WEN – CONIUGI – “Combaciami” – Cristina Scrigna

L’altro me

Mio opposto

Niente di più

differente e uguale

Individui completi

Condividui sinergici

Ingranaggi che

si addentano

senza farsi male

‘Dai, su, presto…

combaciami!’

Pensieri Di Donna — Amarsi non è poi così difficile,far combaciare due...

(cristinascrigna)

WEN – CONIUGI – T’ho sognato – Miriam Ticci

T’ho sognato mentre tagliavi il pane

Tenendolo sul cuore dolcemente

La lama del coltello dava lume

E forma alla fetta lentamente

Sorridevi, come tu sol sai fare,

Brillavan gli occhi ed il tuo sembiante,

Pareva la tua mano accarezzare

Quel pane tondo come fosse infante.

Fossi io stata al tuo desco, te vicino!

Porto t’avrei insieme all’amor mio

Del melograno i chicchi e del buon vino.

Ma or del bigio tempo dell’oblio

Parla la foglia che si stacca e vola

Lasciando solo un luteo[1] tremolio.

Di Miriam Ticci

Sonetto con schema metrico a rime imperfette: ABAB ABAB CDC CDC


[1] Luteo: giallo come i fiori del guado o gli stigmi dello zafferano. Il luteo tremolio è…..

WEN – CONIUGI – Μεταμόρϕωσις – Miriam Ticci

A M.

Vola farfalla[1] libera nel cielo

Un luì[2] ti s’appressa piano piano

Un frullo d’ali e già gli sei lontano

Oltre l’oggi  nell’eterno sereno

In questa mia crisalide di fumo

A te sbocciare spero, non più umano

Signa, 25 marzo 2020

Di Miriam Ticci


[1] In Greco antico “farfalla” si dice  ψυχή, termine connesso con ψύχω “io respiro, io soffio”, e significa soffio d’aria, ma anche anima e farfalla.

[2] Il luì è un uccellino delle nostre parti, piccolissimo e grazioso, indica la presenza di chi ti ama.

WEN – CONIUGI – Vennero dal mare – Carlo Menzinger

Un essere poliforme è venuto dal Giappone.

Venivamo tutte per mare - Julie Otsuka - copertina

Un mostro dalle mille teste ha attraversato l’Oceano.

Una creatura femminea e seducente è arrivata in America,

quella del sogno,

a cercare mille uomini da far suoi.

Mille corpi stipati in una nave per mesi.

Mille vite spezzate e ricominciate.

Mille donne diverse.

Mille donne uguali.

Mille fanciulle con la foto e il sogno di un marito mai visto.

Mille spose per mariti sconosciuti.

Mille donne che sognavano un uomo e l’hanno trovato diverso.

Mille piccole donne orientali arrivate nella terra della speranza,

Mille vite nuove.

Mille donne dai passi leggeri.

Mille donne silenziose e rispettose.

Mille piccole povere ragazze.

Mille ragazzine ingenue.

Mille teste piene di sogni.

Mille ricordi.

Mille fantasie.

Mille leggende.

Il sogno le ha accolte.

Le ha assorbite.

Le ha rese parte di sé.

Le ha masticate e digerite.

Le ha cacciate via al rullo dei tamburi di guerra.

Ha chiuso i loro mariti in ghetti.

Le ha trattate da amiche, da serve, da schiave, da nemiche.

Le ha sfruttate, arricchite, istruite, maltrattate e scacciate.

Le ha rimandate nude e violentate nelle perdute case paterne.

Julie Otsuka[1], ha cantato la loro epopea.

Julie Otsuka le ha dipinte una a una e tutte assieme.

Julie Otsuka le ha viste e le ha sognate per noi.

Come non innamorarsi di queste molteplici donne?

Come non emozionarsi per il loro coraggio,

per la loro sorte,

per la loro avventura e per la lo sventura?

Come non essere una di loro?

Come non essere tutte loro?

Come essere così ciechi al loro dolore,

al dolore di chi fugge,

al dolore di chi sceglie il coraggio,

al dolore di chi decide di ricominciare

al dolore di chi affronta l’ignoto?

Come non inchinarci davanti ai loro mille piccoli volti,

tutti uguali eppure tutti così diversi.

Firenze, 01/09/2012

Recensione in versi da “Il terzultimo pianeta” di Carlo Menzinger di Preussenthal.


[1] Julie Otsuka, con “Venivamo Tutte per Mare” ha narrato l’epopea dell’emigrazione giapponese nella prima metà del XX secolo non attraverso una protagonista, ma attraverso tutte quelle ragazze, uguali e diverse tra loro, che a bordo di una stessa nave sono arrivate in America per sposarsi con un marito conosciuto per corrispondenza, che in America hanno vissuto e che allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono diventate il nemico, sono state rinchiuse in ghetti e lager o scacciate, perdendo tutto quello che avevano creato con anni di vita e lavoro.

WEN – CONIUGI – Una vita in un abbraccio (due metà) – Zorzetto

Una vita in cammino,

insieme, in un abbraccio,

(due metà); 

un allaccio,

eternità.

Coppia a passeggio |

di Zorzetto

WEN – CONIUGI – Nozze d’oro in casa Borchi – Miriam Ticci

Nozze d’oro in casa Borchi

(poesia d’occasione)

Cari Brunella e Roberto Borchi,

Amici nella buona e avversa  sorte,

Si spalancano gli usci, anche le porte,

Brillano gli ori, s’innalzano gli archi,

Ad onorar così la ricorrenza,

Che uniti qui ci trova a questo desco

Per una coppia non nata di fresco,

Ma della qual non possiamo star senza.

Da dieci lustri insieme uniti vanno

Per le strade del mondo in armonia

E la ricetta essi bene la sanno:

Roberto è campione d’allegria,

Brunella non conosce ira né inganno

E insieme cinquant’anni volan via!

Sesto Fiorentino, chiesa di San Martino, 20 settembre 1970-2020

Foto nozze d'oro: come scegliere il miglior fotografo

di Miriam Ticci

WEN – CONIUGI – L’amore coniugale – Miriam Ticci

Il vivo raggio avvolgente stampato

Nell’ardore della febbre agostana

Mutato s’è in tiepido sole che

Scalda la coda della mia cometa.

Di Miriam Ticci

La cometa Leonard arriva a Natale: sarà visibile a occhio nudo

Schema metrico: Quartina di endecasillabi sciolti.

WEN – CONIUGI – Abitudine – Cristina Scrigna

La vita,

la necessità,

lo sguardo rivolto

solo dentro,

e quella fortunata

sovrapposizione

si cambia in

urgenza

di ampio spazio.

E, per paura

di ferire,

si accetta di mutarsi

in abitudine

che poi

con nostalgia

si perde

a poco a poco.

La luce e lo sguardo. Il vedere che dà forma. Come ti guardo così ti plasmo  (Omar Montecchiani)


(cristinascrigna)

WEN – CONIUGI – Da amante il foco con le dita avvolge – Miriam Ticci

Da amante il foco con le dita avvolge

Il ceppo che s’indora e quindi avvampa,

Così l’anima mia, di cure[1] stanca,

Ride al sorriso che ‘l tuo labbro porge

E spera che mai più quel rosso riso

E questa gioia calda che la invade

Si perdan come foglie nelle strade,

Cenere d’un bivacco condiviso.

Così, signore, se davver m’amate,

Siate diaspro che non si consuma,

Porto sicuro a vele ammainate

Ove legno non teme onda né bruma.

Di nostra vita il mare più non si cèla:

Scafo e timone tu ed io la véla!

Di Miriam Ticci

Immagini Stock - Ceppo Di Albero Che è In Fiamme All'interno Di Una Cavità  Vuota. Image 33744736.

Schema metrico: Sonetto di tipo Shakespeariano composto da tre quartine di endecasillabi a rima incrociata nelle prime due quartine, alternata nell’ultima, e un distico finale a rima baciata.


[1] Cure: alla Latina= preoccupazioni, affanni.

WEN – CONIUGI – All for her wild sake – Carlo Menzinger

A W.B. Yeats (La Torre)

Hai quarant’anni amico mio

Dei miei vent’anni

E lei ne ha altri venti

Di meno almeno

Di te e di me e di noi allora

Vent’anni sono anni ventosi

Mossi da tormente e tormenti

Scossi da uragani e ormoni

Anni di passioni, d’odii e d’amori

Futili e fuggenti

Fumosi e furiosi

Quale segreta essenza suggere vorresti

Dalla sua giovanile ebbrezza?

Forse gli anni trascorsi improvvisi

E per sempre perduti?

Forse il suo amore selvaggio

Vorresti?

Forse il suo amore inaddomesticato

Vorresti?

Forse il suo amore incolto

Per farne un orto

Un giardino

Un parco

Un terreno edificabile

Su cui costruire quel che resta del tuo futuro

La famiglia cui non pensavi

La famiglia che scopri non avere

Più e mai?

È il suo amore selvaggio

Che non ha conosciuto dolori

Amori, batticuori, delusioni, passioni

Amore bambino di fanciulla

Troppo facile preda

Inesperta

E selvaggia

E appassionata

Come noi

Quando lei non c’era ancora

Al mondo.

Firenze, 16/10/2002

Da “Sangue blues” di Carlo Menzinger di Preussenthal

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