WEN – IRA – Ira cosmica – Carlo Menzinger

Quando l’ultima navetta attraccò alla Xiwang, facendo scendere a bordo i suoi passeggeri, la grande nave si mosse in direzione dell’anomalia spazio-temporale nota come il Passaggio.

Era un’operazione quanto mai azzardata. Mai in passato si sarebbero tentate operazioni spaziali o altre missioni scientifiche con margini di successo così modesti. La Glubina e la People, lanciate in viaggi millenari, avevano ancor meno speranze. Eppure, andava tentato l’impossibile: la Terra si poteva considerare ormai morta. Nessuno vi sarebbe sopravvissuto.

Il Passaggio, il warmhole vagante, si avvicinava a gran velocità. Aveva già superato l’orbita di Giove. La Xiwang lo doveva intercettare a una distanza maggiore di quella media di Marte. Ci si sarebbe tuffata dentro, con la speranza di uscirne intera e, soprattutto, altrove.

La finestra per il “tuffo” sarebbe durata solo pochi giorni, poi il Passaggio avrebbe cominciato ad allontanarsi dalla Terra e non sarebbe stato più possibile raggiungerlo. Per questo non c’era il tempo di fare esperimenti, di mandare sonde o navi più piccole. Ci voleva una nave interstellare in grado di trasportare una consistente porzione di umanità, una comunità in grado di assicurare il futuro alla specie su un mondo nuovo, anche se questo poteva non esistere!

Eleonora sedeva nella sua cabina.

«Che cosa hai? Ti vedo inquieta» le chiese il marito, osservandola mentre si torturava le unghie della mano sinistra con i denti «hai paura?»

«No, Paolo. Non paura. Potremmo morire nel tentativo di attraversare il Passaggio. Potremmo essere distrutti quando lo avremo superato se finiremo dentro una stella o chissà dove. Potremmo trovarci dispersi in chissà quale luogo dell’universo senza sapere dove trovare un posto in cui fermarci e chiamare casa. Sono preparata a tutto questo, lo sai bene. Non ho paura di morire o di vagare per sempre nel vuoto. Quella che provo è rabbia. Autentica, furente ira.»

«Dovremmo, invece, essere felici di aver avuto questa possibilità. Orgogliosi di essere i soli due italiani a rappresentare il nostro Paese in questa grande impresa. Orgogliosi di essere l’ultima speranza dell’umanità».

«Lo so. Hai ragione, ma non ci posso far niente. La rabbia è più grande».

«La rabbia per che cosa?»

«Per che cosa, Paolo? Cavolo! Ma sei scemo? Come fai a non essere furioso

Scrivere fantascienza: creare un'astronave - PenneMatte

anche tu? Noi non dovremmo esser qui. Nessuno di noi. L’umanità non dovrebbe essere arrivata a questo punto, Paolo. Ma ci vedi? Siamo dei disperati in fuga da un mondo morente e non per colpa di un’invasione aliena, di un meteorite che ci ha fatto piombare in una nuova era glaciale. No! No, Paolo! Se la Terra sta morendo, praticamente è già morta, è solo e soltanto colpa nostra, di tutti noi, di chi continuava a spolparla, divorarla, devastarla, inquinarla, depredarla, di chi lo sapeva e non faceva nulla. Abbiamo distrutto il nostro pianeta in tutti i modi possibili: deforestazione, desertificazione, surriscaldamento, genocidio di milioni di specie viventi, inquinamento, distruzione di habitat, diffusione di sostanze tossiche… Devo andare avanti, Paolo! Devo andare avanti? Non lo sai anche tu?»

«Certo, Eleonora, lo so bene. Ora però abbiamo una nuova speranza, trovare una nuova casa…»

«Diamine, Paolo, non sono così ingenua. Non troveremo nulla oltre il Passaggio, né troveranno nulla le altre navi nei loro viaggi millenari. È finita. È finita! E io non posso che provare la più profonda ira. Se anche dovessimo trovare un nuovo mondo che cosa ne faremo? Lo distruggeremo. Lo distruggeremo di nuovo! Lasciami stare, Paolo. Lasciami crogiolare nella mia ira. Non mi è rimasto altro».

di Carlo Menzinger di Preussenthal (questo racconto è uno spin-off di “Passaggio per Fruchtbar”, racconto finalista al Premio Short-Kipple 2020)

Firenze, 03/10/2020

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