WEN – LUSSURIA – Il compleanno di zia Monireh – Manna Parsì

Eravamo in piena pandemia e per essere precisi nel pieno della terza ondata, quando le figlie di zia Monireh decisero di festeggiare il suo novantesimo compleanno. Non servivano a nulla le raccomandazioni dei parenti medici di non fare cose in grande. Le sorelle che erano arrivate dall’Europa per questo evento non ne vollero sapere e dissero: “Da noi tutto è aperto e la gente vive normalmente. Al limite rispetteremo le distanze e metteremo le mascherine, niente paura. Noi veniamo da uno dei paesi più avanzati al mondo e sappiamo come comportarci” e così chiusero il discorso.

Prenotarono un locale e lo addobbarono con palloncini, fiori e tovaglie, tutti di color argento e oro e con tanti altri oggetti kitsch sparsi qua e là. Perfino l’orchestra aveva giacche con paillettes degli stessi colori, un vero delirio per gli occhi.  Anche la zia su suggerimento delle figlie vestiva un abito color argento sfavillante, che ondulava ad ogni movimento del suo corpo cicciottello. La misero al centro della sala con la sua sedia a rotelle e la badante di fianco che per fortuna non brillava. Gli ospiti ammirarono la scenografia psicodelica delle sorelle e sotto voce mormorarono: “Beate loro. Vengono da uno dei paesi più eleganti del mondo”.

 Per sicurezza la zia era a una distanza adeguata dagli ospiti. I più vicini erano i familiari più anziani e le loro badanti, seduti a un metro tra di loro. Poi erano disposti quelli di mezza età e alla fine i giovani e i bambini ammassati alla meno peggio.    

Quella sera nonostante i timori della pandemia e i consigli dei medici nessuno volle mancare all’unico evento organizzato dopo tanto tempo di isolamento. Si presentarono circa cinquanta persone, tutte preparate da notte degli Oscar. I corpi delle signore in abiti succinti ondeggiavano tra i palloncini e i fiori e gli uomini in smoking brindavano alla salute della zia e flirtavano di nascosto con le giovani donne. Le badanti erano impegnate a portare avanti e indietro i loro pazienti ospiti affinché potessero fare due chiacchiere con gli altri presenti. I bambini si divertivano a far scoppiare i palloncini e a scambiare le sedie a rotelle facendo perdere la testa alle badanti. “Andate via, mostriciattoli”, urlavano.  Le due sorelle erano in estasi per la riuscita della festa. Con l’arrivo di zio Nader, ricco scapolo attempato, la gioia delle vedove che lo attendevano concitate giunse al culmine.  

Nessuno poteva credere che stessero festeggiando in un momento così infausto come quello della pandemia. Tanta gente che si muoveva come anguille in una vasca e che faceva di tutto per divertirsi al massimo. “E’ una sera, godiamocela!” oppure “Io ho già preso il covid e non lo riprenderò”, ripetevano tra di loro per rincuorarsi.  E nel mentre Nader sgambettava con una vedova di mezza età sulla pista da ballo e le altre attendevano palpitanti il loro momento per ballare con lo zio sciupa femmine.

Alla fine con il taglio della torta gli ospiti fecero un cerchio intorno alla zia e le due figlie l’aiutarono a soffiare le candele.

Dieci giorni dopo la magnifica festa, otto anziani venivano intubati, cinque persone di mezza età venivano ricoverate e più di una decina tra giovani e bambini dovettero rimanere in casa perché anche essi positivi al virus.

Tre settimane dopo quella sera di baldoria organizzarono il funerale di zia Monireh nella solitudine assoluta. Le sorelle erano già partite e ammalate, senza poter piangere sulla tomba della adorata madre.

A proposito, Zio Nader dal letto dell’ospedale mandò un messaggino ai parenti su whatsapp: “Per la mia festa di compleanno più fanciulle e meno vedove, mi raccomando”.   

di Manna Parsì       

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