Recensione di Antonella Cipriani de “Il colibrì” di Sandro Veronesi

Non poteva mancare nel nostro Gruppo di lettura – Una sera…un libro Il Colibrì di Sandro Veronesi, Premio Strega 2020.

Un romanzo che abbraccia in un arco temporale di settant’anni, la vita del

Sandro Veronesi

protagonista Marco Carrera, uomo, medico oftalmologo, figlio, fratello, padre, marito, amico, amante… che la voce narrante onnisciente ci svela in modo non cronologico, con sbalzi temporali che anticipano i fatti senza togliere nulla alla tensione della storia. Le lettere di Marco con l’amante, il fratello, la nipote e gli sms con lo psicanalista della moglie, rendono la narrazione ancora più intima e vera, acutizzando la profondità del personaggio, tanto da sorprendermi quando ritrovo la voce narrante in terza persona, vivendola come l’intruso che sembra volersi insinuare nella vicenda. Ma quella voce è importante, e solo alla fine si capisce il perché.

L’alternarsi del passato, presente e futuro, crea un’altalena temporale che richiede un’attenzione sempre costante da parte del lettore nel seguire gli eventi nella loro complessità, ma che modula il ritmo della narrazione senza annoiare. In tutto il libro permane una tensione – che azzardo a definire una sorta di cliffhanger, la tensione del finale sospeso – che ci spinge a correre e continuare nella lettura con l’ansia e la bramosia di scoprire, di capire cosa, come e perché si sono verificati gli eventi descritti.

Fulcro della vicenda sono i sentimenti umani, le emozioni, i rapporti

Il colibrì - Sandro Veronesi - copertina

interpersonali, le relazioni, a cominciare da quelle più intime all’interno della famiglia, per rappresentare quel mondo di affetti, valore vero della vita di ciascun uomo, espressi nella gioia e nel dolore di un destino che si accanisce senza possibilità di fuga. Un destino che il protagonista sa accettare, nella sua apparente immobilità di colibrì, ma che si può anche manipolare, anticipare,

attraverso la scelta delle azioni.

Scrittura fluida, piacevole, stuzzicante, arricchita da un linguaggio sempre azzeccato – ricercato ma anche macchiato di termini popolari – che coinvolge subito, “acchiappa”, capace di riprodurre ambientazioni, personaggi, situazioni, come se li stessimo vivendo in un film (non mi meraviglierei di vedere a breve la storia nelle sale cinematografiche).

Gli ingredienti per un buon romanzo ci sono tutti: amore, amicizia, ruoli sociali, malattia, dolore, perdita, lutto, rinascita, spiragli di luce in fondo al buio più assoluto…, la speranza di un futuro migliore.   

Il colibrì è uno dei quei libri che arrivi all’ultima pagina col dispiacere di averlo già finito. Ho sempre apprezzato l’autore, una simpatia nata già con Caos calmo (vincitore Premio Strega 2006) e continuata in Terre rare: sarà perché l’autore è fiorentino – pratese per l’esattezza, e tanto nel libro si parla di Firenze, della costa toscana di Bolgheri – sarà perché il protagonista è un oftalmologo e lavora proprio nella clinica dove anch’io tutti i giorni svolgo la mia attività di infermiera (sorprendente coincidenza che contribuisce alla magia della lettura).

Per chi ha voglia di una storia attuale, commovente, profonda, tragica ma piena di positività e speranza allora Il colibrì è la giusta lettura.

Firenze, 6 novembre 2020

di Antonella Cipriani

Biblografia Veronesi S. Il colibrì La nave di Teseo 2019, Milano

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