WEN – INVIDIA – Invidia del pelo – Carlo Menzinger

Sono una femmina umana. Appartengono cioè alla più infima delle razze di Fruchtbar. Non è colpa mia se lo sono, ma un colpevole esiste e sono i mei antenati che secoli fa decisero di non mescolare il nostro DNA terreste con quello delle meravigliose creature di Fruchtbar, tanto più adatte di noi a questo mondo simbiotico. Certo, anche noi, sebbene ci chiamino solo “umani” e non con i magici nomi del mito, lo siamo così poco che se gli antichi abitanti della Terra ci vedessero, probabilmente ci scambierebbero per alieni, ma i nostri antenati hanno scelto di accettare solo le minime mutazioni genetiche necessarie a vivere su questo florido mondo, cui così fortunosamente giungemmo attraverso il Passaggio, quando la Terra stava già morendo.

Ebbene, io vivo rodendomi nell’invidia per i nostri cugini che hanno mescolato il proprio patrimonio genetico con quello di altre creature.

Vivo nelle terre popolate dai nobili e possenti centauri e dalle alate arpie e mi sento così debole e inferiore a loro. Queste splendide razze, del resto, così prese e litigare tra loro, quasi non prestano caso a noi umani. Per loro non siamo nulla di più delle tante altre creature inferiori che vivono sul pianeta.

Invidio le arpie per il loro doppio paio di braccia e, ovviamente, per le colossali ali con cui volteggiano nell’aria del tramonto o alla luce delle tre lune di Fruchtabr a caccia di farfallottere. Certo, si nutrono soprattutto di muricorini, i parassiti degli schulechiani e dei centauri, ma per loro la caccia alle farfallottere è una specie di sport, oltre che una golosa integrazione della loro dieta.

Le invidio mentre le vedo salire e scendere nell’aria seguendo le correnti, con le ali cangianti.

Invidio anche la loro monosessualità, che non le costringe a essere tormentate da ragazzotti brufolosi e sfigati, come accade a noi ragazze umane.

Occhio della dea: Le Arpie

I loro volti sono femminei, umani ma assai diversi dai nostri e di una strana bellezza quasi ferina.

Più di ogni cosa, però, invidio il loro pelo dei mille colori! Che meraviglia quei colori che sembrano cangiare mentre si librano leggere in aria! Ah, sì! Vorrei proprio essere nata arpia e volare con loro in quel tripudio di colori mutanti.

Sarei almeno potuta nascere centaura, con quelle magnifiche criniere di penne e correre sulle due terzine di zampe dagli zoccoli che schioccano sonori nelle pianure d’ardesia lungo il mare. I centauri sono creature doppie, nate dalla simbiosi di ippolusti geneticamente antropomorfizzati e tartavalve, che viaggiano avvinte con le ventose al loro dorso.

Credo sia meraviglioso avere un simbionte. Molte delle creature di Fruchtbar ne hanno. Noi umani siamo così banali e solitari nella nostra unicità, nella nostra incapacità di essere veramente parte di quell’immenso organismo che è l’intero mondo di Fruchtbar.

Lo so, l’invidia non porta da nessuna parte, ma io continuo a rivoltarmici dentro come un pagottero nel fango e prima o poi ne morirò.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

(racconto delle serie “Le chimere di Fruchtbar”)

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