaggio scorrevole e la piacevolezza della storia. L’amico e collega scrittore riesce con la sua penna a suscitare nel lettore simpatie e antipatie per i personaggi che lo meritano! Bella anche la scelta di utilizzare il dialetto napoletano per i dialoghi, che rende la narrazione ancora più realista. Buona lettura a tutti! #paroladiscrittrice

di Eleonora Falchi

L’uguaglianza delle ossa di Vincenzo Maria Sacco

Il primo e forse l’unico indizio che faccia capire se vale la pena leggere un libro è LEGGERLO.

Se ti appassiona e non riesci a smettere nemmeno per andare in bagno, ma te lo porti dietro, se arrivi alle quattro del mattino anchilosata per aver tenuto la stessa posizione per troppo tempo, allora in tutta onestà puoi consigliare quel libro ai tuoi amici e conoscenti. Nascondilo però ai nemici, se li hai; fai loro un grosso torto!

Firenze ] L'uguaglianza delle Ossa di Vincezo Maria Sacco ...
Vincenzo Maria Sacco
(Presidente del Premio La Città sul Ponte,
del GSF)

Scherzo, naturalmente: L’uguaglianza è uno dei migliori gialli storici che io abbia letto e non è poco, visto che, aggiornando a oggi che scrivo, le mie letture di diletto ammontano a 3872 unità (30/04/2020).

A Napoli, capitale del Regno Borbonico di fine ‘700, fra rivoluzioni e Restaurazione, un giudice-commissario della polizia regia, Francesco Filangieri, amante più della giustizia che della Legge, svolge le sue indagini (quattro per quattro episodi) con arguzia e perspicacia.

È veramente coinvolgente seguire i suoi pensieri e le sue azioni mentre si avventura fra i bassi e gli alti piani del potere, interagendo con personaggi storici e inventati, ma altrettanto veri, colti nei loro tratti essenziali, come bozzetti equilibrati e completi che rivelano la struttura e i tipi di un’epoca.

Lo stile è privo di orpelli, scorrevole e di facile lettura, il linguaggio è terso ed efficace, vivacizzato da un dialetto napoletano comprensibilissimo, anche grazie alle note a piè di pagina.

Piacevoli anche le interferenze del narratore, che, pur non intromettendosi nello svolgimento delle storie vere e proprie, interviene simpaticamente alla

Amazon.it: L'uguaglianza delle ossa - Sacco, Vincenzo Maria - Libri

fine di ciascuna, con un tono fra l’ironico e il faceto, a commentare e a chiosare ciò che è appena accaduto.

Un romanzo a puntate, dunque, intenso e suggestivo, L’uguaglianza delle ossa costituisce una lettura avvincente per la trama poliziesca e interessante per i drammatici scenari Storici intessuti alle piccole storie di cronaca quotidiana.

 Perciò, Vincenzo Maria, sbrigati a scrivere le prossime puntate: sono già in crisi di astinenza!

di  Maila Meini

UNA TOMBA DEI TEMPI DI GESÙ – Vincenzo Sacco

Come la sabbia del deserto

Ho conosciuto di recente Vincenzo Maria Sacco, cominciando a frequentare come socio la vivace associazione culturale GSF- Gruppo Scrittori Firenze, di cui Sacco era allora presidente (sostituto da Cristina Gatti, in quanto Sacco si occupa ora, come presidente, del Premio La Città sul Ponte).

Ho letto il suo romanzo storico “Come sabbia nel deserto”, edito dalla medesima casa editrice con cui ho pubblicato quattro lavori, Porto Seguro Editore, iperattiva realtà editoriale del capoluogo toscano.

Come sabbia nel deserto” è opera storica che si snoda su due piani temporali, due millenni fa e nel 1941, sempre in Palestina. Narra del ritrovamento (avvenuto anche nella realtà – il romanzo sviluppa un’ipotesi dello studioso americano Tom Powers) di un’antica tomba dei tempi di Gesù Cristo e del mistero che vi gravita attorno, tale da indurre i due archeologici (le figure reali Eleazar Lipa Sukenik  e Nahman Avigad) a rimandare la comunicazione al mondo della loro scoperta.

Anni intensi, quelli in cui è ambientato, i primi per lo sviluppo del cristianesimo, i secondi per il diffondersi del nazismo e il dilagare della Seconda Guerra Mondiale e, sebbene ambientato in luoghi esotici e lontani, se ne sentono fin lì gli echi.

La scrittura di Sacco scorre precisa e determinata, con rigorosa attenzione alla ricostruzione storica e alle tecniche archeologiche ma anche allo spirito di quei ricercatori (“noi studiosi ridiamo loro la luce, mettiamo un piccolo tassello al suo posto nel grande mosaico della Storia” – pag. 145), offrendoci il ritratto

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Vincenzo Maria Sacco

di una “famiglia di immigrati ebrei vissuta in questa terra quasi duemila anni fa” (pag. 8), spunto per alcune veloci riflessioni sui migranti d’oggi e le similitudini con allora (“erano state tassativamente limitate le immigrazioni e le concessioni di terre agli ebrei” – pag. 19) e nel contempo occasione per descrivere una Storia  che “in fondo, è fatta dagli uomini” (pag. 145) ma anche per interrogarsi sul divino (“Se fosse davvero risorto perché non mostrarsi a tutti?” – pag. 37) e sul messaggio evangelico (“Essere tutti uguali! Sarebbe bello ma è un’utopia, non è così e non lo sarà mai!” e “Se è il Messia come dicono i cristiani, allora, credetemi, Dio ha sbagliato tempo e luogo” – pag. 90).

Vedi anche qui.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

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