20° WEN – 4 e 5 DICEMBRE 2021: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “CONIUGI”

20! Siamo così arrivati al ventesimo week-end! Grazie a tutti voi per averci seguito sinora.

Continua l’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo“, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori”, “Fratelli”, “Antenati” e “Parenti”.

Si chiude, dunque, questo ciclo del WEN è dedicato alla famiglia. E dopo? Abbiamo pensato un ciclo dedicato alla Mente, con temi come Sogno, Incubo, Visione, Ossessione, Schizofrenia e Follia.

Per questo WEN attendiamo contributi che parlino di:

CONIUGI”.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 26 NOVEMBRE 2021 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 4 Dicembre saranno pubblicati i racconti e domenica 5 Dicembre le poesie.

Qual è l'età perfetta per sposarsi? - Focus.it

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui (l’abbonamento per il 2022 costa € 15,00) e saremo lieti di accoglierlo tra noi.

18° WEN – 2 e 3 OTTOBRE 2021: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “ANTENATI”

Continua l’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo“, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli”, “Genitori” e “Fratelli”.

Questo ciclo del WEN è dedicato alla famiglia e ha i seguenti temi (potete portarvi avanti con la scrittura):

Figli

Genitori

Fratelli

Antenati

Parenti

Coniugi.

Per il prossimo WEN attendiamo contributi che parlino di:

ANTENATI”.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • I testi dovranno pervenire ENTRO IL 24 SETTEMBRE 2021 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 2 Ottobre saranno pubblicati i racconti e domenica 3 Ottobre le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui e saremo lieti di accoglierlo tra noi.

Principe Vincenzo Teelsio, nato a Fasano il 31/08/1846

WEN -FRATELLI – Alessandra – Ada Ascari

Ricordo quando mi è stato detto che mamma mi avrebbe dato una sorellina -o un fratellino, perché allora mica si sapeva prima-, non ne sono stata molto contenta. Ero figlia unica da ormai quasi dieci anni e mi trovavo bene nel ruolo di principessa viziata a coccolata. Nonna Iride mi chiamava principessa, ed io lo ero, per tutti, difficile abdicare per un pezzetto di bimba urlante. Io sbalzata di colpo dal piedistallo dei privilegi allo sgabello della sorella maggiore, sgabello scomodo, pieno di responsabilità. Eppure quel pezzetto di bimba che arrivava come una sorpresa di Pasqua dal ventre tondo di mia madre è stato il più bel regalo che la vita potesse farmi. L’ho amata immediatamente, ma nello stesso tempo ne sono stata ferocemente gelosa, lei era il sassolino che andava a incastrare l’ingranaggio ormai rodato degli affetti familiari, era colei a cui tutto era permesso, era la personcina dispettosa a testarda che mi stava perennemente attaccata alla gonna, era quella che mi ha fatto per la prima volta sgridare da mio padre -il mio idolo- perché me la solo dimenticata ai giardinetti. Ma io avevo le amiche con cui parlare, mica potevo guardare quello che faceva la piccola, a tredici anni cominci a pensare ai ragazzi, mica a fare da balia a tua sorella! Cresceva ed era sempre lì incollata a me, mi guardava, mi imitava, mi seguiva… Ho vissuto con sollievo quando me ne sono andata via per studiare all’Università, lei avrebbe potuto godersi appieno mamma a papà io la mia libertà. E invece mi mancava, ma soprattutto ne diventavo sempre più gelosa. Lei era ancora a casa, si godeva i privilegi, era diventata lei la figlia unica che io era stata prima. …e me ne sono allontanata, chilometri di distanza, anni di distanza, che in adolescenza sono lustri, abitudini diverse, interessi diversi. Come era potuto succedere? Era successo! Io di qua, lei di là dall’Appennino, io lontana e lei presente quando nostra mamma ci ha lasciato, io sofferente e chiusa dagli avvenimenti della vita e dell’amore e lei aperta e allegra con i suoi amori spregiudicati, i compagni che cambiavano, io che non capivo.

Fino alla morte di nostro padre, ha fatto il bello e il cattivo tempo, poi si è ricordata di me.

Io sola, lei sola, ci siamo riavvicinate, piano piano, io sola, lei con un nuovo compagno, quello definitivo. Mi figlio che le assomiglia, nella bocca carnosa e sorridente, lei senza figli, ma con tanta voglia di dare amore ai figli del suo compagno.

Ho passato le estati degli ultimi 20 anni a casa sua, nella casa che aveva sistemato come voleva, una piccola casa che per me era il Paradiso. Quando partiva per una vacanza mi chiedeva di andare da lei per non lasciare la casa disabitata -abitava su una piccola strada secondaria di montagna- ed io felice andavo, e non solo quando partiva, ma anche quando c’era e piano piano sono diventata gelosa per altre cose, la sua serenità conquistata, il suo essere sempre presente.

Gli anni si sono annullati, i 10 che ci dividevano erano diventati mesi, eravamo solo due donne che si capivano e si volevano bene. Fino a quattro anni fa quando mi ha detto che aveva un brutto tumore, che avrebbe voluto lottare e guarire perché non voleva morire alla stessa età della nostra mamma. Invece a sessantadue anni se ne è andata, stessa età, stesso destino. Io sono rimasta sola, questa volta davvero sola, con domande a cui non so rispondere, con perché che risuonano vuoti, con l’abisso a cui mi affaccio e di cui non vedo il fondo. Non sono più gelosa di lei, ma sono arrabbiata con lei perché se ne è andata troppo presto, troppo in fretta, senza salutarmi mentre io correvo nella tormenta per raggiungerla. Avrei voluto tenerle la mano ed invece non ho fatto in tempo. Addio sorellina.

di Ada Ascari

WEN – FRATELLI – Il ciclista sconosciuto – Bruno Magaldi

Nella terza tappa del Giro di Polonia del 195.., a poche centinaia di metri dal traguardo ci fu una caduta che coinvolse tutto il gruppo impegnato nella volata.

Si rialzarono tutti, più o meno ammaccati, solo uno, Alessandro Benotti, non si rialzò.

Aveva battuto la testa.

Le sue condizioni apparvero subito critiche, i soccorsi furono tempestivi ma non ci fu niente da fare.

Alessandro Benotti era un  professionista con spiccate doti di velocista,  aveva ventisei anni, e gettandosi coraggiosamente nelle volate, aveva vinto diverse corse e tappe dei vari giri sia in Italia sia all’estero, acquistando notorietà, simpatie e  popolarità fra i colleghi ed i tifosi.

La notizia giunse al paesino delle Marche di cui era originario, lasciando increduli e costernati i suoi compaesani e  gettando i suoi familiari, annientati dal dolore, nel più cupo sconforto.

Alessandro aveva un fratello, Riccardo, più giovane, anche lui ciclista,  appena tesserato nella stessa squadra del fratello, dopo una promettente carriera da dilettante.

La madre, abbracciandolo  disperata,  lo implorò  di smetterla con  il ciclismo e Riccardo, anche lui sconvolto, glielo promise.

Comunicò poi la sua decisione ai dirigenti della squadra che, dopo qualche tempo, con ogni possibile discrezione, lo ricontattarono per invitarlo a rivedere la sua decisione.

Ma Riccardo sembrava irremovibile.

Una notte Riccardo sognò Alessandro che, in sella alla sua bicicletta gli diceva dolcemente: ”Anche Bartali, anche Coppi hanno perso un fratello mentre correvano in bicicletta. Sia Bartali, sia Coppi  volevano smettere, ma hanno poi continuato nel loro ricordo. Anche tu devi continuare per me ed ogni tua vittoria sarà anche la mia che ti guarderò dal Cielo “.

E Riccardo dopo qualche mese riprese a correre.

Ottimo passista, agile e grintoso  in salita,  era per altro fermo in volata.

Il  ricordo della tragedia del fratello, lo condizionava e quando si trovava a disputare una volata, anche con  pochi compagni d’avventura non riusciva mai a piazzare uno spunto vincente.

Dopo quasi un anno di professionismo non aveva ancora festeggiato una vittoria.

Il giro dell’Emilia era una delle ultime corse della stagione.

 Era una giornata grigia e la visibilità era molto ridotta per i banchi di nebbia che si sollevavano dai campi della pianura Padana.

A venti chilometri dal traguardo, in un finale convulso di fughe e controfughe, Riccardo si trovò davanti un corridore che con la mano gli fece segno di seguirlo.

Non lo riconobbe, la nebbia era sempre più fitta, ma Riccardo si mise alla sua ruota.

Andava forte quel ciclista senza mai chiedere un cambio e Riccardo faceva fatica a stargli dietro, anche se,  ogni tanto, rallentava per permettergli  di riprendere fiato.

Riccardo, voltandosi, mentre la  nebbia a poco a poco si diradava, si accorse che avevano fatto il vuoto ed erano rimasti soli loro due.

Superato l’ultimo chilometro si profilò infine, in fondo al  lungo rettilineo transennato, lo striscione del  traguardo.

 Riccardo cercò di superare  il compagno di fuga, sperando che con tutta la fatica che si era sobbarcato,  rallentasse un po’

Ma  lo sconosciuto  non si fece superare e  tagliò per primo il traguardo.

Anche questa volta Riccardo doveva rinviare l’appuntamento con la prima vittoria.

Ma, con sua grande sorpresa, si vide circondato dai tecnici della sua squadra che lo festeggiavano  e si congratulavano con lui  come se avesse vinto.

“Non sono io che ho vinto” si schermiva Riccardo “è lui che ha vinto!” e indicava il corridore che lo aveva preceduto,  fermo  a  qualche metro davanti a lui ed al quale nessuno sembrava far caso.

Il corridore sconosciuto si voltò verso di lui.

E Riccardo lo riconobbe,  riconobbe il volto di Alessandro che gli sorrideva. Poi il corridore sconosciuto, a poco a poco, scomparve per sempre.

Pedalare senza dolori: la flessibilità del ciclista - Cellini Training  Method

di Brunetto Magaldi

WEN – FRATELLI – Il mondo oltre il muro – Milena Beltrandi

-Cosa fai qui tutto solo? – chiese al fratellino quando finalmente lo trovò.

-Voglio andare via da qui, voglio vedere cosa c’è oltre questo muro.- rispose questi amareggiato. Passava giornate intere a guardare il muro pensando al mondo fantastico che celava. Gli altri piccoli correvano incuranti dei muri, giocavano tra di loro, ruzzolavano e si rialzavano con le gambe sbucciate. A lui non piaceva più quel gioco: sì, si era divertito anche lui con suo fratello, nei giorni passati ma ora qualcosa era cambiato. La mamma era sparita subito dopo la loro nascita e questo non sembrava essere un grosso problema, anche gli altri erano soli, la presenza delle madri era stata sostituita da una lunga tavola sempre piena di cibo.

Era successo durante una gara a chi arrivava prima alla tavola e lui, suo fratello e altri piccoli, vittime dei più prepotenti, erano finiti contro il muro. Avevano visto una fessura dalla quale filtrava una luce diversa, calda e invitante, ma una mano li aveva afferrati prima che riuscissero a infilarsi nel buco, li aveva strattonati, sballottati come fossero sacchi e buttati in mezzo agli altri creando non poca confusione nel gruppo. La sensazione di quella mano contro il suo corpo gli aveva aperto gli occhi: aveva conosciuto la paura e l’ingiustizia e ogni volta che sentiva la voce dell’uomo tremava temendo di essere afferrato di nuovo. La paura gli aveva insegnato a far finta di niente, accettava il suo cibo, dormiva nel suo rifugio ma lo odiava e voleva andare lontano, soprattutto ora che suo fratello stava crescendo e presto li avrebbero divisi; c’erano solo piccoli lì, tutti più o meno della stessa età. C’era qualcosa di strano in quel posto, non voleva rimanere e non voleva andare senza suo fratello, l’unico a significare qualcosa per lui. Insieme o nulla!

Un giorno il fratello gli disse che l’avrebbe seguito oltre il muro, era pronto, aveva visto l’uomo prendere alcuni compagni che non avevano più fatto ritorno e anche lui aveva provato cosa significasse finire nella mano dell’uomo. Loro erano fratelli, dovevano stare insieme, aiutarsi a vicenda.

Il giorno nuovo, dopo una colazione abbondante, fecero un paio di giri di corsa intorno al nulla e, quando i più piccoli, sbagliando direzione si scontravano con i più grandicelli e la confusione fu totale, i due fratelli si avvicinarono al grande muro. Il fratello ritrovò l’avvallamento dal quale filtrava la luce calda, si guardarono intorno per l’ultima volta e sicuri della loro forza, si avventurarono nel passaggio. La luce li avvolse in una calda carezza mentre la brezza mattutina li invitò a proseguire.

L’erba alta li nascose durante la fuga. Scoprirono quanto più buono fosse il cibo oltre il confine e quanto più divertente fosse correre protetti dall’erba. Poi arrivò la notte e i due fratelli si accoccolarono uno accanto all’altro addormentandosi stanchi. La mattina dopo un’ombra alta li spaventò:

-E voi due da dove venite? – chiese la donna vedendoli. Allungò una mano e ne prese uno, lo ribaltò e gli soffiò dolcemente tra le gambette spostando le leggere piume gialle, poi prese l’altro e fece altrettanto:

-Oh due bei galletti! Il mio pollaio ha proprio bisogno di voi. Sarete affamati! – disse la contadina tenendo con tenerezza di due pulcini trovati nell’erba alta.

-Coraggio fate un po’ di spazio: ci sono due nuovi fratellini. – disse appoggiandoli delicatamente a terra accanto alla ciotola del cibo dove una mamma chioccia e i suoi pulcini stavano iniziando la giornata. La contadina sorrise: sapeva da dove venivano, qualche pulcino riusciva a scappare da quell’allevamento intensivo di polli ma i due fratelli erano arrivati in cima alla collina, erano stati davvero coraggiosi: sarebbero diventati due galli bellissimi.

Pulcini maschi delle galline ovaiole: Coop ha detto basta alla strage

di Milena Beltrandi

17° WEN – 4 e 5 SETTEMBRE 2021: IL NUOVO TEMA PER IL WEEK-END DEL NARRATORE È “FRATELLI”

Continua l’iniziativa WEN (il Week-End del Narratore) lanciata dal GSF sul proprio Blog, dopo la numerosissima partecipazione ai precedenti temi “Covid-19”, “Quanti siamo“, “Là fuori”, “Acqua”, “Fuoco”, “Terra”, “Aria”, “Ira”, “Avarizia”, “Invidia”, “Superbia”, “Gola”, “Accidia”, “Lussuria”, “Figli” e “Genitori”.

Questo ciclo del WEN è dedicato alla famiglia e ha i seguenti temi (potete portarvi avanti con la scrittura):

Figli

Siblings: quali difficoltà affrontano i fratelli di persone diversamente  abili

Genitori

Fratelli

Antenati

Parenti

Coniugi.

Ci prendiamo un mese di pausa ad agosto e ci ritroveremo a settembre. Per il prossimo WEN attendiamo contributi che parlino di:

FRATELLI”.

Le regole sono sempre le stesse:

  • RACCONTI E POESIE DI MAX 3.500 BATTUTE SPAZI INCLUSI

(con una certa tolleranza, accettiamo sempre testi anche attorno ai 4.000 caratteri o anche più lunghi, spazi inclusi, ma questo vuole anche essere un esercizio per sforzarci a essere sintetici e imparare a tagliare il superfluo, pertanto Vi preghiamo di cercare di rispettare questa semplice regola).

  • Potete inviare anche più di un contributo.
  • I testi, considerato il periodo estivo, dovranno pervenire ENTRO IL 27 AGOSTO 2021 all’indirizzo:

blogautori.gsf@gmail.com

Sabato 4 Settembre saranno pubblicati i racconti e domenica 5 settembre le poesie.

Questa è una delle numerose iniziative del GSF – Gruppo Scrittori Firenze. Per partecipare al WEN non è necessario essere soci, ma chi volesse iscriversi può farlo qui e saremo lieti di accoglierlo tra noi.

WEN – GENITORI – Gli uccelli nel cielo – Carlo Menzinger

“Mamma, gli uccelli nel cielo”

Cammini lungo la via madre bella

“Mamma, dipingono giochi”

Nella tua mano stringi la borsetta

“Mamma, di ali è un velo”

L’afferri per la mano sua fanciulla

“Sembrano tanti, son pochi”

La tiri via andando più di fretta.

“Mamma, mammina, aspetta”

Neppure la guardi, traversi la via

“Voglio restar mezz’oretta”

Capricci – dici – or non fare suvvia.

“Mamma, giochiamo assieme”

Saluti un’amica che passava

“Vorrei fermarmi un poco”

Nella tua borsa or cercando frughi

“Di baciar te or mi preme”

Ti chini, la baci veloc’e schiva

“Dai facciam or un bel gioco”

Che giocar si possa però le neghi

“E allor io scappo, mamma”

Guardi le auto per la via sfrecciare

“Prendimi, prendimi mamma”

La prende l’auto e il tuo gridare.

Firenze, 03-07/12/2002

da “Sangue blues” di Carlo Menzinger di Preussenthal

WEN – GENITORI – Custodi vitali – Zorzetto

madre,

protezione vitale,

dalla sua mammella,

energia naturale;

padre,

fermezza,

direzione,

sicurezza,

soluzione;

pane di vita.


custodi vitali,

fonti naturali,

gioia infinita.


custodi vitali,

tempo di giochi,

tempo di affetti,

abbracci stetti.


custodi vitali,

ti sono vicino,

ti tengono per mano,

nel tuo cammino,

i tuoi passi seguono,

i legami non si slegano.


custodi vitali.

di Zorzetto

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: