WEN – LÀ FUORI – Sicurezza – Carlo Menzinger

«Non lasciarmi ancora, mammina, portami con te».

«Ancora con questa storia, Paolo? È da quando eri piccolino che ti dico che se non vado là fuori, a lavorare, non posso portarti da mangiare…»

«Lo so, mammina, ma non voglio restare da solo tutto il giorno in queste stanze. Voglio venire con te».

«Quante volte ti devo dire che non si può! Là fuori è pericoloso. Ci si può ammalare, c’è gente cattiva, l’aria è inquinata, il sole brucia…»

«Tu, però, mammina, ci vai là fuori e torni sempre. Come fai?»

«Io, Paolo, sono grande e so come difendermi, là fuori».

«Insegnami, mammina. Fammi vedere come si vive là fuori».

«Là fuori, Paolo, non si vive, si sopravvive, non è un posto per un ragazzino come te. Io penso solo alla tua salute e alla tua sicurezza. Devi fidarti di mammina».

Anche quella volta Mammina uscì, chiudendosi alle spalle la porta che teneva chiuso Paolo e lo proteggeva dal mondo e dalla Gente Cattiva.

Ormai Paolo aveva quindici anni e sebbene protestasse tutte le volte, si era rassegnato a esser lasciato in quelle stanze senza finestre. Non sapeva leggere. Non aveva la TV, ma aveva imparato a far passare il tempo fantasticando. Sognava soprattutto Là Fuori, quel mondo misterioso e pericoloso, popolato dalla Gente Cattiva. Lo immaginava come un labirinto di stanze buie. La Gente Cattiva la immaginava come orchi e streghe, persone brutte e crudeli. Si immaginava Là Fuori, ad affrontare mille avventure, per sfuggire da belve feroci e dalle grinfie della Gente Cattiva.

Quando aspettava Mammina, spesso camminava avanti e indietro in quelle due stanze. Avanti e indietro. Avanti e indietro. Spesso arrivava alla porta da cui usciva sempre Mammina. Di rado la toccava.

Passandoci accanto la sfiorò. Si muoveva! Afferrò la maniglia. La tirò a sé. La porta era aperta! Mammina l’aveva chiusa a chiave, ma non si era accorta che era solo accostata, così la serratura si era agganciata… all’aria. Paolo aveva davanti una scala che saliva verso il misterioso Là Fuori. Ebbe paura. Tremò. Poi riuscì a calmarsi. Pose un piede sul primo gradino. Lentamente ci salì sopra. Rimase lì. Interdetto. Non sapeva nulla della luna e degli allunaggi, ma probabilmente provò la stessa emozione di Neil Armstrong nel lontanissimo 1969: aveva posto piede su un mondo nuovo! Respirò a fondo e salì un altro gradino. Si fermò ancora. Ormai stava andando. I passi successivi furono più facili. Fino in cima alla scala. Lì, però, c’era un’altra porta. Sarebbe stata chiusa a chiave? Abbassò la maniglia. Si apriva. Fu assalito da una luce potente e strana. Per la paura quasi non ruzzolò giù dalle scale, ma si resse alla maniglia. Non era la solita luce delle lampadine, era il sole. Che non aveva mai visto. Entrò nella stanza. Si guardò attorno. A colpirlo non furono i mobili, diversi dai suoi, ma un’apertura da cui entrava la luce: una finestra. Non ne aveva mai viste. Si affacciò e vide colori nuovi: un cielo di un azzurro mai immaginato, alberi verdi, prati, e si sentivano rumori che non comprendeva: cinguettii e rumori lontani di motori. Quella grande lampada in cielo, il sole, non poteva esser guardata direttamente, bruciava gli occhi. Aveva ragione Mammina! Eppure, Paolo non si fermò. Cercò un’altra porta e uscì nel giardino, lo accolse una brezza gentile che gli accarezzò la pelle. Si guardò attorno stupito: chi era a soffiargli addosso? Non c’era nessuno. Attraversò lentissimo il giardino. Era Là Fuori! Aprì il cancello e si trovò in strada. La Gente Cattiva! Eccola! Una donna dai capelli bianchi, avanzava a fatica appoggiandosi a un bastone. Si guardarono.

«Tutto bene, figliolo?» chiese la vecchia, osservando lo sguardo spaventato di Paolo.

Il ragazzino, terrorizzato corse via lungo il marciapiede. Passò veloce un auto, facendolo sussultare, ma Paolo non smise di correre, via, là fuori.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

Sognare una scala, le scale - Significato Sogni

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